23.8.08

Sabato 23 agosto a Forte Sommo Alto in difesa del territorio

Sabato 23 agosto dalle 14.00 alle 18.00 a Forte Sommo Alto (a Passo Coe di Folgaria) si terrà un pomeriggio di musica e protesta contro i nuovi impianti sciistici.
Ogni musicista può partecipare alla jam session in difesa del territorio.
Per informazioni: 3409668067 // officinambientetn@gmail.com


Approfondimenti:
[ Nuovi impianti sciistici a Folgaria ]

Sabato 23 agosto Apocrifi live a Mattarello


Approfondimenti:

[ Blog ] del comitato di Mattarello contro la base militare
[ Officina Ambiente ]

Info Apocrifi:
[ Sito internet ]
[ MySpaces ]

12.8.08

Sì al collegamento Pinzolo-Campiglio

Ok della Giunta Dellai. Costerà 25 milioni di €

Il sindaco William Bonomi e il presidente delle Funivie Pinzolo Antonio Masè ieri hanno hanno alzato un «flut» spumeggiante perché dalla Vallarsa (sede ai freschi della seduta) è arrivata la notizia che aspettavano: la giunta provinciale (unico «no» quello di Iva Berasi) ha messo il timbro sul «sì» dato dal Comitato per l'ambiente al collegamento Pinzolo-Campiglio: tre tronchi, partendo dagli attuali impianti attestati a Puza dei Fò, sul versante settentrionale del Doss del Sabion, scendendo a Plaza e risalendo verso il Colarin e il Patascoss; nuova pista Tulot, relativo impianto di risalita e parcheggio in località Tulot; sostituzione con prolungamento della seggiovia Cioca e della pista; realizzazione della variante pista Mandrel; impianto di collegamento Sant'Antonio di Mavignola-Plaza. Bonomi esulta nel senso più letterale del termine. «Una soddisfazione grandissima - afferma, anzi quasi grida -: voglio ringraziare Dellai e la giunta, la struttura della Provincia, quella comunale e delle Funivie. Grazie anche ai consiglieri comunali. Questa è un'opera condivisa da tutte le 13 amministrazioni della val Rendena; un progetto che assicurerà l'economia della zona per i prossimi vent'anni. So che ci saranno altre polemiche con gli ambientalisti, ma va tenuto presente il fatto che abbiamo migliorato il tracciato, che abbiamo cercato di renderlo più compatibile con l'ambiente. E poi sono soddisfatto per un altro fatto: dopo anni e anni di chiacchiere finalmente per questa valle c'è un fatto concreto». Tempi? «Il Parco ha adattato il piano oggi, entro breve l'approvazione di una variante al Prg. Per la Tulot inaugurazione nel Natale 2009; per il collegamento taglio del nastro a Natale 2010». E il presidente delle Funivie Pinzolo è, ovviamente, sulla stessa lunghezza d'onda. Con il sì al collegamento c'è il sì all'impianto e alla nuova pista Malga Cìoca - Tulot. «Grandissima soddisfazione anche per noi», afferma. Per loro è il momento dell'entusiasmo, ovvio, ma sotto non c'è anche un po' di preoccupazione? L'impianto e la pista Tulot sono a carico delle Funivie; 18 milioni già messi nel piano triennale di finanziamenti per gli impianti funiviari verranno assegnati dalla Provincia alla Trentino sviluppo che gestirà, con un appalto concorso che prevede la realizzazione e la gestione, per il collegamento che, però, dai conti fatti, di milioni di euro ne costerà 25. Insomma, sono investimenti solidi, se le cose non andassero bene sarebbe un dramma oltre che per le casse anche per l'immagine di Pinzolo e Campiglio. «No - ribatte deciso Masè - non abbiamo alcun dubbio: questo progetto è stato studiato, pensato e completato con l'impegno dei tecnici della Provincia ai quali va dato merito. Il risultato è positivo e io sono entusiasta». Bonomi, intanto, continua a ringraziare Dellai: «È stato di parola, anche se di lui non ho mai dubitato». Del resto, due giorni prima del voto di novembre che ha riportato William Bonomi sulla poltrona più alta del municipio di Pinzolo, Lorenzo Dellai è salito in Rendena dicendo chiaro e tondo che il collegamento era sulla rampa di lancio. Per il candidato del centro sinistra fu una spinta che contribuì a farlo stravincere. Ad aprile, sotto le critiche dei Verdi e della Sat, il progetto subì un inaspettato alt. Lo stesso Bonomi chiese la sospensione della procedura di Via: le polemiche rischiavano di diventare troppo forti ed erano state fatto osservazioni logiche, soprattutto nell'area che va da «Puza dai Fo'» a «Plaza», dove il primo tracciato sarebbe andato a finire sulle case da mont.

L'Adige, 9 agosto 2008

8.8.08

Primiero. Manifestazione il 30 e 31 agosto, come sette anni fa

Collegamento San Martino-Rolle, a Colbricon per dire «no»

Era il 27 agosto 2001, saranno il 30 e 31 agosto 2008. La storia si ripete e ha ancora per protagonisti il collegamento impiantistico tra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, che dovrebbe sorvolare i laghetti di Colbricon nella riserva integrale del Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino, e i cittadini ambientalisti che, alla fine di questo mese come alla fine di agosto di sette anni fa, si ritroveranno intorno ai laghetti per dire «no» alla costruzione dell'impianto. La manifestazione in difesa dell'area naturalistica e archeologica del Colbricon è stata decisa lunedì da Primiero Viva, l'associazione che ha i propri punti di riferimento in Daniele Gubert (membro del Comitato di gestione del Parco) e Flavio Taufer. Questa volta, cittadini e ambientalisti, tesserati o solo simpatizzanti delle associazioni Italia Nostra, Wwf e Mountain Wilderness dormiranno anche, ai laghetti, inscenando una sorta di sit-in in difesa dell'area e violando appositamente i divieti di campeggio, vigenti proprio perché area di riserva integrale. Il rischio sarà una multa di 120 euro. Ambientalisti sanzionati per una nottata in tenda, impiantisti «premiati» dai contributi provinciali? Questo è il paradosso che sarà messo in luce con la manifestazione, i cui contenuti sono in fase di definizione. Ma si raccolgono ancora adesioni, che potrebbero veder apparire ai laghetti insospettabili amministratori di Primiero: un sindaco ieri ha detto che col pensiero ci sarà, anche se fisicamente forse no.

L'Adige, 08/08/2008

Legambiente "rinnova" la bandiera nera alla Comunità Montana Astico-Posina

A Verona Legambiente torna a criticare la Comunità Montana Astico-Posina
Fiorentini: «Un progetto brutto e sconsiderato»

Prima in regione nella classifica di Legambiente. Peccato soltanto che non si tratti di un riconoscimento, anzi. La comunità montana Astico - Posina si è aggiudicata la bandiera nera dell'associazione. Insieme ad altre undici località in tutta Italia ora potrà "vantare" il titolo di nemica delle Alpi. I criteri adottati dagli ambientalisti sono semplici: promosse le località che danno vita a progetti virtuosi e che mirano ad un rilancio della montagna preservando le peculiarità locali e valorizzando il territorio. Bocciati, invece, i comuni artefici di una speculazione turistica che «in nome di un business in declino come quello degli sci, punta in realtà ad ottenere finanziamenti che aprono possibilità e spazi per la cementificazione in ambiti di grande rilevanza». Esempio lampante, secondo Legambiente, sarebbe proprio quello dei Fiorentini. Nel documento stilato si legge : "Bandiera nera per aver utilizzato finanziamenti europei per i piani di sviluppo turistico in assenza di adeguata procedura di valutazione ambientale in siti sensibili, di pregiato valore storico ed ambientale". «Il progetto - ha considerato Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona - prevede piste e strutture brevi, con un dislivello limitato. Preoccupa poi l'altezza: sarà quasi sempre impossibile contare su neve naturale. Ciò significa che, proprio in un momento in cui si parla tanto di risparmio energetico e di un uso moderato delle risorse idriche, si dovrà utilizzare l'innevamento artificiale». «Spesso ci sentiamo ripetere che noi ambientalisti siamo "fissati" con l'ambiente e non consideriamo le esigenze della popolazione. - ha continuato Valentina Dovigo, segretaria regionale - Riteniamo piuttosto che le scelte ecosostenibili vadano a vantaggio degli stessi cittadini». «Il progetto della Comunità montana Astico - Posina è destinato a deturpare il territorio sia con le piste da sci sia con l'edificazione di un villaggio turistico di 42mila metri cubi. Un'opera che, inoltre, non porterà alcun beneficio alla cittadinanza. Ci risulta infatti che, complessivamente, creerà solo quattro posti di lavoro fissi e 21 impieghi stagionali». Legambiente pone l'accento su quelle che, a suo parere, avrebbero potuto essere le alternative. Si tratta infatti di un'area di pregio non solo dal punto di vista ambientale e naturalistico ma anche, e soprattutto, storico. La valle è attraversata dal muro in sassi che costituiva il confine tra Italia ed Impero Austriaco fino al 1918; inoltre raccoglie importanti testimonianze della prima linea Austro-Italiana della Grande Guerra. «Abbastanza - ha concluso Valentina Dovigo - per ritenere che altre forme di valorizzazione sarebbero state da preferire. La Procura di Vicenza ha posto sotto sequestro una parte dell'area di Monte Coston, perché sono state abbattute una foresta pregiata e rovinate testimonianze della prima Guerra Mondiale. Una parte di scempio, purtroppo, è stata ormai inevitabilmente compiuta, ma sarebbe importante che, almeno quella già sequestrata, rimanesse integra».

Il Giornale di Vicenza, 7 agosto 2008

30.7.08

Legambiente: nuova bandiera nera contro gli impianti sciistici a Folgaria

Testo tratto dal Dossier di Legambiente "La Carovana delle Alpi":

Trentino
BANDIERA NERA
a: COMITATO PROVINCIALE PER L'AMBIENTE E COMMISSIONE URBANISTICA PROVINCIALE

MOTIVAZIONE: per l'assenso dato alle Varianti ai PRG di Tiarno di Sopra e di Folgaria, che prevedono smisurate concessioni a progetti di infrastrutturazione sciistica e turistica estremamente rilevanti in ambiti di alta rilevanza naturalistica.

DESCRIZIONE: la conca di Tremalzo, situata nel territorio comunale di Tiarno di Sopra, si trova a 1600 metri d'altezza, sul confine con il Parco Alto Garda Bresciano, ed è uno dei siti di importanza comunitaria (Sic) più pregiati del trentino: i suoi 21 endemismi (specie floreali uniche al mondo o rarissime) sono ben descritti in ambito scientifico, e a livello internazionale, da decenni. Tremalzo ospita un importante uso civico per la monticatura delle ultime vacche della valle.
Altissima è pure la rilevanza dell' altopiano di Folgaria, confinante con la provincia di Vicenza (Altopiano dei Fiorentini), che associa alle emergenze naturalistiche un pregio paesaggistico assolutamente unico e indiscutibile. ll Comitato Provinciale per l'Ambiente e la Commissione Urbanistica Provinciale, in diverse sedute hanno approvato le Varianti al PRG dei Comuni di Tiarno di Sopra e di Folgaria, con i relativi progetti di infrastrutturazione sciistica e turistica in aree interessanti anche dal punto di vista culturale e storico, a fronte in entrambi i casi di rapporti istruttori chiaramente critici sotto il profilo ambientale e paesaggistico e inconsistenti sotto il profilo della motivazione (scarsità idrica per l'innevamento artificiale, scarsa appetibilità tecnica delle piste progettate). L'elevato impatto paesaggistico e ambientale, nel caso di Tremalzo (Tiarno) per la perdita dell'uso civico secolare del pascolo, nel caso di Folgaria per la compromissione di un' area che fra gli altri valori conserva importanti vestigia della prima guerra mondiale.
Riteniamo che da parte di questi organismi vi sia stata una sostanziale e grave abdicazione al ruolo di controllo delle trasformazioni che determinano rilevanti impatti sul paesaggio, una 'licenza di cementificazione' difficilmente comprensibile in una regione come il Trentino che sulla qualità del proprio paesaggio ha costruito gran parte della propria fortuna turistica.

Veneto
BANDIERA NERA
a: COMUNITÀ MONTANA ALTO ASTICO–POSINA (VICENZA)

MOTIVAZIONE: per aver utilizzato finanziamenti europei per i piani di sviluppo turistico sull'altopiano dei Fiorentini in assenza di adeguata procedura di valutazione ambientale in siti sensibili di pregiato valore storico e ambientale.

DESCRIZIONE: la comunità Montana Astico – Posina attraverso il bando di Concorso della Regione Veneto, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale DOCUP ob. 2, diventa il beneficiario finale di un progetto, realizzato nel 2002 e approvato nel 2004, che comprende la realizzazione di due seggiovie "Albergo Monte Coston e Tre Sassi", e di due piste da sci "Dosso del Gallo e Steinblok" sull'Altopiano dei Fiorentini. A sua volta i lavori sono affidati alla società Carosello Sky spa avente sede in Folgaria (TN), proprietaria anche della Tempo Libero Folgaria srl. a sua volta socio unico della Spa Fiorentini Folgaria, con sede a Lastebasse (VI), società che operano in collaborazione e con finanziamenti della Comunità Montana stessa e della Regione Veneto.
Il progetto insiste su un'area di notevole pregio naturalistico e storico che a suo tempo venne segnalata dal progetto Bioitaly come possibile SIC (mai considerato dalla Regione Veneto) in quanto presenta una vegetazione specifica rilevante, con caratteristiche richiamate nella Direttiva 92/43/CE.
Il baito Tommasella, nel cuore della Val delle Lanze, è uno dei luoghi più belli e integri dell'Altopiano dei Fiorentini. La Val delle Lanze è la zona di maggior rilevanza sotto tutti i profili, reca i segni secolari di attività pastorali esercitate in quella zona da 12.000 anni. La valle assieme alla Val dei Tre Sassi e al Monte Coston è attraversata dal muro in sassi che costituiva il confine tra Italia e Impero Austriaco fino al 1918, e presenta ancora incorporati i cippi confinari; inoltre raccoglie importanti testimonianze della prima linea Austro-Italiana della Grande Guerra. A sua volta il Monte Coston è quasi completamente ricoperto di bosco autoctono: faggio, abete rosso e bianco, larice, acero, etc.. Il tracciato delle piste è posto sulle emergenze geologiche residue del glacialismo pleistocenico che così verranno inevitabilmente distrutte. Gli impianti e le piste proposte sono tra quelli a maggior impatto ambientale, pertanto la mancata acquisizione della Valutazione di Impatto Ambientale, obbligatoria in questa fase, considerata l'estensione dell'area occupata dai due impianti finanziati e dalle piste plurime ad essi relative, è uno strumento ineludibile, considerando inoltre che il progetto è realizzato con piste e strutture brevi, con un limitato dislivello e poste ad una altezza dove l'innevamento artificiale si rende quasi certamente indispensabile. Si sottolinea l'irregolarità delle procedure attuate attraverso interventi devastanti che aggirano gli obblighi di VIA con lo stratagemma del frazionamento del progetto in stralci di ridotte dimensioni.
La Procura della Repubblica di Vicenza, a seguito di un primo esposto, ha provveduto a sequestrare una parte dell'area di Monte Coston, in quanto le ditte incaricate dalla Comunità Montana e dalla Carosello Ski s.p.a. hanno abbattuto una foresta pregiata e spianato testimonianze del primo conflitto mondiale. Inoltre è nelle intenzioni degli attori coinvolti l'ampliamento del programma 'di sviluppo' iniziale con l'introduzione di un progetto di edificazione di un villaggio turistico di 42.000 mc in località Fiorentini (Comune di Lastebasse).
L'altopiano dei Fiorentini è oggi dunque uno dei più esposti 'fronti' del conflitto tra paesaggio e speculazione, la battaglia è impari e sostenuta da due fronti, Veneto e Trentino, e da notevolissimi interessi economici.

29.7.08

Le Alpi tradite dal denaro

C'è una parola, in Trentino, che fa ridere: orso. Questa involontaria e irresistibile comicità compie 10 anni. E' l'età della reintroduzione degli orsi bruni, acquistati in Slovenia, nelle Alpi centrali italiane. La risata non offre l'innocenza diretta del bambino, ma la corruzione ambigua dell'adulto. Se oggi dici "orso", i trentini spontaneamente si agitano: per paura, per noia o per rabbia. La ragione, inconfessata, è chiara. Il ritorno dell'ultimo totem vivente della montagna europea è un clamoroso, e unico, successo naturalistico. "La sua presenza - dice il capo delle guardie forestali della Provincia, Romano Masè - testimonia che l'ambiente conserva una preziosa complessità". Tutti sanno però che l'orso non è qui per un atto d'amore. Viene trattenuto a forza, sui perduti corridoi, perché vale un tesoro. Non serviva un animale, ma l'immagine di un universo scomparso. I montanari non lo sopportano perché hanno scoperto che il suo padrone non è il bosco, ma il turismo: le società degli impianti di risalita, signore onnipotenti delle Alpi e della monocoltura invernale dello sci. La sua presenza non suggerisce di limitare gli abusi: contribuisce a superare la vergogna dei compromessi. In questi anni, quando l'orso ha provato a fare l'orso, è stato ucciso, o rinchiuso in un recinto. L'accusa: si allontana troppo dai deserti immaginari in cui una favola deve restare. Tre condanne accertate, su una ventina di esemplari. L'ultimo incidente, a Molveno, è un simbolo. L'orsa che frugava nei cassonetti dei rifiuti, narcotizzata dai custodi, è annegata nel lago ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Un errore. Non un caso, però. Ha rivelato l'abisso sui cui è sospesa la montagna trentina: l'attacco finale, pianificato da
leggi all'apparenza illuminate, contro la natura dell' arco alpino e contro ciò che resta dell' ambientalismo italiano. Dietro il marketing dell'orso - dice il sociologo dell'ambiente Lauro Struffi - c'è una gabbia: vasta, con impalpabili sbarre elettroniche, ma gabbia. E mentre noi sogniamo un cucciolo, il suo territorio finisce di essere distrutto nell'indifferenza».
A dare l'allarme, la moderatissima Società degli Alpinisti Tridentini. Per la prima volta, dopo 136 anni, ha indetto lo «sciopero dei sentieri». Non curerà più i tracciati in Paganella, cuore di una stagione epica dell'alpinismo. «Ruspe, piste e seggiovie - dice il presidente della Sat, Franco Giacomoni - hanno cancellato la montagna. Nessuno ci ha avvertiti. Inutile restare dove non si può più camminare». Il nuovo profilo è uno choc: uno scheletro di piloni, asperità spianate, grotte di ghiaccio riempite di detriti, autostrade sciabili che rompono i boschi. Uno scempio non isolato. Protetta dal marchio di garanzia dell'orso, la speculazione penetra in parchi e riserve. La Provincia autonoma di Trento ha pronti 50 milioni di euro per gli impianti che collegheranno Pinzolo con Madonna di Campiglio. Dieci milioni andranno alla connessione tra Passo Rolle e San Martino di Castrozza. Cento milioni alla comunicazione tra Folgaria e Laste Basse, in Veneto. Un'altra valanga di denaro è destinata a cabinovie e strade a Tremalzo, nel Tesino, alla Polsa, in valle di Pejo e in valle dei Mocheni. A rischio anche il ghiacciaio della Marmolada: una funivia sul versante fassano, promessa in questi giorni dopo anni di opposizione, sbloccherà l'attuazione dell'accordo sui confini fra Trentino e Veneto. «Località fallite - dice il leader di Cipra e Mountain Wilderness, Luigi Casanova - o sotto la quota-neve, o in zone delicatissime e sotto tutela integrale. All'inizio i soldi pubblici pagano gli impianti, poi ripianano i debiti che producono ogni anno». Non sono esclusi i fallimenti dei privati. La società funiviaria di Folgarida e Marrileva, in valle di Sole, in questi giorni rischia il crack. Decine di milioni gli euro perduti in una speculazione finanziaria sui terreni vicini all'aeroporto di Venezia. Il credito locale trema. La Provincia «per tutelare gli interessi collettivi», si è detta «pronta a fare la propria parte». A pochi mesi dalle elezioni provinciali d'autunno, monta anche l' ombra di una colossale speculazione edilizia. «Trentino e Sudtirolo - dice lo scrittore e giornalista Franco de Battaglia - sono la zona con la maggior concentrazione d'impianti al mondo. Non servono altre piste. Le seggiovie, spacciate per mobilità alternativa, nascondono milioni di metri cubi di seconde case sui fondovalle devastati da vent'anni di abusi». Una legge, coraggiosa ma in ritardo di anni, ha appena frenato le lottizzazioni comunali. Dal 2009, però, e a discrezione della giunta. La volata per trasformare in un condominio l'ultimo pezzo di prato è lanciata. Mentre l'orso ammicca dall'ingannevole pubblicità di Alpi intatte, avanzano strade in alta quota, tangenziali, tunnel, edifici, centri commerciali, cave, capannoni, funivie e bacini per l'innevamento artificiale. I parchi, soppressa la politica conservativa, sono relegati a logo per i depliant turistici: nessun ostacolo alle auto, sì anche a rally e ai raduni di fuoristrada. Il presidente del Parco Adamello-Brenta è diventato presidente dei cacciatori. Il leader del comitato anti-parco ha preso il suo posto. Davvero la specialità trentina, come si sussurra, è ridotta a finanziaria pubblica di sostegno alla voracità dei privati? La catena delle Alpi misura più di 190 mila chilometri quadrati. Il versante ormai è inciso da 87 mila chilometri di strade di montagna, 2.024 impianti di risalita, 5.943 chilometri di piste, 12 milioni di posti-letto turistici. Negli ultimi vent'anni il 60% delle frazioni d' alta quota dei 5.954 comuni alpini, è stato però abbandonato. Dimezzato il territorio coltivato: macchia e cespugli invadono ogni anno oltre la metà del terreno. «In Trentino nel 1980 - dice il perito Adriano Pinamonti - venivano sfalciati 300 chilometri quadrati di pascolo: ora, nonostante i contributi Ue e provinciali, sono 190. Dal 1990 le aziende agricole di montagna si sono dimezzate. Le malghe attive, da 700, sono ridotte a 300. Nel 1980 salivano sui pascoli estivi 36 mila vacche, oggi sono 8 mila. Gli ettari dei prati alti, da 90 mila, sono diventati 35 mila». L'età media della popolazione alpina è di 57 anni, 72 quella dei piccoli contadini. Paesi e villaggi sono abitati da vecchi e immigrati, ultima risorsa per alberghi, stalle e cantieri. In un secolo la superficie dei ghiacciai alpini, termometro della salute climatica, si è ridotta del 50%. I suicidi, nelle località turistiche raggiunte dalla ricchezza dello sci, sono il triplo di quelli in città. Il 74% dei giovani emigra a fondovalle, o nei capoluoghi, prima dei 25 anni. «L'Italia - spiega il direttore del Museo degli usi e costumi di San Michele all' Adige, Giovanni Kezich - dalla Roma imperiale ha ereditato cultura urbana e attrazione centripeta. Resiste però il magnetismo del paradosso alpino. Si fugge, ma si resta ancorati ad un invisibile, e indissolubile, cordone ombelicale. Chi nasce in montagna, appartiene per sempre alle relazioni che la animano. Il dramma è lo smarrimento della capacità di vivere da soli, senza rete. Un impoverimento sociale, ma pure un evento politico». Dopo il 1968, l'alta quota ha perso il fascino «americano» della protesta. Libertà, avventura, impresa, rifiuto di uno sviluppo, dall'Europa, si sono trasferite in Asia e Sudamerica. L'esodo dalle Alpi occidentali, in Piemonte, è consumato. Ma anche i villaggi trentini, cassaforte immobiliare dei nuovi ricchi, cominciano a restare deserti quasi tutto l'anno. Un'agonia alimentata da governo ed enti locali. L'Italia, spaventata dall' idea di regolare il traffico dei Tir, è l' unico Paese a non aver firmato la Convenzione delle Alpi. Le comunità montane, anche quelle vere, rischiano la soppressione. I contadini di montagna ricevono un terzo degli incentivi destinati agli agricoltori di pianura. L'anno prossimo le Dolomiti saranno dichiarate «patrimonio dell' umanità»: Trento e Bolzano hanno preteso però di tutelare solo le rocce, non l' ambiente che le circonda. «L'ennesimo imbroglio pubblicitario - dice il glaciologo Roberto Bombarda - svela l' obiettivo dei grandi interessi politici ed economici: ultimare la demolizione di ciò che resta dell' ambientalismo italiano. Un esempio? Nessuna località trentina è nella lista di quelle che hanno scelto una mobilità dolce». Colpire associazioni e comitati alpini, a cominciare da chi si oppone alle linee ferroviarie ad alta velocità, per estinguere ciò che resta del movimento che nel 1987 disse no al nucleare. Quali battaglie credibili resterebbero, nel Paese, consumata la distruzione della montagna?
«Protezionisti e Verdi italiani - dice Geremia Gios, docente di economia dell'ambiente all' università di Trento - vivono una crisi senza precedenti. Lotte estetiche, estremismo, mancanza di concretezza e assenza di leader autenticamente ambientalisti precedono il disastro degli ultimi anni. Si sono lasciati identificare come il partito neo-conservatore del no. In montagna, dove c'è bisogno di soluzioni ai problemi, odiano il loro snobismo ideologico: proprio quando sarebbero indispensabili».
Solo un'assessora Verde, a Trento, siede ormai nei governi regionali delle Alpi. La mobilitazione associativa è ai minimi storici. Nessuno schieramento nazionale mette la natura al primo posto del programma. «Il Trentino - dice il presidente provinciale del Wwf, Francesco Borzaga - era un esempio di armonia tra uomo e natura. Se l'equilibrio si è rotto qui, significa che non solo le Alpi sono perdute. La montagna, per la sua fragilità, ha sempre anticipato il destino ambientale di metropoli e pianure». Sotto accusa, l'iper-specializzazione economica dell' alta quota: colonizzata dall' industria della neve, spazza via le piccole aziende agricole e piega le medie al modello padano, o bavarese. Dal 2006 l'Europa ha ridotto drasticamente i sussidi agli allevatori. I contributi locali del 2007, aumentati per scongiurare il tracollo delle stalle, non sono ancora stati pagati. Chi può, abbandona. «Se non ti adegui a sistema e dimensioni della pianura - dice Laura Zanetti, presidente dei pastori e dei malghesi del Lagorai - ti fanno fuori. Il biologico viene ostacolato con ogni mezzo, trionfa un iperigienismo comico». Tutto deve essere sterile, pastorizzato e standardizzato. «Mentre tonnellate di concimi chimici, mangimi tossici e alimenti sconvolti dai conservanti, ottengono incentivi - continua Zanetti - La montagna è persa perché ha scelto di abbandonare i piccoli, la ricchezza della loro diversità». Uno spartiacque impressionante e senza precedenti. Da una parte l'oligarchia del potere politico ed economico, ormai indistinguibili. Dall'altra la crescente domanda popolare di condizioni di vita compatibili sulle Alpi. L'esempio della Vallarsa, tra le più povere e marginali del Trentino, è lo specchio di un cambiamento dirompente. In due anni è stata totalmente cablata. L'altro giorno, quando la rete ottica si è bloccata, il Comune è stato sommerso dalle proteste: sedici telefonate in venti minuti. «Il giorno dopo - dice il sindaco - è mancata l'acqua per una mattina: una chiamata in quattro ore». Tra pochi giorni aprirà qui il primo supermercato italiano automatico. Nel distributore 400 prodotti, freschi compresi, scelti dagli abitanti e acquistabili 24 ore su 24 con una tessera. Gli anziani non dovranno più implorare i figli di fare la spesa per loro a Rovereto. I neo-pendolari d'alta quota, vera novità della montagna fino a un' ora di viaggio dal posto di lavoro, disporranno di un servizio introvabile anche in città. Persi i contadini, grazie alla tecnologia i paesi si ripopolano di intellettuali e professionisti. Una coppia, nel silenzio di località Bruni, disegna cartoon destinati al mercato giapponese. «Non sono però i casi di nicchia - dice il sociologo Christian Arnoldi - a frenare la fuga innescata dal turismo di massa. L'indifferenza politica per la vita in montagna resta totale. In Italia si pensa ancora che seppellire il turismo di assistenzialismo significhi aiutare la montagna. Il risultato è che, assieme ai saperi, se ne va anche la cultura della contemporaneità. Una fascia del mondo sfasata dal proprio tempo: nelle valli gli eventi sono legati allo sport, oppure rileggono in farsa il passato». A combattere la battaglia decisiva contro l'ultimo assalto alla natura meglio conservata d' Italia, solo qualche giovane. Nei masi, assieme a rumeni, peruviani e indiani, cominciano a tornare ragazzi trentini decisi a coltivare la terra, invece di asfaltarla. Elisa e Filippo Rasom, ventenni, si sono appena sposati. A Vallonga, sopra Vigo di Fassa, hanno inaugurato un allevamento con 27 mucche e un apiario con 80 arnie. «Alberghi e piste - dice Filippo - senza una stalla non avranno più nulla da offrire». A Zortea, nella valle del Vanoi, Elisa e Corrado Cozzolino hanno puntato su 60 capre e 100 arnie. Laureati, padovani, oggi trentenni, sono reduci dalla prima settimana di ferie dopo dieci anni. «Solo piccole dimensioni e grande qualità di prodotti naturali - dice Elisa - restituiscono un senso economico anche alle periferie montane». Francesco Prandel, professore di chimica a Levico, il pomeriggio fa invece il pastore a Fravort, in Valsugana. Una malga in affitto, sfalcio a mano, come risposta al sequestro dell'orso nutrito per piazzare settimane bianche. Ce ne sono già decine, come loro. Investimenti contenuti, sacrificio, coraggio, percezione del limite e passione: l'altra faccia delle valli svendute all'ordinarietà dei colossi finanziari che tengono in ostaggio il circo bianco. Anche Francesco Franzoi, in Valpiana, non ha smesso di fare il formaggio sull'alpeggio. Riconosce ogni forma, dal profumo sa dire la settimana di caseificazione, fiori e versanti brucati quel giorno. Non capisce perché in Italia i prodotti tipici artigianali, per legge, non possano essere «somministrati fuori dal luogo di produzione». Come se una Ferrari potesse essere venduta solo a Maranello. «I modelli globali - dice - hanno svuotato il Trentino. Rese inutili le Alpi, portano al fallimento anche il resto dell'economia nazionale. Sussidiarietà, solidarietà e comunità sono l'unica risposta a liberismo, egoismo e xenofobia». L'autonomia riformista, alternativa al neocentralismo padano, si nasconde nelle periferie d' alta quota. Inizia a battersi per guarire ambiente e paesaggio. Chiede che dell'orso non si parli, e non si rida, più. Che si accetti di incontrarlo, piuttosto, ascoltando ciò che ha da dire la paura. Un animale di carne finalmente libero in una foresta vera.

Giampaolo Visetti - La Repubblica, 14 luglio 2008