24.9.08

Piccoli impianti, salvataggio pubblico

Piano provincializzazione – Deciderà la nuova giunta

L'operazione varata con Pejo Funivie, che tecnicamente è un patto di riacquisto, in pratica una garanzia di Trentino Sviluppo sul finanziamento bancario per la costruzione della nuova seggiovia Doss dei Gembri, è definita eccezionale. Ma sul tavolo della giunta provinciale che uscirà dalle elezioni del 26 ottobre arriverà un piano di salvataggio delle piccole società funiviarie che prevede un salto di qualità dell'intervento pubblico: un processo di pubblicizzazione completa degli impianti, secondo il modello friulano, o la costituzione di una società provinciale proprietaria delle infrastrutture che dà in appalto la gestione ai privati, ipotesi preferita dall'assessore uscente all'industria Marco Benedetti. L'ambito di intervento comprenderà le piccole stazioni come Bondone, Panarotta, Alta Val di Non, Brocon, Polsa. Aree, oltretutto, che saranno in futuro le prime ad aver bisogno di riconversione quando il cambiamento climatico cancellerà le piste da sci collocate più in basso. Gli uffici di Piazza Dante stanno già lavorando al progetto, anche se si sottolinea che si tratta di ipotesi tecniche e che le decisioni politiche potranno essere prese solo dal nuovo governo provinciale. Lo scenario delineato vede i grandi caroselli, leader nel comparto, capaci di procedere da soli, a volte miniere di profitti, altre volte, come Folgarida Marilleva, sostenibili se si libereranno di operazioni fallimentari come Aeroterminal Venezia. Gli impianti intermedi, come la Paganella, sono nel complesso solidi, anche se non hanno una grande dotazione finanziaria e possono aver bisogno di sostegno. Il problema sono i piccoli, sistematicamente in rosso, che in genere rispondono più ad obiettivi di interesse pubblico, come volano degli investimenti turistici o promozione del territorio, che a criteri di redditività. Oggi l'intervento pubblico nelle funivie è in mano alla holding provinciale Trentino Sviluppo, che ha due strumenti di intervento: la realizzazione di investimenti infrastrutturali, come bacini di innevamento e opere di adduzione, e la partecipazione al capitale delle società. Le quote di Trentino Sviluppo sono spesso rappresentate da azioni privilegiate e quindi il controllo dell'impresa funiviaria resta formalmente ai privati, ma di fatto, spesso, la maggioranza del capitale è già pubblica. Trentino Sviluppo, insomma, è al limite degli interventi possibili senza snaturare le Spa partecipate. Ora sul tappeto c'è l'ipotesi di pubblicizzazione, che risponderebbe anche alle esigenze di riconversione territoriale a seguito dei cambiamenti climatici.

L’Adige, 24/09/2008

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