5.4.09

Festival-incontro " Questa Terra è la nostra Terra!"

Officina Ambiente aderisce al festival-incontro "Questa Terra è la nostra Terra!", il contro G8 sull'agricoltura di Treviso

Dal 18 al 20 aprile 2009 si terrà in provincia di Treviso il summit del G8 dei ministri dell’Agricoltura in cui verranno definite le politiche mondiali in tema di agricoltura.
Crediamo che questa sia un’occasione importante per dare voce alle esperienze di tutt* coloro che, nel nostro territorio e nel mondo, lottano per la sovranità alimentare, contro gli OGM, per la qualità dell’ambiente e del cibo, per la difesa, l’uso sostenibile e la democrazia delle risorse naturali, in una parola, per la nostra terra.
Viviamo oggi la crisi profonda di un sistema globale, basato su sfruttamento, distruzione ambientale, saccheggio delle risorse, povertà, che ha dimostrato i suoi profondi limiti ed è per questo che pensiamo ci sia la necessità di intraprendere un nuovo cammino che ritrovi, nel rapporto con la terra e con l’ambiente, il senso di un’umanità degna.
Per questo proponiamo a tutte le realtà della società civile, agli agricoltori, ai comitati per l’ambiente, ai gruppi d’acquisto solidale, di dare vita al Festival-Incontro "Questa terra è la nostra terra" come momento di discussione, confronto e mobilitazione in Provincia di Treviso nei giorni di aprile del G8.Un occasione per valorizzare in comune i legami con la terra, la civiltà contadina, la produzione agroalimentare tipica, libera dagli OGM, le mobilitazioni contro la devastazione ambientale, le alternative energetiche e la creatività dei nostri territori.Un momento di narrazione collettiva di un diverso rapporto con la terra, con l’ambiente e con le risorse.
A Trento, martedì 14 aprile, si terrà un appuntamento di avvicinamento al Festival organizzato dall'Associazione Ya Basta in collaborazione con l'Associazione Yaku: ospite dell'incontro sarà Oscar Olivera del Coordinamento in difesa dell'acqua e della vita di Cochabamba, Bolivia.
[ vedi il programma della serata ]


Vai al sito del festival "Questa Terra è la nostra Terra"

2.4.09

Candidati, impegnatevi nel riciclo totale

Perché bruciare i rifiuti se possono essere riciclati?
Se c'è un business nella produzione di energia da rifiuto (prodotta con l'inceneritore e con i paventati rischi per la salute e l'ambiente) c'è un business anche nel riciclo e nel riutilizzo. Lo dimostra l'impianto di Vedelago, in provincia di Treviso, dove gli scarti che non possono essere tradotti in materie prime secondarie subiscono un trattamento di riduzione, estrusione e granulazione ottenendo granulati plastici di varie grandezze, che poi vengono impiegati nell'industria plastica dello stampaggio e nell'edilizia.
I cittadini e i comitati che si battono su questo fronte hanno organizzato una trasferta a Vedelago per venerdì 17 aprile (ritrovo al piazzale Zuffo alle 7.30, prenotazioni entro il 13 aprile), e con un'intera pagina acquistata sull'Adige hanno rilanciato il problema ponendo sei domande precise ai candidati alla poltrona di sindaco di Trento.
Le risposte dei candidati, che verranno poi rese note agli elettori, attengono questioni importanti come il rafforzamento della raccolta differenziata, la scelta di puntare sulla riduzione e sul riciclo della frazione secca restante, la riduzione dell'uso delle discariche, una trasparente e veritiera comparazione dei costi fra i vari sistemi, la tutela della salute e del territorio al primo posto, la garanzia per i Comuni di partecipare alle scelte.
Ai candidati viene chiesta la sottoscrizione di una «Dichiarazione di intenti» che li impegna, nel corso della prossima legislatura «a sostenere, in tutte le forme possibili, il cambiamento di scelta fatto dalla Provincia e dal Comune di Trento che vede l'incenerimento come unica presunta chiusura del ciclo dei rifiuti».

Al link la dichiarazione di intenti e gli approfondimenti curati da Nimby Trentino | vai alla pagina

Puntata di Report sull'energia nucleare

Consigliamo a tutti quanti la visione della puntata di Report andata in onda domenica sera su Rai3 che ha trattato la delicata tematica dell'energia nucleare.


















31.3.09

La responsabilità degli impiantisti

di Pierangelo Giovannetti, direttore de l'Adige
fonte: l'Adige del 29.03.09

La stagione sciistica 2008-2009 si ricorderà come una delle migliori degli ultimi decenni, con il record di tredici metri di neve caduta, impianti aperti fino a oltre Pasqua, crescita dei fatturati in media del 15-20% (con punte fino al 40%), sciatori sulle piste da novembre a fine aprile senza bisogno di neve artificiale. Bilanci da record, insomma. Ma ancor prima di cominciare a tirare le somme e a mietere gli utili, gli impiantisti sono partiti in quarta a batter cassa in Provincia per riscuotere la consueta spremuta di milioni pubblici a cui sono abituati.
La giunta provinciale, si sa, da tempo sostiene la tesi che gli impianti di risalita vanno intesi come trasporto pubblico, alimentano il turismo e generano indotto, e da soli senza il sussidio del contribuente - tranne i grossi caroselli come il Dolomiti Superski - non stanno in piedi.

È questa la premessa che sta alla base del progetto di «provincializzare» gli impianti, a cominciare dal Bondone che fa capo alla famiglia di Ernesto Bertoli, «padrone» di Folgarida Marilleva, che a sua volta detiene il 41% delle funivie Campiglio, gli impianti di Pejo, eccetera, eccetera. Si può discutere o meno se sia giusto finanziare con soldi pubblici gli impianti di risalita che non sanno stare sul mercato.
La Provincia ritiene di sì, gli imprenditori che se la sfangano da soli con il rischio d'impresa un po' di meno, ritenendo l'intervento provinciale una concorrenza sleale. C'è una conseguenza però di questa «statalizzazione» degli impianti: il venir meno della responsabilità imprenditoriale. La sicurezza del salvagente della Provincia che copre sempre le perdite garantendo invece agli impiantisti di riscuotere gli utili quando vi sono, infatti porta a dimenticare le regole del mercato. Tanto, se gli affari vanno bene, si distribuiscono i dividendi. Se gli affari vanno male si fa a riscuotere a piazza Dante.

È questa mentalità che è alla base del crac di Aeroterminal, la rischiosa e improvvida operazione speculativo-finanziaria, messa in campo a Venezia dagli impiantisti di Folgarida e Marilleva guidati da Ernesto Bertoli, ora arrivata al capolinea con un'esposizione di 100 milioni di debiti, tra passaggi di proprietà e plusvalenze di decine di milioni di euro intascati da privati, scatole cinesi in cui sono spariti soldi, e denunce e controdenunce su cui sta indagando ora la Procura della Repubblica.
L'«affare» immaginato dagli impiantisti solandri, dai grandi appetiti finanziari ma dall'altrettanto grande sprovvedutezza nella gestione dei soldi (buona parte dei quali pubblici, dei Comuni e delle banche solandre e nonese), si è impantanato nelle sabbie lagunari. Ma ora il buco di Aeroterminal, frutto di scelte sconsiderate e giochi poco chiari, rischia di trascinare a fondo la società madre Folgarida e Marilleva, e l'economia di un'intera vallata con danni sociali ed economici pesantissimi per tutti. Ecco allora che, ancora una volta, a coprire i debiti viene chiamata in causa la Provincia, con iniezioni di milioni per tamponare le falle di una cattiva gestione privata.

Salvare l'economia di una valle è giusto. Evitare che intere comunità siano travolte dalla dissennatezza di alcuni privati, va bene (anche se c'è da domandarsi dov'erano questi Comuni quando c'era da controllare come venivano amministrati i soldi e decisi gli investimenti). Ma non può essere che chi ha determinato la voragine, incassi ancora una volta, e tutto resti come prima. In questa Autonoma Provincia, che il resto d'Italia invidia per la disponibilità di risorse, il principio di responsabilità si è da troppo tempo appannato. Quando si verificano buchi di malagestione e incapacità imprenditoriale (come nel caso anche del caseificio di Fiavé), nessuno è responsabile. È ora di tornare a rimetterlo al centro. E se la Provincia ritiene di «salvare» le funivie Folgarida e Marilleva dai sigilli della bancarotta, va bene. Ma gli azionisti privati causa di questo crac, devono uscire definitivamente di scena, assumendosi la loro responsabilità e pagando di tasca propria, non ancora una volta con i soldi della collettività. La vicenda Aeroterminal è un caso emblematico di come troppe garanzie pubbliche finiscono per uccidere lo spirito di imprenditorialità. O meglio, lo alimentano con i soldi degli altri, secondo la nota massima «perdite pubbliche, profitti privati».
Non può più accadere che chi gestisce un impianto di risalita in val di Sole, con bilanci in attivo, si sogni di investire in terreni e compravendite e ristorni immobiliari, perché tanto se va male, è la Provincia a pagare. Stavolta l'intera comunità trentina si attende dal governatore Dellai e dalla sua giunta una scelta esemplare.
p.giovanetti@ladige.it

Sulla questione soldi agli impiantisti vi consigliamo di leggere:


26.3.09

«Basta coltura intensiva e pesticidi»

Riportiamo due articoli scritti da Sandra Matuella del Trentino sul dibattito di domenica 22 marzo.
A breve pubblicheremo gli audio dell'intera giornata.


Fonte: Trentino del 24 marzo 2009, pagina 44


Un incontro dedicato all’agricoltura trentina seguito da una cena biologica con raccolta di fondi a sostegno del comitato Diritto alla salute della Val di Non, si è tenuto domenica pomeriggio al Centro Sociale Bruno di Trento.
Organizzato da Officina Ambiente di Trento e coordinato da Walter Nicoletti, giornalista ed esperto di agricoltura, all’incontro hanno partecipato anche Paolo Cappelletti, medico ed esponente della Libera associazione malghesi e pastori del Lagorai e Orfeo Petri di Officina Ambiente.
In particolare, sono stati analizzati i pericoli ambientali, sanitari ed economici che derivano dalla forte dimensione industriale che connota gran parte dell’agricoltura e della zootecnica trentina, ad iniziare dalla Val di Non «dove c’è un uso indiscriminato di pesticidi, nocivi per la salute, richiesti dalla coltura intensiva delle mele» ha denunciato Virgilio Rossi del comitato diritto alla salute, che coinvolge oltre mille persone.
«In base ai dati Istat, la Provincia di Trento detiene il triste primato di maggior consumo in Italia di fitofarmaci (per ettaro è 6.3 volte la media nazionale). In Val di Non si è stimato l’impiego di 23 kg/ha di insetticidi, funghicidi e diradanti (53 kg se si aggiungono bagnanti e prodotti secondari)». «Contrariamente all’ordinanza comunale che vieta l’imprudente uso di antiparassitari nei pressi di abitazioni e strutture pubbliche, poiché costituiscono grave pericolo per la salute pubblica - prosegue Rossi - le analisi chimiche provano che i pesticidi sono presenti anche in aree non coltivate, sono diffusi sulla superficie della valle, e in certe zone la contaminazione arriva dentro casa, negli orti e giardini, ed è persistente anche per sei mesi l’anno, nel periodo dei trattamenti».
Virgilio Rossi ha denunciato l’indifferenza dei politici verso questo comitato a favore della salute, e verso iniziative simili, come la petizione di Sfruz, dove su 200 persone ben 150 si sono schierate contro l’agricoltura intensiva, ma sono rimaste inascoltate.
A sostegno del comitato Diritto alla salute, domenica si è schierata anche la neonata associazione Alta Valle di Non. Futuro sostenibile, rappresentata da una Franca Berger più combattiva che mai. «Il nostro è un contesto naturale ancora ben conservato e armonico, apprezzato da una realtà turistica di nicchia - spiega Franca Berger - abbiamo percepito però dei segnali di minaccia, che derivano dalle intenzioni di “invadere” anche l’alta Val di Non con la monocoltura».
Per questo è nata l’associazione Futuro Sostenibile con presidente Giuliano Pezzini, che riunisce i nove comuni da Romeno a Ruffrè e che ha già oltre duemila richieste di adesione. «A maggio, sui nostri praghièi (prati, ndr) ci sarà una grande festa di valle, e proprio con questo spirito comunitario sapremo resistere ai pericoli, perché avremo forti ragioni per chiedere ai politici il perché di certe scelte».

«La Credenza» degli acquisti bio e solidali

Il fenomeno tutto italiano dei gruppi d’acquisto solidale, ossia di persone che comprano insieme alimenti biologici direttamente dai produttori, sta crescendo anche in Trentino con La Credenza, un’associazione nata nel 1999 dall’incontro di alcune famiglie del perginese, e che oggi conta quasi quattrocento associati in tutta la Provincia. Questa realtà in crescita, nasce anche da scelte etiche, per favorire i piccoli produttori che garantiscono le biodiversità dell’ambiente, e quindi un’agricoltura alternativa a quella invasiva delle grosse aziende agroindustrali.
Promuovere un nuovo modo di fare acquisti attento e consapevole, è la missione della Credenza, gruppo di acquisto perginese con una portata provinciale, che compra prodotti biologici e promuove il rispetto dell’ambiente e della salute con una serie di iniziative. Domenica scorsa, ad esempio, Marco Adami, a nome della Credenza, ha partecipato al dibattito promosso al Centro sociale Bruno da Officina Ambiente a sostegno del comitato Diritto alla salute della Valle di Non, che ha denunciato l’abuso di pesticidi legati alla monocoltura intensiva delle mele.
Adami ha parlato del rischio del veleno nell’ambiente anche in Valsugana e Val dei Mocheni con la coltivazione ormai su scala industriale dei piccoli frutti. «Occorre essere sempre più consapevoli che l’acquisto di un prodotto anziché di un altro, causa delle scelte che incidono sull’ambiente e sulla salute delle persone - spiega Giorgio Perini, presidente della Credenza - noi abbiamo scelto una ventina di piccoli produttori biologici trentini, che fanno fatica a resistere per la concorrenza con le grosse aziende. In questo modo sosteniamo un sistema produttivo che attraverso la coltivazione biologica riduce l’impatto ecologico, e nello stesso tempo, ricostruiamo i rapporti tra produttori e utilizzatori, li chiamiamo così anziché consumatori, termine questo che dà l’idea di un atteggiamento volto a sfruttare le risorse».
La vostra è quindi una scelta etica? «Assolutamente sì: contro le multinazionali che hanno come unica finalità il profitto vogliamo tornare a controllare il sistema produttivo con un rapporto diretto con le singole aziende. E stiamo sempre più incidendo sulla realtà produttiva degli agricoltori perché con i nostri soci ormai possiamo garantire un mercato sicuro e per soddisfare le nostre esigenze molti sono incoraggiati a passare dalla coltivazione convenzionale a quella biologica certificata».
Qual è il vostro socio tipo? «Come età spazia dai venti agli ottanta anni, mentre ciò che accomuna un po’ tutti è un’elevata sensibilità verso l’ambiente e le persone, unita alla voglia di essere protagonisti attivi delle proprie scelte, senza subire passivamente quelle imposte da altri».

25.3.09

Pinzolo-Campiglio, ambientalisti furenti

Con questa lettera le scriventi associazioni esprimono un sentimento di amarezza, perché il Comune di Pinzolo e la Giunta Provinciale di Trento alla fine hanno veramente deciso di riempire, e così rovinare, il paesaggio, unico al mondo e denso di significati storici e culturali, dell'area di pregio che gravita intorno alla Val Brenta, di nuovi impianti di risalita e piste da sci.
Questo intervento di grande impatto paesaggistico, nato con la vecchia logica del turismo dello sci di massa, ma in presenza di un mercato dello sci bloccato, che non conosce più crescita o espansioni possibili, è stato deciso senza una vera partecipazione popolare.
Questo ci pare, se possibile, anche peggio dell'impatto stesso sulla natura e sul paesaggio e dell'iter procedurale, che a nostro avviso viola la logica giuridica: la comunità della Val Rendena e la comunità trentina non hanno, come in molti altri casi, costruito alcun percorso di partecipazione e confronto pubblico su scelte di carattere urbanistico, di carattere economico e sociale di forte impatto.
È avvenuto qui quello che è avvenuto per altri casi di interventi pesanti sul territorio e sugli assetti economici, con ingenti investimenti di denaro pubblico, che per anni condizionano la struttura economica e le relazioni fra gruppi di potere o di interesse, cittadini, categorie economiche, amministrazioni. Citiamo i casi della Val Giumela, di Folgaria, di Tremalzo o lo stesso percorso verso Dolomiti Patrimonio Unesco: nessuna vera partecipazione dei cittadini, decisioni prese dall'alto, con Consigli Comunali che operano scelte importanti senza dare ai cittadini la reale possibilità di un confronto aperto, informato, con tempi e strumenti adeguati. E così, in questa superficialità e grossolanità dei percorsi, il Trentino sta perdendo uno dei caratteri fondamentali della sua storia autonomista: l'idea storicamente consolidata di Uso Civico come luogo di governo comunitario del territorio.
Quell'idea di Uso Civico, del resto, vediamo emblematicamente assalita anche nella valle del porfido (la Val di Cembra), dove accanto alla rovina sempre più estesa del territorio rapinato dagli scavi, si agita ora apertamente il conflitto tra le Associazioni degli Usi Civici e gli interessi finanziari delle singole aziende private, tra la salute dei lavoratori, la qualità del mercato e le prospettive per il futuro e la contingenza dei bilanci piegati sul massimo guadagno a qualunque prezzo. Se nel caso di Tremalzo l'importante bene centenario dell'Uso Civico di un pascolo monticato si voleva vendere per un piatto di lenticchie, nel caso del collegamento Pinzolo- Campiglio si è deciso di stralciare l'idea di rigore nella tutela dentro un Parco, di spacciare, con una vera bugia, impianti di risalita per sciatori come «mobilità alternativa e integrata» e soprattutto di sacrificare la complessità della vita sociale e politica per un obiettivo territoriale ed economico del quale nessuno, che sia intellettualmente onesto, intravede il senso e la capacità di futuro.
Noi crediamo invece che alla Val Rendena serva altro: servizi sociali, partecipazione, qualità e diversificazione imprenditoriale, attenzione alle specificità del territorio, maggiore distribuzione del reddito da turismo, filiere corte, agriturismo, agricoltura biologica, offerta culturale e sportiva tutto l'anno, servizi per le imprese, la riqualificazione del centro storico di Madonna di Campiglio, maggiore integrazione fra le offerte dei diversi comparti economici e dei diversi centri territoriali e infine una vera mobilità sostenibile, orientata a spostare lo spostamento dal mezzo privato a quello pubblico, fatta di mezzi pubblici su gomma o minirotaia, orari dei mezzi flessibili e adatti alle esigenze degli spostamenti, centri di informazione, integrazione dei mezzi, collaborazione degli operatori economici e altro ancora.
Ai trentini e agli abitanti della Val Rendena, come agli amministratori pubblici, chiediamo quindi una riflessione profonda sul nostro territorio, sulle nostre pratiche decisionali, sul nostro futuro e di ricostruire la partecipazione e il senso forte della cittadinanza attiva e responsabile che, ci pare, si stato largamente smarrito. Non solo di paesaggio e denaro si tratta, quindi, ma di quella cittadinanza che ancora dovremmo percepire come una preziosa opportunità che la storia (e il sacrificio di molti) ci ha consegnato.

Italia Nostra Sezione di Trento
Legambiente Trento
WWF Delegazione del Trentino-Adige

* Vignetta da QuestoTrentino