8.8.09

Acciaierie di Borgo: riconversione ora!

30 anni di promesse
30 anni di rassicurazioni
30 anni di fumi
30 anni di scorie disseminate: dove?

Con quali conseguenze?

Venite:

SABATO 8 AGOSTO 2009 ore 18.00
PIAZZA MARTIRI – BORGO VALSUGANA

con i barbieri sleali - valsugana

Acciaierie, non ci sono soltanto le scorie

Manifestazione sui rischi legati ai fumi

Non solo i residui di metallo e di polveri, e altre schifezze, che finiscono in discariche più o meno abusive sono tossici, potenzialmente cancerogeni visto che inquinano la terra e probabilmente arrivano alle falde acquifere. Ma i fumi di un'acciaieria - dicono i Barbieri Sleali - sono a loro volta cancerogeni. Per questo l'associazione proporrà alla popolazione una performance, sabato alle 18 in piazza Martiri a Borgo. Un medico dell'Ospedale di Borgo e un luminare universitario di Padova spiegheranno alla gente quali tipi di cancro e per quali cause, quali tipi di metallo e per quali mali, potrebbero stare alla base di un'esposizione prolungata (e per Borgo di questo si tratta) ai fumi scaricati dalle acciaierie. La performance sarà a cura del dottor Roberto Cappelletti dell'Ospedale di Borgo e del professor Giorgio Jobstraibizer dell'Università di Padova. Dei teli bianchi verranno posti a terra e qualche cittadino (un adulto e un minore possibilmente) verrà invitato a coricarvisi. La sua sagoma verrà disegnata sulle tele. Poi Cappelletti e Jobstraibizer disegneranno all'interno di quei corpi i vari organi interni, quelli che possono essere colpiti più facilmente da forme tumorali. Cappelletti spiegherà ai cittadini come il metallo attacca il nostro corpo e Jobstraibizer coniugherà i vari metalli con le varie forme tumorali possibili. «L'obiettivo della performance - dice Rosa Finotti dei Barbieri Sleali - è quello di raccogliere firme, un appello popolare quindi. La petizione ha un titolo: "Noi non siamo scorie, non ci metterete sotto il tappeto". La raccolta di firme continuerà in tutti i paesi della Bassa Valsugana, anche presso gli uffici anagrafici. Il Comune di Telve, ad esempio, ha già dato il suo assenso alla cosa». Ma cosa volete? «Miriamo certamente alla chiusura delle Acciaierie di Borgo ma, viste le difficoltà, dovute soprattutto alla presenza di un notevole numero di lavoratori, pensiamo nell'immediato ad una riconversione. La cosa è possibile. Ad esempio è stata portata a compimento in una acciaieria di Straubin, in Bassa Baviera. Le Acciaierie di Borgo potrebbero diventare un centro di selezione e recupero di metallo ferroso, dato che all'interno dello stabilimento vi sono dei grandi magneti. Una specie di Crz per la cernita dei vari tipi di metalli. Almeno fino a quando non saranno chiari i risultati delle analisi delle emissioni volute dal giudice Liverani». I Barbieri Sleali avevano promesso a loro volta di portare a compimento dei carotaggi su vari terreni, e quindi fare analizzare i terreni. «Ci siamo fermati perché ci siamo resi conto che le analisi che la signora Liverani ha ordinato di fare sono approfondite e, quindi, non servono dei doppioni». Fiducia piena nella magistratura, perciò. Scusi signora Finotti, il sindaco di Borgo, Fabio Dalledonne, che in campagna elettorale aveva come uno dei suoi punti programmatici proprio la chiusura delle Acciaierie, vi appoggia in qualche modo? «Dieci giorni fa abbiamo chiesto al Comune il permesso per la manifestazione. Ci hanno assicurato che non ci saranno assolutamente problemi. Finora non ce lo hanno fatto avere ma ci è stato detto che arriverà giovedì (oggi, ndr)». I Barbieri Sleali stanno da giorni distribuendo tre tipi di volantino alla popolazione di Borgo e di altre zone valsuganotte. E gli stessi sono affissi in tutta la Bassa Valsugana. «La nostra paura - dice Rosa Finotti - è che tutto si concluda con le disavventure giudiziarie del signor Boccher e la storia dei residui solidi». Sabato in piazza, a dar man forte all'associazione ci saranno anche i gruppi «fratelli»: Osservatorio Grigno-Tezze, Valsugana Pulita, Antipuzza di Novaledo e il gruppo per la bonifica agraria di Villa Agnedo.

L'Adige, 6 agosto 2009

7.8.09

Nasce in Francia la “Rete per le vittime dei pesticidi”

Le Monde del 17/7/09 ha annunciato che il “Movimento per i diritti e il rispetto delle generazioni future” (MDRGF), associazione nata in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei pesticidi, nelle città, nei giardini e nei parchi, “affinché i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi quando raccolgono la palla caduta sul prato”.

Esso richiede, inoltre, che siano create “zone cuscinetto” (coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali.

La Rete, spiega François Veillerette, presidente dell’associazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la legislazione totalmente carente.

Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più vulnerabili, i bambini, nei quali si riscontra il più spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera anche di portare aiuto alle vittime delle malattie professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute come tali. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi riproduttivi e malattie neurodegenerative.

Come è accaduto nel caso dell’amianto, sugli effetti del quale si terrà entro breve un giudizio, l’associazione si prefigge - per numerose sostanze tossiche usate fino ad oggi in maniera per lo più incontrollata - di rompere la legge del silenzio e di far retrocedere chi, per interessi privati, danneggia la salute umana (oltre che l’ambiente e la biodiversità).

Occorre rilevare che vi è in tutto il mondo una presa di coscienza, molto lenta ma costante, riguardo alla necessità di dare infine ascolto all’appello lanciato da Luc Montagnier e da numerosi altri scienziati internazionali nel 2004 all’Unesco. Intitolato “Dichiarazione internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento Chimico” esso iniziava con le parole “La specie umana è ancora in pericolo”.

Già alla fine degli anni ’90 è stata, con un libro bianco, affrontata in Europa la necessità di tutelare la nostra salute dall’azione di circa 100.000 sostanze di sintesi introdotte nell’ambiente nell’ultimo mezzo secolo, generalmente senza alcuna verifica dei loro effetti tossici (peraltro difficili da verificare, poiché si manifestano quasi sempre con anni di ritardo).

Oltre al Regolamento europeo REACH, per la Valutazione e Regolamentazione delle Sostanze Chimiche nell’ambiente (già in vigore dal 1° giugno del 2008, ma reso assai meno efficace nella sua stesura per le pressioni subite dalle aziende chimiche), una nuova importante iniziativa è stata da noi accolta con grande soddisfazione.
Si tratta del Regolamento europeo del 13/1/09, che mette limiti molto severi all’uso dei pesticidi: 22 di essi vengono vietati, tra i quali il glufosinate (abbinato a svariate colture ogm che, di riflesso, dovranno essere vietate), mentre gli agricoltori vengono esortati a privilegiare l’agricoltura tradizionale o biologica.
Più recentemente (12/06/09) si è saputo che con la Revisione della Direttiva sui Biocidi 98/8/CE, è in programma la regolamentazione dei prodotti che risultano cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione o per il sistema endocrino.
Il Comitato Scientifico EQUIVITA si augura che questi segnali indichino l’inizio, se pure lento, di una nuova era nella gestione della Sanità in Europa, un’era che veda infine la massima attenzione centrata sulla prevenzione (anche se spesso meno lucrosa), piuttosto che esclusivamente sulla cura dei nostri mali.

Comitato Scientifico EQUIVITA - Comunicato del 31/07/09

5.8.09

Riceviamo dal Comitato per il Diritto alla Salute della Val di Non e di seguito pubblichiamo una lettera inviata dalla Dr.ssa Gentilini Patrizia, famosa oncologa italiana sull'utilizzo di pesticidi in Emilia Romagna. Notate che ad un certo punto si dice che il consumo di pesticidi in quella regione è di 5,7 kg/ha, pensate che in Val di Non questo dato corrisponde a circa 50kg/ha!


Forlì 1 agosto 2009
Gentile Direttore,

la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante. Riconosco che, specie il primo agosto, sarebbe più normale pensare alle ferie e cercare svago e distrazione, ma ci sono purtroppo problemi dai quali non ci si può distrarre, se non altro perché nessuno può ritenersene immune: secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori in Italia un uomo su due ed una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita. Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’ invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti. Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino… I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino-metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. Cosa sta succedendo ? Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti “allarmisti”, sostengono da anni è tragicamente vero? Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria… Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache! Da dati ufficiali emerge, ad es., che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria ed acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton. L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone… Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5,7 kg di prodotti chimici per ettaro. Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni? Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle? Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria. Non è necessario per fare questo conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo. Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti. Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita, l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione. Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati: in Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi. Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi, economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “ i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”. Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano:”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”; se trasferiamo queste parole all’infanzia ed alle giovani generazioni l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’ agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi per tutti !

Patrizia Gentilini, Oncoematologo Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia

30.7.09

Anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm


Pubblichiamo dalla newsletter di Ecce Terra, il sito curato da Nimby trentino, questo interessante approfondimento sugli OGM.


Anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm

E i Trentini cosa mangiano?

Comunicato stampa - 29 luglio 2009

Segnaliamo alcuni interessanti approfondimenti su “filiera corta” e “lunga” del prof. Michele Corti in cui vengono evidenziate alcune macroscopiche anomalie e contraddizioni che ovviamente riguardano anche il Trentino:

- Buy local? Sì, ma... - Caseus n° 2, marzo-aprile 2009;

- Quel latte è "troppo" naturale. Non si deve bere - Porthos n° 33-34, 2009;

- Gli impatti della soia.

Ampio spazio è stato dedicato alla protesta di Coldiretti che lamenta la dubbia o impropria provenienza (e la qualità) di ortaggi, latte, carne ecc.

Ma riguardo a “indicazioni sulla provenienza… tracciabilità… qualità dei prodotti…” non si dovrebbe dimenticare quali sono provenienza, tracciabilità e qualità dei concentrati con cui si cibano gli animali da allevamento.

A proposito di carne, è noto che la gran parte delle mucche trentine si ciba di mangimi composti di soia ed è anche noto che di soia naturale (no Ogm) ce n’è sempre meno. Gli ultimi dati sul consumo di soia nazionale ci dicono che siamo intorno al 5%.

Secondo i dati Fao più recenti (2005), sommando farina di soia e soia l’Italia ha importato: dall’Argentina il 46%, dal Brasile il 41%, dal Paraguay l’8%, dagli Usa il 3%.

In Brasile, la soia proviene sempre più dal Mato Grosso. Quel Brasile di Lula, affamato di materia prima, ha fatto enormi impianti per produrre farina di soia. Un altro produttore ed esportatore emergente è il Paraguay (leggi doc uno - due - tre). Gli impianti nati brasileros sono oggi in mano alle solite multinazionali (leggi doc uno - due - tre - quattro - cinque) e prendono il posto dei ranch.

In Argentina la situazione vede la distruzione di ampi territori della regione del Chaco, in Paraguay stanno sparendo le foreste a nord (le ultime) nel Paraná, in Brasile si erode la savana e la foresta amazzonica. Ovunque si consumano le riserve di acqua, con elevatissimi consumi.

La soia zootecnica è un business, si estrae con l’esano, un solvente tossico. Per coltivare la soia servono grandi quantità di acqua (leggi doc). In Amazzonia la attingono dalla falda più profonda e grande esistente al mondo (leggi doc uno - due), formatasi in millenni di anni, portando un altro duro colpo agli equilibri naturali di quella vasta regione, polmone del mondo (leggi doc). Inoltre in Brasile ci sono dai 100.000 ai 200.000 schiavi (stima approssimativa) che lavorano nelle fazendas, comprese quelle della soia.

Dunque, in un mondo sempre più piccolo e globale, soia vuol dire Ogm e anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm.

In misura maggiore dove c'è la monocoltura del mais, come a Fiavè, perché il mais è povero di proteina; ma le alte produzioni attuali fanno ricorrere alla soia anche dove usano fieno.

La nostra carne, il nostro latte sono soia Ogm trasformata in macchine da latte e bistecche che direttamente o indirettamente causano l'erosione della foresta pluviale e la schiavitù. Parliamo di etica, a volte per essere garbati e dimostrarci sensibili, ma quando diciamo che il latte di malga, quello della filiera corta davvero, è etico diciamo una cosa che è più vera, più forte, più reale di quanto siamo in grado di concepire.

Il sistema mondiale della soia zootecnica è un sistema di distruzione dell'ambiente e di iniquità sociale. Il gioco lo conducono le multinazionali dei pesticidi.

Bisogna dire ai consumatori che un latte e una carne sostenibili, per chi vuole continuare a mangiarne, devono essere fatti senza soia, “naturalmente” Ogm.

Qui altri documenti (uno - due) sulla soia Ogm della globalizzazione.

22.7.09

«Irrorazioni, scarsi controlli»


Dal «Comitato diritto alla salute» una nuova denuncia nei confronti del mondo agricolo

Se non vi saranno interventi rapidi, al massimo entro 30 giorni, volti a ridurre l'alto numero di infrazioni alle regole da parte degli agricoltori nel corso delle irrorazioni, il «Comitato per il diritto alla salute in Val di Non» si rivolgerà ad altri enti di controllo. Cioè, con ogni probabilità, alla Procura. Il Comitato, in una lettera al presidente della Provincia, dichiara di aver rilevato e documentato, dal 26 marzo al 27 giugno, 454 infrazioni a regolamenti e ordinanze comunali da parte degli agricoltori, in undici diversi punti di campionamento. «Se questo dato fosse esteso a tutto il periodo e a tutto il territorio agricolo, ci troveremmo di fronte a migliaia di infrazioni nel corso dell'annata». In particolare, viene precisato, 170 infrazioni sono dovute all'utilizzo dell'atomizzatore a distanze da case, giardini ed orti inferiori a quelle contenute nei regolamenti; 56 per trattamenti fitosanitari eseguiti in giornate ventose; 167 per la deriva in aree non oggetto di trattamento; 61 al mancato rispetto degli orari stabiliti per le irrorazioni in prossimità di abitazioni. Il documento del Comitato è stato inviato al presidente Lorenzo Dellai , agli assessori Alberto Pacher, Ugo Rossi, Tiziano Mellarini e Franco Panizza , a Roberto Bombarda presidente della Terza commissione provinciale, al presidente del C6 Gianfranco Zanon , a tutti i sindaci, al Comando carabinieri di Cles, a quello della Polizia locale Anaunia e a «Certiquality srl - Area ambiente e sicurezza» di Milano. Nella missiva si ricorda come 657 residenti in valle abbiano sottoscritto una petizione sull'argomento, che a settembre 2007 era stata consegnata all'ex assessore alla sanità Remo Andreolli , ed i sottoscrittori sono oggi più di mille. Il gruppo iniziale di famiglie si era poi costituito in comitato, per proseguire la battaglia. «Campagne di analisi chimiche su vegetali e polveri, autofinanziate dal comitato, svolte in prossimità di abitazioni private e luoghi pubblici della valle di Non dal 2007 al 2009», prosegue la lettera, «dimostrano la diffusa presenza di residui di prodotti fitosanitari, tra i quali alcuni molto pericolosi per la salute pubblica». E questo, scrivono i componenti del Comitato, per «il ricorrente mancato rispetto delle modalità di distribuzione dei prodotti fitosanitari riportate nei regolamenti e nelle ordinanze comunali in vigore e gli scarsi controlli per la loro applicazione». Visto che le cose, secondo il Comitato, non cambiano, la nuova lettera ai vertici provinciali e locali, con la minaccia di rivolgersi appunto, in caso di assenza di provvedimenti che vengano assunti al massimo entro 30 giorni, ad «enti di controllo diversi da quelli in indirizzo».

L'Adige, 22 luglio 2009

Il Comprensorio si scopre "No-TAV"

La commissione tecnica del C10 boccia il progetto della ferrovia ad alta velocità

Dal Comprensorio arriva, sonora, la bocciatura alla Tav e alla Tac. Il pollice verso contro il megaprogetto della ferrovia ad alta velocità e capacità è della commissione tecnico-consultiva del C.10 guidata dall'ingegner Fiorenzo Ceccato. Che, non a caso, ha consegnato al presidente Stefano Bisoffi una dettagliata relazione con la quale si chiede di bloccare l'intervento fortemente voluto, per esempio, dal governatore Lorenzo Dellai. «La commissione - scrive Ceccato - ritiene che la valutazione d'impatto ambientale debba avere esito negativo in quanto gli elaborati non escludono con certezza impatti irreversibili sull'ambiente, in particolare sulle falde acquifere, risorsa irrinunciabile e preziosa del territorio lagarino». In Vallagarina, quindi, non si vuole sentir parlare di Tav e Tac e non solo perché il gioco non vale la candela ma per un reale rischio di dissesto idrogeologico. Nel tratto lagarino del tracciato che vuole collegare Verona a Monaco, tanto per snocciolare alcune cifre, la nuova ferrovia passerebbe in due gallerie: Fittanze, da 16,2 a 19,7 chilometri, e Zugna, da Marco ai Murazzi. Il materiale estratto dai tunnel sarà pari a 11 milioni di quintali di metri cubi che Rfi e Provincia assicurano che saranno riutilizzati per produrre calcestruzzo. «Nelle relazioni però - nota il presidente della commissione - non ci sono indicazioni su eventuali depositi preliminari, centri di lavorazione o sul tragitto che dovranno compiere i 500 mila camion in otto anni di cantiere per raggiungere le destinazioni finali di reimpiego o smaltimento. Inoltre non ci sono indicazioni sulle eventuali strutture da realizzare a servizio dei cantieri e nemmeno sul numero di persone che saranno impiegate per la costruzione di questa imponente opera». Dal punto di vista economico, visto il periodo di recessione, la nuova ferrovia non è concorrenziale. Tanto più che, nel primo semestre 2009, il traffico di merci sull'A22 è crollato del 22%. Sarebbe quindi meglio valutare un potenziamento della linea attuale senza stravolgere il tutto con un intervento faraonico. La preoccupazione maggiore, però, come detto viene dell'assetto idrogeologico. La commissione sposa in pieno i dubbi dell'ingegner Barla, docente al politecnico di Torino. Il professore ha rilevato numerose incongruenze, errori ed imperfezioni nello studio affidato da Provincia e Ferrovie. «Considerando che l'impatto principale delle infrastrutture in galleria è proprio sulla circolazione idrica sotterranea non si ritiene accettabile la presentazione di documenti che non chiariscano in modo certo le interferenze fra galleria e sorgenti». Ci sono poi delle riserve sulla tenuta della diga sul Leno. Lo stesso studio, d'altro canto, suggerisce un approfondimento dal punto di vista strutturale per non metterne a repentaglio la stabilità. Altra nota dolente i potenziali incidenti. «Non sono stati presi in considerazione - precisa la commissione - gli impatti provocati da eventuali incendi, scoppi, gas tossici, crolli soprattutto considerando che il nuovo asse ferroviario sarà dedicato al trasporto merci anche pericolose come gas o sostanze tossiche». Il progetto, rileva infine Ceccato, «impatta pesantemente sulla ormai fragile struttura paesaggistica ed ambientale della Vallagarina, segnata già da strutture come la discarica dei Lavini, l'autostrada, la ferrovia, le strade statali, i tralicci dell'alta tensione, le dighe sull'Adige». Insomma, la commissione tecnica del Comprensorio boccia sonoramente l'opera. Sarà sufficiente per far cambiare idea alla Provincia?

La discussione in consiglio

Anche il consiglio comunale di Rovereto prenderà posizione sul progetto Tav e Tac. La discussione a palazzo Pretorio avrebbe dovuto essere fissata prima delle fine del mese ma la Provincia ha spostato i termini a settembre. Ci sarà quindi tutto il tempo per approfondire il disegno prima di votarlo. A chiedere un incontro esplicativo è stato Chicco Baroni della maggioranza con una domanda di attualità. Il consigliere ha palesato tutte le perplessità per le linee superveloci di treni ricavate in gallerie che potrebbero mettere a rischio le falde acquifere della Vallagarina. Per questo ha chiesto un incontro chiarificatore con tanto di spiegazione dettagliata del progetto. Anche perché si parla di quattro binari con 440 treni merci al giorno per la Tac, con velocità fino a 250 chilometri, e un non ben precisato numero di treni per la Tav, roba da 300 chilometri orari.

L'Adige, 22 luglio 2009