15.9.08

Il contro-pieghevole sul progetto delle nuove caserme di Mattarello

Questo pieghevole è il frutto di un lavoro collettivo di ricerca e di studio del comitato di Mattarello che propone delle argomentazioni contro la costruzione delle nuove caserme militari che graveranno sul territorio di Mattarello. Ventisette ettari di terreno lasceranno il posto a una "cittadella" dove verranno concentrate tutte le strutture militari di Trento. A servizio dei militari saranno realizzate anche residenze e infrastrutture ricreative. Tutto a carico della Provincia Autonoma di Trento. In cambio lo Stato ci darà le aree delle caserme in via di dismissione...

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UNA DECISIONE CONDIVISA?

Siamo in una provincia dove l’autonomia dovrebbe essere a tutela della Terra contro la speculazione dall’alto. Dovrebbe significare contatto con la gente da coinvolgere nelle problematiche che la toccano. Dovrebbe garantire la programmazione politica, la condivisione con la popolazione, l’ascolto delle diverse istanze.
La comunità di Mattarello, per non dire quella dell’intero comune di Trento, non sono state coinvolte in questa scelta. Il Consiglio Circoscrizionale del sobborgo non ha mai espresso un parere sul valore sociale e culturale del progetto. Il Consiglio, dal canto suo, con le scarse informazioni ricevute, non ha coinvolto la popolazione in maniera proporzionale alla portata dell’opera. Solo dopo forti pressioni della popolazione sono state presentate sommariamente le immagini del progetto all’assemblea del marzo 2008 e il Presidente della Provincia ha confezionato, per gli abitanti di Mattarello, un pieghevole illustrato di propaganda. Sempre più spesso la politica locale scambia la promozione per partecipazione.
Il diritto del cittadino di conoscere tutti i dettagli di un opera pubblica e di vigilare così i propri amministratori è negato. Quei cittadini che hanno richiesto informazioni più dettagliate sul progetto hanno ricevuto solo un pieghevole.

IMPATTO ECONOMICO

La Giunta Provinciale di Trento, alla fine di accordi preparatori iniziati nel 2000 [1], il 7 febbraio 2002 autorizza il presidente Dellai alla sottoscrizione dell’intesa Governo-Provincia [2]. La firma di Dellai è apposta a Roma, in data 8 febbraio 2002 [3]. In questo accordo, la Provincia Autonoma di Trento si impegna a realizzare, contro la cessione da parte dello Stato di beni quantificati in 106 milioni di euro, strutture per 111 milioni di euro. Fra queste, per un importo di 64,5 milioni di euro, “infrastrutture necessarie alla difesa logistiche alloggiative e funzionali[4]: le nuove caserme in località S. Vincenzo di Mattarello.
Nel 2007 l’importo generale dell’opera “nuove caserme” arriva a 194,230 milioni di euro [5]: il costo in 5 anni è aumentato del 300%. Contando le spese non ancora preventivate come la bonifica delle aree dismesse (le 5 caserme in città), i costi effettivi del progetto si possono stimare con un aumento del 600% rispetto a quanto previsto inizialmente.
Facciamo notare come il valore dei beni ceduti in scambio dallo Stato, quantificato nel 2001 [6] in 106 milioni di euro, sia passato nella stima del 2002 a 239 milioni di euro [7] più che raddoppiando il costo dell’operazione per noi.
Puntando l’attenzione sugli alloggi per i soldati, sempre l’Accordo di programma quadro prevede la costruzione di “N. 8 + 3 palazzine alloggi collettivi[8] all’interno della cittadella militare. Inoltre, “qualora si rendesse necessario mettere a disposizione del Ministero della Difesa ulteriori unità abitative, fino alla concorrenza di 200 alloggi, la Provincia si impegna altresì ad individuare, sulla base di specifica convenzione con il Ministero della Difesa, nell’ambito del patrimonio pubblico esistente, idonee strutture[9].
Per questo nel 2004 sono state acquistate a Mattarello, dalla ditta Edilbeton, due intere palazzine, di 36 appartamenti, per un importo complessivo di 11.433.800 euro (costo medio del singolo alloggio 317.600 euro); 12 alloggi sono stati ceduti l’anno stesso alla Difesa [10] e, nel 2006, gli altri 24.[11]
Tutto questo elenco di cifre - si badi bene soldi pubblici, provinciali, nostri - vorremmo facesse riflettere sull’effettiva convenienza dell’operazione. In cambio cosa abbiamo ricevuto? Che ne sarà dei terreni liberati dalle caserme cittadine?
La ricaduta economica locale in termini di lavoro sarà limitatissima in quanto poche sono le nostre aziende in possesso dell’apposita certificazione per poter partecipare alle gare d’appalto bandite dal Ministero della Difesa.

Note:
1_ Verbale Consiglio Comunale di Trento: adunanza del 26.02.2008
2_ “Intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica italiana e la Provincia autonoma di Trento approvazione dell’Accordo di programma quadro n. 1 – Interventi per la razionalizzazione delle sedi e delle strutture statali e provinciali nella città di Trento” Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
3_ Delibera della Giunta Provinciale n.453 del 13.03.2006
4_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001 nella quale le cifre sono espresse in lire
5_ Delibera della Giunta Provinciale n. 674 del 30.03.2007
6_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001
7_ “238.801.743 euro” in “Intesa…” art. 4 comma 2, in Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
8_ Bando di gara per pubblico incanto, Ministero della Difesa, Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, pubblicato il 11.08.2004
9_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006
10_ Delibera della Giunta Provinciale n. 1901 del 20.08.2004
11_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006

IMPATTO SULLA COMUNITA'

Il progetto di una “cittadella militare” comporterà l’inserimento nel tessuto urbano di un corpo separato, una sorta di “ghetto”. Questa nuova comunità finirà per vivere a sé, come nelle basi USA, dove la gente trascorre anni in un paese senza nemmeno conoscerlo.
Nemmeno la scelta di realizzare all’interno dell’area militare impianti sportivi e spazi culturali può trasformare un luogo militare in uno civile. Inoltre, anche se usufruibili dalla cittadinanza, questi impianti sportivi-culturali rappresentano un ingente investimento di risorse ad uso privilegiato di una categoria che già gode di altre corsie preferenziali come alloggi e accesso a determinate carriere. Infine queste nuove strutture possono essere la premessa alla chiusura di quelle esistenti come ad esempio la piscina Fogazzaro .[12]
L’intervento porterà un aumento pari al 28% della popolazione di Mattarello senza che sia stata fatta la benché minima previsione di un congruo aumento delle infrastrutture sociali. Sono state spese molte parole sui luoghi ricreativi ma nemmeno una su scuole, asili e servizi sociali. Certo non è pensabile che tutto gravi sull’attuale dotazione della popolazione di Mattarello, che a malapena soddisfa le esigenze del sobborgo. Anche a fronte delle richieste di potenziamento dei servizi scolastici presentate dalla Circoscrizione [13], il Comune non ha previsto per questi ulteriori stanziamenti.
Il personale militare di stanza a Trento che ritornerà da missioni che avvengono in territori di guerra sarà, come frequentemente accade, portatore di veri e propri traumi emotivi, spesso causa di disagi psicologici e comportamentali, un carico sociale che verrà a concentrarsi su tutta Trento Sud.
Mattarello e Trento Sud diventeranno, in caso di conflitto, “obiettivo bellico” grazie alla creazione di un nodo militare ben definito, sicuramente individuabile e di rilevanza strategica, data la concentrazione di risorse militari in termini di uomini, mezzi e strumenti.
Il rischio di un conflitto non ci sembra così remoto ma se volessimo pur considerarlo inesistente allora a che scopo potenziare la dotazione militare di stanza a Trento?

Note:
12_ Cfr. Franco Gottardi, Destino segnato per la piscina Fogazzaro, in L’Adige del 26.08.2007, p. 21
13_ Circoscrizione 08 Mattarello, delibere n. 22 del 27/07/2004 e n. 31 del 29/07/2005

IMPATTO AMBIENTALE

Durante i lavori (quindi per almeno i 5 anni programmati) continuerà il consistente sollevamento di polveri, risultanti dal sostanzioso movimento di terra e dallo spostamento degli inerti con mezzi di trasporto pesanti, l’inquinamento atmosferico e quello acustico generato dai mezzi stessi.
Ancora più impattanti dal punto di vista ambientale ci sembrano le problematiche a lavori conclusi. La nuova regimazione delle acque sarà totalmente modificata per poter mettere in sicurezza una zona di naturale esondazione dell’Adige. Data la natura delicata degli edifici, si è ecceduto in prudenza volendo rendere la zona a prova di alluvione tramite l’innalzamento, con materiale di riporto, del livello del terreno. Ciò comporterà però che le zone immediatamente a Nord e a Sud della cittadella militare, diventeranno di fatto più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Se l’Adige non si potrà sfogare in campagna lo farà sull’abitato.
Dobbiamo pure considerare che il Trentino ha solo l’1% di territorio pianeggiante e l’utilizzo di 27 ettari di terreno agricolo primario per le nuove caserme ci sembra uno sperpero. La preoccupazione per la sottrazione di territorio utile per l’agricoltura è condivisa dall’Unione contadini [14] e dalla Coldiretti [15] provinciale.
Non dimentichiamo poi che i 43 ettari di terreni che verranno dismessi dai militari non sono soggetti a verifiche delle agenzie protezione ambiente, come un qualsiasi terreno civile, e che quindi non sappiamo quanto e cosa comporterà la loro bonifica. Certo è che sarà a intero carico della collettività.

Note:
14_ Cfr. Silvia Ceschini, Agricoltura minacciata dalla città, in L’Adige del 19.01.2003, p. 24
15_ Cfr. Trento, questa città che spreca la sua terra, in Trentino del 04.03.2005, p. 9

TRENTINO TERRITORIO DI PACE?

Ogni grande progetto richiede una valutazione che va al di là dell’impatto economico e ambientale, tanto più se si tratta di un’opera non civile ma militare a carico della nostra provincia.
Ci troviamo ad essere una delle poche province ad avere nel proprio bilancio un capitolo dedicato alle spese militari. La domanda che ci poniamo è quale sia la finalità ultima della destinazione di ingenti risorse finanziarie e di territorio.
Questa nuova struttura non può essere paragonata alle vecchie caserme perché sono cambiate le finalità del “sistema difesa” in Italia e il contesto internazionale in cui esso è inserito. Il nuovo modello di difesa, che si sta delineando dagli anni ’90, afferma esplicitamente l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali ovunque siano minacciati. In questo quadro si inserisce la professionalizzazione dell’esercito e l’investimento in costosi sistemi d’attacco. Le missioni internazionali, a cui anche l’Italia partecipa, sono spesso finalizzate al controllo di risorse e aree strategiche per l’economia dominante. Ammettendo che lo scopo sia la pacificazione di queste aree, dobbiamo interrogarci, di fronte a tanti esempi tragici noti, dall’Iraq all’Afghanistan, sulla loro efficacia.
La professionalizzazione dell’“arte bellica” ha fatto diminuire le vittime militari nei conflitti degli ultimi 100 anni, ma ha fatto aumentare le vittime civili.
Anche il personale militare di stanza a Trento è in parte impiegato in queste operazioni internazionali.
Il Trentino è impegnato nella promozione della cultura di pace anche attraverso iniziative istituzionali ed educative. Diamo merito a questo impegno, ma dove è la coerenza se allo stesso tempo sceglie di costruire opere che si inseriscono in un meccanismo di guerra?

Siamo ancora in tempo per il futuro della nostra Terra e contro la guerra.
Richiedi informazioni, pretendi la trasparenza, fai sentire la tua voce!
Solo se diventiamo protagonisti del nostro futuro possiamo impedire decisioni prese ignorando il bene comune.
Non è mai troppo tardi!

11.9.08

Cles: pesticidi in parchi pubblici e case

Comitato salute: analisi su dodici campioni. Nell’87% dei casi si trovano residui di agrofarmaci

Su 12 campioni raccolti in proprietà private e pubbliche, fatti analizzare in un laboratorio legalmente riconosciuto, 10 hanno confermato la presenza di residui di pesticidi. In tutte e 10 le località della valle di Non in cui questi campioni sono stati raccolti (in due il campione era doppio) si è verificata la presenza di residui. Tra l'altro i campioni sono stati raccolti anche: in un parco pubblico, in un parco giochi, all'interno di un appartamento privato e in un prato a sfalcio privato.

Il Comitato per il diritto alla salute in valle di Non ha in mano i risultati di una serie di analisi che, a proprie spese (3.000€ il costo), ha commissionato ad un laboratorio fuori provincia. «Si tratta di 12 campioni - dicono Sergio Deromedis, Virgilio Rossi, Raffaella Mottes e Marco Osti a nome del Comitato - raccolti in 10 località. I campioni sono stati raccolti il 24 giugno 2008, giorno di sole. Nei mesi precedenti si erano avute copiose precipitazioni e l'ultimo trattamento consigliato era per fine maggio e inizio giugno». Quindi campionatura non in periodo sospetto. Alla raccolta era presente un addetto del laboratorio di analisi. Il territorio interessato? «In 8 casi, si trattava di pertinenze di abitazioni private, poi un parco giochi, un parco pubblico, l'adiacenza di un parco di un asilo nido e un prato a sfalcio». Quali parchi? «Il parco Doss del Pez di Cles, il parco giochi di Rallo e un prato stabile da foraggio a Smarano». I risultati? «Su 12 campioni, 10 contenevano residui di fitofarmaci. Teatraconazole, Chlorpyrifos-etil, Pirimicarb, Captano e tanti altri. In due parchi su tre, nei campioni di erba c'erano residui e così nell'abitazione privata». Che tipo di materiale è stato analizzato? «Erba nei parchi e nel prato a sfalcio, verdura ed erba negli orti, polveri sul davanzale e dentro l'abitazione». Non è legale la presenza di residui di pesticidi? «No, è contraria al dettato dell'articolo 674 del codice penale, che tutela la pubblica salute». Si tratta, asseriscono i volontari del Comitato, di fitofarmaci già studiati per le loro particolari pericolosità per la salute. «Un solo esempio. Il Chlorpyrifos-etil è stato proibito nel 2002 negli Stati Uniti in zone residenziali perché è stato dimostrato che le donne in gravidanza esposte al prodotto hanno partorito figli con cervello di dimensioni minori al normale. Si tratta di prodotti, quali il Captano, cancerogeno, che non sono di ultima generazione, apparsi sul mercato tra gli anni '40 e '60».

Perché il Comitato ha commissionato le analisi? Non ci sono controlli pubblici? «Le analisi vengono fatte solo sul prodotto venduto, nel nostro caso le mele. Poi sulle acque. Nessuna indagine, i cui risultati siano stati pubblicizzati, è stata condotta su superfici private e pubbliche». Il risultato più contundente di queste analisi lo espone il portavoce del comitato, Sergio Deromedis: «Possiamo ipotizzare che gran parte della superficie della valle di Non soggetta all'agricoltura intensiva della mela, veda la presenza di residui di fitofarmaci». I pesticidi arrivano anche, in proporzioni più o meno rilevanti, nelle case e interferiscono pure con altre produzioni alimentari: orti ma anche nell'erba del prato preso in considerazione (quindi interferiscono con l'attività zootecnica) e con l'agricoltura biologica.

Una campionatura è stata raccolta anche in una casa privata: giardino, orto, interno dell'appartamento: erba, ortaggi e polveri. «È stato monitorato un periodo di 6 mesi, da aprile a settembre. L'ordinanza dice che i trattamenti devono essere effettuati con lancia entro una fascia di 25 metri dal confine, in assenza di vento e in osservanza di altre ordinanze comunali. Eppure noi abbiamo potuto verificare la presenza di residui di fitofarmaci sia all'interno dell'abitazione e fino a 70 metri dal frutteto». Di qui, ad esempio, una delle proposte del Comitato: chiedere che i Comuni esigano i 100 metri di distanza dalle case e pertinenze private e di pubblica frequentazione. «I propri ortaggi, il proprio spazio privato non sono esenti da tracce di fitofarmaco». E qui la gente del Comitato consiglia la lettura di una bibliografia piuttosto ampia: ricerche scientifiche che proverebbero effetti importanti sulla salute per il contatto prolungato o con certe quantità di certi fitofarmaci: da irritazioni cutanee e delle vie respiratorie ad effetti sul sistema riproduttivo, endocrino, da effetti sul sistema neurologico a possibili effetti cancerogeni (linfomi, leucemie, prostata)».

Un'ultima precisazione da parte del Comitato: «Il nostro interesse non è quello di sabotare l'agricoltura intensiva ma difendere la vivibilità e la salute pubblica di una valle. L'agricoltore deve poter vivere degnamente del suo lavoro. Ma devono essere migliorati certi aspetti della sua attività. Vogliamo anche allertare i sindaci: debbono come minimo far rispettare la normativa esistente ma anche cambiarla quando insufficiente a difendere la salute pubblica».

Comitato diritto alla salute: chi sono
Il Comitato diritto alla salute ha una trentina di aderenti e ha raccolto più di mille firme a sostegno del proprio progetto nell'estate 2007-estate 2008. Molte firme (650) sono state consegnate alla giunta provinciale di Trento. Gli aderenti al Comitato sono di fasce professionali diverse: contadini, medici, artigiani, commercianti. Volontari. «Il nostro obiettivo è il contratto sottoscritto da un migliaio di persone. Le premesse riguardano il tema dei pesticidi, il non rispetto dei regolamenti e delle ordinanze esistenti. Ma anche la necessità di cambiare molte di queste norme». Solo dal 3% al 10% degli agrofarmaci giunge all'obiettivo e quindi dal 90% al 97% si disperde invece nell'ambiente. «Sono i risultati di una indagine del 1985. Nella petizione sono state chieste alla giunta provinciale cinque cose. Uno studio aggiornato su suolo, acqua, aria della valle di Non (fanghi e acque ferme). Uno studio epidemiologico sulla salute degli abitanti della valle con particolare riferimento ai bambini. Che si dichiari con totale certezza che non ci sono problemi per la salute, a seguito dell'uso di fitofarmaci, a vivere in questa valle. Un controllo del rispetto delle ordinanze comunali in tema di uso dei fitofarmaci e del protocollo della lotta integrata. Regole legislativo-urbanistiche per ridurre la tensione tra meleti e popolazioni, che migliorino la convivenza della gente con l'agricoltura intensiva. E si chiede che a lungo termine venga limitato lo sviluppo dell'agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura pulita e la biodiversità sul territorio». Sono stati informati anche i sindaci di tutti i Comuni della valle di Non e Bassa valle di Sole con una lettera informativa contenente precisi riferimenti a ricerche scientifiche (anche in campo medico).

Un questionario per 106 turisti della media valle: salvate paesaggio e salute: «Stop a sviluppi ulteriori del melo»
Il turista che si rivolge alla valle di Non da anni, capisce cosa significa l'agricoltura intensiva. Sia nel suo aspetto relativo ai «trattamenti» (gli agrofarmaci) che in quello che riguarda l'impatto paesaggistico, ad esempi reti di protezione dalle grandinate e pali di cemento. E dimostra di non gradire eccessivamente.
Il Comitato per il diritto alla salute ha predisposto un questionario che ha sottoposto a 106 turisti durante la stagione stiva dell'anno 2007 e poi dell'anno 2008. Ogni questionario prevedeva anche che il turista indicasse, per iscritto, il suo nome ed i suoi recapiti. Gli scopi dell'indagine? Così il portavoce del Comitato Salute: «Volevamo capire quale sia lo sguardo del turista sul nostro paesaggio, sul nostro ambiente. Particolarmente in quella fascia della valle di Non, attorno ai 700 metri sul livello del mare, dove la frutticoltura è giunta solo in parte». Tanto per capirsi la zona di Tres, Smarano, Sfruz, Coredo, Romeno e Cavareno. I 106 turisti che hanno accettato di riempire il questionario avevano un'età media di 53 anni. Dalla lettura delle risposte si evincono alcune considerazioni: «Per il 39% degli intervistati il paesaggio noneso in questi ultimi anni è peggiorato. Il 64% di loro afferma che il peggioramento è dovuto allo sviluppo agricolo, all'agricoltura intensiva».
C'è di più: «Il 90% dei turisti sentiti dichiara che non sceglierebbe per le sue ferie un luogo di coltivazione intensiva del melo». Non solo a causa dell'uso degli agrofarmaci. C'è anche un altro impatto sul paesaggio che viene notato dagli ospiti: «Solo il 14% ritiene di minima importanza l'impatto sull'ambiente delle reti antigrandine».
Comunque, il 78% non apprezza l'idea che la coltivazione intensiva di mele si espanda ancora di più nelle località prescelte per le vacanze. Infine, il 40% di coloro che hanno compilato il questionario proposto dal Comitato asserisce che l'immagine che la pubblicità propone della valle di Non come luogo di vacanza, non rende l'idea del reale ambiente di questo ambito». Insomma, al turismo si mostrano vette e pascoli, dimenticando le mele. Ma il turista poi arriva in valle e non è cieco.


L'Adige
, 10 settembre 2008

Vedi anche:
Melinda si espande ma cresce anche la protesta

Caserme di Mattarello: manca la democrazia, sospeso il consiglio comunale

I mugugni e i bavagli dei No Base causano la sospensione del consiglio-farsa

E’ durato pochi minuti il consiglio comunale di Trento che doveva assistere all’audizione dei tecnici della provincia sul progetto delle nuove caserme di Mattarello.
Nei giorni scorsi il comitato che si batte contro la costruzione della base militare, aveva ricevuto oralmente il divieto di poter intervenire con un proprio esponente all’interno del consiglio comunale. Addirittura, nemmeno i consiglieri sarebbero potuti intervenire nel merito del progetto, ma avrebbero dovuto limitarsi ad ascoltare il resoconto dei tecnici provinciali.
Per questi motivi gli attivisti No Base hanno deciso di presentarsi in via Belenzani ed entrare nell’aula in un nutrito numero per assistere, imbavagliati, al finto dibattito e consegnare un opuscolo informativo contro la base militare di Mattarello e un bavaglio ai consiglieri.
La polizia ha però perquisito i manifestanti impedendo loro di entrare con volantini e bandiere, ma tollerando i bavagli che, una volta iniziata la seduta, sono stati posizionati sulla bocca. I mugugni che riecheggiavano come simbolo di una democrazia fatta tacere sono riusciti nell’intento di far sospendere la farsa.
"Oggi siamo riusciti a salvare la faccia alla finta democrazia del consiglio comunale e dopo questa sospensione chiederemo ufficialmente che si svolga un vero consiglio comunale, con all’ordine del giorno la questione della base militare, e dove tutti, compreso il comitato, possano intervenire per informare la cittadinanza su un progetto che coinvolge un intero territorio e che sostiene le politiche di guerra."
Il prossimo appuntamento dei No Base è per giovedì 11 settembre ore 20.30 alla sala Clarina per la presentazione del contro-pieghevole con la partecipazione dell’editorialista Franco de Battaglia del quotidiano locale "Trentino".

Link:
Approfondimenti sul progetto delle nuove caserme

10.9.08

Nuovi appuntamenti dei No base di Mattarello

Mercoledì 10 settembre ore 19.30 in via Belenzani

Tutti/e al consiglio comunale di Trento.
Dibattito in consiglio comunale sul progetto delle nuove caserme a Mattarello


Giovedì 11 settembre ore 20.30 a Trento, sala della Clarina via Clarina 2

Presentazione del contro pieghevole sul progetto delle nuove caserme a Mattarello.

Interverranno:
il Comitato di Mattarello e l'editorialista del Trentino Franco de Battaglia


Il pieghevole che sarà presentato è il frutto di un lavoro collettivo di ricerca e di studio che propone delle argomentazioni contro la costruzione delle nuove caserme militari che graveranno sul territorio di Mattarello.
Ventisette ettari di terreno lasceranno il posto a una "cittadella" dove verranno concentrate tutte le strutture militari di Trento. A servizio dei militari saranno realizzate anche residenze e infrastrutture ricreative. Tutto a carico della Provincia Autonoma di Trento. In cambio lo Stato ci darà le aree delle caserme in via di dismissione...

Info:
[ trentomilitarenograzie.blogspot.com ]
[ Officina Ambiente]

8.9.08

La foresta del Latemar distrutta dalle ruspe

Con un lavoro istituzionale ben concertato la Provincia Autonoma di Bolzano, i comuni di Nova Levante (BZ) e Vigo di Fassa (TN), hanno orchestrato l’operazione dell’ assalto definitivo all’area di Carezza e Costalunga. Si è atteso che i turisti abbandonassero il territorio e già con i primi di settembre decine di ruspe, trattori, boscaioli erano all’opera per incidere in modo selvaggio la foresta demaniale del Latemar, per costruire nuove piste da sci e nuovi impianti che aggrediscono sia il Latemar verso occidente che la Roda di Vael ed il Catinaccio ad Oriente.
Si sta così distruggendo l’area cuscinetto del Latemar incidendo quindi nel territorio che doveva essere tutelato dall’UNESCO come Dolomiti-Patrimonio Naturale dell’Umanità. La foresta ora è già sventrata e nella sola giornata di oggi il locale comitato ha raccolto oltre 1000 firme perché la Provincia intervenga a difendere questo straordinario patrimonio paesaggistico.
La società Latemar Carezza Srl vuole costruire il “Carezza Ski King Of the Dolomites”, un nuovo carosello sciistico. Si tratta di un impianto con cabinovia a sei posti che salirebbe il costone Rotschingher distruggendo 18 ettari di foresta che vanta legname pregiatissimo e pascoli; la costruzione di ben tre piste, una nuova seggiovia che colleghi il rifugio Coronelle al Costalunga, un’altra che da Malga Moser porti al costone Rotschinger tra il rifugio Coronelle e il Paolina, arrivando a soli 80 metri dalle pareti del Catinaccio, alla base della Cima Sforcella e della Roda di Vael.
E’ inoltre previsto un bacino di accumulo acqua per 100.000 mc con la messa in opera di 170 postazioni per cannoni da innevamento artificiale.
Visto che un simile investimento deve rientrare economicamente si dovranno avere una media di 4/6000 sciatori al giorno, aumenterà il traffico in tutta l’area, si costruiranno nuovi enormi parcheggi a Nova, a Carezza e al passo di Costalunga, sarà costruito il campeggio di 12.000 mq al maso Angerle.

Addio UNESCO, addio ad un paesaggio tenue e delicato, addio ad ogni sogno di coerenza da parte delle province autonome di Bolzano e di Trento. Chi di voi salirà in questi giorn i si prepari a rabbrividire davanti a tanto scempio. Comprenderete anche perché Bolzano, Trento e Reinhold Messner abbiano preteso di ridurre la tutela UNESCO alle sole rocce, al monumento fine a sè stesso.

6.9.08

Manifesta7 - Contro la guerra, contro la base militare di Mattarello

E se tutto questo lo avesse fatto un soldato partito dalla base militare di Mattarello?

Le Nazioni Unite hanno detto di essere in possesso di prove che dimostrano che nei raid aerei condotti la scorsa settimana dalle forze della coalizione NATO a guida USA in Afghanistan - di cui fanno parte anche Italia, Inghilterra, Germania e molti altri paesi europei - sono morti 90 civili afghani, la maggior parte dei quali bambini.

"Le indagini di Unama (la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) hanno trovato prove, che si basano sul racconto di testimoni oculari e di altri, secondo le quali circa 90 civili - tra cui 60 bambini, 15 donne e 15 uomini - sono stati uccisi", ha spiegato in una nota l’inviato speciale dell’ONU in Afghanistan, Kai Eide.

(Fonte: Reuters - Martedì 26 agosto 2008 - ore 17.29)

1.9.08

Colbricon: no alla politica che impone

Duecento alla protesta: "Progetto illegale, l'Europa lo fermerà"

Sul crinale che sovrasta i laghi di Colbricon, hanno issato palloni colorati, due V rovesciate alte una quarantina di metri per far vedere a chi era rimasto sulle sponde del lago come apparirebbero i piloni dell'impianto di collegamento tra San Martino e Rolle. D'acciaio, non lievi come palloncini. Dopo la notte in tenda, ieri sulle sponde dei due specchi c'erano un centinaio di persone, in rappresentanza di 15 associazioni ambientaliste e d'impegno civico, a dire no a quei piloni. Con la presenza, fuori programma ma ben accolta, del presidente della Nuova Rosalpina spa Pierleonardo Bancher e del presidente del Comprensorio Cristiano Trotter («sono qui per rappresentare tutta la comunità: ascolterò, ma non parlerò»). Illegale, fallimentare, impattante. Tre gli aggettivi spesi più di altri, per descrivere il progetto portato avanti dal Consorzio impianti a fune. A sottolineare il contrasto con le normative italiane ed europee in materia di zone protette sono stati Paolo Mayr (Italia Nostra) e Walter Bonan , ex presidente del Parco delle Dolomiti bellunesi e delegato di Federparchi: «Questo intervento è illegale - ha detto Bonan - perché in riserva integrale del Parco dove non può essere costruita alcuna struttura. Le normative sono chiarissime e se qui si proverà a dare parere favorevole, ci sarà l'Unione europea a non fare sconti». D'accordo anche il direttore del Parco di Paneveggio, Ettore Sartori , che proprio su questo aspetto ha basato il proprio parere negativo sul progetto e che ieri, unico rappresentante del Parco (non c'era nessuno della giunta, né del comitato di gestione), è salito a Colbricon per ascoltare. Ma non c'è solo l'aspetto delle normative, dell'impatto né dei cospicui finanziamenti pubblici attesi per realizzare l'impianto, che molti definiscono «un debito futuro colossale». C'è anche una preoccupazione relativa al fatto che, se per l'industria dello sci ci sono sempre soldi (Francesca Manzini di Officina Ambiente ha ricordato che Trentino Sviluppo spa spenderà il 51% del suo budget triennale per sostenere società impiantistiche), per quella dei saperi, della cultura, della conservazione della montagna non ce n'è mai. Ne hanno parlato Gigi Casanova , Cipra Italia, e Toio de Savorgnani , vicepresidente di Mountain Wilderness. Non ci sono soldi, forse perché non ci sono interessi forti? L'avvocato Giorgio Leitempergher ha risposto al dubbio: «Impiantistica significa speculazione edilizia, perché nessuna società è in grado di finanziare da sé nuovi impianti e dunque ha bisogno di investitori interessati». Una preoccupazione manifestata, paradossalmente, dallo stesso presidente di Nuova Rosalpina spa, nel suo intervento a favore del progetto: «Rispetto le vostre idee - ha detto Bancher - ma vorrei che veniste anche a S. Martino a difendere i prati dagli speculatori: perché dove sono stati tolti impianti dismessi, sono sorti residence e seconde case». Ma l'urgenza di chi ieri era a Colbricon è un'altra: far capire a chi dovrà decidere se dare o no il via libera all'impianto che le scelte non si calano dall'alto, che si discutono coi cittadini. «Basta con questa politica, basta coi tavoli di confronto fasulli - ha detto Stefano Mayr -. Basta con chi dice che tanto è tutto già deciso, qualunque cosa diciamo». Ad affermare la necessità di una nuova politica condivisa sono stati tanti: quelli contro gli impianti di Lastebasse, di Tremalzo, i comitati veneti, i No Tav e quelli che si oppongono alle nuove caserme a Mattarello. Francesco Borzaga (Wwf) è stato tagliente: «Non si portano avanti questi progetti sotto la bandiera del centrosinistra». Gli ha fatto eco Francesco Porta, di Rifondazione comunista di Fiemme (presente con il consigliere provinciale Agostino Catalano). E de Savorgani ha ricordato che Riccardo Illy , proprio per esser passato sopra la testa della sua gente, non è più governatore del Friuli.

"Rete" ambientale
Forse, il risultato più importante della manifestazione a Colbricon è la nascita di una rete tra le 15 associazioni presenti, che d'ora in poi si terranno in contatto anche per programmare iniziative comuni. La prima potrebbe essere una protesta sotto gli uffici della Valutazione d'Impatto Ambientale, a Trento. L'idea è stata lanciata da Francesca Manzini, di Folgaria: "Dobbiamo far sapere alla gente cosa c'è dietro le decisioni della VIA: i politici".

L'Adige, 01/09/2008