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1.5.10
21.2.10
Mostra di sementi antiche a Fonzaso (BL)
Gruppo COLTIVARE CONDIVIDENDO
in questo 2010 ANNO INTERNAZIONALE DELLA BIODIVERSITA' abbiamo deciso di promuovere una iniziativa auto gestita dal basso (itinerante) con lo scopo di sensibilizzare i nostri concittadini sull'enorme importanza del conoscere, far conoscere e salvaguardare la biodiversità (sempre più minacciata dalla
monoculture intensive anche in questo nostro territorio adagiato ai piedi delle Dolomiti)
Abbiamo perciò deciso di organizzare un momento di incontro, dialogo e condivisione che si svolgerà presso:
il "CASEL SAN FILIPPO" a FONZASO (BL) .
(il Casel si trova nei pressi del parcheggio dietro al Municipio di Fonzaso)
Sabato 27 FEBBRAIO 2010
Dalle ore 14.00 sarà possibile, non solo guardare e chiedere informazioni
sulle sementi esposte, ma anche portarne di proprie.. raccontare esperienze, tecniche di coltivazioni
e conservazioni.. storie.
CI SARA' ANCHE LA POSSIBILITA' DI SCAMBAIRE SEMI ANTICHI
INVITIAMO TUTTI COLORO CHE HANNO SEMENTI ANTICHE DA ESPORRE E FAR CONOSCERE DI CONTATTARCI O RAGGIUNGERCI IN QUELL' OCCASIONE !!!!
dalle ore 17.00 faremo assieme: “QUATRO CIACOLE SULE SEMENTI “DE NA OLTA”
(Le sementi di ieri per l'agricoltura di domani)
Confronto aperto con interventi su:
Ø Panoramica sulle diverse varietà di “sementi antiche” e descrizione di
tipicità e potenzialità del “FASOL BONEL de FONDASO”
Ø i GAS (gruppi di acquisto solidale) cittadini che si uniscono per comperare
prodotti sani, genuini e legati al territorio
Ø (riflessione sul come costruire un cammino comune tra GAS e aziende locali)
Ø Accenni di tecniche di coltivazioni “sane” .. senza pesticidi
Ø Microfono aperto per proposte e progetti condivisi (TRA QUESTI L'IMPORTANTE INIZIATIVA DELLA CERTIFICAZIONE CONDIVISA)
Riteniamo sia molto importante questa condivisione dal basso di conoscenze, saperi ed esperienze.. un prendere consapevolezza sia dell'importanza della biodiversità ma anche di quanto è possibile fare per i cittadini che si auto organizzano e costruiscono assieme
per informazioni e adesioni:
6.2.10
OGM - Cosa ci sta dietro la sentenza del Consiglio di Stato?
Intervista a Roberto Pinton Assobio.Per ascoltare gli audio: www.globalproject.info/it/in_movimento/OGM-Cosa-ci-sta-dietro-la-sentenza-del-Consiglio-di-Stato/3781
Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza a favore del ricorso presentato da Silvano Dalla Libera, un agricoltore di Pordenone, che aveva chiesto l'autorizzazione a coltivare una varieta' di mais Ogm.
Dalla Libera, in qualita' di vicepresidente di Futuragra ha gestito la sentenza come la possibilità concreta di avviare semine OGM.
In realtà la vicenda dal punto di vista formale è più complessa ma si inserisce nei continui tentativi di "insinuare" gli OGM nei nostri territori.
Immediate sono state le reazioni non solo all'interno del mondo agricolo ma anche da parte di associazioni, comitati, cittadini per ribadire l'assoluta contrarietà alla presenza OGM.
Per capire cosa sta succedendo abbiamo intervistato Roberto Pinton Assobio di Padova.
- Inquadriamo cosa sta succedendo con questa decisione del Consiglio di Stato?
Il Consiglio di Stato ha dato ragione ad un ricorso presentato da un agricoltore friuliano (che peraltro ha solo tre ettari ed in questo senso chiaramente è appoggiato da qualcuno in questa causa) perchè si era visto rifiutare dal Ministero l'autorizzazione alla semina degli OGM. Il Ministero aveva rifiutato la richiesta sostenendo che mancavano i piani di coesistenza regionali.
Il Consiglio di Stato ha affermato che il Ministero non può mascherarsi dietro la normativa della coesistenza ma deve entro tre mesi risolvere la questione.
- Un ricorso che va oltre sembra far rientrare dalla finestra quello che sta fuori dalla porte?
In realtà già gli anni scorsi si era assistito ad un tentativo del genere in Piemonte In quel caso il Procuratore Guariniello e la Regione, avendo rilevato la contaminazione OGM in campi di mais, ne avevano ordinato la distruzione. Alcune aziende agricole avevano acquistato sementi di mais, che nel mercato italiano devono essere assolutamente libere da OGM, e sostenevano che non era possibile tenere separate il materiale OGM da quello convenzionale affermando che questa contaminazione era inevitabile. Cosa falsa visto che con gli OGM si lavora a livello molecolare e dunque è assurdo dire che non si riesce a tenere separati i "grani di mais". Era un modo per iniziare in maniera strisciante la contaminazione, che volendo si può assolutamente evitare.
Visto che non era andata bene la contaminazione in questo modo, si sta usando questo personaggio, che si presenta come un povero contadino in lotta con tutti, per sostenere gli OGM dimenticando che la sua libertà di usare OGM cozza con la libertò di tutti gli altri che non li vogliono.
- Ma che interessi ci sono intorno agli OGM e come premono sull'Italia e l'Europa?
Imprese biotech e ricercatori sostengono che le superfici OGM stanno crescendo anche in Europa e dimenticano che in tutta Europa si sta parlando di una porzione di terra complessiva della misura della Provincia di Roma. Ben poco! Questo perchè c'è una resistenza reale. E' evidente che gli OGM non portano vantaggi economici, non risolvono la fame nel mondo, non riducono il consumo dei pesticidi, non fanno calare i prezzi. Gli OGM servono a guadagni specifici nella filiera alimentare.
- Le reazioni alla decisione del Consiglio di stato?
Al momento non si vedono motivi di reale preoccupazione.
Complessivamente c'è stata una reazione di rifiuto da parte di molti. Solo Confagricoltura ha visto con soddisfazione la scelta del Consiglio di Stato, mentre Coldiretti e Cia stanno fortemente criticando la decisione e sollecitando il Governo ad avere posizioni chiare. Inoltre anche dal punto di vista tecnico seminare mais alla fine di aprile, alla scadenza dei tre mesi, sarebbe fuori tempo. Sarebbe solo una scelta per far un po' di can can.
- Cosa è importante fare in questo momento?
Questo non toglie niente al fatto che è importante la presa di posizione di tutti nel difenderci dagli OGM.
Rassegna stampa
23.11.09
Agricoltura: pericolo veleni e ogm
Dal blog del comitato Prà Gras di Fonzaso.
Molto interessante l’incontro organizzato da un gruppo di cittadini valsuganoti a Calceranica al lago. Un confronto pacato, costruttivo e propositivo tra frutticoltori locali e il comitato per la salute della Val di Non. Tra i relatori anche il dott. Roberto Cappelletti (sindaco e medico) che ha illustrato, dati alla mano, la pericolosità di molto principi attivi usati in frutticoltura (ma non solo), alcuni dei quali (di uso comune) sono sospetti cancerogeni e provocano danni al sistema endocrino.
Impressionanti i dati portati sull’aumento dell’incidenza dei tumori infantili, delle malformazioni fetali e delle malattie degenerative. Puntuale anche la relazione dei due rappresentanti del comitato noneso che hanno ricordato l’esito delle analisi auto finanziate.
Su 13 campioni 12 sono risultati contaminati da una o più sostanze dannose per la salute: campioni rilevati anche a distanza di 70 metri dai meleti, campioni rilevati nei giardini, negli orti privati, negli spazi pubblici; oltre alle centinaia di segnalazioni di infrazioni commesse nei meleti e non rilevate né sanzionate.
IMPRESSIONANTE IL FATTO CHE UN ALBERO DI MELO (trattato chimicamente), AL TERMINE DELLA SUA BREVE CARRIERA PRODUTTIVA NON SIA CONSIDERATO “LEGNO” MA BENSI'... RIFIUTO SPECIALE !
Molto preoccupante anche il fatto che nella maggioranza dei campioni di mele analizzate siano stati trovati più residui di principio attivo suscitando la preoccupazione di molti per l’effetto combinato che questi possono avere.
Si è parlato molto anche di “FASCE di SICUREZZA” attorno a case, scuole, ospedali ecc.. per evitare l’effetto deriva dei pesticidi; studi dimostrano che tale distanza è bene non sia inferiore ai 100m.

Una serata sicuramente positiva che oltre a palesare buoni propositi di produttori e amministratori e dimostrare la pericolosità di molti dei prodotti, per lo più usati troppo e male, ci piace sintetizzare con una battuta...
SE VUOI PER DAVVERO CHE LA MELA TOLGA IL MEDICO DI TORNO, FA SI CHE LA MELA CHE MANGI SIA BIOLOGICA!!
Siamo convinti che se i consumatori fossero adeguatamente informati su cosa c’è dentro a certe mele, sotto alla buccia lucida e perfetta, invece che darle ai propri figli le userebbero come la Biancaneve di questa vignetta.
DA SEGNALARE ANCHE LE DICHIARAZIONI DEL DIRETTORE GENERALE DELL'ARPAV DRAGO (Tribuna di Treviso) che denuncia: "Nelle terre di Marca troppi pesticidi, tanti nitrati e perfino atrazina, vietata ma venduta nei circuiti di un mercato nero..Il problema riguarda tutto il territorio trevigiano, dalle colline del Prosecco, dove alcuni mesi fa vennero trovati livelli di inquinamento fuori dalla norma, alla pianura..I nostri rilievi evidenziano chiaramente la presenza massiccia di queste sostanze"
SEGNALIAMO INOLTRE UN INTERESSANTE DOCUMENTO RELATIVO ALLA PERICOLOSITÀ DEGLI OGM (organismi geneticamente modificati) "Malattie indotte da virus transgenici".I virus transgenici con cui oggi si fanno gli Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) entrano nel DNA della pianta, modificandola in maniera a noi sconosciuta. Questi virus dovrebbero restare latenti, ma nulla può escludere che possano anche riattivarsi in maniera analoga ai ben noti virus tumorali a RNA (Oncornavirus) o come i virus tumorali a DNA (entrambi induttori di leucemie, sarcomi, carcinomi, gliomi…).
(per leggere tutto il documento cliccare qui)
22.9.09
Agricoltura in crisi?
Finché i grossi consorzi come Melinda, S.Orsola e Fiavè avranno paura che il biologico metta in discussione il resto della loro produzione saremo sempre in crisi.
Chi ha cercato l'indipendenza dall'agro-industria provando la strada della vendita diretta con i mercati contadini ed attraverso i GAS (Gruppi d'Acquisto Solidali) di certo non è in crisi ed anzi, oltre a custodire il territorio in maniera ottimale favorendo pure il turismo, riesce anche a guadagnare.
Scrivo questo non di certo per attaccare la Cooperazione Trentina, in cui comunque credo e che come Centro sociale Bruno abbiamo più volte incontrato anche nel nostro spazio sociale, ma più che altro per far riflettere sulla piega che la pratica agricola ha preso nella nostra provincia.
Finché nell'Istituto di S. Michele l'unico indirizzo effettivo (a parte quello enologico) rimarrà appunto quello per perito agro-industriale, e continuerà a non esistere un indirizzo per diventare tecnico biologico, è chiaro che grossi cambiamenti non ci saranno.
Finché ci verrà fatto credere che "biologico" è sinonimo di opposizione al progresso ed alla "chimica" si alzerà sempre un muro contro muro che impedisce una discussione costruttiva.
Si aggiunga la dichiarata volontà del nuovo presidente della Fondazione Mach di sperimentare nella nostra provincia forme di OGM. Ma è veramente questo ciò di cui abbiamo bisogno? Non sarebbe meglio incentivare la ricerca su pratiche non nocive che invece tutelano la salute dei contadini, dei cittadini e dell'ambiente in generale?
Quando in agricoltura ci sarà più passione e meno marketing, probabilmente ci saranno anche più giovani disposti a sporcarsi le mani di terra per ottenere dall'energia solare (e non dal petrolio da cui derivano molti concimi e pesticidi!) il nostro nutrimento.
Milo Tamanini
referente G.A.S. Centro Sociale Bruno
21.9.09
Il pro OGM Salamini nuovo presidente della Fondazione Mach
da www.ruralpini.it/Inforegioni13.09.09.htm
Il luminare delle biotecnologie applicate all'agricoltura, decisamente schierato pro OGM, è stato nominato presidente della Fondazione Mach, 'cervello' dell'agricoltura trentina
Salamini, espressione di un'agroideologia agli antipodi dalla realtà della montagna, e ostile alle produzioni tipiche, diventa presidente dell'ex-Istituto Agrario di San Michele
L'iniziativa del presidente della PAT, Lorenzo Dellai, è la chiara espressione di una visione tecnocratica che, in agricoltura, si esprime con l'appoggio ai comparti 'forti' e, in particolare, al programma commerciale di una Melinda 'globale' proiettata alla conquista dei mercati 'emergenti' di mezzo pianeta. In questo disegno i comparti come la zootecnia, essenziali per la cura del territorio, vengono abbandonati alla loro crisi, salvo attivare degli 'ammortizzatori' (puntellando il sistema del 'Polo latte') e lanciare pelose campagne mediatiche che si appellano al consumatore trentino (scaricando sulla sua scarsa sensibilità la chiusura delle stalle). E a San Michele, in quest'ottica, si deve puntare a sostenere, con la ricerca genomica sul melo, la proiezione globale di Melinda....
Il grande scienziato compensa l'irraggiungibile miraggio universitario
Il rafforzamento dell'eccellenza di San Michele, quale centro di rilevanza mondiale per la ricerca genetica sul melo, compensa, tra l'altro, la frustrazione delle aspirazioni universitarie della Fondazione Mach. Esse - che avevano nel governo Prodi una sponda sicura - sono state congelate dal ritorno al governo centrale del centro-destra (oltre che da un clima di maggior austerità che non giova certo alla proliferazione di nuove sedi universitarie). In qualche modo bisognava rifarsi della delusione e, al di là del contentino del dottorato (subordinato all'Università di Trento), la mossa dell'arrivo al timone della Fondazione del grande luminare servirà a dare impulso ai filoni prestigiosi di ricerca su cui a Fondazione sta già puntando e a ridarle nuovo smalto. Ma al di là del prestigio che lo scienziato porta alla Fondazione quali implicazioni avrà la presenza di un presidente sostenitore degli OGM? Quale rapporto si determinerà tra la Fondazione e la realtà agricola trentina? Le posizioni di Salamini sugli OGM sono ben note e Ugo Rossi, l'assessore provinciale alla sanità, dopo averne votata la nomina ha dichiarato di 'non conoscere questo aspetto' non facendo certo una bella figura.
Ci pare utile, a questo punto, considerata la scarsa informazione in materia di alcuni degli stessi personaggi che lo hanno nominato, chiarire quale sia la visione dell'agricoltura di Salamini, una visione che non si esaurisce in una posizione favorevole agli OGM ma implica anche altri aspetti di una filosofia in sé sin troppo coerente. Ma che dovrebbe lasciare quantomeno perplessi i responsabili dell'agricoltura trentina (a partire da Tiziano Mellarini - assessore provinciale all'agricoltura - e da Gabriele Calliari - presidente della Coldiretti e vice-presidente della stessa Fondazione Mach).
La filosofia di Salamini
Il modo con cui Salamini risponde alle obiezioni contro la diffusione delle coltivazioni di piante GM è di per sé illuminante: 'Le novità si provano in modo empirico, gli organismi geneticamente modificati (Ogm) andrebbero almeno provati' (dibattito riportato dal Sole 24 Ore del 17.7.2003). Si prova qualcosa potenzialmente dannoso solo perché 'è una novità!'? E' questo lo spirito 'galileiano'? Nello stesso dibattito, a Marcello Buiatti, presidente del Centro interdipartimentale di biotecnologie e professore di genetica all'Università di Firenze, che sosteneva sulla base di studi scientifici che gli Ogm non si adattano alla struttura dell'agricoltura italiana cui conviene puntare sulla qualità, Salamini ribatteva: 'Lo dica agli agricoltori padani che producono 100 milioni di quintali all'anno di mais se conviene puntare sulla qualità'. Ecco un nuovo dogma: se la quantità è tanta non ha senso parlare di qualità. Ma se gli Ogm sono una scelta strategica di lungo periodo, come si fa a ipotecare il futuro? Come cambieranno le strutture dei mercati dei prodotti zootecnici nei quali si trasforma l'enorme quantità di mais padano? I viticoltori pugliesi di venti-trent'anni fa avrebbero risposto nello stesso modo a chi parlava di qualità. Ma erano tempi preistorici rispetto ad oggi; basta pensare alla qualità raggiunta da alcuni produttori di Salice salentino o di Nero di Troia, delle bettoline cariche di vino pugliese da taglio respinte dalle jaquerie dei vignerons provenzali, di cui non si ricorda più nessuno. Gli scienziati non possono ignorare che la scelta Ogm è di quelle che vincolano il sistema agricolo in profondità.
I prodotti tipici? roba superata
Il pensiero di Salamini sulla quantità ci è chiaro. Aggiungiamo che Salamini coltiva una visione della sua Padania (è originario del basso lodigiano) come di un ambito agroecologico vocato all'agricoltura intensiva (di quantità, appunto), un misticismo della quantità (nel suo genere). Ma andiamo oltre. In una intervista al Corriere della Sera dell’11.11.2003 dichiarava: 'Non si può fermare il progresso. Non è giusto. Penso che la moratoria dell'Italia agli Ogm sia un freno allo sviluppo scientifico. Il ministro Alemanno la propone invocando la difesa dei prodotti tipici, ma non mi sembra giusto. I prodotti tipici così come la moda, le ferie e le città d'arte rappresentano il passato dell'Italia. Non ci si può basare sul passato per costruire il futuro'. E aveva difeso gli Ogm come utili per affrontare il problema della fame nel mondo: 'Penso che se viene prodotto un chilo di pane esiste semplicemente un chilo di pane in più nel mondo. E che un bambino dell'Africa non si domanda da dove viene: lo mangia e basta'.
Ma quanto dogmatismo! Di qui il progresso, di là l'oscurantismo, di qua il passato e di là il futuro. Quanto alla sensibilità sociale il nostro afferma il principio che l'affamato ha bisogno di pane, che 'il pane e pane' e che non bisogna guardare troppo per il sottile.
Proteine e calorie
Questa idea del cibo che sfama e sul quale non è necessario, o forse opportuno, farsi troppe domande, Salamini non la limita agli affamati del quarto mondo. Illuminante questa tirata: 'Bertinotti tira i sassi ai McDonald’s, ma se va a vedere dentro ci sono i suoi elettori che con 5 € possono trovare quelle proteine e quelle calorie di cui hanno bisogno' (intervista di Matilde Rossi Ercolani del 09.12.2004 link). Capito? Le 'classi subalterne' hanno bisogno di 'proteine e calorie'. Immaginiamo cosa pensa Salamini di tipi come Carlin Petrini che 'istigano' le masse con quelle idee strampalate circa il diritto di tutti (nel primo come nel quarto mondo) ad un cibo buono e pulito. Il cibo per Salamini deve nutrire gli esseri umani come una macchina ha bisogno di gasolio. I prodotti tipici, la qualità? Roba superata.
Una visione salvifica
Salamini non si limita a controbattere alle obiezioni contro gli Ogm ma si abbandona spesso nelle sue interviste a vere e proprie lodi agli Ogm visti come la panacea di ogni male. Quantomeno ad uno scienziato si richiederebbe un po' di misura, macché.
Leggete cosa risponde in una intervista al Corriere del Trentino del 16 marzo 2008: 'Gli Ogm Non fanno assolutamente male. Nel mondo ci sono 120 milioni di ettari coltivati con Ogm'. Come dire: l'esperimento in corpore vili sull'uomo lo stiamo già facendo (cioè loro, gli scienziati pro Ogm). A cosa servono tante precauzioni, tanto gli americani hanno già fatto da cavia: 'Gli americani sono 280 milioni di persone e li mangiano tutti i giorni da dieci anni senza conseguenze' (intervista al Messaggero di S. Antonio - link).
Non solo gli Ogm fanno bene (o quantomeno non fanno male) alla salute ma fanno benone all'ambiente. Su questo Salamini non è sfiorato neppure dal dubbio: 'In India più di 7 milioni di piccolissimi agricoltori e 4 milioni in Cina coltivano il cotone che resiste agli insetti. Le possibilità di fare una pianta che richiede meno cura, perché si adatta meglio all’ambiente, che resiste meglio agli insetti, alle malattie fungine o batteriche, e che non impone all’uomo un continuo intervento chimico con antiparassitari e anticrittogamici, dovrebbe essere componente di una visione di agricoltura che interferisce meno con gli ecosistemi naturali. Pensi a quanti trattamenti si fanno per la vite: oggi, con la conoscenza del suo genoma, abbiamo la convinzione che si potrebbe rendere la vite immune alle malattie' (intervista al Corriere del Trentino del 16 marzo 2008). Molto ci sarebbe da dire su quei coltivatori di cotone indiani che, se le cose stessero come dice Salamini, non sarebbero falliti (per non parlare di quelli che si sarebbero suicidati) a seguito dei debiti contratti per acquistare i più costosi mezzi tecnici necessari a seguito dell'introduzione del cotone bt.
Quello che colpisce è che Salamini è anche convinto (o così vuol far credere) che conoscendo il genoma della vite (e intervenendo con le opportune modifiche correttive) non esisteranno più malattie. Ma se fosse così creiamo subito la vite Ogm, la Melinda Ogm e, perché no, l'uomo Ogm.
Cosa c'entra Salamini con l'agricoltura trentina?
Torniamo alla Fondazione Mach. Un Salamini che già nel 2003, intervistato dall'Adige, dichiarava a proposito delle linee di ricerca dell'Istituto Agrario di San Michele: 'Non bisogna tralasciare gli Ogm'. Un Salamini che pensa che la ricerca genetica e la biotecnologia applicata possono creare una vite totalmente immune da malattie, cosa andrà a fare a San Michele? Quale 'rapporto con la realtà trentina' si svilupperà? La domanda va girata ancora una volta a trentini come Mellarini e Calliari. Insistiamo: cosa c'entra con il Trentino - al di là del bisogno di lustro per la Fondazione- un Salamini che incarna la filosofia della quantità, del cibo come fabbisogno energetico e proteico, che considera gli Ogm la promessa di salvezza per le sorti magnifiche e progressive dell'umanità? Sono visioni che nella loro dogmaticità non vanno bene neppure nella sua Padania, figuriamoci nel cuore delle Alpi.
30.7.09
Anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm

Anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm
E i Trentini cosa mangiano?
Comunicato stampa - 29 luglio 2009Segnaliamo alcuni interessanti approfondimenti su “filiera corta” e “lunga” del prof. Michele Corti in cui vengono evidenziate alcune macroscopiche anomalie e contraddizioni che ovviamente riguardano anche il Trentino:
- Buy local? Sì, ma... - Caseus n° 2, marzo-aprile 2009;- Quel latte è "troppo" naturale. Non si deve bere - Porthos n° 33-34, 2009;
Ampio spazio è stato dedicato alla protesta di Coldiretti che lamenta la dubbia o impropria provenienza (e la qualità) di ortaggi, latte, carne ecc.
Ma riguardo a “indicazioni sulla provenienza… tracciabilità… qualità dei prodotti…” non si dovrebbe dimenticare quali sono provenienza, tracciabilità e qualità dei concentrati con cui si cibano gli animali da allevamento.
A proposito di carne, è noto che la gran parte delle mucche trentine si ciba di mangimi composti di soia ed è anche noto che di soia naturale (no Ogm) ce n’è sempre meno. Gli ultimi dati sul consumo di soia nazionale ci dicono che siamo intorno al 5%.
Secondo i dati Fao più recenti (2005), sommando farina di soia e soia l’Italia ha importato: dall’Argentina il 46%, dal Brasile il 41%, dal Paraguay l’8%, dagli Usa il 3%.
In Brasile, la soia proviene sempre più dal Mato Grosso. Quel Brasile di Lula, affamato di materia prima, ha fatto enormi impianti per produrre farina di soia. Un altro produttore ed esportatore emergente è il Paraguay (leggi doc uno - due - tre). Gli impianti nati brasileros sono oggi in mano alle solite multinazionali (leggi doc uno - due - tre - quattro - cinque) e prendono il posto dei ranch.
In Argentina la situazione vede la distruzione di ampi territori della regione del Chaco, in Paraguay stanno sparendo le foreste a nord (le ultime) nel Paraná, in Brasile si erode la savana e la foresta amazzonica. Ovunque si consumano le riserve di acqua, con elevatissimi consumi.
La soia zootecnica è un business, si estrae con l’esano, un solvente tossico. Per coltivare la soia servono grandi quantità di acqua (leggi doc). In Amazzonia la attingono dalla falda più profonda e grande esistente al mondo (leggi doc uno - due), formatasi in millenni di anni, portando un altro duro colpo agli equilibri naturali di quella vasta regione, polmone del mondo (leggi doc). Inoltre in Brasile ci sono dai 100.000 ai 200.000 schiavi (stima approssimativa) che lavorano nelle fazendas, comprese quelle della soia.
Dunque, in un mondo sempre più piccolo e globale, soia vuol dire Ogm e anche in Trentino le vacche mangiano soia Ogm.
In misura maggiore dove c'è la monocoltura del mais, come a Fiavè, perché il mais è povero di proteina; ma le alte produzioni attuali fanno ricorrere alla soia anche dove usano fieno.
La nostra carne, il nostro latte sono soia Ogm trasformata in macchine da latte e bistecche che direttamente o indirettamente causano l'erosione della foresta pluviale e la schiavitù. Parliamo di etica, a volte per essere garbati e dimostrarci sensibili, ma quando diciamo che il latte di malga, quello della filiera corta davvero, è etico diciamo una cosa che è più vera, più forte, più reale di quanto siamo in grado di concepire.
Il sistema mondiale della soia zootecnica è un sistema di distruzione dell'ambiente e di iniquità sociale. Il gioco lo conducono le multinazionali dei pesticidi.
Bisogna dire ai consumatori che un latte e una carne sostenibili, per chi vuole continuare a mangiarne, devono essere fatti senza soia, “naturalmente” Ogm.
Qui altri documenti (uno - due) sulla soia Ogm della globalizzazione.
