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12.7.10

Raccolte in Trentino più di 11mila firme

COMUNICATO STAMPA
Referendum contro la privatizzazione dell’acqua
Raccolte in Trentino più di 11mila firme

Un milione di firme per l'acqua pubblica.
Una campagna referendaria sicuramente nuova e diversa, che ha visto la partecipazione di molteplici forze sociali e politiche all'interno di una piattaforma comune e condivisa.
Ma soprattutto una campagna che ha vissuto del sostegno della popolazione che da lungo tempo non partecipava così attivamente e consapevolmente ad una lotta dal basso per la riappropriazione di un diritto inalienabile e di un bene comune, come l'acqua.
La campagna referendaria “L’acqua non si vende” lanciata il 25 aprile scorso a livello nazionale, dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, ha registrato un risultato che ha superato ogni aspettativa: le firme raccolte hanno raggiunto il milione.
A questa battaglia ha contribuito significativamente anche il Trentino, che grazie alla straordinaria partecipazione della popolazione è riuscito a raccogliere e a spedire al Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua oltre undicimila firme, superando di gran lunga l'obiettivo fissato per la nostra provincia.
Dal lancio della campagna, simbolicamente fissata il 25 Aprile per chiedere la “Liberazione dell'acqua”, si è costruita su tutto il territorio trentino una rete, che nelle settimane di raccolta firme, si è sempre più allargata.
Una rete che ha coinvolto in prima linea cittadini consapevoli ed entusiasti, che si sono riuniti spontaneamente e si sono resi disponibili durante tutta la fase di raccolta firme e soprattutto durante le fasi, dure ed impegnative, di certificazione delle firme raccolte.
Un lavoro impegnativo, che non ha dissuaso coloro i quali si sono impegnati in questa lotta, a continuare ad impegnarsi fino alla fine, affinché lo sforzo iniziale si realizzasse come una vittoria a livello sociale e come chiaro messaggio a livello politico.
Ma la lotta per la riappropriazione della reale capacità decisionale in merito alla gestione dei servizi idrici non si ferma qui.
La campagna ha solamente concluso la prima fase in cui con forza è emersa la voce delle cittadine e dei cittadini, decisi nel difendere l'accesso ai propri diritti e a ribadire che “l'acqua è un diritto, non una merce”.
Ci aspetta ora un anno intenso di organizzazione, di informazione e confronto in cui saremo tutte e tutti chiamati a continuare a diffondere questo messaggio affinché si raggiunga il quorum al momento del voto.
Inoltre crediamo che la lotta per la ripubblicizzazione dell'acqua sia solo il primo passo per l'elaborazione e la sperimentazione di nuove forme di democrazia partecipativa e dal basso, per la riappropriazione non solo formale ma sostanziale della capacità decisionale, laddove la politica istituzionale risponde e si sottomette ad interessi economici e speculativi.
Affermiamo oggi che l'acqua è un diritto e non una merce, ma guardiamo al domani con la consapevolezza che un altro mondo e un diverso ordine sociale siano possibili e che la lotta per la riappropriazione di ciò che è nostro è solo all'inizio.

Comitato Promotore Referendum Acqua Pubblica Trentino

Trentino, 11 luglio 2010

info: http://acquabenecomunetrento.blogspot.com/

28.5.10

Il Nettuno privatizzato? Il Trentino lo vuole pubblico


Oggi, 27 maggio, alle ore 15.30 la fontana del Nettuno in Piazza del Duomo a Trento, è stata addobbata di colorati palloncini blu, ed ingabbiata in ragnatele di nastro da lavori in corso, con la scritta “privatizzazione in corso”. Ad organizzare la piccola performance, il Comitato Promotore per il referendum per l’acqua pubblica in Trentino, che incontrando la cittadinanza e la stampa locale, ha annunciato il raggiungimento di quota 6500 firme dal 25 aprile ad oggi. Mentre il referendum per l’acqua pubblica a livello nazionale ha superato le 680.000 firme, segno di una straordinaria manifestazione di volontà, coscienza civile, capacità autorganizzativa della popolazione italiana che con forza dice no alla privatizzazione selvaggia promossa dal governo Berlusconi.

Dal 25 aprile su tutto il territorio nazionale è in corso una grande campagna referendaria promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, una piattaforma orizzontale di movimenti sociali, sindacali, cittadini ed associazionistici, che spontaneamente si è costituito per opporsi alla privatizzazione delle risorse idriche in Italia. E’ la campagna “L’acqua non si vende”, che propone la sottoscrizione di tre quesiti referendari, contro la privatizzazione dell’acqua, per tariffe eque e trasparenti, per aziende speciali che permettano la gestione idrica con un reale controllo sociale.

Anche il Trentino ha deciso di dire no al cosiddetto decreto Ronchi, che dal 19 novembre scorso ha legiferato per una graduale privatizzazione delle gestioni idriche che da qui al 2013 relegheranno le quote in mano all’ente pubblico al 40% e al 30% entro il dicembre 2015.

Perché il Trentino, terra di montagne e ricca di acque, è sensibile verso le tematiche della difesa dei beni comuni e del patrimonio ambientale e in questa battaglia vuole prendere una posizione netta, senza se e senza ma.

Perché anche in Trentino è in corso una silenziosa privatizzazione dell’acqua che presenta caratteristiche simili al panorama nazionale e che vuole ridurre l’acqua una merce quotata in borsa e dipendente dalle fluttuazioni del mercato.

La consapevolezza che in Trentino la privatizzazione dei servizi idrici è andata sostanzialmente di pari passo con quella nazionale si sta diffondendo.
Prima con la legge regionale n. 1/1993 che ha ammesso l’affidamento dei servizi idrici a imprese private oppure a SpA con il socio ente locale in posizione di “influenza dominante” (la quale, come è noto, non garantisce nessun vero controllo pubblico all’interno di un soggetto di natura privata tenuto a conseguire profitti di mercato).
Poi con la legge provinciale n. 6/2004 che - pur non essendo stata applicata per mancanza di regolamento attuativo - ha introdotto la possibilità teorica di affidamento a SpA a capitale misto pubblico-privato senza neppure lasciare al primo la “influenza dominante”.
In seguito con la legge provinciale n. 3/2006 (la riforma delle autonomie locali) che impone la gestione dei servizi idrici in forma associata attraverso le Comunità di valle ma non fa nulla per salvaguardare le gestioni dirette comunali, magari nella forma (ancora praticabile in Trentino) dell’azienda speciale consortile territoriale.
E oggi con la concreta possibilità che anche nella Provincia di Trento si applichino direttamente le norme statali di privatizzazione violenta del 2008/2009 (contro cui si rivolge uno dei quesiti referendari) con l’effetto di accelerare ancora la deriva verso la mercificazione del bene comune acqua.
In effetti, i segnali che la Provincia di Trento ha mandato negli ultimi mesi sono esplici: mentre molti Comuni trentini hanno aderito all’invito di inserire nel proprio statuto che il servizio idrico è un servizio pubblico senza rilevanza economica e dunque sottratto alle regole del mercato, la PAT stranamente non si è aggiunta alle 5 Regioni Italiane che hanno impugnato le ultime norme statali davanti alla Corte Costituzionale; mentre in un o.d.g del 17.12.2009 il Consiglio Provinciale ha avallato appoggia l’intenzione di Dolomiti Energia di entrare in borsa.

Contro questa strategia che riduce a merce la nostra acqua, il referendum abrogativo delle norme nazionali sui servizi idrici è un passaggio fondamentale ma non è l’unico obiettivo.

Dal 25 aprile la campagna “L’acqua non si vende”, al pari del trend nazionale che svetta già verso quota 700.000 firme, ha visto anche nel nostro territorio una partecipazione entusiasta della gente, dalle città ai paesi. Sono decine i comitati spontanei che si sono formati in ogni zona della provincia – l’ultimo nato, il Comitato Acqua Bene Comune delle Giudicarie e Rendena - ed altrettanti i banchetti per la raccolta firme che hanno raggiunto, ben prima del termine 6500 firme in poche settimane. Con ancora un mese davanti, il Comitato Pormotore del referendum che riunisce cittadini, associazioni, partiti politici e sindacati, punta almeno a quota 8000!

La raccolta firme, che sta inondando vicoli e strade, feste e manifestazioni, si sta dimostrando un valido laboratorio politico e di diffusione di conoscenze. La gente viene ai banchetti per firmare, è informata, fa la fila con pazienza, chiacchera, s’impegna, si conosce.

Vogliamo costruire un’iniziativa continua che in Provincia chiami tutti a lottare perché Comuni e Comunità di Valle dichiarino il ciclo dell’acqua servizio di interesse collettivo fondamentale, privo di interesse economico ed estraneo alle regole del mercato.

Sosteniamo gli enti locali che resistono alla privatizzazione.

Comitato promotore referendum del Trentino
http://acquabenecomunetrento.blogspot.com/

28.4.10

Parte anche in Trentino la campagna referendaria sull'acqua



Il fine settimana del 24 e 25 aprile inizia anche in Provincia di Trento la raccolta firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua. Il 25 aprile saranno allestiti banchetti per la raccolta firme dalle 10.30 in via Oss Mazzurana/angolo via Oriola a Trento, nel pomeriggio dalle 15.30 alla festa della Liberazione in piazza Dante.

I prossimi incontri pubblici dove si potrà anche firmare saranno:

- Il 28 aprile alle ore 20.30 presso la scuola elementare di Povo di via dei Rivi, 6.
E’ un incontro dal titolo “L’acqua, un diritto dell’umanità“. L’introduzione sarà a cura di Aldo Giongo (presidente del circolo Arci Paho di Povo) e di Paola Moser (presidente della circoscrizione di Povo).
La discussione vedrà presenti:
* Claudia de Giorgio del Forum dei movimenti dell’acqua
* l’ing. Stefano Quaglino, direttore di Dolomiti Energia
* Gianfranco Poliandri del comitato acqua bene comune di Trento.
Durante l’incontro verrà proiettato il documentario di Tiziano Giongo dell’associazione Onlus FiloRosso dal titolo Terra d’acqua, che parla della lotta per l’acqua in corso in Uruguay.

- Giovedì 29 aprile 2010 ore 20.30 a Nago - Casa della Comunità
Perché privatizzare l'Acqua? Il decreto Ronchi e i rischi legati all'pertura ai privati della gestione dei servizi idrici nel nostro Paese. La situazione in Trentino.
Saranno presenti: Marco Bersani Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua e Gianfranco Poliandri Comitato Acqua Bene Comune di Trento.
Coordina: Gianfranco Maino - Comitato Acqua di tutti dell'Alto Garda.

- Festa del Primo Maggio a Trento, Doss Trento dalle ore 15.30

- Giovedì 6 maggio - ore 20.45 - Rovereto c/o Centro di Educazione alla Pace Via Vicenza, 5
Proiezione del documentario 'Terra d'acqua' realizzato in Uruguay coivolgendo le comunità.
Interventi della regista Villaverde Florencia e di Javier Taks presidente della Casa Bertold Brecht di Montevideo.
A seguire la raccolta firme per i referendum sull'acqua con presentazione di Francesca Caprini dell'associazione Yaku e del Forum dei movimenti per l'acqua.
Promuovono Nonsolo Acqua - Filo rosso - Zampognaro Lagaro con l’adesione del Comitato Ass. Pace e Diritti Umani di Rovereto


Approfondimenti:
- Campagna referendaria l'acqua non si vende
- Si parte! Inizia la campagna referendaria in difesa dell'acqua come bene comune - interviste audio da Globalproject.info

15.4.10

Sintesi sulle serate informative alle quali ha partecipato il Comitato Acqua Bene Comune di Trento


Qualche dato dalle serate informative sulla privatizzazione dei servizi idrici cui ha partecipato il Comitato di Trento acqua bene comune.

Nelle ultime settimane del 2010 il Comitato è stato invitato a partecipare con un proprio intervento relatore alle serate di confronto e informazione qui elencate:

  • “L'acqua: diritto o profitto?”, incontro sulla situazione dei servizi idrici in Alto Adige (a cura di OEW, Operation Daywork, Centro Pace Bolzano), Bolzano 19 marzo;
  • serata dedicata al tema dell’acqua (proiezione del film-documentario “Flow. Per l’amore dell’acqua”) da CinemaFutura, Centro Sociale Bruno, Trento 26 marzo;
  • “Acqua bene di tutti o bene economico? Confronto sul decreto Ronchi: privatizzazione del servizio idrico” (a cura di Fondo Progetti Solidarietà, SAT sezione di Mattarello, ACLI Circolo Mattarello), con la partecipazione di Marco Bersani (Forum Movimenti Acqua), Merler (Amm. Del. Dolomiti Energia) e Pacher (Vicepres. Prov. TN), Mattarello 8 aprile;
  • “Acqua bene comune” (a cura di Comune di Flavon e Laboratorio Territoriale per lo sviluppo sostenibile Valle di Non), con la partecipazione di padre Zanotelli (comboniano) e Valentini (pres. Comunità Val di Non), Flavon, 10 aprile;
  • “Acqua sul mercato. La gestione dell’acqua come bene comune, proposte per l’Italia e per il Trentino” (a cura di ACLI Destra Adige, NonSoloAcqua, Comitato Pace e Diritti Umani di Rovereto, Castelbarco di Pomarolo, Zampograno Lagaro), con la partecipazione di padre Zanotelli (comboniano), Villalagarina 11 aprile.

In totale abbiamo incontrato circa 750 persone e l’attenzione è stata sempre molto elevata. Alcuni elementi ci sono sembrati di particolare rilievo.

  1. E’ stata continuamente proposta e rilanciata l’idea dell’acqua come bene comune fonte della vita, insuscettibile di appropriazione, oggetto di servizi di interesse generale di natura sociale erogabili soltanto da soggetti pubblici che rappresentino le collettività territoriali e siano da queste controllabili, privo di interesse economico, escluso da qualsiasi applicazione di regole di mercato e dunque sottratto al profitto.
  2. E’ stato continuamente affermato e volentieri recepito che i processi di privatizzazione dei servizi idrici sono uno dei frutti avvelenati di un modello di produzione e di consumo che impoverisce singoli e comunità a vantaggio di pochi, devasta l’ambiente, minaccia la salute e la dignità umana.
  3. Emerge con sempre maggiore chiarezza che la dirigenza trentina di governo ed i tecnici che la accompagnano presenziano alle iniziative pubbliche senza volontà di confronto, non argomentano, non ascoltano. E’ una partecipazione formale che pare avere il solo scopo di simulare residui spazi di democrazia; ma si percepisce che le decisioni critiche (accelerare le privatizzazioni e portare le SpA alla quotazione in borsa) sono già state prese e non si mettono in discussione. Risalta poi in maniera crescente che queste decisioni si formano nei centri del potere economico-finanziario e che la politica, in posizione servente, è chiamata semplicemente a farle proprie ed applicarle. Gli avversari più forti del movimento trentino per l’acqua bene comune non si trovano nell’apparato politico-burocratico.
  4. Le ragioni “tecniche” per cui in Trentino la privatizzazione dei servizi idrici esiste e dovrebbe svilupparsi sono inconsistenti. Le tariffe medie 2001-2009 assicurate dalle gestioni dirette comunali sono più basse di quelle delle SpA; i servizi non privatizzati sono nel complesso efficienti; le singole esigenze di ordine industriale che possono richiedere razionalizzazioni di reti ed economie di scala a livello territoriale possono essere perfettamente soddisfatte dai Comuni consociati, senza alcun ricorso ideologico alla presunta maggiore efficienza dell’organizzazione privatistica; la difesa dell’occupazione locale nei servizi idrici non appare certo garantita dalle SpA (che del resto non esistono in Provincia di Bolzano).
  5. I non molti amministratori locali che è stato possibile ascoltare hanno mostrato, senza eccezioni, di capire come la gestione dei beni comuni (innanzitutto l’acqua) e i servizi connessi sono il fondamento e il futuro degli enti locali. Non si può escludere che in qualche caso esigenze di visibilità e convenienze abbiano creato confusione; si tratta evidentemente di vigilare e pretendere che gli impegni siano mantenuti. Si rivela comunque giusto l’obiettivo primario del Comitato: lavorare dal basso perché in tutti i Comuni con servizi privatizzati si avviino processi di ripubblicizzazione nella forma delle Aziende speciali consortili ed appoggiare la resistenza dei Comuni che si opporranno ai tentativi di privatizzazione.
  6. Sul punto precedente interventi del pubblico hanno messo in evidenza una contraddizione importante. Molti dei Comuni che hanno affidato i servizi idrici civili a SpA totalmente pubbliche o (in larga prevalenza) miste pubbliche-private [ 1 ] , e che per importanza dovrebbero i primi ad avanzare sulla strada delle ripubblicizzazioni, ottengono forti dividendi annuali grazie alle rispettive partecipazioni al capitale sociale. Analogamente, in altri ambiti, percepiscono dividendi e compensazioni gli enti locali che accettano l’invasione in corso da parte di impianti idroelettrici di ogni taglia. In una fase in cui la finanza comunale - con vari meccanismi - è messa deliberatamente e fortemente in crisi (in tutta Italia, anche in Trentino) questi dividendi costituiscono un’attrattiva che si aggiunge ai vantaggi garantiti dai sistemi di sottopotere originati dagli incroci di capitali pubblici e privati. Comuni economicamente deboli sono comunque più facilmente aggredibili con proposte di cessione dei servizi idrici ai privati.
  7. L’acqua non è soltanto oggetto di servizi idrici ma anche componente ambientale che in Trentino subisce pesanti aggressioni, sia dal punto di vista delle utilizzazioni fonti di sprechi (quelli dell’agricoltura e dell’innevamento artificiale tra i primi) sia da quello delle minacce dirette. Tra queste ultime il pubblico ha mostrato più attenzione verso quelle causate dall’eccessivo sfruttamento idroelettrico, dal progetto di quadruplicamento della ferrovia del Brennero, dal progetto Metroland.
  8. La richiesta di appoggio e partecipazione ai referendum sulle norme nazionali che realizzano la privatizzazione definitiva dei servizi idrici è stata ripetutamente avanzata da Bersani e Zanotelli, insieme alle spiegazioni sui contenuti dei tre quesiti. Nessuno del Comitato ha voluto inserire incertezze esponendo le perplessità che sul referendum abbiamo, senza per questo far mancare il sostegno ad una battaglia che vorremmo di certo vincere. Comunque il clima percepito in questi incontri fa pensare che i referendum possono essere un obiettivo non assorbente, che possono invece costituire occasione per informare capillarmente, far partire iniziative diffuse per il consolidamento delle gestioni comunali dei servizi idrici civili dove esistono e per la ripubblicizzazione subito negli altri territori, porre la questione cruciale di tutte le forme di utilizzazione delle risorse idriche in Trentino.
  9. La sensibilità verso tutti i temi proposti ci è parsa grande e diffusa, come forte ci è parsa l’inquietudine per il livello che la privatizzazione dei servizi idrici in Italia e in Trentino - ha già raggiunto e si avvia a superare in tempi non lunghi. L’interesse per tutte le idee di ripubblicizzazione risulta evidente. A questa consapevolezza sembra corrispondere una prima serie di iniziative verso l’organizzazione di comitati e gruppi di azione locali anche non si è ancora potuta cogliere una articolazione sufficiente di proposte legate alle situazioni dei territori.

[1] Ricordiamo che tra queste Dolomiti Reti SpA cura oggi i servizi di 18 Comuni (Ala, Albiano, Aldeno, Borgo Valsugana, Brentonico, Calliano, Civezzano, Fornace, Grigno, Lavis, Mori, Nave San Rocco, Nomi, Roverè Della Luna, Rovereto, Trento, Volano, Zambana) per un totale di oltre 200.000 abitanti.


Il Comitato di Trento acqua bene comune 14.4.2010

3.4.10

Acqua Bene Comune in Trentino: prossimi appuntamenti

Il percorso di informazione e sensibilizzazione sugli aspetti critici degli usi, della gestione e della conservazione delle acque in Trentino prosegue nel mese di aprile con ben 3 incontri pubblici promossi da realtà associative territoriali alle quali parteciperà anche il Comitato Acqua bene comune di Trento con una propria relazione.
Gli incontri si svolgeranno:

- Giovedì 8 aprile ore 20.30 a Mattarello (Tn), Centro civico S.Vigilio - Sala Polivalente


Acqua: bene di tutti o bene economico?
Decreto Ronchi: privatizzazione del servizio idrico
La situazione in Trentino

Relatori:
Alberto Pacher - Assessore all’Ambiente Provincia di Trento
Marco Merler - Amministratore delegato di Dolomiti Energia
Marco Bersani - Rappresentante dei Movimenti per l’Acqua
Gianfranco Poliandri - Comitato Acqua Bene Comune, Trento

Moderatore: Walter Nicoletti - Giornalista

Promuovono: Fondo Progetti Solidarietà Onlus, Cai SAT Sez. Mattarello, Circolo ACLI Mattarello, Circoscrizione Mattarello


- Sabato 10 aprile ore 20.30 a Flavon (Tn), Sala civica presso il Municipio

“ACQUA BENE COMUNE”
un importante incontro che illustrerà l'attualità della normativa
in tema di gestione dell'acqua pubblica e sua ricaduta

con la partecipazione di:
Padre Alex Zanotelli
Rolando Valentini - Presidente Comunità della Val di Non
Gianfranco Poliandri - Comitato Acqua Bene Comune, Trento

Moderatore: Laura Ricci - Laboratorio Territoriale per lo sviluppo sostenibile

Durante la serata sarà consegnata ai capofamiglia una brocca in vetro al fine di sostenere il consumo dell'acqua pubblica del nostro acquedotto!

Organizzano: Comune di Flavon, La Commissione Culturale in collaborazione con Laboratorio Territoriale per lo sviluppo sostenibile Valle di Non e Comitato Acqua Bene Comune


- Domenica 11 aprile ore 20.30 a Villalagarina (Tn), Teatro parrocchiale "Baldessarini"

ACQUA SUL MERCATO!
LA GESTIONE DELL’ ACQUA COME BENE COMUNE

La situazione in Trentino presentata da:
Gianfranco Poliandri del Comitato Acqua Bene Comune

Incontro e dibattito con
padre Alex Zanotelli, voce del Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Promuovono: Acli Destra Adige – NonSoloAcqua, Comitato Pace e Diritti Umani di Rovereto,
Castelbarco di Pomarolo - Zampograno Lagaro
Aderisce: Villa Invita e Comitato Acqua Bene Comune del Trentino

28.3.10

Centrali del Baldo bocciati i progetti


ALTO GARDA - Respinti i due progetti di centrale idroelettrica sotto il monte Baldo. La giunta provinciale ha bocciato ieri le due proposte con le quali si chiedeva di costruire due grandi impianti sotterranei tra Tempesta, sul lago di Garda (a sud di Torbole) e la cima Altissimo di Nago, sul monte Baldo. Le due ipotesi erano state avanzate dalle cordate Eisakwerk (Hellmuth Frasnelli) e Progetto Altissimo (Eva energie Valsabbia, Ft Energia e Sws Engineering). Le domande non sono state accolte per «prevalenti interessi generali a carattere ambientale, socio-economico e paesaggistico». Tecnicamente le delibere riguardavano l'ammissibilità alla fase istruttoria delle due richieste di «derivazione per pompaggio d'acqua» dal lago di Garda fino a quota 1600 circa, sotto l'Altissimo, dove sarebbe stata accumulata in 16 chilometri di gallerie a spirale poste in orizzontale, un centinaio di metri sotto il suolo; l'acqua poi sarebbe stata fatta scendere in condotta forzata sull'ipotizzata centrale a Tempesta. Il sistema, in ogni modo, avrebbe impiegato più energia elettrica, per pompare l'acqua in salita, di quanta non ne avrebbe prodotta, poi, nel rilascio a Tempesta. C'era però una grossa ragione economica alla base della richiesta dei due gruppi imprenditoriali, incentrata sul valore altalenante dell'energia che consente di creare consistenti utili alle società che gestiscono impianti: infatti di notte, quando l'elettricità costa meno, chi gestisce una centrale di questo tipo compera energia a basso costo per pompare l'acqua nei serbatoi in alto; di giorno, poi, quando il prezzo dell'energia è al massimo, l'acqua viente fatta cadere in basso sulle turbine, per produrre energia da vendere. «Molto bene - è felice Giovanni Mazzocchi , uno dei responsabili del comitato Sos Altissimo - è un delibera "politica" molto importante. Siamo contentissimi: il nostro lavoro assieme a quello fondamentale delle istituzioni ha prodotto il risultato che tutti ci aspettavamento e che la gente trentina si attendeva. Per una volta i poteri forti non hanno prevalso». Anche il sindaco di Nago Torbole, Luca Civettini , è soddisfatto: «Davvero una bella notizia - dice - prendiamo atto che anche a livello provinciale hanno recepito quanto pensavano i cittadini. Su questa faccenda si sono mossi tutti. Come consiglio comunale c'era contrarietà unanime. Erano progetti insidiosi perché partiti in sordina. C'era un grande timore di trovarci di fronte ai giochi fatti. L'abbiamo scampata bella perché c'erano grosse cordate dietro». «La questione - ha commentato il presidente della Provincia, Lorenzo Dellai - era molto sentita perché erroneamente in questi mesi si è accreditata l'idea che la Provincia avesse già deciso per il sì anche se mi sono sgolato per dire che non erano vero. Il fatto è che tutti possono proporre progetti ma poi è la Provincia a valutare. E noi questo abbiamo fatto, in maniera seria e approfondita, concludendo che si trattava di proposte che per gli interessi generali, per quelli ambientali ed economici andava rigettata. Era nella logica delle cose». La giunta ha tenuto conto delle espressioni dei consigli comunali altogardesani e ha rispettato l'ordine del giorno del consiglio provinciale che non voleva fossero costruiti serbatoi artificiali con mere funzioni di sfruttamento energetico. «L'entità dei progetti proposti e gli impatti ambientali - si legge nella delibera - sono tali che le loro realizzazioni non appaiono il linea con le scelte della Provincia in tema di sostenibilità del proprio sviluppo e in merito alle esigenze di tutela dei Sic (siti naturalistici di valenza europea) e delle zone a protezione speciale». I due impianti proposti non sarebbero poi «compatibili con i vincoli urbanistici» e non consentirebbero di preservare «l'ecosistema delle acque del lago e l'importante ruolo di naturalità e integrità nonché di immagine, associato al territorio del Garda». st.is.

Le due cordate: Eisackwerk e Progetto Altissimo

EISACKWERK
Il progetto proposto dalla società Eisackwerk srl di Bolzano prevedeva il prelievo d’acqua per una portata di 46 metri cubi al secondo, la costruzione di un serbatoio di 1 milione di metri cubi con una potenza di turbinamento fino a 940 MW. Eisackwerk fa capo a Helmuth Frasnelli, imprenditore altoatesino; soci minori sono Renate Vieider e Karl Pichler (Flumen srl).

PROGETTO ALTISSIMO SRL
Secondo l’idea della società Progetto Altissimo srl si ipotizzava, invece, un prelievo dal Garda di 74 metri cubi al secondo, la costruzione di un serbatoio di 1,6 milione di metri cubi con una potenza di turbinamento fino a 1440 MW.
La società Progetto Altissimo srl raccoglie l’imprenditoria trentina e sudtirolese, anche se a tirare le fila è il bresciano Pietro Bonomini che controlla Progetto Altissimo attraverso E.Va energie Valsabbia in cui compaiono anche l’ex presidente dell’Enel, Chicco Testa, e Franco Bernabè , amministratore delegato di Telecom e presidente del Mart. Un terzo della società Altissimo è della cordata trentino-sudtirolese con la Sws engineering di Paolo Mazzalai e la Ft
energia spa (Lunelli, Metalsistem, Edilbeton Trento, Petrolvilla e Bortolotti spa e le due holding Finanziaria trentina ed Euregio finance, il salotto «buono» dei finanzieri).

Fonte: l'Adige del 27 marzo 2010

18.3.10

Sabato 20 marzo: manifestazione in difesa dell'acqua


Informiamo che si stanno raccogliendo le adesioni per partire dal Trentino in pullman. Per informazioni.

tel. 3289173733 - yabastatrento@gmail.com


Il 20 marzo 2010 è stata convocata a Roma da parte del “Forum Italiano dei movimenti per l'acqua” una manifestazione “Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, della biodiversità e del clima, per la democrazia partecipativa”.
Il percorso verso la manifestazione è un occasione importante per riaffermare, anche nei nostri territori, la difesa dell'acqua come bene comune. www.acquabenecomune.org


Di seguito l'appello per uno spezzone dal titolo:
"Acqua, terra e beni comuni. Ribellarsi è giusto"

Sabato 20 marzo parteciperemo alla manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua. Lo faremo con l’obiettivo di bloccare la privatizzazione della gestione del servizio idrico messa in campo con l'approvazione del decreto Ronchi da parte del Governo Berlusconi e per cacciare dai nostri territori le Multinazionali.

Veolia, Hera, Eniacqua, Acea, Acqua Latina, sono l’esempio di come la gestione privata o la finta gestione pubblica attraverso SPA rappresentino la mercificazione di una risorsa fondamentale come l’acqua, per renderla inaccessibile, costosa e insalubre.

* * * *

IL 20 marzo è inoltre un appuntamento importante per ribadire la centralità della difesa di tutti i beni comuni in quest’epoca di crisi.

Le grandi Multinazionali, infatti, ancor di più tentano di arricchirsi attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali - acqua, aria e territorio - oppure attraverso la realizzazione di grandi opere utili per fare profitti ma dannose per le comunità e i territori.

La speculazione immobiliare e la cementificazione, il Business degli inceneritori, la Tav, la costruzione della nuova base Usa al Dal Molin, sono alcuni esempi di come grandi interessi privati puntino a fare rendita a discapito delle nostre città, dei nostri territori, delle nostre vite.

Nel farlo hanno trovato l’appoggio dei governi nazionali di centrodestra e di centrosinistra, che con commissariamenti, deroghe, decreti sui grandi eventi, abuso nell’impiego della protezione civile hanno predisposto un vero “stato di eccezione” che ha spianato la strada a questo scempio.

* * * *

Ma hanno trovato anche l’opposizione determinata delle comunità locali, che hanno realizzato lotte determinate, sperimentato nuovi legami solidali e nuove forme di partecipazione politica.

Dentro le diverse battaglie per i beni comuni è contenuta un’ altra idea di società, di economia.

Una idea che valorizza il “comune”, inteso come ciò che sfugge sia alla speculazione privata che alla burocrazia della proprietà statale, perché contempla i beni a disposizione della cooperazione collettiva, che non hanno prezzo, che producono ricchezza per tutti.

Una idea che crede nella democrazia, ma non come liturgia del momento elettorale, ma come autogoverno delle comunità, discussione e confronto continui alla luce dell’interesse generale.

Una idea locale e globale, come abbiamo dimostrato partecipando alle mobilitazioni di Copenaghen, che parla del superamento della precarietà climatica.

Una idea che giustifica la nostra ribellione.

Per questo saremo in piazza con un grosso striscione con scritto “ Acqua terra e beni comuni. Ribellarsi è giusto”.

www.globalproject.info/it/in_movimento/Acqua-terra-e-beni-comuni-Ribellarsi-e-giusto/4290

10.3.10

Verso la manifestazione del 20 marzo: resoconto del convegno del comitato Acqua Bene Comune


“Carissimi, pace e bene!

Grazie per l’invito di venire a Trento, ma sono troppo preso su Napoli. Sono stato oggi con il professor Lucarelli, che vi porterà i miei più vivi saluti: è un uomo di grande valore e vi aiuterà a capire meglio il problema acqua in vista del referendum.

Sono così contento che dall’incontro dello scorso dicembre sia nato un bel movimento in città. Grazie per il vostro impegno. Ricordatevi che sull’acqua ci giochiamo tutto! Questa volta non possiamo perdere. Quindi organizzatevi non solo su Trento, ma con un coordinamento trentino per vincere sull’acqua pubblica. Un referendum (per la prima volta nella storia!) gestito dalla società civile, dalla cittadinanza attiva! Se vinciamo sarà una vittoria politica formidabile: in pieno neoliberismo e trionfo del mercato, il popolo italiano si schiera per l’acqua pubblica!

L’acqua è vita. Diamoci da fare perché vinca la vita!”

Con le sentite parole di Padre Alex Zanotelli si è aperto il primo incontro organizzato dal Comitato trentino Acqua Bene Comune, sabato scorso a Trento.

Ospiti dell’incontro – dal significativo titolo “Acqua in borsa: risorse idriche in mano al mercato. La situazione in Trentino” – il professor Alberto Lucarelli, ordinario di diritto all’Università di Napoli, e Severo Lutrario del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Nonostante la bella giornata, oltre un centinaio di cittadini trentini hanno rinunciato a sci e passeggiate, per partecipare ad un impegnativo pomeriggio incentrato sulla situazione dei rubinetti d’Italia dopo lo sdoganamento del Decreto Ronchi il novembre scorso, e la conseguente apertura obbligata al mercato delle gestioni pubbliche; quali possano essere i passi della società civile e delle istituzioni per impedire un processo che oltre ad essere rifiutato eticamente, è – lo dimostrano i dati degli ultimi dieci anni – deleterio a livello di efficienza ed economicità; quale siano gli orizzonti possibili anche nella nostra Provincia.

Alberto Lucarelli ha illustrato attraverso una compita dissertazione giuridica, quali siano gli spazi di manovra che permette l’articolo 23 bis, anche in vista del prossimo referendum sull’acqua pubblica (la cui raccolta firme è prevista a livello nazionale, a partire da aprile), ed ha sottolineato come anche la Corte dei Conti abbia recentemente ribadito il fallimento delle privatizzazioni idriche in Italia. Ma soprattutto, Lucarelli ha disegnato un panorama importante, da svilupparsi proprio in Trentino: “Questa battaglia è un lotta per la democrazia, ed una grande dimostrazione di civiltà – ha detto – e la vostra Provincia proprio in virtù dell’autonomia che gode, potrà delinearsi come un laboratorio a cui tutto il Paese potrà guardare. Ma si deve mettere in gioco. L’acqua è un elemento di un circuito più ampio di depauperamento della democrazia, a cui stiamo assistendo da troppo tempo. Ora è il momento di dire basta”.

Severo Lutrario ha portato la sua testimonianza di sette anni di lotta, nel frosinate, contro le ingerenze della municipalizzata locale, Acea - società mista simile alla nostra Dolomiti Energia, ora Dolomiti Reti – ora privatizzata al 70% in virtù dell’applicazione del Decreto 135/09. Esperienza apprezzata dai comitati locali, intervenuti all’incontro, in particolare quelli dell’Alto Garda, fra i primi in Trentino ad organizzarsi in difesa dell’acqua bene comune.

Il Comitato trentino con una serie di slides, ha illustrato le varie gestioni idriche sul territorio, le differenze tariffarie, le prospettive future, avanzando 3 concrete proposte:
  • Una campagna informativa per chiedere la estrapolazione dei comuni trentini gestiti in modo privatistico o semiprivatistico, da Dolomiti Energia.
  • La creazione di un coordinamento degli Enti Locali trentini in difesa dell’acqua bene comune.
  • Appoggio a quei comuni che gestiscono in maniera diretta le risorse idriche.
  • Dichiarazione della Provincia di Trento e dei Comuni trentini che i servizi idrici sono privi di interesse economico ed esclusi da profitti di mercato
  • Potenziamento ed estensione delle gestioni dirette comunali anche in forma di Azienda consortile
  • Rinuncia rapida ai servizi idrici gestiti da SpA miste o pubbliche
  • Appoggio ai Comuni che resistono alle spinte per la privatizzazione
  • Revisione urgente delle regole sugli usi (concessioni sovradimensionate, no a nuovi impieghi idroelettrici, deflusso minimo effettivo nei corsi d’acqua, quantità e canoni per le acque minerali)
  • Quota base gratuita di consumo e mobilitazione popolare sui diritti per l’acqua
In sostanza, si chiede di uscire dalla dicotomia pubblico privato, per andare verso una gestione sociale e partecipata dell’acqua e dei beni comuni.

L’incontro di sabato è stato una dimostrazione della sete – davvero – di informazioni che ha la gente comune, e della voglia di mettersi in gioco anche in prima persona per aiutare, ostacolare, o spingere le proprie istituzioni, verso la difesa dell’acqua di tutti, senza se e senza ma.

L’augurio di Zanotelli, uno dei simboli forti del movimento per l’acqua pubblica italiano, è legato a doppia corda all’esortazione alla determinazione e la tenacia.

Sabato scorso è stato il primo passo, occasione anche per ribadire la partecipazione alla manifestazione nazionale in difesa dell’acqua del prossimo 20 marzo a Roma.

- Informazioni per partecipare alla manifestazione dal Trentino : tel. 3289173733 - yabastatrento@gmail.com

Foto del convegno [ 1 ] [ 2 ] [ 3 ] [ 4 ]

Guarda on line gli interventi del convegno: http://www.livestream.com/nonsoloacqua

9.3.10

«In Trentino l’acqua è già stata privatizzata»


Lucarelli: «Ma la Provincia poteva opporsi»

Di Francesca Caprini

Questo pomeriggio alle 15, nella Sala di rappresentanza del Palazzo della Regione in oiazza Dante a Trento, si terrà la conferenza «Acqua in Borsa: Servizi idrici in mano al mercato. La situazione in Trentino». «Un convegno, un incontro fra cittadini consapevoli, un dibattito», si rileva nel comunicato del Comitato trentino Acqua bene Comune, che ne è l'organizzatore. Sicuramente una buona occasione per fare il punto sugli scenari possibili in tema di acqua nella nostra provincia, con la privatizzazione che incombe in ogni angolo del Belpaese.
I relatori sono d'eccezione: Severo Lutrario, del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, ed Alberto Lucarelli, ordinario di diritto presso l'Università Federico II di Napoli. Già componente della «Commissione Rodotà», dell'Osservatorio sul diritto per l'acqua, della struttura di coordinamento delle Regioni commissariate per i rifiuti, Lucarelli è soprattutto uno dei massimi esperti di beni comuni e democrazia partecipata che abbiamo in Italia. E proprio per questo, è stato scelto per il non facile compito di redigere i quesiti del referendum sull'acqua pubblica, la cui campagna nazionale partirà ai primi di aprile. L'approvazione a novembre del decreto Ronchi, il Dl 135/09 che obbliga la cessione entro il 2011 ai privati delle gestioni delle risorse idriche sul territorio nazionale relegando lo Stato al 30%, ha spinto centinaia di Comuni (anche trentini) e Province ad inserire nel proprio statuto la dicitura «acqua a non rilevanza economica». Sei Regioni hanno impugnato l'articolo 15 del decreto davanti alla Corte Costituzionale.
Il 10 dicembre scorso, durante la conferenza «La Rivoluzione dell'Acqua» con il sindacalista boliviano Oscar Olivera e padre Alex Zanotelli, il pubblico si chiedeva che sarebbe successo in Trentino dopo l'approvazione del Decreto Ronchi: «La legge nazionale arriverà a privatizzare anche la nostra acqua?», si domandava la gente. «L'acqua, in Trentino è già privatizzata - precisano quelli del Comitato Acqua Bene Comune -. Dolomiti Reti è al 60% pubblica, ma per il 40% privata, con società come la bresciana A2A che sono in Borsa. La nostra acqua è destinata a subire le fluttuazioni del mercato. Di fatto, è già una merce».
Un panorama preoccupante, a giudizio di Lucarelli: «Le Province di Trento e Bolzano avrebbero la possibilità di bloccare l'iniziativa nazionale grazie alla potestà legislativa che gli fornisce lo Statuto di autonomia speciale - ci spiega -. La Puglia ha approvato una legge regionale che disattende il "Ronchi" e dichiara il servizio idrico integrato privo di rilevanza economica. La Provincia potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni, attaccando gli atti amministrativi ai sensi dell'articolo 134 della Costituzione, oppure avrebbe potuto impugnare l'articolo 15. Ma ad oggi i termini sono scaduti».
Che non sia stato impugnato l'articolo 15 ha un significato?
«Potrebbe significare che non c'è volontà politica».
Ammettiamo che sia così: che scenario si prospetterebbe in Trentino riguardo alle gestioni idriche? «L'applicazione del decreto Ronchi e la conseguente dismissione del capitale pubblico al 30%. Oppure una scelta completamente privatistica, cioè che il pubblico si ritiri del tutto. O, terza ipotesi, l'affidamento del servizio ad una società a capitale interamente pubblico il servizio, però con requisiti che andrebbe vagliati dell'antitrust».
Lo scenario nazionale, con gli enti locali che vanno da una parte, il governo centrale dall'altra, parla di una spaccatura?
«Al contrario: stiamo assistendo alla ricompattazione di una dimensione sociale a livello nazionale. Attorno all'acqua si sta creando una grande battaglia di partecipazione democratica». Per il prossimo referendum per l'acqua pubblica - la cui raccolta firme partirà ad aprile - c'è aspettativa, ma anche dubbi. «Al di là degli effetti pratici, è una battaglia di civiltà. Mentre in passato c'è stato un uso distorto del referendum, i tre quesiti che andremo a proporre per chiedere che l'acqua torni ad essere pubblica e sotto un controllo sociale, sono chiari e non strumentalizzabili».
Questo pomeriggio verranno raccolte anche le adesioni alla manifestazione nazionale per l'acqua, in programma il prossimo 20 marzo a Roma.

Centrale sul torrente Bedù: "Un danno per l'ambiente"

Fonte: l'Adige del 9 marzo 2010

Non si farà la centralina sul torrente Bedù di Villa, in Val di San Valentino, come chiesto dalla società «Idro Rendena»


VILLA RENDENA - Non si farà la centralina sul torrente Bedù di Villa, in Val di San Valentino, come chiesto dalla società «Idro Rendena». La domanda per ottenere la concessione di derivazione d'acqua a scopo idroelettrico, depositata il 16 ottobre 2008 presso il Servizio utilizzazione delle acque pubbliche, non potrà essere accolta, alla luce della delibera adottata venerdì scorso dalla giunta provinciale, su proposta dell'assessore all'ambiente Alberto Pacher . Al termine di una lunga istruttoria, acquisiti tutti i pareri prescritti, la giunta ha infatti deliberato che pur «non sussistendo prevalenti interessi pubblici ad un diverso uso dell'acqua rispetto a quello idroelettrico», «sussiste un prevalente interesse ambientale incompatibile con la derivazione dal rio Bedù di San Valentino presentata dalla società Idro Rendena srl». Alla netta bocciatura sul fronte ambientale e paesaggistico del progetto, si aggiungono altri rilievi, tra cui «la necessità di prevedere una riserva d'acqua pari ad un massimo di 54 l/s ad uso irriguo come chiesto da Consorzio di miglioramento fondiario di Javré e Villa Rendena» e, non da ultimo, le contrarierà manifestate in merito allo sfruttamento privato ad uso idroelettrico del rio Bedù di San Valentino dagli enti territoriali interessati e dall'Associazione Pescatori Alto Sarca. Il primo a dire di no era stato il Comune di Villa Rendena, che con nota del 30 marzo 2009 aveva comunicato al Servizio utilizzazione delle acque pubbliche la netta contrarietà delle amministrazioni locali interessate, facendosi portavoce anche dei Comuni di Vigo Rendena e Darè, nonché delle amministrazioni separate Usi civici di Javré e Villa Rendena. Contrarietà confermata anche in una nota successiva, datata 25 novembre 2009, sempre del Comune di Villa Rendena, anche a nome dei Comuni di Vigo Rendena e Darè e delle Asuc di Javrè e Villa Rendena nonché dell'Associazione Pescatori Alto Sarca. La questione era stata affrontata anche in consiglio provinciale, sulla base di un'interrogazione presentata dal Verde, Roberto Bombarda , che chiedeva la sospensione dell'iter autorizzativo dell'opera «per evidenti danni ambientali». Bombarda aveva anche sostenuto, in quell'occasione, che «occorrerebbe fermare ogni ulteriore ipotesi di sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico che non sia promosso dall'ente pubblico». La Idro Rendena srl è una società con sede a Trento, nata da un gruppo di aziende e imprenditori trentini con l'obiettivo di realizzare la centralina idroelettrica sul rio Bedù, attraverso «un impianto modesto nelle dimensioni e di bassissimo impatto sotto il profilo idrologico e ambientale». Diverso il parere del Servizio urbanistica e tutela del paesaggio che scrive: «L'area interessata possiede requisiti di integrità, diversità e qualità visive di grande rilievo e rara bellezza; inoltre la capacità dei luoghi di assorbire opere di infrastrutturazione senza subire alterazioni significative della qualità complessiva è nulla. La sottrazione di acqua dai corpi idrici, la realizzazione di opere di presa, lo scavo e la posa di condotte e la realizzazione della centrale nel fondovalle sono alterazioni di grande impatto ambientale e paesaggistico che contrastano con l'interesse turistico dell'area». Il corso d'acqua, fluente dal Parco Adamello Brenta, è per ora al riparo dallo sfruttamento idroelettrico, almeno da parte di privati.

6.3.10

Sabato 6 marzo: Acqua in borsa! La situazione in Trentino

Sabato 6 marzo 2010 ore 15.00

Sala di rappresentanza del consiglio regionale, piazza Dante - Trento

Acqua in borsa!
Servizi idrici in mano al mercato.
La situazione in Trentino.

Ne parliamo con il Comitato Trentino Acqua Bene Comune

Interverranno:

- Alberto Lucarelli, Ordinario di Diritto Pubblico presso l' Università di Napoli Federico II

- Severo Lutrario, Forum italiano dei movimenti per l'acqua

Coordina e introduce Francesca Caprini, Comitato Trentino Acqua Bene Comune

Nel seconda parte del convegno sono invitati ad intervenire Sindaci, amministratori, rappresentanti di associazioni ed enti locali che negli anni si sono impegnati nella salvaguardia dell'acqua come bene comune e della sua gestione pubblica.

Il Parlamento ha appena approvato norme per la privatizzazione definitiva dei servizi idrici in Italia. Ci aspettano tariffe più alte, meno investimenti, più licenziamenti, ma alti profitti per i gestori. Il Trentino, a suo modo e in silenzio, partecipa a questo processo.



Verso la manifestazione del 20 marzo 2010 - convocata a Roma da parte del “Forum Italiano dei movimenti per l'acqua” - “Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, della biodiversità e del clima, per la democrazia partecipativa”.
info: 3289173733 - yabastatrento@gmail.com

5.3.10

Comunicato stampa del convegno "Acqua in borsa"

Il 6 marzo a Trento c’è “Acqua in borsa! Servizi idrici in mano al mercato. La situazione in Trentino”: un convegno, un incontro fra cittadini consapevoli, un dibattito, le proposte.

Saranno ospiti Alberto Lucarelli, ordinario di diritto pubblico presso l’Università di Napoli Federico II, e Severo Lutrario, del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Si parlerà della situazione delle gestioni idriche a livello nazionale e si cercherà di fare chiarezza su quella in Trentino. Si parlerà inoltre delle iniziative in Italia e in Trentino contro la privatizzazione della gestione dell’acqua e anche della manifestazione nazionale per l’acqua pubblica in programma il 20 marzo a Roma.

Alle ore 15.00 presso la Sala di Rappresentanza del Consiglio regionale, in Piazza Dante a Trento. Organizza il Comitato Acqua bene Comune di Trento.

Il 18 novembre 2009 il Governo privatizza, attraverso l’approvazione del decreto Ronchi, la gestione dell’acqua in Italia. I territori, gli enti locali, le associazioni, i movimenti, la gente comune, esprimono il proprio netto rifiuto alla mercificazione dell’acqua e all’umiliazione del volere popolare.

Un rifiuto che diventa azione anche attraverso gli enti locali: cinque regioni impugnano il decreto Ronchi di fronte alla corte costituzionale in nome della violazione delle proprie prerogative costituzionali esclusive e contro la svendita del patrimonio pubblico. A migliaia i comuni e le province italiani che inseriscono nel proprio statuto la dicitura “acqua a non rilevanza economica”.

Esperienze che dimostrano come l’affermazione del diritto all’acqua, quale diritto fondamentale della persona, possa e debba partire da iniziative locali, fortemente partecipate, che vedano attori e promotori i Comuni, anche in relazione al ruolo loro affidato dalla Costituzione, e la cittadinanza, in virtù del controllo sociale che ha diritto e dovere di svolgere.

Anche in Trentino i segni di una forte indignazione appaiono chiari. Il 10 dicembre durante la conferenza “La Rivoluzione dell’Acqua” – ospiti fra gli altri il sindacalista boliviano Oscar Olivera e Padre Alex Zanotelli – una parte dei cittadini presenti in sala al teatro San Marco, decide di incontrarsi di nuovo e di iniziare un percorso autonomo di incontri ed autoinformazione sulla questione acqua nella Provincia Autonoma di Trento.

Un percorso arricchente - umanamente e politicamente - che settimana dopo settimana ha permesso a molti cittadini di trovarsi, di scambiare informazioni ed opinioni, di mettere a fuoco esigenze e perplessità. Così è nato il Comitato Acqua Bene Comune del Trentino, una piattaforma orizzontale che riunisce cittadini, associazioni e sindacati trentini, in difesa dell’acqua pubblica.

Sabato prossimo alle ore 15.00 presso la Sala di Rappresentanza del Consiglio Regionale, in Piazza Dante a Trento, il Comitato Acqua Bene Comune del Trentino propone una conferenza per parlare di acqua bene comune, come patrimonio degli uomini e dell’ambiente, come risorsa da gestire attraverso il controllo sociale. Ma soprattutto, per avanzare concrete proposte per evitare che anche il Trentino – dove la privatizzazione dell’acqua è di fatto già in atto – si operi il saccheggio indiscriminato dei beni comuni, nel silenzio generale.

Con la partecipazione di Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto presso l’Università Federico II di Napoli, già membro della “Commissione Rodotà” istituita presso il Ministero di Giustizia per la riforma degli articoli del codice civile relativi alla proprietà pubblica e componente dell’Osservatorio sul diritto per l’acqua, istituto presso il Ministero dell’Ambiente, e uno dei massimi esperti italiani in tema di beni comuni e democrazia partecipativa e che per il Forum dell’Acqua si è occupato della stesura dei quesiti referendari abrogativi degli articoli che impongono la privatizzazione dei servizi idrici, e che verranno proposti a livello nazionale, dal prossimo aprile, e Severo Lutrario per il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che parlerà dell’esperienza della privatizzazione di Acea, azienda municipalizzata per i servizi idrici di Roma. Nonché la partecipazione di sindaci, associazioni ed enti locali trentini.

Comitato Acqua Bene Comune Trentino

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ROMA 20 MARZO 2010

MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN DIFESA DELL'ACQUA

Partenza da Trento e Rovereto in pullman

Per prenotazioni

tel. 3289173733 - yabastatrento@gmail.com

tel. 3487467493 - yakufran@gmail.com

Il 20 marzo 2010 è stata convocata a Roma da parte del “Forum Italiano dei movimenti per l'acqua” una manifestazione “Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, della biodiversità e del clima, per la democrazia partecipativa”.

Il percorso verso la manifestazione è un occasione importante per riaffermare, anche nei nostri territori, la difesa dell'acqua come bene comune.

17.2.10

Venerdì 19.02: incontro "Acqua di tutti" a Massone, Arco

Pubblichiamo un invito per la costituzione di un comitato "acqua bene comune" della Sarca. L'iniziativa parte dal percorso di progettazione partecipata del futuro parco fluviale della Sarca e gli obiettivi sono quelli di cercare di ricreare un pò di interesse sul tema dell'acqua e, nello specifico, sul tema dello sfruttamento idroelettrico del fiume.

Il percorso di progettazione partecipata del parco fluviale della Sarca ha posto in primo piano il tema della gestione della risorsa acqua. E' sotto gli occhi di tutti quanta acqua oggi scorra nella Sarca ( la portata del fiume sarebbe sui 30 mc ) e come il fiume sia ridotto a causa di uno sfruttamento idroelettrico intensivo che dura ormai da più di mezzo secolo.
“Non un metro di salto resterà senza la sua corrispondente centrale e soltanto limitate e saltuarie frazioni d’acqua andranno perdute” così diceva l’ingegner Semenza della SADE, progettista della diga del Vajont, e questo è stato il "programma" che ha contraddistinto la politica delle amministrazioni locali che si sono succedute nel tempo...Ora è necessario cambiare.
L'iniziativa intrapresa da quattro amministrazioni comunali è lodevole, ma corre il rischio di restare un'inziativa di corto respiro se la promozione del parco fluviale non andrà di pari passo alla richiesta di un maggior rilascio di acqua nel fiume attraverso una rinegoziazione delle convenzioni gestite da HDE ( soggetto pubblico/ privato, multiutility tra le più importanti d'Italia,che gestisce il business energetico in provincia ), con l'obiettivo di una revisione, nel medio - lungo periodo, del "modello" di sfruttamento idroelettrico del nostro territorio che dovrebbe consentire alle comunità locali di recitare un diverso ruolo nella gestione delle acque della Sarca e nella tutela dell'ambiente fluviale.
Il tema della gestione delle risorse idriche è un tema di grande rilievo , considerata l'importanza strategica della risorsa acqua. Oggi in Italia e anche in Trentino è in corso un processo di privatizzazione delle risorse idriche che, in vari modi, sottrae al controllo della gente la gestione di un bene comune come l'acqua. E' necessario, partendo dalle relazioni che siamo riusciti ad attivare nell'ambito del processo di progettazione partecipata, mettere in primo piano l'obiettivo di riaffermare il controllo collettivo sulla gestione della risorsa acqua, nel nostro territorio, come principio di democrazia , partendo dall'acqua della Sarca.
La mia proposta è quella di costituire un comitato locale che si occupi del tema dell'acqua, si organizzi come "osservatorio" per raccogliere informazioni, materiali, organizzare iniziative e socializzare tutte quelle conoscenze necessarie per mettere in moto un'azione di pressione sulle istituzioni che , come alla fine degli anni '80, dovrebbe consentirci di arrivare all'incremento dei DMV nella Sarca ed a difendere l'acqua come "bene comune".
Se siete interessati al tema, siete invitati all'incontro che si terrà il giorno 19 febbraio alle ore 20 , presso il Circolo Beppa Giosef di Massone.

15.2.10

L’acqua partecipata verso l’incontro pubblico.

Lunedì 15 febbraio alle 20.30, il comitato spontaneo della gente trentina in difesa dell’acqua pubblica – il comitato trentino Acqua Bene Comune – si rincontra per la quinta volta, nella sala messa a disposizione del Centro Sociale Bruno, in Via Dogana a Trento.

Principale tema della riunione sarà l’organizzazione di un evento studio sulla gestione dell’acqua nella Provincia di Trento, previsto per l'inizio di marzo, che prevede un dibattito aperto ed un confronto con alcuni esperti, per tracciare un quadro il più esaustivo possibile sulle gestioni dell’acqua presenti in Trentino, e sulle posizioni della PAT nei confronti del Decreto Ronchi, il 135/09, che obbliga a livello nazionale, la messa a gara delle reti idriche.
Sarà anche discussa la partecipazione come comitato alla manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma in difesa dell’acqua indetta dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, nonchè dell’iter referendario intrapreso a livello nazionale dai movimenti per l’acqua, associazioni, sindacati e dalle forze politiche all’opposizione ed extraparlamentari, che però non saranno incluse – simbolicamente - nel comitato promotore, in mano ad una società civile vogliosa di rinnovare la politica, partendo dal basso, dall’acqua per tutti, diritto di tutti.

L’incontro è aperto a tutti.

Per info:

348/7467493 - yakufran@gmail.com

ondabatterica@gmail.com

6.2.10

“ACQUARUBATA” Domenica 7 febbraio 2010 ore 21.30 Raitre

“PRESADIRETTA” di Riccardo Iacona, Francesca Barzini e Domenico Iannacone

Il parlamento tre mesi fa ha accelerato il processo di privatizzazione della gestione dell’acqua e ha imposto agli enti locali di mettere questo servizio a gara. Da quel momento metà Italia è in fibrillazione.

Regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige e centinaia di comuni e province oggi gestiscono direttamente il sevizio idrico e forniscono un ottimo servizio ai cittadini. Milioni di italiani rischiano di non poter godere più di un servizio efficiente ad un prezzo equo.

In alcune regioni e province, società private hanno già da anni mano libera per la gestione degli acquedotti e decine di comitati dei cittadini contestano dati alla mano la loro gestione. “Presadiretta” ha toccato alcuni punti dolenti:

ad Agrigento, con le tariffe più costose di Italia, l’acqua arriva a singhiozzo appena qualche ora ogni settimana;

ad Arezzo, le bollette sono molto salate (terze in Italia) e gli investimenti dell’azienda che distribuisce l’acqua sono sotto la media nazionale;

ad Aprilia il consiglio di stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell’acqua.

E mentre in Italia si spinge sulla privatizzazione, in Francia si sta andando nella direzione opposta:

con ACQUARUBATA siamo andati a vedere perché il comune di Parigi ha deciso, a 25 anni dalla privatizzazione, di riprendersi la gestione dell’acqua.

ACQUARUBATA affronta anche l’annosa questione delle “acque minerali”: un’acqua letteralmente “regalata”: le società che producono e imbottigliano acqua minerale pagano alle regioni canoni ridicoli per l’utilizzo delle sorgenti.

ACQUARUBATA è un viaggio nel mondo dell’ “acqua pubblica” e dell’ “acqua privata” e cerca di rispondere a questa domanda: è giusto e sensato che a decidere la gestione e l’utilizzo dell’acqua, un bene essenziale per la sopravvivenza, sia una società che ha l’obbligo di guadagnarci sopra?


ACQUARUBATA e' un racconto di Domenico Iannacone, Danilo Procaccianti, Vincenzo Guerrizio e Riccardo Iacona.

Fotografia: Rubatacchini, http://www.flickr.com/photos/12935388@N00/

24.1.10

Risposta a Merler di DE: l'Acqua è un Bene Comune


A TRENTO LA MULTIUTILITY DOLOMITI ENERGIA SCOPRE LE CARTE

Di seguito da parte del Comitato Trentino Acqua Bene Comune, il gruppo di associazioni e cittadini trentini autoconvocatosi all'indomani della tre giorni sull'acqua di dicembre scorso (organizzata da Yaku, Ya basta e Filorosso), la risposta ad una
lettera apparsa su L'Adige firmata da Marco Meler, amministratore delegato della multiutility Dolomiti Energia.

Acqua Bene Comune

Le idee sviluppate da Marco Meler, amministratore di Dolomiti Energia in un artico pubblicato alcuni giorni fa sull' Adige meritano una riflessione e mi pare che siano in linea con quelle utilizzate in altre parti d’Italia, ad esempio per giustificare il "sacco" delle risorse idriche esercitato da anni dalle multinazionali in Toscana.

Sappiamo che il processo industriale in corso di Dolomiti Energia trasformerà l’impresa in una multiutility che «diventerà una delle maggiori aziende elettriche del Paese», come hanno più volte annunciato con orgoglio i suoi dirigenti, con oltre 700 milioni di euro di fatturato e una quotazione in borsa dietro l'angolo. Ha come partner la conosciuta A2A, multiutily - nata dalla fusione delle società municipalizzate di Brescia e Milano, già quotata in borsa e di cui fanno parte alcuni soci privati. Per quanto riguarda la gestione dell’acqua il futuro è incerto: Dolomiti Energia, anche nel nuovo formato super industriale continuerà nei prossimi anni a gestire circa la metà delle risorse idriche della Provincia di Trento o i Comuni si riapproprieranno di tale servizio nell’interesse dei cittadini?

Le argomentazioni della amministratore delegato di Dolomiti Energia a difesa della gestione privata dell’acqua, oltre ad essere confutabili, lasciano trapelare, neanche troppo velatamente, il profondo interesse dell’impresa verso tale risorsa.

Intanto dire che privata "è solo la gestione" è già un'ammissione di colpa: l'acqua è privata.
Ideologico e fin troppo palesemente strumentale è sostenere che la proprietà dell'acqua rimane pubblica mentre la gestione può tranquillamente essere data in mano ai privati.

Come se i singoli cittadini potessero liberamente scegliere di usufruire del servizio di Dolomiti Energia o approvvigionarsi direttamente dagli acquedotti.

Poi c'è l'aspetto del monopolio naturale che non viene minimamente affrontato. Il cittadino non è libero di scegliere tra più di un gestore. E quindi, per quanto si possa essere d’accordo o meno con i paladini del libero mercato, non si tratta neanche della “liberalizzazione di un servizio” ma di lasciare a un singolo privato il “monopolio” in un settore, quello dell’acqua, di vitale importanza per la sopravvivenza dell’intero pianeta.

Per quanto riguarda l'idea che una struttura pubblica non possa garantire al pari o meglio di un'impresa privata la qualità di un servizio è puramente "ideologico" e non sostenuto dai fatti (ovviamente è il contrario, basta vedere i dati dal ‘94, quando è entrata in vigore la legge Galli: le tariffe sono aumentate e la qualità del servizio è proporzionalmente diminuito in un Paese in cui circa la metà delle imprese che gestiscono l'acqua sono private, miste pubblico private, o SPA).

L'obiettivo della politica è quello di far funzionare gli enti pubblici e dare al cittadino un servizio equo su cui nessuno deve fare profitti, per questo si pagano le tasse. Se i servizi pubblici vengono appaltati ai privati che paghiamo a fare i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e comunali?
E lo stesso non potrebbe dirsi per Istruzione e Sanità ad esempio.

Perché non privatizziamo scuole e università se i bassi costi di libri e d’iscrizione ci vengono “garantiti” da una qualsiasi multinazionale? Così per ospedali e altri servizi sociali. La gestione dei rifiuti è già stata privatizzata da un pezzo con risultati che sono davanti agli occhi di tutti.

Il processo in atto nel nostro Paese è questo: spogliare le comunità dei beni comuni. Adesso è l’acqua. Domani saranno svenduti altri spazi, altri patrimoni che caratterizzano il tessuto sociale e la cultura di ogni comunità.

Ecco perché in Trentino i cittadini si sono riuniti nel Comitato Acqua Bene Comune che come in tante altre parti d’Italia è nato per difendere l’acqua dalle privatizzazioni. Ecco perché sono in atto Campagne di raccolta firme per spingere i Comuni a modificare il loro statuto e considerare l’acqua e la sua gestione “di non rilevanza economica”. Ecco perché il 20 Marzo una manifestazione nazionale riunirà tutti i cittadini a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua. Ecco perché le forze sociali del nostro Paese si stanno preparando a raccogliere le firme per un Referendum abrogativo delle norme che in questi anni hanno progressivamente sgretolato il sistema pubblico della gestione dell’acqua. Ecco perché una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sostenuta da più di 400 mila firme (5 mila raccolte in Trentino) giace da due anni in Parlamento affossata dalle nebbie trasversali degli interessi partitocratici.

E’ una battaglia di civiltà e di democrazia, quella dei movimenti per l’acqua, che vuole andare verso una gestione della sfera pubblica efficiente e a bassi costi che tuteli l’interesse generale.

L'idea, ad esempio, che un ente pubblico consortile, in cui sia prevista la partecipazione della gente e il controllo sociale alla gestione dell'impresa, non possa raggiungere in TRENTINO standard di efficienza pari o superiori a quelli di qualsiasi impresa privata, è puramente ideologica e frutto di evidenti interessi imprenditoriali che vogliono mantenere il controllo su un bene che garantisce profitti sicuri.

Una gestione pubblica e sociale dell'acqua, libera dal clientelismo partitico, e frutto della riappropriazione politica dei cittadini, potrebbe garantire, oltre a un servizio equo salvo dagli obiettivi del profitto, anche che questo bene nel tempo sia tutelato per le future generazioni. La missione di un ente pubblico, o meglio, di una nuova istituzione sociale, la cui proprietà sia semplicemente collettiva, è l'interesse generale dei cittadini e non gli interessi e i dividendi di una singola impresa che per statuto ha come obiettivo la remunerazione dei singoli soci e non certamente la tutela di un bene che è di tutti e di nessuno.
Il Comitato Trentino Acqua Bene Comune si incontrerà martedì 26 gennaio alle ore 20,30 al centro sociale Bruno.

Comitato Trentino Acqua Bene Comune

per info:www.yaku.eu


Vedi anche:

TERZA RIUNIONE DEL COMITATO TRENTINO ACQUA BENE COMUNE

22.12.09

Assemblea autoconvocata in difesa dell'acqua

Il 22 dicembre alle 20.30 davanti al teatro San Marco: la cittadinanza trentina presente alla conferenza di giovedì scorso “La rivoluzione dell’Acqua”, ha scelto questa data per autoconvocarsi ad un’assemblea in difesa dell’acqua pubblica.

E’ uno dei risultati più belli ed eclatanti della tre giorni sull’acqua, indetta dalle associazioni trentine Yaku, Ya Basta e Filorosso, che per sensibilizzare e stimolare una discussione sulle tematiche dell’acqua – la cui gestione è stata recentemente privatizzata dal governo italiano – hanno organizzato concerti, mostre fotografiche, spettacoli teatrali dal 9 all’11 dicembre scorsi in vari luoghi della città. Dallo spettacolo h2oro che ha coinvolto anche le scuole, al documentario Terre d’acqua sull’Uruguay, alla mostra fotografica di Lorenzo Scaldaferro, l’acqua a Trento ha preso la parola.
Bilancio molto positivo: sia il Teatro San Marco che il Centro Formazione alla Solidarietà, che la Facoltà di Sociologia, dove erano dislocati gli appuntamenti, hanno registrato ottime affluenze e forte interessamento da parte dei partecipanti.

In particolare, è stata davvero felice la commistione fra i protagonisti della guerra dell’acqua di Cochabamba – il sindacalista boliviano Oscar Olivera e la docente ed attivista messicana Raquel Gutierrez – ed il folto pubblico giunto anche da fuori regione, per la serata organizzata da Yaku “La Rivoluzione dell’Acqua”, il 10 dicembre.
Con Alex Zanotelli, che in un accorato discorso più volte chiedeva se fosse follia quella che stiamo vivendo – l’acqua nelle mani di pochi – con Michele Nardelli, del Forum trentino per la Pace, che ha letto la proposta di mozione provinciale contro la privatizzazione dell’acqua, e con il filosofo e politologo irlandese John Holloway, che ha commosso la platea parlando della oscurità che il mondo vive, braccato dalle tenaglie del sistema capitalista, i relatori sono riusciti ad uscire dagli schemi di una conferenza, ed intavolare un dialogo con le centinaia di persone presenti.

Che era proprio quello che si voleva accadesse: dell’esperienza della Guerra dell’Acqua di Cochabamba, di cui ricorrono adesso i dieci anni, durante la serata si è più volte sottolineato come il conflitto di strada che ha visto popolazione affrontare a mani nude un esercito armato al grido de “l’acqua è nostra”, fosse stato solo uno degli aspetti che hanno fatto della lotta boliviana un evento storico spartiacque. E’ il laboratorio politico che attorno all’acqua ha saputo crescere e sviluppare nuovi modi di gestione partecipata dei beni comuni, che si è eviscerato: “La gente ha recuperato la parola e perso la paura”, spiegava Oscar Olivera, che per il suo impegno è stato insignito anche del Premio Goldman. “Si è riprodotto un noi collettivo, per cui ad un problema comune, si è cominciato a cercare comuni soluzioni. Parlando, discutendo, riprendendo nelle proprie mani la responsabilità della propria vita e del proprio ambiente”, diceva la sociologa Raquel Gutierrez.

Al momento del dibattito la gente ha intavolato una vivace discussione, riportando le proprie esperienze – molti i consiglieri comunali e circoscrizionali che di sono già esposti in Trentino contro l’acqua privata – ma anche il desiderio di un confronto senza tanti intermediari. “Sceglietela adesso, una data per incontrarvi”, incalzava Raquel “Non aspettate sempre che sia qualcuno a sceglierla per voi”. Detto fatto: il 22 dicembre. Chi dice per una fiaccolata, chi per discutere, chi per marciare. Vediamo cosa succederà. Ma ciò che è successo giovedì scorso è un segnale preciso: l’acqua, ancora una volta, rappresenta quel limite – morale, etico, politico – che con la messa a gara dei servizi di gestione idrica, per molti è stato superato, facendo scaturire una sana e creativa indignazione. E dall’altra, che la dicotomia pubblico – privato, che ha permesso a questo governo di avvallare la teoria per cui “il pubblico ha fallito, il privato risanerà”, va superata con la elaborazione di un modello nuovo, partecipato, socializzato, che ci veda tutti protagonisti del nostro futuro.

http://www.yaku.eu/primapagina_articolo.asp?id=1281

21.12.09

Le registrazioni video de “La rivoluzione dell’acqua – La Bolivia che ha cambiato il mondo”

Dal blog dell'Associazione TrentoAttiva

Come vi avevamo anticipato la scorsa settimana, crediamo di farvi cosa gradita a pubblicare la registrazione video della serata organizzata dall’associazione Yaku e che ha visto come relatori Raquel Gutierrez (scrittrice e attivista messicana), Oscar Olivera (sindacalista boliviano, premio Goldman 2001), John Holloway (giurista, filosofo e sociologo irlandese, movimento zapatista messicano), Alex Zanotelli (premio nazionale “Cultura della pace” 2004).



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