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22.5.10

Merende genuine clandestine

Sabato 24 aprile, 22 maggio e 12 giugno al Cs Bruno organizzate dal Gruppo d'Acquisto Popolare.

Tanta strada è stata fatta dal lontano novembre 2008 in cui nasceva il Gruppo d'Acquisto Popolare all'interno del Centro Sociale Bruno. Per andare avanti abbiamo bisogno di conoscerci meglio, scambiarci impressioni e idee nate tra un acquisto di formaggi caprini e uno di mirtilli da Gaggio...


Quale più gradevole occasione se non quella di incontrarci al Bruno davanti a delle mitiche merende con prodotti genuini e clandestini?

Genuini perchè nascono dall'unione della passione dei contadini con la ricchezza della terra di montagna che ci circonda.
Clandestini perchè il contatto tra produttori e consumatori spaventa le grosse industrie.


-- SABATO 24 APRILE h.15.30

Fortaie (alias crepes) di uova felici e latte crudo alla spina accompagnate da marmellate di bosco Montebello (Alce Nero Cooperativa, Isola del Piano – PU) .

Sciroppo di ribes Azienda Mirtilla (Gaggio-TN)

...e per i più grandi..assaggi di vini biodinamici Cantina Pisoni (Pergolese-TN)


-- SABATO 22 MAGGIO h.15.30

Fiordalisi, calendule, timo ed erba cipollina: i tomini colorati di Marta (allevamento caprino – Dro TN)...e poi ricotte, caciotte e marmotte.

Durante la merenda assaggeremo i tomini colorati, le ricotte, caciotte, i gelati e quant'altro prodotti da Marta, allevatrice biologica di capre presso Dro (TN), che sarà presente per raccontare la storia della sua attività e per rispondere a tutte le curiosità.

Sciroppo di lamponi Azienda Mirtilla (Gaggio-TN)

...e per i più grandi..assaggi di vini biodinamici di Silvano (Pressano-TN)


-- SABATO 12 GIUGNO h.15.30

Estate in insalata fresca di farro Montebello (Alce Nero Cooperativa, Isola del Piano – PU) con sorprendenti verdure ortaggi di stagione

Speack e lucaniche dell'azienda Dallapiazza (Garniga-TN)

Sciroppo di mirtilli Azienda Mirtilla (Gaggio-TN)

...eper i più grandi..assaggi di vini biodinamici Cantina Vilar Consorzio I Dolomitici (Villa Lagarina-TN)


E per tutti i marmocchi gelato artigianale allo yogurt e ricotta assicurato!

Vi aspettiamo!

Gradita (e non poco) prenotazione al 347 0554454 o milotamanini@gmail.com

17.4.09

La difesa dei beni comuni contro la crisi globale

Si tiene in provincia di Treviso, dal 18 al 20 aprile 2009 il summit del G8 dei Ministri dell’agricoltura.
In contrapposizione al vertice, l’appuntamento del Festival-incontro “Questa terra è la nostra terra” promosso da un ricco cartello di associazioni di base espressione delle tante esperienze per la sovranità alimentare, contro gli OGM, per la qualità dell’ambiente e del cibo, per la difesa, l’uso sostenibile e la democrazia delle risorse naturali, può rappresentare l’occasione per far pesare teorie e pratiche improntate ad un rapporto diverso con la terra, l’ambiente e le risorse.
La questione agricola è un nodo fondamentale delle politiche ambientali, sociali ed economiche di questo pianeta, tanto più oggi a fronte della crisi profonda del sistema globale. Una questione cardine perché tocca la sostenibilità e l’uso delle risorse vitali per l’esistenza, perché riguarda i conflitti militari che attorno al controllo delle risorse si generano – pensiamo all’acqua e alle fonti energetiche – perché riguarda ciò che mangiamo e la possibilità o meno di costruire attraverso la sovranità alimentare, le tecniche di produzione e il sistema di consumo consapevole, un diverso sistema di vita, di relazioni, di produzioni, consumi e sviluppo.
Il nodo della ricerca applicata alle produzioni agricole è, in questo contesto, fondamentale. Qui, rispetto alla critica alle finalità e agli obiettivi della ricerca ufficiale e nella costruzione di obiettivi e finalità completamente ribaltati rispetto all’attuale sistema della ricerca, si gioca, ad esempio, molta parte della battaglia contro gli OGM e la loro diffusione, l’alternativa alla produzione chimica delle sementi, dei mangimi, dei pesticidi, il no ai sistemi intensivi di sfruttamento dei suoli e degli allevamenti. Spostare l’asse della ricerca verso le tecniche naturali, la salvaguardia delle specie vegetali autoctone e il loro ripopolamento, la valorizzazione dei suoli, preservandone la ricchezza e la rigenerazione ciclica ecc. diventa un obiettivo fondamentale per poter immettere cambiamenti sistemici sostanziali. Per dare contenuto e sostanza alle rivendicazioni di sovranità alimentare, di democrazie delle risorse naturali, di consumo critico e consapevole.
La crisi globale non lascerà nulla come prima ma proprio questa certezza può dare forza ad un cambiamento profondo del sistema stesso, partendo da questi nodi legati alla terra, alla produzione agricola, alle risorse naturali, ad un diverso rapporto, un tempo si diceva sostenibile, con terra, ambiente e risorse.
Nella società civile, sia nel nord che nel sud del mondo, pur con modalità e caratteristiche diverse, si sono sviluppare molte esperienze che vanno in questo senso e che tra loro possono dialettizzarsi, fare massa critica, per dimostrare che “un altro mondo è possibile”. Lo sviluppo dei GAS, la creazione di cicli corti di produzione e vendita, la riconversione di molte aziende agricole e di allevamento/trasformazione verso tecniche più naturali, biologiche e non, la nascita di reti solidali ed etiche di produzione e vendita, esperienze in piccola scala di trasformazione energetica dei prodotti vegetali, il diffondersi del circuito di slow food e la sempre maggiore valorizzazione dei prodotti tipici, l’attenzione sempre più forte rivolta non solo dai singoli produttori agricoli ma, anche, dalle organizzazioni di categoria verso queste realtà e opportunità, sono il corpo su cui può far leva la critica nei nostri territori al sistema globalizzato di sfruttamento dei suoli e delle risorse, quello che guarda al rilancio agricolo come semplice volano di ripresa di un sistema, oggi in profonda crisi, senza criticarne gli assunti.
La stessa faccia di questa critica sono le esperienze “campesine” nel sud del mondo, le produzioni che arrivano a noi attraverso il circuito del commercio equosolidale, le esperienze frutto del microcredito e della solidarietà internazionale, i tanti conflitti locali per la difesa delle risorse naturali.
Questo insieme di esperienze possono/devono trovare proprio in appuntamenti come questo del Festival-Incontro “Questa terra è la nostra terra”, di critica dal basso ai vertici internazionali e, allo stesso tempo, di confronto tra realtà operanti nei territori, obiettivi comuni, luoghi e strumenti per far pesare la ricchezza diffusa insita in queste, tante, esperienze. Per incidere contro le scelte devastanti di sfruttamento delle risorse, di piegamento della natura alla logiche del profitto e del mercato e per contrapporre proposte concrete, realtà operanti di segno diametralmente opposto. L’occasione del contro vertice di Treviso può essere una tappa importante di questo percorso. Anche un’occasione per un confronto tra chi, pur operando in un orizzonte comune, poco ha sinora comunicato insieme.
Un’occasione per partire da noi, adesso, da questo territorio, il Veneto con una critica serrata alle politiche agricole, alle mistificazioni messe in campo in questo ultimo periodo, ad esempio, dal nuovo Ministro dell’agricoltura, che si richiama al ciclo corto di produzione e vendita, alla risoluzione della questione quote latte, all’attenzione al rapporto produzione agricola e territorio ma che, nel concreto, agisce favorendo lobby, solidificando clientele (in particolare elettorali come nel recente caso del decreto quote latte), senza uno straccio di azione concreta – anzi in molti casi contrastando – in favore di una diversa economia agricola e zootecnica.
Un comportamento mistificatore e ambiguo che trova piena realizzazione anche nella scelta nucleare sposata dal Governo Berlusconi e subito ripresa e rilanciata dal Presidente del Veneto Galan con la disponibilità di questa regione per siti deputati alla nascita di centrali nucleari. Scelta che inciderà complessivamente sul futuro del nostro Paese così come nelle politiche agricole, nel rapporto tra territorio e beni comuni, risorse naturali e produzione alimentare così come segnerà in negativo la dipendenza dei territori ad una economia dettata dalla produzione nucleare. E che, quindi, rappresenta per quanti si accingono a partecipare all’appuntamento del contro vertice un ulteriore nodo fondamentale da sciogliere, una scelta netta di contrasto a questa ipotesi che si affianca a quanto sinora detto.
La scelta nucleare nel nostro Paese, dove 20 milioni di cittadini nel 1987 votarono per chiudere le centrali e uscire dalla dipendenza da questa fonte di energia, viene oggi spacciata come la risposta migliore al global warming e, allo stesso tempo, alla dipendenza energetica da fonti non presenti nel nostro territorio. Per ottenere questo obiettivo il Governo pensa ad un piano di nuove centrali nucleari di terza generazione – di fatto con la stessa vecchia tecnologia di quelle alle quali il nostro Paese disse no alla fine degli anni ’80, con gli stessi problemi di efficienza e gli stessi rischi sulla sicurezza – che si continuano a costruire (sempre meno e sempre in meno Paesi) solo in alcuni stati europei anche oggi.
Tutto questo nonostante i dati delle agenzie internazionali indichino come costosa, rischiosa e inadeguata la scelta nucleare come risposta energetica del prossimo futuro; nonostante sia chiara la tendenza, sia negli Stati Uniti come in Europa, verso altre fonti energetiche, in particolare quelle da energia rinnovabile, solare ed eolica in primo luogo. L’AIEA, Agenzia internazionale per l’energia atomica, partendo dalla constatazione degli ingenti costi e della scarsa competitività dell’energia nucleare rispetto alle altre fonti energetiche, ne prevede una riduzione del peso nella produzione elettrica dei prossimi anni a livello mondiale, al punto di indicare nel rapporto pubblicato nel 2007 un calo nei prossimi decenni dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030. Declino dovuto ai costi eccessivi: negli Stati Uniti dove i produttori di energia elettrica sono privati, infatti, non si costruisce una centrale nucleare dalla fine degli anni ’70 e dove la gara per nuove centrali, indetta dall’ex presidente Bush, è andata deserta fino a quando l’amministrazione non ha introdotto, come per la produzione eolica, un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro a chilowattora.
Nell’Unione Europea la situazione è analoga, con una tendenza all’uscita dal nucleare, salvo alcune situazione, come ad esempio la Finlandia, che presentano però problemi simili a quelli verificatisi negli Stati Uniti: un ritardo di 2 anni nella costruzione della centrale voluta dal governo finlandese con extracosti per 1,5 miliardi di euro e con la Siemens, fornitrice della tecnologia, che nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. Anche dal punto di vista capitalistico, quindi, a fronte del procedere della liberalizzazione del mercato energetico, proprio questa scelta pesa in negativo sulla decantata rinascita del nucleare.
In pratica il basso costo del kWt da nucleare verrebbe garantito esclusivamente dall’intervento dello Stato e dal considerare – con scelta politica – “esterni” i costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e lo smantellamento delle centrali. A fronte di queste problematiche l’Italia per rilanciare il nucleare come pezzo consistente della produzione energetica nazionale dovrebbe costruire da zero tutta la filiera con investimenti altissimi: 10 centrali nucleari almeno per un totale di 10 – 15.000 MW di potenza installata e tra i 30 e 50 miliardi di euro di investimenti, per lo più pubblici, e poi impianti di produzione del combustibile, del deposito per lo smantellamento delle scorie. Il tutto, ottimisticamente, in funzione solo nel 2020.
Senza contare che il problema delle scorie rimane uno dei nodi irrisolti, pericolosi per l’ambiente e le popolazioni: le circa 250.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte sino ad oggi nel mondo sono ancora in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo. L’Italia conta secondo l’inventario dell’APAT circa 25.000 mila mc di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile irraggiato – pari al 99% della radioattività presente nel nostro territorio – a cui vanno sommati circa 1500 m3 di rifiuti prodotti annualmente dal ricerca, medicina e industria e circa 80-90.000 m3 di rifiuti derivanti dallo smantellamento delle 4 centrali e degli impianti del ciclo del combustibile: una montagna di rifiuti che, sempre il Governo Berlusconi, cercò di stoccare a Scanzano in Basilicata, stoppato dalla mobilitazione popolare. Così come un problema rimane l’approvvigionamento di uranio i cui costi di estrazione sono altissimi per una disponibilità prevista solo per altri 40-50 anni.
Pur dovendo partire, quindi, da zero, con investimenti mastodontici in un contesto di crisi finanziaria ed economica di proporzioni sinora mai viste nel nuovo sistema della globalizzazione, il nostro Governo, di concerto con i due monopolisti nazionali, Enel e Edison, ben disposti al “gioco” con i soldi pubblici, vuole imporre questa scelta anche attraverso provvedimenti da legislazione speciale, simili per filosofia decisionista al varo della Legge Obiettivo. Quella di uno scenario nucleare affidato e voluto dai grandi gruppi elettrici per incamerare altri profitti a rischio di investimento ridotto ma capace anche di fermare un modello alternativo di generazione distribuita più efficiente e incentrata sulle rinnovabili, con la nascita di centinaia di nuove piccole e medie aziende. Una “rivoluzione dal basso” potremmo dire che, in Germania e Spagna, che da tempo hanno imboccato questa strada a discapito del nucleare, ha prodotto anche centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ma che lede interessi e sistemi di potere e controllo. Il ritardo rispetto agli obblighi presi a Kyoto nel 1997 e nei successivi vertici ambientali non può essere certo colmato da questa opzione che è, invece, tutta interna alla riproposizione di un modello di controllo e di profitto del sistema oggi in crisi globale finanziaria ed economica.
La battaglia per la difesa delle risorse naturali, dei beni comuni, per un modello diverso di produzione e consumo alimentare ma, anche, di relazioni e legami sociali tra comunità che rappresenta la critica concreta e praticabile al modello di politiche agricole della globalizzazione neoliberista sino ad oggi dominante, si lega necessariamente, quindi, con la battaglia contro il nucleare e quel modello di produzione energetica improntato sui monopoli sulle fonti energetiche fossili (petrolio e gas) e di produzione, costituito da grandi impianti energivori, grandi reti di distribuzione, mistificazione sulle fonti rinnovabili come il ciclo dell’incenerimento e produzione di calore ed energia dai rifiuti o quello, recente, della produzione di energia da impianti su grandi dimensioni e grandi scale di rifornimento da biomasse vegetali.
Per rivolgersi, in alternativa a questa prospettiva, alle fonti rinnovabili da energia pulita, con reti diffuse e distribuite sul territorio, promuovendo esperienze sostenibili di recupero e riuso dei materiali con rendimenti anche energetici: un contesto che rappresenta sia una opzione di mercato a cui si rivolgono gli esecutivi nazionali più attenti ma, soprattutto, le comunità locali, le esperienze e reti di base ed altro ancora che rappresentano la ricchezza per uno scardinamento possibile dell’attuale modello a favore di un nuovo sistema di relazioni, di economia e di sviluppo.
Nell’appuntamento del Festival-Incontro “Questa terra è la nostra terra” proviamo a discutere di queste possibilità, di come metterle in relazione, di come dare forza alla ricchezza potenziale di queste esperienze.
Ma anche come costruire un movimento di opposizione alla scelta nucleare e alle politiche di sfruttamento delle risorse naturali, di impoverimento dei suoli, di industrializzazione dei gusti e degli alimenti. Azioni concrete, iniziative forti, attraverso anche campagne di opinione, consultazioni e referendum, ad esempio, dove necessario.

Vedi anche:
Lo speciale sul Festival/Incontro "Questa terra è la nostra terra"

Link
questaterralanostraterra.blogspot.com

12.4.09

Programma del Festival "Questa terra è la nostra terra"

Montebelluna (Tv) - Festival "Questa terra è la nostra terra" dal 15 al 19 aprile

[ Vai al blog del festival Questa Terra è la nostra Terra ]

- Mercoledì 15 aprile, Montebelluna (TV) - PalaMazzalovo
Ore 21.00
“Par Vardar” Recital di Marco Paolini
Ingresso 12 euro

- Giovedì 16 aprile, Treviso - Piazzetta Indipendenza
Contro l’arroganza delle transnazionali
Ore 18.30
Mauro Millan dalla Patagonia racconta "l’invasione" di Benetton
Saranno presenti:
Oscar Olivera – Bolivia, Subramaniam Kannaiyan – India, Francinaldo Correia - Brasile

- Venerdì 17 aprile, Montebelluna (TV) - Quilombo - Area Sansovino - PalaMazzalovo
Il futuro appartiene a noi, Giornata Mondiale di via Campesina

Ore 19.00
Aperitivo e stand locali

Ore 21.00
Crisi climatica, crisi energetica, crisi economica.
Quali alternative per un diverso modello di sviluppo
Ne discutiamo con:
Oscar Olivera, Portavoce della Coordinadora de defensa del Agua y la Vida - Cochabamba (Bolivia)
Giuseppe Caccia, Uninomade Nord Est
Paolo Cacciari, Giornalista di Carta
Guido Viale, Scrittore ed economista ambientale
Alberto Zoratti, Cooperativa Fair di Genova

- Sabato 18 aprile, Montebelluna (TV) - Quilombo - Area Sansovino - PalaMazzalovo
Questa terra è la nostra terra

Dalle ore 15.00
Mercato – Mostra – Esposizione
Produttori locali, biologici, associazioni, comitati

Ore 16.00
Crisi alimentare, crisi ambientale. I movimenti in resistenza per la difesa della terra e dei beni comuni Vilma Mazza - Associazione Ya Basta e un’esponente di Rete Radiè Resch ne discutono con:
Mauro Millan – Patagonia, Portavoce Popolo Mapuche
Subramaniam Kannaiyan – India, Associazione dei contadini del Tamil Nadu
Francinaldo Correia - Brasile, Movimento Sem Terra

Ore 20.00
Proiezione del Video “La Degna Rabbia”
Immagini, interviste realizzate in Messico e Chiapas al Primo Festival Mondiale della Rabbia Degna promosso dagli zapatisti in dic/gen ’09

Ore 21.30
Tolo Marton in Concerto

- Domenica 19 aprile, Montebelluna (TV) - Quilombo - Area Sansovino - PalaMazzalovo
I nostri territori: un bene comune

Dalle ore 10.00
Mercato – Mostra – Esposizione
Produttori locali, biologici, associazioni, comitati

Ore 10.00
Nell’epoca della crisi globale.
Gli scenari del mondo agricolo. Quale futuro per produttori e consumatori.

Incontro con:
Roberto Pinton, Assobio
Emanuela Ussia, Presidente Aiab Veneto
Denis Susanna, Presidente provinciale Cia
Modera Cristiano Gasparetto - Italia Nostra
Sono state invitate le associazioni di categoria

Ore 12.00
OGM: una minaccia per la salute e le tradizioni agroalimentari. Alternative biologiche e locali per lo sviluppo rurale.
Coordina Federico Fazzuoli
Con Giuseppe Altieri, Giuseppe Nacci, Enrico Lucconi, Pietro Perrino
Testimonianze internazionali

Ore 16.00
Riflessioni sul nucleare: una minaccia da sventare
Con Gianni Tamino e Gianfranco Bettin
A seguire
Assemblea – incontro dei comitati, reti, associazioni ambientali e in difesa dei beni comuni del Nord Est

Ore 21.00
Spettacolo Reading teatrale con Mirko Artuso

7.4.09

Crisi, contro l'emergenza a tutto GAS

di Carmela Giudice, da Ansa.it del 5.04.09

Per difendersi dalla crisi, molti consumatori si rifugiano nei gas (gruppi di acquisto solidale), un fenomeno nato, in Italia, negli anni Novanta, che negli ultimi sei mesi ha però avuto un fortissimo incremento. "Da settembre la crescita è stata esponenziale - spiega Alessia Schiaffini di Gastelli, il gruppo dei Castelli Romani -. Sempre più persone si accostano ai gas perché il potere d'acquisto è diminuito: si cerca una forma di economia diversa".
Ad oggi sono oltre 550 i gas in Italia, secondo il sito www.retegas.org; molti però non sono registrati, per cui si stima che il numero effettivo sia circa il doppio. Ad ogni gruppo d'acquisto partecipano in media 25 famiglie: sono quindi circa centomila le persone coinvolte per una spesa di 2.000 euro l'anno a famiglia. Ogni componente del gruppo è responsabile di un prodotto. "Io mi occupo dell'acquisto della carne - racconta Loredana Bucciarelli (Gastelli) -. Ricevo gli ordini via mail, li trasmetto al nostro produttore locale, il giorno della riunione mensile prendo la merce e la consegno agli altri".
I risparmi maggiori si registrano sui prodotti alimentari: frutta, verdura, legumi e cereali, sui quali si possono ottenere sconti tra il 20 e il 50% rispetto al prezzo di mercato, con la certezza di avere un prodotto di qualità. "Di recente abbiamo anche un produttore di abbigliamento - spiega Riccardo Biagi (Gastelli) -. E' di Varese, ci fa uno sconto del 35% rispetto a quanto pagheremmo in negozi o supermercati". L'ultima tendenza dei gas è l'acquisto di energia: i gruppi comprano collettivamente pannelli fotovoltaici o ottengono contratti particolarmente vantaggiosi dai gestori di energia elettrica. "I consumatori hanno capito che devono avere un ruolo più attivo - dice Alessia Schiaffini -. Questo richiede un maggior impegno personale, rispetto a quello che serve per buttare merce nel carrello di un supermarket, ma consente di risparmiare soldi e, soprattutto, di supportare un'economia alternativa".
I gas sono infatti nati con l'obiettivo di comprare cibo più naturale, biologico, direttamente dal produttore, senza intermediari. I gruppi d'acquisto si rivolgono ad artigiani e commercianti locali, riuscendo in questo modo a sostenere le piccole imprese del territorio e, nello stesso tempo, impegnandosi a far diminuire gli spostamenti delle merci, con un consequenziale minor impatto sull'ambiente. Ma i "gasisti", come loro stessi si definiscono, non si fermano alla spesa.
Molto spesso scelgono anche di farsi pane, pasta, yogurt, detersivi e saponi da soli a casa, ottenendo un ulteriore risparmio e riducendo ancora di più l'inquinamento.

5.4.09

Festival-incontro " Questa Terra è la nostra Terra!"

Officina Ambiente aderisce al festival-incontro "Questa Terra è la nostra Terra!", il contro G8 sull'agricoltura di Treviso

Dal 18 al 20 aprile 2009 si terrà in provincia di Treviso il summit del G8 dei ministri dell’Agricoltura in cui verranno definite le politiche mondiali in tema di agricoltura.
Crediamo che questa sia un’occasione importante per dare voce alle esperienze di tutt* coloro che, nel nostro territorio e nel mondo, lottano per la sovranità alimentare, contro gli OGM, per la qualità dell’ambiente e del cibo, per la difesa, l’uso sostenibile e la democrazia delle risorse naturali, in una parola, per la nostra terra.
Viviamo oggi la crisi profonda di un sistema globale, basato su sfruttamento, distruzione ambientale, saccheggio delle risorse, povertà, che ha dimostrato i suoi profondi limiti ed è per questo che pensiamo ci sia la necessità di intraprendere un nuovo cammino che ritrovi, nel rapporto con la terra e con l’ambiente, il senso di un’umanità degna.
Per questo proponiamo a tutte le realtà della società civile, agli agricoltori, ai comitati per l’ambiente, ai gruppi d’acquisto solidale, di dare vita al Festival-Incontro "Questa terra è la nostra terra" come momento di discussione, confronto e mobilitazione in Provincia di Treviso nei giorni di aprile del G8.Un occasione per valorizzare in comune i legami con la terra, la civiltà contadina, la produzione agroalimentare tipica, libera dagli OGM, le mobilitazioni contro la devastazione ambientale, le alternative energetiche e la creatività dei nostri territori.Un momento di narrazione collettiva di un diverso rapporto con la terra, con l’ambiente e con le risorse.
A Trento, martedì 14 aprile, si terrà un appuntamento di avvicinamento al Festival organizzato dall'Associazione Ya Basta in collaborazione con l'Associazione Yaku: ospite dell'incontro sarà Oscar Olivera del Coordinamento in difesa dell'acqua e della vita di Cochabamba, Bolivia.
[ vedi il programma della serata ]


Vai al sito del festival "Questa Terra è la nostra Terra"

26.3.09

«La Credenza» degli acquisti bio e solidali

Il fenomeno tutto italiano dei gruppi d’acquisto solidale, ossia di persone che comprano insieme alimenti biologici direttamente dai produttori, sta crescendo anche in Trentino con La Credenza, un’associazione nata nel 1999 dall’incontro di alcune famiglie del perginese, e che oggi conta quasi quattrocento associati in tutta la Provincia. Questa realtà in crescita, nasce anche da scelte etiche, per favorire i piccoli produttori che garantiscono le biodiversità dell’ambiente, e quindi un’agricoltura alternativa a quella invasiva delle grosse aziende agroindustrali.
Promuovere un nuovo modo di fare acquisti attento e consapevole, è la missione della Credenza, gruppo di acquisto perginese con una portata provinciale, che compra prodotti biologici e promuove il rispetto dell’ambiente e della salute con una serie di iniziative. Domenica scorsa, ad esempio, Marco Adami, a nome della Credenza, ha partecipato al dibattito promosso al Centro sociale Bruno da Officina Ambiente a sostegno del comitato Diritto alla salute della Valle di Non, che ha denunciato l’abuso di pesticidi legati alla monocoltura intensiva delle mele.
Adami ha parlato del rischio del veleno nell’ambiente anche in Valsugana e Val dei Mocheni con la coltivazione ormai su scala industriale dei piccoli frutti. «Occorre essere sempre più consapevoli che l’acquisto di un prodotto anziché di un altro, causa delle scelte che incidono sull’ambiente e sulla salute delle persone - spiega Giorgio Perini, presidente della Credenza - noi abbiamo scelto una ventina di piccoli produttori biologici trentini, che fanno fatica a resistere per la concorrenza con le grosse aziende. In questo modo sosteniamo un sistema produttivo che attraverso la coltivazione biologica riduce l’impatto ecologico, e nello stesso tempo, ricostruiamo i rapporti tra produttori e utilizzatori, li chiamiamo così anziché consumatori, termine questo che dà l’idea di un atteggiamento volto a sfruttare le risorse».
La vostra è quindi una scelta etica? «Assolutamente sì: contro le multinazionali che hanno come unica finalità il profitto vogliamo tornare a controllare il sistema produttivo con un rapporto diretto con le singole aziende. E stiamo sempre più incidendo sulla realtà produttiva degli agricoltori perché con i nostri soci ormai possiamo garantire un mercato sicuro e per soddisfare le nostre esigenze molti sono incoraggiati a passare dalla coltivazione convenzionale a quella biologica certificata».
Qual è il vostro socio tipo? «Come età spazia dai venti agli ottanta anni, mentre ciò che accomuna un po’ tutti è un’elevata sensibilità verso l’ambiente e le persone, unita alla voglia di essere protagonisti attivi delle proprie scelte, senza subire passivamente quelle imposte da altri».

22.3.09

Dibattito sull'agricoltura e cena a sostegno della salute in Val di Non

Domenica 22 marzo ore 16.00
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1 – Trento


Dibattito
Pericolo agroindustria:
le alternative dell’Altra Agricoltura al tempo della crisi


Interverranno:

Coordina Walter Nicoletti, giornalista ed esperto di agricoltura
- Virgilio Rossi, comitato diritto alla salute della Val di Non
- Roberto Cappelletti, Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai
- Alvaro Armanini, C.I.G.E. (Comitato Iniziative Giudicarie Esteriori)
- Orfeo Petri, Officina Ambiente

Sono invitati a intervenire vari comitati locali

Una riflessione comune nei giorni della crisi globale che il sistema neoliberista sta attraversando. Una crisi nuova, ampiamente annunciata, ma che per caratteristiche proprie è al tempo stesso imprevedibile e che pone delle necessità di cambiamento e di trasformazione sociale in tutti i campi.
Una crisi che non risparmia l’agricoltura e il suo vecchio modo di essere concepita: un’agroindustria nociva al territorio, disattenta alla qualità del cibo, maggiormente attenta alla quantità che alla qualità e alla diversità; l’opposto di quella che in questo dibattito vogliamo raccontare e promuovere.
L’Altra Agricoltura trentina, quella sana, quella pulita, quella che porta la ricchezza dei suoi prodotti genuini e sani in città, quella che lascia sicure e felici le nostre valli.
Quell’Altra Agricoltura che non distrugge il territorio, che non vive di marchi sul quale fare solamente marketing.
Quell’Altra Agricoltura che crede ancora che il luogo in cui viviamo, il Trentino, la Terra stessa, deve essere conservato e protetto, e che non lascerà che sia rovinato per gli interessi di pochi agricoltori che si nascondono dietro un logo, sia esso Melinda, Trentino S.p.a, S.Orsola, piuttosto che Federazione delle Cooperative.
Un momento, inoltre, per condividere assieme le nuove lotte che i contadini di tutto il mondo stanno portando avanti al tempo della crisi della globalizzazione, una crisi che si traduce anche in crisi alimentare. Un momento per lanciare le iniziative contro il G8 Agricolo che si terranno dal 17 al 20 aprile a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso.

Per quello che il futuro ci riserverà, non possiamo permetterci di farci trovare impreparati.

Ore 19.30
Cena biologica, a cura di Officina Ambiente

Sostieni il diritto alla salute in Val di Non.
Il ricavato sarà destinato al comitato della Val di Non per finanziare le ricerche sulla nocività dei pesticidi.

Per prenotarsi: 3289173733 // officinambientetn@gmail.com

Info:
Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai
Comitato per il diritto alla salute Val di Non
C.I.G.E.

10.3.09

Presentazione del Gruppo d'Acquisto Popolare

Quello all'interno del Centro Sociale Bruno di Trento più che un Gruppo d'Acquisto Solidale (G.A.S.) è un Gruppo d'Acquisto Popolare (in sigla G.A.P.).
Questo, non per togliere il valore che dà la solidarietà, ma soprattutto per caratterizzare il gruppo inserendolo nel contesto della città in cui regnano la frenesia e la sbornia da supermercato. Il tentativo è quello di nutrirsi a prezzi popolari di prodotti sani che provengono dallo scambio lavoro-raccolto con la nostra terra di montagna.

Trovando triste il cambiamento che l'agricoltura trentina ha subito negli ultimi 50 anni, noi cerchiamo di sostenere chi ha resistito e di incentivare coloro che hanno il coraggio di cambiare anche se questo significa perdere la sicurezza economica che può dare un consorzio non sensibile alle tematiche ambientali.
I principi che guidano l'esperienza , in continuo mutamento, sono:
- rispetto ambientale: un agroecosistema che si avvicini a quello naturale, prodotti di stagione, con imballaggi contenuti e riciclabili;
- territorialità: filiere corte con attenzione anche agli spostamenti per le lavorazione e gli imballaggi, riscoperta del territorio, della natura e dei contadini/produttori;
- dignità del lavoro, inammissibili le forme di caporalato o di sfruttamento in generale. Il contadino deve avere esperienza e non seguire ciecamente un disciplinare con norme talvolta incomprensibili;
- sostanza e non marchi: non ci interessa l'immagine o il logo del prodotto, diamo importanza alle caratteristiche organolettiche e alla genuinità;

Questi principi possono venire raccolti nel concetto di indipendenza alimentare, cioè un'alimentazione slegata dall'industria e dalle energie non naturali come il petrolio.

Per ulteriori informazioni e avere la lista con i prodotti disponibili potete contattare il referente del GAS/GAP Milo Tamanini: milotamanini@gmail.com

7.2.09

Report di "Coltivare condividendo"

Una serata molto partecipata, intensa e propositiva quella che si è tenuta martedì 3 febbraio presso il centro giovani a Farra di Feltre.
Una cinquantina di persone giunta da diverse parti del bellunese, del feltrino, del primiero e perfino da Trento e Folgaria per proseguire quel cammino (iniziato circa 1 mese fa) di condivisione di conoscenze, saperi, pratiche... per dar vita a momenti di dialogo, proposta e confronto.
Molta la “carne al fuoco” (e mi scuseranno i vegetariani per questa frase) anche se sin da subito la discussione si è concentrata sulla situazione di Cesiomaggiore dove sta procedendo a ritmi serrati l’impianto di 20 ettari a meleto intensivo.
L’arrivo di questo tipo di “agricoltura industriale” marchiata “Val di Non” (un'agricoltura che richiede massicci trattamenti chimici e favorisce la monocultura) è l’antitesi della tipica agricoltura che in questi ultimi anni ha avuto un notevole sviluppo a Cesiomaggiore ma anche in molti altri comuni bellunesi.
Un'agricoltura caratterizzata da varietà autoctone, dal biologico, dal basso impatto ambientale, dalle autoproduzioni. Sin da subito si è deciso che una delle priorità è di diffondere conoscenza e soprattutto la consapevolezza che il bellunese non è una zona depressa che ha bisogno di essere “sviluppata” da questo devastante tipo di agricoltura industriale. Ma che è anche molto importante mantenere viva la rete di collegamento tra diverse realtà che ha costruito la risposta comune data al presidente della Coldiretti Trentina Calliari.
Una rete che partendo da Cesiomaggiore e passando per Fonzaso, la Valsugana e Trento giunge in Val di Non, ma che puo’ (anzi deve) estendersi anche oltre.
Si è pertanto deciso di continuare questa collaborazione sinergica sia per organizzare una serie di serate pubbliche che oltre a Cesiomaggiore toccheranno (grazie alla collaborazione di gruppi locali) anche Fonzaso, Lentiai, Trento, e sia per costruire dei documenti, dei dossier su come è attualmente la situazione nel feltrino e come è in Val di Non. I
Inviteremo anche studenti, ricercatori, esperti alla stesura di questi documenti-dossier, convinti che troveranno ampio spazio in network nazionali e internazionali che hanno già manifestato notevole interesse per la questione. A ciò non mancheremo di aggiungere anche altre voci che parleranno di alimentazione, di sostenibilità, di potenzialità del territorio e dell’agricoltura bellunese. Un coro fatto di tante conoscenze, saperi, esperienze di cui è ricchissimo questa vasto territorio alpino.
Ci si è soffermati a lungo anche sulla questione autoproduzione. Autoproduzione è condivisione di tecniche di coltivazione, di sementi (vero patrimonio spesso ignorato), di contatti e metodologie. Ma è anche il riuscire ad autoprodurre dossier, il fare (tutti assieme) vere e reali “valutazioni di impatto ambientale e sociale” di certi “ecomostri” che vengono (o vorrebbero essere) imposti al territorio che ci ospita e a noi tutti.
Sbugiardando tecnici, burocrati, funzionari che reputano non impattanti impianti di risalita che sfregiano paesaggi, parchi naturali e riserve integrali. Molto interessante il lavoro fatto da Officina Ambiente e dai comitati trentini sulla V.I.A. (valutazione d'impatto ambientale) in quella provincia che noi bellunesi pensiamo sia l’eden mentre è ben altro.
La serata ha palesato la volontà di molti di mettersi in gioco, di offrire le loro conoscenze, competenze, contatti per costruire tanti spazi di discussione, informazione, progettualità, capaci di toccare le tematiche più svariate ma inevitabilmente legate le une alle altre.
Un discutere e proporre a più “livelli”, per parlare di “fasol bonel de fondaso”, di “distretto del biologico”, di “V.I.A.”, di sovescio, di creazione di una rete di condivisione e commercializzazione di semi autoctoni, di orti scolastici, di pannelli solari, di aree industriali, di cave e di tanto altro ancora, il tutto senza avere la pretesa di avere la verità o la soluzione migliore in tasca, ma con l’umiltà di chi vuole conoscere a fondo e di offrire le sue conoscenze agli altri, convinti che non ci interessa vincere ma piuttosto convincere, che non ci interessa inseguire l’autoreferenzialità né porre (imporre) marchi, visioni o sigle ma crear sempre più legami tra conoscenze e sensibilità consentendo loro di esprimersi al meglio.
Nuovo appuntamento fra 15 giorni, stessa ora e stesso posto con già “quasi pronto” il programma delle serate di marzo e l’auspicio che sempre nuove voci, sensibilità, colori si aggiungano a questo cammino che solcando bellunese e trentino ci fa sentire parte dell’immensa, stupenda regione alpina.

Tiziano - Comitato Prà Gras Fonzaso
www.pragras.blogspot.com

3.2.09

Prodotti trentini contro la crisi?

di Milo Tamanini, Officina Ambiente

Consumate prodotti trentini contro la crisi, ci dice Lorenzo Dellai, proprio lui.

La filiera corta è effettivamente una cosa seria, a guadagnarci sarebbero sia i consumatori, ma sopratutto i contadini e gli allevatori. In più sono da considerare anche tutti i benefici per l'ambiente di cui si può dire tanto. Ma il punto non è questo.

Quelli che il Presidente chiama "prodotti trentini" sono proprio ciò che ci sta portando alla crisi.

Sono la "tipica" (?) mozzarella di Fiavè ed il latte che probabilmente diverrà un sottoprodotto del liquame. Prodotto trentino è quello di una cooperativa come Melinda che, come è stato dimostrato, fà arrivare i pesticidi direttamente nelle nostre case e nei parchi dove giocano i bambini. Lo sono anche le fragole di Sant'Orsola che arrivano nei sacchi col terreno direttamente dall'Olanda e col Trentino hanno poco a che vedere se non il solo contatto con l'aria. Per non parlare della fonte dell'acqua Pejo svenduta ad una multinazionale mostruosa qual'è la Nestlè.

Questi prodotti industriali hanno gli stessi standard che si possono trovare in qualunque altra industria del mondo.

Altra cosa è parlare in termini veri (o innovativi per Dellai?) di filiera corta, c'è lo splendido mercato contadino del sabato in Piazza Dante; e vera filiera corta è quella del latte crudo che è anche un vero motivo di orgoglio per le montagne trentine.

Per nostra fortuna, nonostante la crisi, ci sono spunti interessanti: poche settimane fa un comitato ragionava sui vecchi Caseifici turnari in chiave moderna, oppure possiamo apprezzare l'iniziativa del sindaco di Feltre che ha messo a disposizione terreni comunali per le auto-produzioni biologiche. A quando proposte serie da Dellai?

30.9.08

La filiera corta? A Isera c'è già

Ristoratori e agricoltori uniti, complice anche il Comune

Da quando i prezzi degli alimentari sono diventati un argomento per cui deprimersi, tutti offrono la stessa ricetta anti crisi: filiera corta. La si sbandiera come l'utopia del nuovo millennio, la si attua, qualche volta, con i mercatini dei produttori. Ma sono sempre iniziative che, pur interessando in modo evidente i consumatori, sanno di estemporaneo, di eccezionale. Ora ad Isera si cerca di rendere il concetto di filiera corta la regola. E i primi risultati fanno ben sperare. L'idea è nata da qualche albergatore Slow Food. E nella sua semplicità aveva del rivoluzionario: mettere allo stesso tavolo albergatori e agricoltori. In mezzo, un'amministrazione comunale che già in passato ha mostrato di esserci, su progetti innovativi. «Ci siamo confrontati - spiega Sergio Valentini - e ci siamo detti che non aveva senso raccogliere i prodotti in Vallagarina, spedirli al mercato di Padova dal quale risalivano a Trento e da lì arrivavano nei ristoranti. È una follia. Abbiamo numeri talmente limitati che si può senza difficoltà tornare ad un rapporto diretto». Si è cominciato con lo "schedare" le aziende agricole del comune: produzione, tipologia di lavoro, quantità di raccolto, standard qualitativi. E ad ogni albergatore sono state date le schede. Il resto, è ovvio, deve farlo il mercato: «Non possiamo imporre nulla a nessuno, ma qualche risultato già c'è - spiega Valentini - siamo in tre albergatori che già si riforniscono direttamente dai contadini della zona. Il che non ha portato grosse differenze di prezzi, ma ha cambiato completamente la possibilità di valutazione dei prodotti. Conosciamo i contadini, sappiamo come lavorano, sappiamo che rispettano l'ambiente e assicurano uno standard anche nel modo di produrre. E di questo possiamo quindi dar conto ai nostri clienti: se presento una carota, posso dire da dove viene». Ma se fin qui si è riusciti ad arrivare, ora due sono gli ulteriori obiettivi: innanzi tutto organizzare dei momenti all'interno dei locali, nei quali i contadini che vogliono presentano alla clientela i loro prodotti. E poi - ma soprattutto - l'obiettivo è quello di allargare il modello che sta nascendo ad Isera anche ad altri comuni: «Come Strada del Vino ora io mi prendo il compito di presentare il progetto ad altri territori - spiega Valentini - è ovvio però che non è un percorso facile. Già mettere assieme tutti gli operatori è cosa più complicata di quanto non si possa immaginare. Ma su questo terreno dobbiamo lavorare. Perché così si crea un sistema integrato».

L'Adige, 30.09.2008