18.9.08

Trento - Costruire Autonomia, 2^ giornata

Nuove pratiche di partecipazione

Territorio / Autogestione / Comunità / Autogoverno


Domenica 5 ottobre 2008
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1

Ore 11.00

Tavola Rotonda
I MARGINI DEL TERRITORIO
Tra intervento istituzionale e intervento sociale

  • Lino Zanon – Provincia autonoma di Trento
  • Nicola Pedergnana - Comune di Trento
  • Federico Zappini - Officina sociale
  • Stefano De Toni – Volontario di Strada

Ore 15.00

Dibattito
VOLONTARIATO E NUOVE PRATICHE DI PARTECIPAZIONE SOCIALE

  • Suor Paola Biondi – Caritas Ambrosiana, Milano
  • Luca Bertolino – Razzismo Stop, Padova
  • Francesco Cucchi - Comunità di Capodarco

Invitati al dibattito:
Diego Giacometti – CNCA Trentino, Roberto Calzà - Presidente Caritas Diocesana, Piergiorgio Bortolotti – Direttore Punto d’Incontro, Dario Fortin – Direttore Villa S.Ignazio

Ore 21.00

Riflessione
LA PROTESTA E LA PROPOSTA
I sinti di Rovereto e la battaglia per le microaree

con la partecipazione di:

  • Gianluca Magagni – Ass. italiana Zingari Oggi
  • Simone Cari e Mirko Mayer – Comunità Sinta Rovereto

Pranzo e cena a buffet a cura di "Osteria sociale da Bruno"
Coffee break a cura della "caffetteria Ya Basta"


Vai allo speciale "Costruire Autonomia" con il programma delle 3 giornate

16.9.08

Primiero : approvato dal Comitato per l'ambiente il progetto di collegamento

Pubblichiamo di seguito l'articolo apparso su L'Adige che riporta la notizia della dichiarazione di compatibilità ambientale ricevuta lo scorso 10 settembre dal progetto di collegamento sciistico San Martino di Castrozza-Passo Rolle che andrebbe a devastare con tralicci alti 30 metri la riserva integrale Paneveggio-Pale di San Martino.
E' l'ennesima dimostrazione di come la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale non serva a verificare realmente la qualità dei progetti né per contenere i loro effetti negativi sull'ambiente. Infatti, esaminando le norme nazionali e della nostra provincia che disciplinano la VIA, risulta evidente come sia la fase istruttoria che quella decisionale siano costruite in modo da far prevalere sempre e comunque le decisioni politiche a dispetto di qualsiasi evidenza tecnica sull'incompatibilità del progetto.
E' nostra convinzione che sarebbe tempo che i movimenti di opposizione alle tante nocività che minacciano i nostri territori smettessero di dare credito al Comitato Provinciale per l'Ambiente che, nei fatti, non valuta i progetti dal punto di vista degli effetti negativi, ma si mette a disposizione delle decisioni politiche della Giunta Provinciale. Crediamo che un primo passo in questa direzione potrebbe essere il fatto di non inviare più agli uffici della VIA durante la fase istruttoria le osservazioni allo studio di impatto ambientale.

Colbricon: ora c'è il via libera


Che il «sì» politico sia in qualche modo scontato, è chiaro da tempo: l'impegno del presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, e dell'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi, a sostegno del progetto di collegamento impiantistico tra San Martino e il Rolle è già stato dichiaratamente esplicitato agli amministratori pubblici del Primiero. Da ieri, però, c'è anche il «sì» tecnico, quello del Comitato provinciale per l'ambiente che ha dato il proprio benestare - tecnico, appunto - al progetto, al termine della procedura di valutazione di impatto ambientale. Un «sì» accompagnato da quattordici prescrizioni, che non mutano la sostanza del progetto ma «impongono» una mitigazione dell'impatto delle future opere. Un «sì» espresso a maggioranza, perché i tre rappresentanti esterni del Comitato (l'ingegner Marco Frenez per le associazioni ambientaliste, il direttore del Museo di scienze naturali Michele Lanzinger e il professor Giuliano Ziglio della Facoltà di Ingegneria di Trento) hanno espresso la loro contrarietà. Lanzinger, in particolare, ha ricordato la valenza dei siti archeologici della zona. Un «no» che resta agli atti, ma che non ha pesato sulla valutazione finale positiva di tutti i servizi provinciali coinvolti. Soprattutto quella del Servizio conservazione naturale e valorizzazione ambientale, che ha ritenuto accettabile la valutazione di incidenza sui Sic (siti di importanza comunitaria), e della «Tutela del paesaggio», che ha considerato il progetto proposto meno impattante di altre soluzione alternative, come il tracciato di collegamento lungo la Val Cismon, suggerito dalle associazione ambientaliste. I quattro tralicci, pur alti oltre trenta metri, sul crinale fra i laghi di Colbricon e la Val Cismon saranno, a giudizio del Servizio urbanistica e tutela del paesaggio, meno «pesanti» per l'ambiente rispetto ad un numero maggiore di piloni a sostegno di un impianto realizzato nel fondovalle. Né rappresenteranno una intollerabile alterazione della visuale sulle Pale di San Martino ad est ed il Lagorai ad ovest. Ed è pure stata accolta la «filosofia» del progetto che configura il tracciato funiviario come sistema integrato di trasporto pubblico, alla stregua del progetto Pinzolo-Campiglio, con tanto di beneficio, in termini di maggiore sostegno finanziario della Provincia, per le esangui casse delle società impiantistiche proponenti. L'ingegner Frenez ha tentato, senza successo, di argomentare che la stazione di partenza sarà assolutamente decentrata rispetto al paese di San Martino), tanto che l'utenza sarà costretta a salire su altri due impianti (uno, in futuro) per arrivare a Malga Ces. Ha spiegato, nella sostanza, che si tratta di un impianto funzionale alle società impiantistiche, cioè alla stagione invernale, non ad una mobilità alternativa per il Rolle.

Gubert: "obbedito agli ordini"
«Siamo molto delusi, ci aspettavamo almeno un rinvio a dopo le elezioni. Tra l'altro il collegamento è stato voluto da categorie di centro destra. E così, avuto il regalo da Dellai, ora sono libere di votare per il centro destra». Daniele Gubert di Primiero Viva, commenta così il sì al collegamento S.Martino - Rolle dato dal Comitato per l'ambiente. Via libera, dice Gubert, tutto politico. «Hanno obbedito ad un ordine politico. Inoltre, un ruolo fondamentale - dice - è stato giocato dal consigliere Marco Depaoli , basti dire che suo nipote è il presidente del Parco e suo cognato il presidente del Comitato per l'ambiente». E adesso? «Faremo ricorso all'Unione Europea».

Inceneritore: ingaggiati sei consulenti

Dalle parole ai fatti. Dopo tanto discutere, la Provincia muove i primi passi per costruire l'inceneritore a Trento. Con una delibera proposta dall'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi, nell'ultima seduta la giunta provinciale ha approvato una delibera con cui, con una spesa di 176 mila euro, sono state affidate sei consulenze per studiare quali dovranno essere le caratteristiche di un impianto in grado di smaltire oltre 100 mila tonnellate di rifiuti all'anno. La costruzione e la gestione del termovalorizzatore è compito del Comune di Trento ma l'attività di consulenza ed assistenza è rimasta in capo alla Provincia. Ma ecco chi saranno i sei consulenti, quale sarà il loro incarico e il relativo compenso. Oikos Progetti srl. Società che ha sede a Carobbio degli Angeli (Bergamo), dovrà definire la dimensione dell'impianto che avrà il compito di incenerire i rifiuti residui provenienti da tutta la provincia. Vi sarà il problema di trasportarli tutti a Trento. Per la valle dell'Adige, l'Alta Valsugana e la Vallagarina si prevede che i gestori della raccolta provvederanno a trasportare i rifiuti in località Ischia Podetti a Trento. Per la valle di Fassa, Fiemme, Alto Garda e Ledro, Giudicarie, Primiero, Valle di Non e Bassa Valsugana e Tesino verranno create delle stazioni di trasferimento in cui saranno collocate delle presse (una sarà presto sperimentata in val di Fiemme) per comprimere il volume dei rifiuti. Il residuo raccolto in valle di Sole verrà invece trasportato nella stazione della valle di Non. L'Oikos, che percepirà 25 mila euro, dovrà anche capire quanti saranno i camion che arriveranno ogni giorno a Ischia Podetti e quanto costerà il trasporto dei rifiuti. Umberto Ghezzi. Il professore, 68 anni di Busseto (Parma), dovrà individuare la migliore tecnologia utilizzabile nel nuovo impianto in termini di resa energetica, flessibilità (capacità di lavorare anche a carico ridotto), facilità di gestione. Ghezzi dovrà definire le caratteristiche del camino e i sistemi di controllo da prevedere (ad esempio per la misura della radioattività all'ingresso dell'impianto), oltre a stimare i costi finali dell'inceneritore da imporre nella tariffa per i cittadini. Il compenso per il docente sarà di 25 mila euro. Marco Ragazzi. Il professore universitario trentino (insegna Ingegneria ambientale), 44 anni , dovrà approfondire le caratteristiche della «linea fumi», con i limiti di emissione da garantire e i relativi sistemi di controllo, dovrà definire le soglie di rischio e valutare la fattibilità di un impianto a discarica zero. La parcella sarà pari a 25 mila euro. Fabio Barbone. Il docente, 48 anni di Trieste, dovrà valutare l'incidenza ambientale dell'impianto e valutare le scelte compiute dagli altri consulenti. Percepirà 9 mila euro. Velia Maria Leone. L'avvocato, 49 anni di Roma, dovrà analizzare gli istituti della concessione dei lavori e del project financing, predisporre gli atti conseguenti e garantire il supporto giuridico-amministrativo nel procedimento per la scelta dell'impresa cui affidare la realizzazione dell'opera. La consulenza costerà 80 mila euro. Andrea Ventura. Il 35enne di Molina di Fiemme, per un compenso di 12 mila euro, sarà chiamato a valutare gli aspetti economico finanziari dell'operazione.

L'Adige, 16 settembre 2008

15.9.08

Il contro-pieghevole sul progetto delle nuove caserme di Mattarello

Questo pieghevole è il frutto di un lavoro collettivo di ricerca e di studio del comitato di Mattarello che propone delle argomentazioni contro la costruzione delle nuove caserme militari che graveranno sul territorio di Mattarello. Ventisette ettari di terreno lasceranno il posto a una "cittadella" dove verranno concentrate tutte le strutture militari di Trento. A servizio dei militari saranno realizzate anche residenze e infrastrutture ricreative. Tutto a carico della Provincia Autonoma di Trento. In cambio lo Stato ci darà le aree delle caserme in via di dismissione...

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UNA DECISIONE CONDIVISA?

Siamo in una provincia dove l’autonomia dovrebbe essere a tutela della Terra contro la speculazione dall’alto. Dovrebbe significare contatto con la gente da coinvolgere nelle problematiche che la toccano. Dovrebbe garantire la programmazione politica, la condivisione con la popolazione, l’ascolto delle diverse istanze.
La comunità di Mattarello, per non dire quella dell’intero comune di Trento, non sono state coinvolte in questa scelta. Il Consiglio Circoscrizionale del sobborgo non ha mai espresso un parere sul valore sociale e culturale del progetto. Il Consiglio, dal canto suo, con le scarse informazioni ricevute, non ha coinvolto la popolazione in maniera proporzionale alla portata dell’opera. Solo dopo forti pressioni della popolazione sono state presentate sommariamente le immagini del progetto all’assemblea del marzo 2008 e il Presidente della Provincia ha confezionato, per gli abitanti di Mattarello, un pieghevole illustrato di propaganda. Sempre più spesso la politica locale scambia la promozione per partecipazione.
Il diritto del cittadino di conoscere tutti i dettagli di un opera pubblica e di vigilare così i propri amministratori è negato. Quei cittadini che hanno richiesto informazioni più dettagliate sul progetto hanno ricevuto solo un pieghevole.

IMPATTO ECONOMICO

La Giunta Provinciale di Trento, alla fine di accordi preparatori iniziati nel 2000 [1], il 7 febbraio 2002 autorizza il presidente Dellai alla sottoscrizione dell’intesa Governo-Provincia [2]. La firma di Dellai è apposta a Roma, in data 8 febbraio 2002 [3]. In questo accordo, la Provincia Autonoma di Trento si impegna a realizzare, contro la cessione da parte dello Stato di beni quantificati in 106 milioni di euro, strutture per 111 milioni di euro. Fra queste, per un importo di 64,5 milioni di euro, “infrastrutture necessarie alla difesa logistiche alloggiative e funzionali[4]: le nuove caserme in località S. Vincenzo di Mattarello.
Nel 2007 l’importo generale dell’opera “nuove caserme” arriva a 194,230 milioni di euro [5]: il costo in 5 anni è aumentato del 300%. Contando le spese non ancora preventivate come la bonifica delle aree dismesse (le 5 caserme in città), i costi effettivi del progetto si possono stimare con un aumento del 600% rispetto a quanto previsto inizialmente.
Facciamo notare come il valore dei beni ceduti in scambio dallo Stato, quantificato nel 2001 [6] in 106 milioni di euro, sia passato nella stima del 2002 a 239 milioni di euro [7] più che raddoppiando il costo dell’operazione per noi.
Puntando l’attenzione sugli alloggi per i soldati, sempre l’Accordo di programma quadro prevede la costruzione di “N. 8 + 3 palazzine alloggi collettivi[8] all’interno della cittadella militare. Inoltre, “qualora si rendesse necessario mettere a disposizione del Ministero della Difesa ulteriori unità abitative, fino alla concorrenza di 200 alloggi, la Provincia si impegna altresì ad individuare, sulla base di specifica convenzione con il Ministero della Difesa, nell’ambito del patrimonio pubblico esistente, idonee strutture[9].
Per questo nel 2004 sono state acquistate a Mattarello, dalla ditta Edilbeton, due intere palazzine, di 36 appartamenti, per un importo complessivo di 11.433.800 euro (costo medio del singolo alloggio 317.600 euro); 12 alloggi sono stati ceduti l’anno stesso alla Difesa [10] e, nel 2006, gli altri 24.[11]
Tutto questo elenco di cifre - si badi bene soldi pubblici, provinciali, nostri - vorremmo facesse riflettere sull’effettiva convenienza dell’operazione. In cambio cosa abbiamo ricevuto? Che ne sarà dei terreni liberati dalle caserme cittadine?
La ricaduta economica locale in termini di lavoro sarà limitatissima in quanto poche sono le nostre aziende in possesso dell’apposita certificazione per poter partecipare alle gare d’appalto bandite dal Ministero della Difesa.

Note:
1_ Verbale Consiglio Comunale di Trento: adunanza del 26.02.2008
2_ “Intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica italiana e la Provincia autonoma di Trento approvazione dell’Accordo di programma quadro n. 1 – Interventi per la razionalizzazione delle sedi e delle strutture statali e provinciali nella città di Trento” Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
3_ Delibera della Giunta Provinciale n.453 del 13.03.2006
4_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001 nella quale le cifre sono espresse in lire
5_ Delibera della Giunta Provinciale n. 674 del 30.03.2007
6_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001
7_ “238.801.743 euro” in “Intesa…” art. 4 comma 2, in Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
8_ Bando di gara per pubblico incanto, Ministero della Difesa, Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, pubblicato il 11.08.2004
9_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006
10_ Delibera della Giunta Provinciale n. 1901 del 20.08.2004
11_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006

IMPATTO SULLA COMUNITA'

Il progetto di una “cittadella militare” comporterà l’inserimento nel tessuto urbano di un corpo separato, una sorta di “ghetto”. Questa nuova comunità finirà per vivere a sé, come nelle basi USA, dove la gente trascorre anni in un paese senza nemmeno conoscerlo.
Nemmeno la scelta di realizzare all’interno dell’area militare impianti sportivi e spazi culturali può trasformare un luogo militare in uno civile. Inoltre, anche se usufruibili dalla cittadinanza, questi impianti sportivi-culturali rappresentano un ingente investimento di risorse ad uso privilegiato di una categoria che già gode di altre corsie preferenziali come alloggi e accesso a determinate carriere. Infine queste nuove strutture possono essere la premessa alla chiusura di quelle esistenti come ad esempio la piscina Fogazzaro .[12]
L’intervento porterà un aumento pari al 28% della popolazione di Mattarello senza che sia stata fatta la benché minima previsione di un congruo aumento delle infrastrutture sociali. Sono state spese molte parole sui luoghi ricreativi ma nemmeno una su scuole, asili e servizi sociali. Certo non è pensabile che tutto gravi sull’attuale dotazione della popolazione di Mattarello, che a malapena soddisfa le esigenze del sobborgo. Anche a fronte delle richieste di potenziamento dei servizi scolastici presentate dalla Circoscrizione [13], il Comune non ha previsto per questi ulteriori stanziamenti.
Il personale militare di stanza a Trento che ritornerà da missioni che avvengono in territori di guerra sarà, come frequentemente accade, portatore di veri e propri traumi emotivi, spesso causa di disagi psicologici e comportamentali, un carico sociale che verrà a concentrarsi su tutta Trento Sud.
Mattarello e Trento Sud diventeranno, in caso di conflitto, “obiettivo bellico” grazie alla creazione di un nodo militare ben definito, sicuramente individuabile e di rilevanza strategica, data la concentrazione di risorse militari in termini di uomini, mezzi e strumenti.
Il rischio di un conflitto non ci sembra così remoto ma se volessimo pur considerarlo inesistente allora a che scopo potenziare la dotazione militare di stanza a Trento?

Note:
12_ Cfr. Franco Gottardi, Destino segnato per la piscina Fogazzaro, in L’Adige del 26.08.2007, p. 21
13_ Circoscrizione 08 Mattarello, delibere n. 22 del 27/07/2004 e n. 31 del 29/07/2005

IMPATTO AMBIENTALE

Durante i lavori (quindi per almeno i 5 anni programmati) continuerà il consistente sollevamento di polveri, risultanti dal sostanzioso movimento di terra e dallo spostamento degli inerti con mezzi di trasporto pesanti, l’inquinamento atmosferico e quello acustico generato dai mezzi stessi.
Ancora più impattanti dal punto di vista ambientale ci sembrano le problematiche a lavori conclusi. La nuova regimazione delle acque sarà totalmente modificata per poter mettere in sicurezza una zona di naturale esondazione dell’Adige. Data la natura delicata degli edifici, si è ecceduto in prudenza volendo rendere la zona a prova di alluvione tramite l’innalzamento, con materiale di riporto, del livello del terreno. Ciò comporterà però che le zone immediatamente a Nord e a Sud della cittadella militare, diventeranno di fatto più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Se l’Adige non si potrà sfogare in campagna lo farà sull’abitato.
Dobbiamo pure considerare che il Trentino ha solo l’1% di territorio pianeggiante e l’utilizzo di 27 ettari di terreno agricolo primario per le nuove caserme ci sembra uno sperpero. La preoccupazione per la sottrazione di territorio utile per l’agricoltura è condivisa dall’Unione contadini [14] e dalla Coldiretti [15] provinciale.
Non dimentichiamo poi che i 43 ettari di terreni che verranno dismessi dai militari non sono soggetti a verifiche delle agenzie protezione ambiente, come un qualsiasi terreno civile, e che quindi non sappiamo quanto e cosa comporterà la loro bonifica. Certo è che sarà a intero carico della collettività.

Note:
14_ Cfr. Silvia Ceschini, Agricoltura minacciata dalla città, in L’Adige del 19.01.2003, p. 24
15_ Cfr. Trento, questa città che spreca la sua terra, in Trentino del 04.03.2005, p. 9

TRENTINO TERRITORIO DI PACE?

Ogni grande progetto richiede una valutazione che va al di là dell’impatto economico e ambientale, tanto più se si tratta di un’opera non civile ma militare a carico della nostra provincia.
Ci troviamo ad essere una delle poche province ad avere nel proprio bilancio un capitolo dedicato alle spese militari. La domanda che ci poniamo è quale sia la finalità ultima della destinazione di ingenti risorse finanziarie e di territorio.
Questa nuova struttura non può essere paragonata alle vecchie caserme perché sono cambiate le finalità del “sistema difesa” in Italia e il contesto internazionale in cui esso è inserito. Il nuovo modello di difesa, che si sta delineando dagli anni ’90, afferma esplicitamente l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali ovunque siano minacciati. In questo quadro si inserisce la professionalizzazione dell’esercito e l’investimento in costosi sistemi d’attacco. Le missioni internazionali, a cui anche l’Italia partecipa, sono spesso finalizzate al controllo di risorse e aree strategiche per l’economia dominante. Ammettendo che lo scopo sia la pacificazione di queste aree, dobbiamo interrogarci, di fronte a tanti esempi tragici noti, dall’Iraq all’Afghanistan, sulla loro efficacia.
La professionalizzazione dell’“arte bellica” ha fatto diminuire le vittime militari nei conflitti degli ultimi 100 anni, ma ha fatto aumentare le vittime civili.
Anche il personale militare di stanza a Trento è in parte impiegato in queste operazioni internazionali.
Il Trentino è impegnato nella promozione della cultura di pace anche attraverso iniziative istituzionali ed educative. Diamo merito a questo impegno, ma dove è la coerenza se allo stesso tempo sceglie di costruire opere che si inseriscono in un meccanismo di guerra?

Siamo ancora in tempo per il futuro della nostra Terra e contro la guerra.
Richiedi informazioni, pretendi la trasparenza, fai sentire la tua voce!
Solo se diventiamo protagonisti del nostro futuro possiamo impedire decisioni prese ignorando il bene comune.
Non è mai troppo tardi!

11.9.08

Cles: pesticidi in parchi pubblici e case

Comitato salute: analisi su dodici campioni. Nell’87% dei casi si trovano residui di agrofarmaci

Su 12 campioni raccolti in proprietà private e pubbliche, fatti analizzare in un laboratorio legalmente riconosciuto, 10 hanno confermato la presenza di residui di pesticidi. In tutte e 10 le località della valle di Non in cui questi campioni sono stati raccolti (in due il campione era doppio) si è verificata la presenza di residui. Tra l'altro i campioni sono stati raccolti anche: in un parco pubblico, in un parco giochi, all'interno di un appartamento privato e in un prato a sfalcio privato.

Il Comitato per il diritto alla salute in valle di Non ha in mano i risultati di una serie di analisi che, a proprie spese (3.000€ il costo), ha commissionato ad un laboratorio fuori provincia. «Si tratta di 12 campioni - dicono Sergio Deromedis, Virgilio Rossi, Raffaella Mottes e Marco Osti a nome del Comitato - raccolti in 10 località. I campioni sono stati raccolti il 24 giugno 2008, giorno di sole. Nei mesi precedenti si erano avute copiose precipitazioni e l'ultimo trattamento consigliato era per fine maggio e inizio giugno». Quindi campionatura non in periodo sospetto. Alla raccolta era presente un addetto del laboratorio di analisi. Il territorio interessato? «In 8 casi, si trattava di pertinenze di abitazioni private, poi un parco giochi, un parco pubblico, l'adiacenza di un parco di un asilo nido e un prato a sfalcio». Quali parchi? «Il parco Doss del Pez di Cles, il parco giochi di Rallo e un prato stabile da foraggio a Smarano». I risultati? «Su 12 campioni, 10 contenevano residui di fitofarmaci. Teatraconazole, Chlorpyrifos-etil, Pirimicarb, Captano e tanti altri. In due parchi su tre, nei campioni di erba c'erano residui e così nell'abitazione privata». Che tipo di materiale è stato analizzato? «Erba nei parchi e nel prato a sfalcio, verdura ed erba negli orti, polveri sul davanzale e dentro l'abitazione». Non è legale la presenza di residui di pesticidi? «No, è contraria al dettato dell'articolo 674 del codice penale, che tutela la pubblica salute». Si tratta, asseriscono i volontari del Comitato, di fitofarmaci già studiati per le loro particolari pericolosità per la salute. «Un solo esempio. Il Chlorpyrifos-etil è stato proibito nel 2002 negli Stati Uniti in zone residenziali perché è stato dimostrato che le donne in gravidanza esposte al prodotto hanno partorito figli con cervello di dimensioni minori al normale. Si tratta di prodotti, quali il Captano, cancerogeno, che non sono di ultima generazione, apparsi sul mercato tra gli anni '40 e '60».

Perché il Comitato ha commissionato le analisi? Non ci sono controlli pubblici? «Le analisi vengono fatte solo sul prodotto venduto, nel nostro caso le mele. Poi sulle acque. Nessuna indagine, i cui risultati siano stati pubblicizzati, è stata condotta su superfici private e pubbliche». Il risultato più contundente di queste analisi lo espone il portavoce del comitato, Sergio Deromedis: «Possiamo ipotizzare che gran parte della superficie della valle di Non soggetta all'agricoltura intensiva della mela, veda la presenza di residui di fitofarmaci». I pesticidi arrivano anche, in proporzioni più o meno rilevanti, nelle case e interferiscono pure con altre produzioni alimentari: orti ma anche nell'erba del prato preso in considerazione (quindi interferiscono con l'attività zootecnica) e con l'agricoltura biologica.

Una campionatura è stata raccolta anche in una casa privata: giardino, orto, interno dell'appartamento: erba, ortaggi e polveri. «È stato monitorato un periodo di 6 mesi, da aprile a settembre. L'ordinanza dice che i trattamenti devono essere effettuati con lancia entro una fascia di 25 metri dal confine, in assenza di vento e in osservanza di altre ordinanze comunali. Eppure noi abbiamo potuto verificare la presenza di residui di fitofarmaci sia all'interno dell'abitazione e fino a 70 metri dal frutteto». Di qui, ad esempio, una delle proposte del Comitato: chiedere che i Comuni esigano i 100 metri di distanza dalle case e pertinenze private e di pubblica frequentazione. «I propri ortaggi, il proprio spazio privato non sono esenti da tracce di fitofarmaco». E qui la gente del Comitato consiglia la lettura di una bibliografia piuttosto ampia: ricerche scientifiche che proverebbero effetti importanti sulla salute per il contatto prolungato o con certe quantità di certi fitofarmaci: da irritazioni cutanee e delle vie respiratorie ad effetti sul sistema riproduttivo, endocrino, da effetti sul sistema neurologico a possibili effetti cancerogeni (linfomi, leucemie, prostata)».

Un'ultima precisazione da parte del Comitato: «Il nostro interesse non è quello di sabotare l'agricoltura intensiva ma difendere la vivibilità e la salute pubblica di una valle. L'agricoltore deve poter vivere degnamente del suo lavoro. Ma devono essere migliorati certi aspetti della sua attività. Vogliamo anche allertare i sindaci: debbono come minimo far rispettare la normativa esistente ma anche cambiarla quando insufficiente a difendere la salute pubblica».

Comitato diritto alla salute: chi sono
Il Comitato diritto alla salute ha una trentina di aderenti e ha raccolto più di mille firme a sostegno del proprio progetto nell'estate 2007-estate 2008. Molte firme (650) sono state consegnate alla giunta provinciale di Trento. Gli aderenti al Comitato sono di fasce professionali diverse: contadini, medici, artigiani, commercianti. Volontari. «Il nostro obiettivo è il contratto sottoscritto da un migliaio di persone. Le premesse riguardano il tema dei pesticidi, il non rispetto dei regolamenti e delle ordinanze esistenti. Ma anche la necessità di cambiare molte di queste norme». Solo dal 3% al 10% degli agrofarmaci giunge all'obiettivo e quindi dal 90% al 97% si disperde invece nell'ambiente. «Sono i risultati di una indagine del 1985. Nella petizione sono state chieste alla giunta provinciale cinque cose. Uno studio aggiornato su suolo, acqua, aria della valle di Non (fanghi e acque ferme). Uno studio epidemiologico sulla salute degli abitanti della valle con particolare riferimento ai bambini. Che si dichiari con totale certezza che non ci sono problemi per la salute, a seguito dell'uso di fitofarmaci, a vivere in questa valle. Un controllo del rispetto delle ordinanze comunali in tema di uso dei fitofarmaci e del protocollo della lotta integrata. Regole legislativo-urbanistiche per ridurre la tensione tra meleti e popolazioni, che migliorino la convivenza della gente con l'agricoltura intensiva. E si chiede che a lungo termine venga limitato lo sviluppo dell'agricoltura intensiva, incentivando forme di agricoltura pulita e la biodiversità sul territorio». Sono stati informati anche i sindaci di tutti i Comuni della valle di Non e Bassa valle di Sole con una lettera informativa contenente precisi riferimenti a ricerche scientifiche (anche in campo medico).

Un questionario per 106 turisti della media valle: salvate paesaggio e salute: «Stop a sviluppi ulteriori del melo»
Il turista che si rivolge alla valle di Non da anni, capisce cosa significa l'agricoltura intensiva. Sia nel suo aspetto relativo ai «trattamenti» (gli agrofarmaci) che in quello che riguarda l'impatto paesaggistico, ad esempi reti di protezione dalle grandinate e pali di cemento. E dimostra di non gradire eccessivamente.
Il Comitato per il diritto alla salute ha predisposto un questionario che ha sottoposto a 106 turisti durante la stagione stiva dell'anno 2007 e poi dell'anno 2008. Ogni questionario prevedeva anche che il turista indicasse, per iscritto, il suo nome ed i suoi recapiti. Gli scopi dell'indagine? Così il portavoce del Comitato Salute: «Volevamo capire quale sia lo sguardo del turista sul nostro paesaggio, sul nostro ambiente. Particolarmente in quella fascia della valle di Non, attorno ai 700 metri sul livello del mare, dove la frutticoltura è giunta solo in parte». Tanto per capirsi la zona di Tres, Smarano, Sfruz, Coredo, Romeno e Cavareno. I 106 turisti che hanno accettato di riempire il questionario avevano un'età media di 53 anni. Dalla lettura delle risposte si evincono alcune considerazioni: «Per il 39% degli intervistati il paesaggio noneso in questi ultimi anni è peggiorato. Il 64% di loro afferma che il peggioramento è dovuto allo sviluppo agricolo, all'agricoltura intensiva».
C'è di più: «Il 90% dei turisti sentiti dichiara che non sceglierebbe per le sue ferie un luogo di coltivazione intensiva del melo». Non solo a causa dell'uso degli agrofarmaci. C'è anche un altro impatto sul paesaggio che viene notato dagli ospiti: «Solo il 14% ritiene di minima importanza l'impatto sull'ambiente delle reti antigrandine».
Comunque, il 78% non apprezza l'idea che la coltivazione intensiva di mele si espanda ancora di più nelle località prescelte per le vacanze. Infine, il 40% di coloro che hanno compilato il questionario proposto dal Comitato asserisce che l'immagine che la pubblicità propone della valle di Non come luogo di vacanza, non rende l'idea del reale ambiente di questo ambito». Insomma, al turismo si mostrano vette e pascoli, dimenticando le mele. Ma il turista poi arriva in valle e non è cieco.


L'Adige
, 10 settembre 2008

Vedi anche:
Melinda si espande ma cresce anche la protesta

Caserme di Mattarello: manca la democrazia, sospeso il consiglio comunale

I mugugni e i bavagli dei No Base causano la sospensione del consiglio-farsa

E’ durato pochi minuti il consiglio comunale di Trento che doveva assistere all’audizione dei tecnici della provincia sul progetto delle nuove caserme di Mattarello.
Nei giorni scorsi il comitato che si batte contro la costruzione della base militare, aveva ricevuto oralmente il divieto di poter intervenire con un proprio esponente all’interno del consiglio comunale. Addirittura, nemmeno i consiglieri sarebbero potuti intervenire nel merito del progetto, ma avrebbero dovuto limitarsi ad ascoltare il resoconto dei tecnici provinciali.
Per questi motivi gli attivisti No Base hanno deciso di presentarsi in via Belenzani ed entrare nell’aula in un nutrito numero per assistere, imbavagliati, al finto dibattito e consegnare un opuscolo informativo contro la base militare di Mattarello e un bavaglio ai consiglieri.
La polizia ha però perquisito i manifestanti impedendo loro di entrare con volantini e bandiere, ma tollerando i bavagli che, una volta iniziata la seduta, sono stati posizionati sulla bocca. I mugugni che riecheggiavano come simbolo di una democrazia fatta tacere sono riusciti nell’intento di far sospendere la farsa.
"Oggi siamo riusciti a salvare la faccia alla finta democrazia del consiglio comunale e dopo questa sospensione chiederemo ufficialmente che si svolga un vero consiglio comunale, con all’ordine del giorno la questione della base militare, e dove tutti, compreso il comitato, possano intervenire per informare la cittadinanza su un progetto che coinvolge un intero territorio e che sostiene le politiche di guerra."
Il prossimo appuntamento dei No Base è per giovedì 11 settembre ore 20.30 alla sala Clarina per la presentazione del contro-pieghevole con la partecipazione dell’editorialista Franco de Battaglia del quotidiano locale "Trentino".

Link:
Approfondimenti sul progetto delle nuove caserme

10.9.08

Nuovi appuntamenti dei No base di Mattarello

Mercoledì 10 settembre ore 19.30 in via Belenzani

Tutti/e al consiglio comunale di Trento.
Dibattito in consiglio comunale sul progetto delle nuove caserme a Mattarello


Giovedì 11 settembre ore 20.30 a Trento, sala della Clarina via Clarina 2

Presentazione del contro pieghevole sul progetto delle nuove caserme a Mattarello.

Interverranno:
il Comitato di Mattarello e l'editorialista del Trentino Franco de Battaglia


Il pieghevole che sarà presentato è il frutto di un lavoro collettivo di ricerca e di studio che propone delle argomentazioni contro la costruzione delle nuove caserme militari che graveranno sul territorio di Mattarello.
Ventisette ettari di terreno lasceranno il posto a una "cittadella" dove verranno concentrate tutte le strutture militari di Trento. A servizio dei militari saranno realizzate anche residenze e infrastrutture ricreative. Tutto a carico della Provincia Autonoma di Trento. In cambio lo Stato ci darà le aree delle caserme in via di dismissione...

Info:
[ trentomilitarenograzie.blogspot.com ]
[ Officina Ambiente]