L’Adige, 24/09/2008
24.9.08
Piccoli impianti, salvataggio pubblico
L’Adige, 24/09/2008
22.9.08
Appello alla Corte dei Conti: «Cupola anche negli impianti da sci»
La “Cupola Trentina” è complessa e va sconfitta
Quanto avvenuto in questi giorni, le gravi imputazioni rivolte ad imprenditori e politici trentini, è un passaggio che ci deve portare a riflettere sull’insieme della politica e della democrazia in Trentino. Non è sufficiente guardare al settore viabilistico: una cupola ben strutturata deve aver messo radici profonde nella società civile, nelle istituzioni di base (i municipi) ed in altre articolazioni dell’economia. Una cupola non può essere sconfitta dall'azione giudiziaria, questa è solo un utile innesco.
Spostiamo invece l’ attenzione, non casualmente, a quanto avviene nel settore dell’industria dello sci. Quello dello sci è un settore che, per come è gestito, trova assonanze preoccupanti con quanto accaduto nel sistema viabilità.
Ogni qualvolta comitati di cittadini o associazioni hanno criticato le volontà imprenditoriali, dai politici trentini, dai politici comunali (vedi il sindaco di Folgaria, Olivi) sono stati trattati con il metodo ben descritto dalle telefonate intercettate a Grisenti.
Ognuna di queste opere viola ambienti di alto pregio naturalistico e paesaggistico (cioè beni pubblici), dopo aver passato Valutazioni di Impatto Ambientale basate su istruttorie dei vari servizi discutibili, quando non sommarie. Si è arrivati a ridicolizzare istituzioni pubbliche quali sono i parchi naturali, facendo perdere loro ogni credibilità. In alcune situazioni troviamo come attori economici gli stessi personaggi coinvolti nella recente inchiesta.
Da Val Jumela in poi la Provincia Autonoma elargisce generosamente e annualmente decine di milioni di euro a imprese sciiststiche arrivate sull’orlo del fallimento o che vogliono investire in potenziamenti e ristrutturazioni, sempre più invasive, delle aree sciabili. Tenere l’elenco è difficile: Passo del Broccon, San Martino di Castrozza, Folgaria e Altipiani, Brentonico, Tremalzo, Folgarida-Marilleva, Pinzolo–Campiglio, Val della Mite, valle di Fassa, Bondone. Nel breve volgere di pochi anni sono stati distribuiti e si stanno distribuendo decine di milioni di euro, si sono messe le stampelle ad aziende giunte sul baratro.
Anche in questi casi si presentano progetti monchi, depurati degli aspetti ambientali più aggressivi, si lavora con il metodo "spezzatino" sia nel progetto che sul contributo. In seguito arrivano le varianti, le piste si allargano, si potenzia l’innevamento artificiale, si costruiscono nuovi bacini di raccolta-acqua per l’innevamento. Nel concreto la gestione della montagna trentina è stata appaltata alle società sciistiche.
Tutto avviene con il superamento e l’umiliazione della legislazione dell’Unione Europea ed italiana in materia di finanziamento pubblico ad imprese private e con l’umiliazione dei cittadini specie quando ipocritamente si fanno passare certi progetti come soluzioni a problemi di trasporto pubblico (Val Jumela, Pinzolo, Folgaria, San Martino, Valle della Mite).
Quali verifiche sono state compiute in tal senso sull’efficacia economica e della mobilità alternativa della realizzazione del collegamento in Val Jumela? Nessuna, si sapeva fin dall’inizio che si costruiva una farsa e così è stato.
Da Val Jumela per passare a San Martino, fino al Bondone, Tremalzo, Folgaria, La Polsa si è costruito un canale artificioso, discutibile sul piano etico e morale, di finanziamento a società altrimenti destinate al fallimento. Come avvenuto per Alitalia si rilevano, con denaro pubblico, debiti accumulati da privati e si lasciano onori e ulteriori profitti alle locali imprenditorie private. Un sistema efficace nel costruire e diffondere clientelismo, un sistema efficace nel legare l’imprenditoria ad un sistema politico ormai perverso, un sistema efficace nel sostenere un'economia che oggi, ovunque sulle Alpi, viene ridimensionata.
Il sistema copre l’intero territorio provinciale, è un terminale importante della cupola di potere che è stata costruita in quest’ultimo decennio, è una cupola difesa, sostenuta, alimentata sia dal centro sinistra che dalle forze politiche che vorrebbero a breve incoronare principe del Trentino Sergio Divina.
E’ auspicabile che anche questa cupola venga abbattuta. I comitati dei cittadini e l’associazionismo ambientalista sono stati aggirati, resi impotenti dalle istituzioni comunali e provinciali che hanno assunto come metodo di comportamento quello dell’imposizione. Comuni e Provincia ascoltano e rispondono politicamente ad una sola parte sociale: i grandi imprenditori. Hanno cancellato dal loro vocabolario il valore dell’ambiente, del paesaggio, la qualità dello sviluppo delle nostre popolazioni, la trasparenza amministrativa. Per abbattere questa cupola è necessario, è dovuto oggi più che mai l’intervento urgente della Corte dei Conti, è dovuta una capillare attenzione della magistratura.
E’ importante avvenga questo passaggio: permetterebbe ai tanti cittadini onesti, a pur presenti politici puliti, a chi si ostina a combattere la definizione del “Tutti Uguali”, a chi ha a cuore un futuro di qualità della nostra società, di rinnovare l’autonomia, di innovare i territori, di diversificare l’economia, di riportare dignità alla politica e fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Luigi Casanova - Consigliere comunale di Cavalese
21.9.08
Pinzolo: dure accuse nella giornata nazionale di Italia Nostra in val Brenta
La critica alla gestione dell’Autonomia trentina che potrebbe essere un modello per iniziative virtuose di salvaguardia ambientale, ma non lo è, è stato il leitmotiv dell’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, oltre a Gianluigi Ceruti e Paolo Mayr, Zefferino Castellani (presidente della Comunità delle Regole di Spinale e Manez), Franco de Battaglia (giornalista e scrittore), Luigi Casanova (vicepresidente di Cipra Italia) e Luca Bronzini (dottore in scienze forestali).
Accanto alle associazioni ambientaliste di riferimento, come Italia Nostra, Wwf e Fai, c’erano anche gruppi di cittadini-attivi come Nimby e i comitati di Tremalzo e Folgaria che si battono contro l’eccessivo sviluppo degli impianti a fune, poi il consigliere provinciale dei Verdi, Roberto Bombarda e l’alpinista Ermanno Salvaterra.
L'Adige, 21 settembre 2008
18.9.08
Trento - Costruire Autonomia, 2^ giornata
Territorio / Autogestione / Comunità / Autogoverno
Domenica 5 ottobre 2008
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1
Ore 11.00
Tavola Rotonda
I MARGINI DEL TERRITORIO
Tra intervento istituzionale e intervento sociale
- Lino Zanon – Provincia autonoma di Trento
- Nicola Pedergnana - Comune di Trento
- Federico Zappini - Officina sociale
- Stefano De Toni – Volontario di Strada
Ore 15.00
Dibattito
VOLONTARIATO E NUOVE PRATICHE DI PARTECIPAZIONE SOCIALE
- Suor Paola Biondi – Caritas Ambrosiana, Milano
- Luca Bertolino – Razzismo Stop, Padova
- Francesco Cucchi - Comunità di Capodarco
Invitati al dibattito:
Diego Giacometti – CNCA Trentino, Roberto Calzà - Presidente Caritas Diocesana, Piergiorgio Bortolotti – Direttore Punto d’Incontro, Dario Fortin – Direttore Villa S.Ignazio
Ore 21.00
Riflessione
LA PROTESTA E LA PROPOSTA
I sinti di Rovereto e la battaglia per le microaree
con la partecipazione di:
- Gianluca Magagni – Ass. italiana Zingari Oggi
- Simone Cari e Mirko Mayer – Comunità Sinta Rovereto
Pranzo e cena a buffet a cura di "Osteria sociale da Bruno"
Coffee break a cura della "caffetteria Ya Basta"
Vai allo speciale "Costruire Autonomia" con il programma delle 3 giornate
16.9.08
Primiero : approvato dal Comitato per l'ambiente il progetto di collegamento
E' l'ennesima dimostrazione di come la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale non serva a verificare realmente la qualità dei progetti né per contenere i loro effetti negativi sull'ambiente. Infatti, esaminando le norme nazionali e della nostra provincia che disciplinano la VIA, risulta evidente come sia la fase istruttoria che quella decisionale siano costruite in modo da far prevalere sempre e comunque le decisioni politiche a dispetto di qualsiasi evidenza tecnica sull'incompatibilità del progetto.
E' nostra convinzione che sarebbe tempo che i movimenti di opposizione alle tante nocività che minacciano i nostri territori smettessero di dare credito al Comitato Provinciale per l'Ambiente che, nei fatti, non valuta i progetti dal punto di vista degli effetti negativi, ma si mette a disposizione delle decisioni politiche della Giunta Provinciale. Crediamo che un primo passo in questa direzione potrebbe essere il fatto di non inviare più agli uffici della VIA durante la fase istruttoria le osservazioni allo studio di impatto ambientale.
Colbricon: ora c'è il via libera
Gubert: "obbedito agli ordini"
«Siamo molto delusi, ci aspettavamo almeno un rinvio a dopo le elezioni. Tra l'altro il collegamento è stato voluto da categorie di centro destra. E così, avuto il regalo da Dellai, ora sono libere di votare per il centro destra». Daniele Gubert di Primiero Viva, commenta così il sì al collegamento S.Martino - Rolle dato dal Comitato per l'ambiente. Via libera, dice Gubert, tutto politico. «Hanno obbedito ad un ordine politico. Inoltre, un ruolo fondamentale - dice - è stato giocato dal consigliere Marco Depaoli , basti dire che suo nipote è il presidente del Parco e suo cognato il presidente del Comitato per l'ambiente». E adesso? «Faremo ricorso all'Unione Europea».
Inceneritore: ingaggiati sei consulenti
L'Adige, 16 settembre 2008
15.9.08
Il contro-pieghevole sul progetto delle nuove caserme di Mattarello
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UNA DECISIONE CONDIVISA?
Siamo in una provincia dove l’autonomia dovrebbe essere a tutela della Terra contro la speculazione dall’alto. Dovrebbe significare contatto con la gente da coinvolgere nelle problematiche che la toccano. Dovrebbe garantire la programmazione politica, la condivisione con la popolazione, l’ascolto delle diverse istanze.Il diritto del cittadino di conoscere tutti i dettagli di un opera pubblica e di vigilare così i propri amministratori è negato. Quei cittadini che hanno richiesto informazioni più dettagliate sul progetto hanno ricevuto solo un pieghevole.
IMPATTO ECONOMICO
La Giunta Provinciale di Trento, alla fine di accordi preparatori iniziati nel 2000 [1], il 7 febbraio 2002 autorizza il presidente Dellai alla sottoscrizione dell’intesa Governo-Provincia [2]. La firma di Dellai è apposta a Roma, in data 8 febbraio 2002 [3]. In questo accordo, la Provincia Autonoma di Trento si impegna a realizzare, contro la cessione da parte dello Stato di beni quantificati in 106 milioni di euro, strutture per 111 milioni di euro. Fra queste, per un importo di 64,5 milioni di euro, “infrastrutture necessarie alla difesa logistiche alloggiative e funzionali“ [4]: le nuove caserme in località S. Vincenzo di Mattarello.Nel 2007 l’importo generale dell’opera “nuove caserme” arriva a 194,230 milioni di euro [5]: il costo in 5 anni è aumentato del 300%. Contando le spese non ancora preventivate come la bonifica delle aree dismesse (le 5 caserme in città), i costi effettivi del progetto si possono stimare con un aumento del 600% rispetto a quanto previsto inizialmente.
Facciamo notare come il valore dei beni ceduti in scambio dallo Stato, quantificato nel 2001 [6] in 106 milioni di euro, sia passato nella stima del 2002 a 239 milioni di euro [7] più che raddoppiando il costo dell’operazione per noi.
Puntando l’attenzione sugli alloggi per i soldati, sempre l’Accordo di programma quadro prevede la costruzione di “N. 8 + 3 palazzine alloggi collettivi” [8] all’interno della cittadella militare. Inoltre, “qualora si rendesse necessario mettere a disposizione del Ministero della Difesa ulteriori unità abitative, fino alla concorrenza di 200 alloggi, la Provincia si impegna altresì ad individuare, sulla base di specifica convenzione con il Ministero della Difesa, nell’ambito del patrimonio pubblico esistente, idonee strutture” [9].
Per questo nel 2004 sono state acquistate a Mattarello, dalla ditta Edilbeton, due intere palazzine, di 36 appartamenti, per un importo complessivo di 11.433.800 euro (costo medio del singolo alloggio 317.600 euro); 12 alloggi sono stati ceduti l’anno stesso alla Difesa [10] e, nel 2006, gli altri 24.[11]
Tutto questo elenco di cifre - si badi bene soldi pubblici, provinciali, nostri - vorremmo facesse riflettere sull’effettiva convenienza dell’operazione. In cambio cosa abbiamo ricevuto? Che ne sarà dei terreni liberati dalle caserme cittadine?
La ricaduta economica locale in termini di lavoro sarà limitatissima in quanto poche sono le nostre aziende in possesso dell’apposita certificazione per poter partecipare alle gare d’appalto bandite dal Ministero della Difesa.
Note:
1_ Verbale Consiglio Comunale di Trento: adunanza del 26.02.2008
2_ “Intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica italiana e la Provincia autonoma di Trento approvazione dell’Accordo di programma quadro n. 1 – Interventi per la razionalizzazione delle sedi e delle strutture statali e provinciali nella città di Trento” Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
3_ Delibera della Giunta Provinciale n.453 del 13.03.2006
4_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001 nella quale le cifre sono espresse in lire
5_ Delibera della Giunta Provinciale n. 674 del 30.03.2007
6_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001
7_ “238.801.743 euro” in “Intesa…” art. 4 comma 2, in Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
8_ Bando di gara per pubblico incanto, Ministero della Difesa, Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, pubblicato il 11.08.2004
9_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006
10_ Delibera della Giunta Provinciale n. 1901 del 20.08.2004
11_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006
IMPATTO SULLA COMUNITA'
Il progetto di una “cittadella militare” comporterà l’inserimento nel tessuto urbano di un corpo separato, una sorta di “ghetto”. Questa nuova comunità finirà per vivere a sé, come nelle basi USA, dove la gente trascorre anni in un paese senza nemmeno conoscerlo.L’intervento porterà un aumento pari al 28% della popolazione di Mattarello senza che sia stata fatta la benché minima previsione di un congruo aumento delle infrastrutture sociali. Sono state spese molte parole sui luoghi ricreativi ma nemmeno una su scuole, asili e servizi sociali. Certo non è pensabile che tutto gravi sull’attuale dotazione della popolazione di Mattarello, che a malapena soddisfa le esigenze del sobborgo. Anche a fronte delle richieste di potenziamento dei servizi scolastici presentate dalla Circoscrizione [13], il Comune non ha previsto per questi ulteriori stanziamenti.
Il personale militare di stanza a Trento che ritornerà da missioni che avvengono in territori di guerra sarà, come frequentemente accade, portatore di veri e propri traumi emotivi, spesso causa di disagi psicologici e comportamentali, un carico sociale che verrà a concentrarsi su tutta Trento Sud.
Mattarello e Trento Sud diventeranno, in caso di conflitto, “obiettivo bellico” grazie alla creazione di un nodo militare ben definito, sicuramente individuabile e di rilevanza strategica, data la concentrazione di risorse militari in termini di uomini, mezzi e strumenti.
Il rischio di un conflitto non ci sembra così remoto ma se volessimo pur considerarlo inesistente allora a che scopo potenziare la dotazione militare di stanza a Trento?
Note:
12_ Cfr. Franco Gottardi, Destino segnato per la piscina Fogazzaro, in L’Adige del 26.08.2007, p. 21
13_ Circoscrizione 08 Mattarello, delibere n. 22 del 27/07/2004 e n. 31 del 29/07/2005
IMPATTO AMBIENTALE
Durante i lavori (quindi per almeno i 5 anni programmati) continuerà il consistente sollevamento di polveri, risultanti dal sostanzioso movimento di terra e dallo spostamento degli inerti con mezzi di trasporto pesanti, l’inquinamento atmosferico e quello acustico generato dai mezzi stessi.Ancora più impattanti dal punto di vista ambientale ci sembrano le problematiche a lavori conclusi. La nuova regimazione delle acque sarà totalmente modificata per poter mettere in sicurezza una zona di naturale esondazione dell’Adige. Data la natura delicata degli edifici, si è ecceduto in prudenza volendo rendere la zona a prova di alluvione tramite l’innalzamento, con materiale di riporto, del livello del terreno. Ciò comporterà però che le zone immediatamente a Nord e a Sud della cittadella militare, diventeranno di fatto più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Se l’Adige non si potrà sfogare in campagna lo farà sull’abitato.
Dobbiamo pure considerare che il Trentino ha solo l’1% di territorio pianeggiante e l’utilizzo di 27 ettari di terreno agricolo primario per le nuove caserme ci sembra uno sperpero. La preoccupazione per la sottrazione di territorio utile per l’agricoltura è condivisa dall’Unione contadini [14] e dalla Coldiretti [15] provinciale.
Non dimentichiamo poi che i 43 ettari di terreni che verranno dismessi dai militari non sono soggetti a verifiche delle agenzie protezione ambiente, come un qualsiasi terreno civile, e che quindi non sappiamo quanto e cosa comporterà la loro bonifica. Certo è che sarà a intero carico della collettività.
Note:
14_ Cfr. Silvia Ceschini, Agricoltura minacciata dalla città, in L’Adige del 19.01.2003, p. 24
15_ Cfr. Trento, questa città che spreca la sua terra, in Trentino del 04.03.2005, p. 9
TRENTINO TERRITORIO DI PACE?
Ogni grande progetto richiede una valutazione che va al di là dell’impatto economico e ambientale, tanto più se si tratta di un’opera non civile ma militare a carico della nostra provincia.Ci troviamo ad essere una delle poche province ad avere nel proprio bilancio un capitolo dedicato alle spese militari. La domanda che ci poniamo è quale sia la finalità ultima della destinazione di ingenti risorse finanziarie e di territorio.
Questa nuova struttura non può essere paragonata alle vecchie caserme perché sono cambiate le finalità del “sistema difesa” in Italia e il contesto internazionale in cui esso è inserito. Il nuovo modello di difesa, che si sta delineando dagli anni ’90, afferma esplicitamente l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali ovunque siano minacciati. In questo quadro si inserisce la professionalizzazione dell’esercito e l’investimento in costosi sistemi d’attacco. Le missioni internazionali, a cui anche l’Italia partecipa, sono spesso finalizzate al controllo di risorse e aree strategiche per l’economia dominante. Ammettendo che lo scopo sia la pacificazione di queste aree, dobbiamo interrogarci, di fronte a tanti esempi tragici noti, dall’Iraq all’Afghanistan, sulla loro efficacia.
La professionalizzazione dell’“arte bellica” ha fatto diminuire le vittime militari nei conflitti degli ultimi 100 anni, ma ha fatto aumentare le vittime civili.
Anche il personale militare di stanza a Trento è in parte impiegato in queste operazioni internazionali.
Il Trentino è impegnato nella promozione della cultura di pace anche attraverso iniziative istituzionali ed educative. Diamo merito a questo impegno, ma dove è la coerenza se allo stesso tempo sceglie di costruire opere che si inseriscono in un meccanismo di guerra?
Siamo ancora in tempo per il futuro della nostra Terra e contro la guerra.
Richiedi informazioni, pretendi la trasparenza, fai sentire la tua voce!
Solo se diventiamo protagonisti del nostro futuro possiamo impedire decisioni prese ignorando il bene comune.
Non è mai troppo tardi!
