15.3.09

Rifiuti e biodigestore: "Zambarda fermati"

L'assessore Pacher scrive al sindaco.
Ci sono altri posti. «Ascoltiamo i cittadini»

VALLE DEI LAGHI - Zambarda fermati. Lo dicono da mesi i comitati cittadini che contestano la localizzazione a Predera di un biodigestore, un impianto per il trattamento dei rifiuti organici di tutto il Trentino Sudoccidentale (18.000 tonnellate/anno), destinato alla produzione di biogas.
Lo stabilimento sorgerebbe nel territorio amministrativo di Lasino, ma si affaccerebbe sulle case di Calavino.
I comitati Bene Comune di Calavino e Lasino che hanno promosso una protesta senza precedenti sembrano determinati. Finora però non c'è stato alcun passo indietro da parte del sindaco di Lasino Mario Zambarda.
È la sua amministrazione che ha proposto la localizzazione a Predera. Ma il luogo scelto - dicono i residenti - è troppo vicino alle abitazioni (600 metri) e alle campagne coltivate a vite e melo. Più di un dubbio sorge anche agli amministratori pubblici.
Alberto Pacher , assessore all'ambiente e vicepresidente della Provincia, si è attivato. Il «numero due» della Giunta Dellai ha scritto al sindaco di Lasino. In un tono cortese, ringraziando il primo cittadino per il lavoro fatto finora, Pacher gli ha parlato della necessità di affrontare la questione in modo condiviso.
«Si impone un metodo diverso», dice, in sintesi, il documento, che è stato inviato a Zambarda la scorsa settimana. Chiaro il riferimento alle critiche emerse fra gli abitanti della «Val del vènt». L'amministrazione comunale di Lasino - dice chi si oppone al progetto - non ha coinvolto i cittadini. Il clima infuocato delle assemblee pubbliche di dicembre e gennaio, dove la gente è uscita più convinta di prima della non-opportunità di fare il biodigestore, ne è in qualche modo la dimostrazione. Pacher, in un territorio dove dovrebbe nascere la Comunità di Valle, non vuole imporre progetti.
Lo ha detto anche negli incontri pubblici. Da mesi nei vari paesi la «questione biodigestore» è all'ordine del giorno. C'è tensione. A maggior ragione in questo caso - fanno notare i comitati cittadini Bene Comune, che in pochi giorni hanno raccolto 1.300 firme di protesta e che ora si preparano a nuove iniziative - visto che l'iniziativa viene da un Comune, che vuole localizzare quello stabilimento in un luogo che si affaccia sulle abitazioni e sulle campagne del Comune vicino.
«Preoccupa l'Ora del Garda, che contribuisce ad un microclima unico nel suo genere: un vento - spiegano - che, a digestore costruito, porterebbe odori ed esalazioni addosso alle case. Preoccupa l'impatto paesaggistico-ambientale, in un territorio a vocazione agrituristica, dove sono stati fatti molti investimenti per tutelare viticoltura e frutticoltura. Non è un caso che in zona ci siano due biotopi, aree protette, non edificabili».
L'assessore Pacher, nella sua lettera al sindaco Zambarda, parla di necessario «confronto con gli altri sindaci e con i consigli comunali». Del biodigestore si parlerà anche domani nel consiglio comunale di Calavino.
L'amministrazione, guidata dal sindaco Mariano Bosetti , ha preso posizione contro l'impianto. Quindi, saranno soprattutto gli amministratori pubblici di Calavino a fare sentire la propria voce. Ma contestazioni ci sono state pure a Lasino, da parte della minoranza e della maggioranza (l'assessore ai lavori pubblici Sergio Pisoni ha chiesto alla giunta di prendere atto dell'opinione della gente, fermamente contraria) e dubbi sono sorti a Cavedine e Vezzano. «Non si può ignorare l'opinione dei cittadini», ribadiscono i referenti dei due comitati gemelli. Che Pacher stesse valutando l'opportunità di «bloccare tutto», per analizzare meglio la situazione e individuare luoghi a minore impatto socio-ambientale, lo si era capito già nelle scorse settimane, quando il vicepresidente rispose a due interrogazioni dei consiglieri Giorgio Lunelli (Upt) e Nerio Giovanazzi . «Luoghi alternativi esistono».
Un segnale di apertura, il suo, apprezzato dai comitati. Nei giorni in cui veniva recapitata la sua lettera al primo cittadino di Lasino, si sono mossi anche i vertici della Cantina di Toblino e della Cooperativa Valli del Sarca, che hanno preso posizione contro la localizzazione a Predera.

Fonte: l'Adige del 15 marzo 2009

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