24.9.08

Piccoli impianti, salvataggio pubblico

Piano provincializzazione – Deciderà la nuova giunta

L'operazione varata con Pejo Funivie, che tecnicamente è un patto di riacquisto, in pratica una garanzia di Trentino Sviluppo sul finanziamento bancario per la costruzione della nuova seggiovia Doss dei Gembri, è definita eccezionale. Ma sul tavolo della giunta provinciale che uscirà dalle elezioni del 26 ottobre arriverà un piano di salvataggio delle piccole società funiviarie che prevede un salto di qualità dell'intervento pubblico: un processo di pubblicizzazione completa degli impianti, secondo il modello friulano, o la costituzione di una società provinciale proprietaria delle infrastrutture che dà in appalto la gestione ai privati, ipotesi preferita dall'assessore uscente all'industria Marco Benedetti. L'ambito di intervento comprenderà le piccole stazioni come Bondone, Panarotta, Alta Val di Non, Brocon, Polsa. Aree, oltretutto, che saranno in futuro le prime ad aver bisogno di riconversione quando il cambiamento climatico cancellerà le piste da sci collocate più in basso. Gli uffici di Piazza Dante stanno già lavorando al progetto, anche se si sottolinea che si tratta di ipotesi tecniche e che le decisioni politiche potranno essere prese solo dal nuovo governo provinciale. Lo scenario delineato vede i grandi caroselli, leader nel comparto, capaci di procedere da soli, a volte miniere di profitti, altre volte, come Folgarida Marilleva, sostenibili se si libereranno di operazioni fallimentari come Aeroterminal Venezia. Gli impianti intermedi, come la Paganella, sono nel complesso solidi, anche se non hanno una grande dotazione finanziaria e possono aver bisogno di sostegno. Il problema sono i piccoli, sistematicamente in rosso, che in genere rispondono più ad obiettivi di interesse pubblico, come volano degli investimenti turistici o promozione del territorio, che a criteri di redditività. Oggi l'intervento pubblico nelle funivie è in mano alla holding provinciale Trentino Sviluppo, che ha due strumenti di intervento: la realizzazione di investimenti infrastrutturali, come bacini di innevamento e opere di adduzione, e la partecipazione al capitale delle società. Le quote di Trentino Sviluppo sono spesso rappresentate da azioni privilegiate e quindi il controllo dell'impresa funiviaria resta formalmente ai privati, ma di fatto, spesso, la maggioranza del capitale è già pubblica. Trentino Sviluppo, insomma, è al limite degli interventi possibili senza snaturare le Spa partecipate. Ora sul tappeto c'è l'ipotesi di pubblicizzazione, che risponderebbe anche alle esigenze di riconversione territoriale a seguito dei cambiamenti climatici.

L’Adige, 24/09/2008

22.9.08

Appello alla Corte dei Conti: «Cupola anche negli impianti da sci»

Pubblichiamo di seguito un interessante intervento di Luigi Casanova, Consigliere Comunale a Cavalese e vicepresidente di CIPRA Italia, che fa un parallelo fra lo scandalo scoppiato in Provincia sul rapporto fra politica e imprenditoria ed il settore trentino dell'industria dello sci, rivolgendo un appello alla Corte dei Conti affinché cominci ad indagare anche in tal senso.

La “Cupola Trentina” è complessa e va sconfitta

Quanto avvenuto in questi giorni, le gravi imputazioni rivolte ad imprenditori e politici trentini, è un passaggio che ci deve portare a riflettere sull’insieme della politica e della democrazia in Trentino. Non è sufficiente guardare al settore viabilistico: una cupola ben strutturata deve aver messo radici profonde nella società civile, nelle istituzioni di base (i municipi) ed in altre articolazioni dell’economia. Una cupola non può essere sconfitta dall'azione giudiziaria, questa è solo un utile innesco.
Spostiamo invece l’ attenzione, non casualmente, a quanto avviene nel settore dell’industria dello sci. Quello dello sci è un settore che, per come è gestito, trova assonanze preoccupanti con quanto accaduto nel sistema viabilità.
Ogni qualvolta comitati di cittadini o associazioni hanno criticato le volontà imprenditoriali, dai politici trentini, dai politici comunali (vedi il sindaco di Folgaria, Olivi) sono stati trattati con il metodo ben descritto dalle telefonate intercettate a Grisenti.
Ognuna di queste opere viola ambienti di alto pregio naturalistico e paesaggistico (cioè beni pubblici), dopo aver passato Valutazioni di Impatto Ambientale basate su istruttorie dei vari servizi discutibili, quando non sommarie. Si è arrivati a ridicolizzare istituzioni pubbliche quali sono i parchi naturali, facendo perdere loro ogni credibilità. In alcune situazioni troviamo come attori economici gli stessi personaggi coinvolti nella recente inchiesta.
Da Val Jumela in poi la Provincia Autonoma elargisce generosamente e annualmente decine di milioni di euro a imprese sciiststiche arrivate sull’orlo del fallimento o che vogliono investire in potenziamenti e ristrutturazioni, sempre più invasive, delle aree sciabili. Tenere l’elenco è difficile: Passo del Broccon, San Martino di Castrozza, Folgaria e Altipiani, Brentonico, Tremalzo, Folgarida-Marilleva, Pinzolo–Campiglio, Val della Mite, valle di Fassa, Bondone. Nel breve volgere di pochi anni sono stati distribuiti e si stanno distribuendo decine di milioni di euro, si sono messe le stampelle ad aziende giunte sul baratro.
Anche in questi casi si presentano progetti monchi, depurati degli aspetti ambientali più aggressivi, si lavora con il metodo "spezzatino" sia nel progetto che sul contributo. In seguito arrivano le varianti, le piste si allargano, si potenzia l’innevamento artificiale, si costruiscono nuovi bacini di raccolta-acqua per l’innevamento. Nel concreto la gestione della montagna trentina è stata appaltata alle società sciistiche.
Tutto avviene con il superamento e l’umiliazione della legislazione dell’Unione Europea ed italiana in materia di finanziamento pubblico ad imprese private e con l’umiliazione dei cittadini specie quando ipocritamente si fanno passare certi progetti come soluzioni a problemi di trasporto pubblico (Val Jumela, Pinzolo, Folgaria, San Martino, Valle della Mite).
Quali verifiche sono state compiute in tal senso sull’efficacia economica e della mobilità alternativa della realizzazione del collegamento in Val Jumela? Nessuna, si sapeva fin dall’inizio che si costruiva una farsa e così è stato.
Da Val Jumela per passare a San Martino, fino al Bondone, Tremalzo, Folgaria, La Polsa si è costruito un canale artificioso, discutibile sul piano etico e morale, di finanziamento a società altrimenti destinate al fallimento. Come avvenuto per Alitalia si rilevano, con denaro pubblico, debiti accumulati da privati e si lasciano onori e ulteriori profitti alle locali imprenditorie private. Un sistema efficace nel costruire e diffondere clientelismo, un sistema efficace nel legare l’imprenditoria ad un sistema politico ormai perverso, un sistema efficace nel sostenere un'economia che oggi, ovunque sulle Alpi, viene ridimensionata.
Il sistema copre l’intero territorio provinciale, è un terminale importante della cupola di potere che è stata costruita in quest’ultimo decennio, è una cupola difesa, sostenuta, alimentata sia dal centro sinistra che dalle forze politiche che vorrebbero a breve incoronare principe del Trentino Sergio Divina.
E’ auspicabile che anche questa cupola venga abbattuta. I comitati dei cittadini e l’associazionismo ambientalista sono stati aggirati, resi impotenti dalle istituzioni comunali e provinciali che hanno assunto come metodo di comportamento quello dell’imposizione. Comuni e Provincia ascoltano e rispondono politicamente ad una sola parte sociale: i grandi imprenditori. Hanno cancellato dal loro vocabolario il valore dell’ambiente, del paesaggio, la qualità dello sviluppo delle nostre popolazioni, la trasparenza amministrativa. Per abbattere questa cupola è necessario, è dovuto oggi più che mai l’intervento urgente della Corte dei Conti, è dovuta una capillare attenzione della magistratura.
E’ importante avvenga questo passaggio: permetterebbe ai tanti cittadini onesti, a pur presenti politici puliti, a chi si ostina a combattere la definizione del “Tutti Uguali”, a chi ha a cuore un futuro di qualità della nostra società, di rinnovare l’autonomia, di innovare i territori, di diversificare l’economia, di riportare dignità alla politica e fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Luigi Casanova - Consigliere comunale di Cavalese

21.9.08

Pinzolo: dure accuse nella giornata nazionale di Italia Nostra in val Brenta

"Sull'ambiente siete come il resto d'Italia"

Nella giornata nazionale di Italia Nostra, dedicata ai paesaggi sensibili, le associazioni ambientaliste del Trentino si sono ritrovate in Val Brenta (Malga Brenta Bassa), al cospetto del famoso gruppo dolomitico, per un meeting-appello ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. Il richiamo più forte al valore ambientale è giunto dalle parole di Gianluigi Ceruti, esperto in diritto ambientale e “padre” della legge nazionale sui parchi. «A mio parere – ha detto l’avvocato e ambientalista – il Trentino rispecchia, nei confronti dell’ambiente, la situazione che esiste a livello italiano. La tradizione asburgica del governo della cosa pubblica è stata dimenticata e a subirne maggiormente le conseguenze negative è stato l’ambiente. Occorre ricostruire un sistema di riferimento etico - morale che non esiste più, come stanno ad indicare le recenti vicende». Ma qual è la «ricetta» dell’avvocato Ceruti? «Ripartire dall’insegnamento della Costituzione ai giovani e, contemporaneamente, azzerare la classe dirigente di tutti i comuni del Trentino». Una critica l’esperto l’ha indirizzata anche al Parco Naturale Adamello Brenta, in quanto «un Parco mai dovrebbe avallare un impianto sciistico». L’appello generale ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente e del paesaggio è stato accompagnato da riferimenti a casi specifici come, appunto, il collegamento impiantistico Pinzolo-Campiglio. «Ci riferiamo – ha evidenziato il presidente di Italia Nostra Paolo Mayr– non solo alla necessità di salvaguardare l’ambiente naturale, ma anche il paesaggio inteso come bene collettivo vitale per la qualità della vita. L’impianto Pinzolo-Campiglio va ad incidere in una zona di grande valore paesaggistico, ma anche tradizionale, per la presenza di case da mont, oltre ad essere all’imbocco di una valle importantissima, uno dei paesaggi maggiormente sensibili di tutto il Trentino».
La critica alla gestione dell’Autonomia trentina che potrebbe essere un modello per iniziative virtuose di salvaguardia ambientale, ma non lo è, è stato il leitmotiv dell’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, oltre a Gianluigi Ceruti e Paolo Mayr, Zefferino Castellani (presidente della Comunità delle Regole di Spinale e Manez), Franco de Battaglia (giornalista e scrittore), Luigi Casanova (vicepresidente di Cipra Italia) e Luca Bronzini (dottore in scienze forestali).
Accanto alle associazioni ambientaliste di riferimento, come Italia Nostra, Wwf e Fai, c’erano anche gruppi di cittadini-attivi come Nimby e i comitati di Tremalzo e Folgaria che si battono contro l’eccessivo sviluppo degli impianti a fune, poi il consigliere provinciale dei Verdi, Roberto Bombarda e l’alpinista Ermanno Salvaterra.

L'Adige, 21 settembre 2008

18.9.08

Trento - Costruire Autonomia, 2^ giornata

Nuove pratiche di partecipazione

Territorio / Autogestione / Comunità / Autogoverno


Domenica 5 ottobre 2008
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1

Ore 11.00

Tavola Rotonda
I MARGINI DEL TERRITORIO
Tra intervento istituzionale e intervento sociale

  • Lino Zanon – Provincia autonoma di Trento
  • Nicola Pedergnana - Comune di Trento
  • Federico Zappini - Officina sociale
  • Stefano De Toni – Volontario di Strada

Ore 15.00

Dibattito
VOLONTARIATO E NUOVE PRATICHE DI PARTECIPAZIONE SOCIALE

  • Suor Paola Biondi – Caritas Ambrosiana, Milano
  • Luca Bertolino – Razzismo Stop, Padova
  • Francesco Cucchi - Comunità di Capodarco

Invitati al dibattito:
Diego Giacometti – CNCA Trentino, Roberto Calzà - Presidente Caritas Diocesana, Piergiorgio Bortolotti – Direttore Punto d’Incontro, Dario Fortin – Direttore Villa S.Ignazio

Ore 21.00

Riflessione
LA PROTESTA E LA PROPOSTA
I sinti di Rovereto e la battaglia per le microaree

con la partecipazione di:

  • Gianluca Magagni – Ass. italiana Zingari Oggi
  • Simone Cari e Mirko Mayer – Comunità Sinta Rovereto

Pranzo e cena a buffet a cura di "Osteria sociale da Bruno"
Coffee break a cura della "caffetteria Ya Basta"


Vai allo speciale "Costruire Autonomia" con il programma delle 3 giornate

16.9.08

Primiero : approvato dal Comitato per l'ambiente il progetto di collegamento

Pubblichiamo di seguito l'articolo apparso su L'Adige che riporta la notizia della dichiarazione di compatibilità ambientale ricevuta lo scorso 10 settembre dal progetto di collegamento sciistico San Martino di Castrozza-Passo Rolle che andrebbe a devastare con tralicci alti 30 metri la riserva integrale Paneveggio-Pale di San Martino.
E' l'ennesima dimostrazione di come la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale non serva a verificare realmente la qualità dei progetti né per contenere i loro effetti negativi sull'ambiente. Infatti, esaminando le norme nazionali e della nostra provincia che disciplinano la VIA, risulta evidente come sia la fase istruttoria che quella decisionale siano costruite in modo da far prevalere sempre e comunque le decisioni politiche a dispetto di qualsiasi evidenza tecnica sull'incompatibilità del progetto.
E' nostra convinzione che sarebbe tempo che i movimenti di opposizione alle tante nocività che minacciano i nostri territori smettessero di dare credito al Comitato Provinciale per l'Ambiente che, nei fatti, non valuta i progetti dal punto di vista degli effetti negativi, ma si mette a disposizione delle decisioni politiche della Giunta Provinciale. Crediamo che un primo passo in questa direzione potrebbe essere il fatto di non inviare più agli uffici della VIA durante la fase istruttoria le osservazioni allo studio di impatto ambientale.

Colbricon: ora c'è il via libera


Che il «sì» politico sia in qualche modo scontato, è chiaro da tempo: l'impegno del presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, e dell'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi, a sostegno del progetto di collegamento impiantistico tra San Martino e il Rolle è già stato dichiaratamente esplicitato agli amministratori pubblici del Primiero. Da ieri, però, c'è anche il «sì» tecnico, quello del Comitato provinciale per l'ambiente che ha dato il proprio benestare - tecnico, appunto - al progetto, al termine della procedura di valutazione di impatto ambientale. Un «sì» accompagnato da quattordici prescrizioni, che non mutano la sostanza del progetto ma «impongono» una mitigazione dell'impatto delle future opere. Un «sì» espresso a maggioranza, perché i tre rappresentanti esterni del Comitato (l'ingegner Marco Frenez per le associazioni ambientaliste, il direttore del Museo di scienze naturali Michele Lanzinger e il professor Giuliano Ziglio della Facoltà di Ingegneria di Trento) hanno espresso la loro contrarietà. Lanzinger, in particolare, ha ricordato la valenza dei siti archeologici della zona. Un «no» che resta agli atti, ma che non ha pesato sulla valutazione finale positiva di tutti i servizi provinciali coinvolti. Soprattutto quella del Servizio conservazione naturale e valorizzazione ambientale, che ha ritenuto accettabile la valutazione di incidenza sui Sic (siti di importanza comunitaria), e della «Tutela del paesaggio», che ha considerato il progetto proposto meno impattante di altre soluzione alternative, come il tracciato di collegamento lungo la Val Cismon, suggerito dalle associazione ambientaliste. I quattro tralicci, pur alti oltre trenta metri, sul crinale fra i laghi di Colbricon e la Val Cismon saranno, a giudizio del Servizio urbanistica e tutela del paesaggio, meno «pesanti» per l'ambiente rispetto ad un numero maggiore di piloni a sostegno di un impianto realizzato nel fondovalle. Né rappresenteranno una intollerabile alterazione della visuale sulle Pale di San Martino ad est ed il Lagorai ad ovest. Ed è pure stata accolta la «filosofia» del progetto che configura il tracciato funiviario come sistema integrato di trasporto pubblico, alla stregua del progetto Pinzolo-Campiglio, con tanto di beneficio, in termini di maggiore sostegno finanziario della Provincia, per le esangui casse delle società impiantistiche proponenti. L'ingegner Frenez ha tentato, senza successo, di argomentare che la stazione di partenza sarà assolutamente decentrata rispetto al paese di San Martino), tanto che l'utenza sarà costretta a salire su altri due impianti (uno, in futuro) per arrivare a Malga Ces. Ha spiegato, nella sostanza, che si tratta di un impianto funzionale alle società impiantistiche, cioè alla stagione invernale, non ad una mobilità alternativa per il Rolle.

Gubert: "obbedito agli ordini"
«Siamo molto delusi, ci aspettavamo almeno un rinvio a dopo le elezioni. Tra l'altro il collegamento è stato voluto da categorie di centro destra. E così, avuto il regalo da Dellai, ora sono libere di votare per il centro destra». Daniele Gubert di Primiero Viva, commenta così il sì al collegamento S.Martino - Rolle dato dal Comitato per l'ambiente. Via libera, dice Gubert, tutto politico. «Hanno obbedito ad un ordine politico. Inoltre, un ruolo fondamentale - dice - è stato giocato dal consigliere Marco Depaoli , basti dire che suo nipote è il presidente del Parco e suo cognato il presidente del Comitato per l'ambiente». E adesso? «Faremo ricorso all'Unione Europea».

Inceneritore: ingaggiati sei consulenti

Dalle parole ai fatti. Dopo tanto discutere, la Provincia muove i primi passi per costruire l'inceneritore a Trento. Con una delibera proposta dall'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi, nell'ultima seduta la giunta provinciale ha approvato una delibera con cui, con una spesa di 176 mila euro, sono state affidate sei consulenze per studiare quali dovranno essere le caratteristiche di un impianto in grado di smaltire oltre 100 mila tonnellate di rifiuti all'anno. La costruzione e la gestione del termovalorizzatore è compito del Comune di Trento ma l'attività di consulenza ed assistenza è rimasta in capo alla Provincia. Ma ecco chi saranno i sei consulenti, quale sarà il loro incarico e il relativo compenso. Oikos Progetti srl. Società che ha sede a Carobbio degli Angeli (Bergamo), dovrà definire la dimensione dell'impianto che avrà il compito di incenerire i rifiuti residui provenienti da tutta la provincia. Vi sarà il problema di trasportarli tutti a Trento. Per la valle dell'Adige, l'Alta Valsugana e la Vallagarina si prevede che i gestori della raccolta provvederanno a trasportare i rifiuti in località Ischia Podetti a Trento. Per la valle di Fassa, Fiemme, Alto Garda e Ledro, Giudicarie, Primiero, Valle di Non e Bassa Valsugana e Tesino verranno create delle stazioni di trasferimento in cui saranno collocate delle presse (una sarà presto sperimentata in val di Fiemme) per comprimere il volume dei rifiuti. Il residuo raccolto in valle di Sole verrà invece trasportato nella stazione della valle di Non. L'Oikos, che percepirà 25 mila euro, dovrà anche capire quanti saranno i camion che arriveranno ogni giorno a Ischia Podetti e quanto costerà il trasporto dei rifiuti. Umberto Ghezzi. Il professore, 68 anni di Busseto (Parma), dovrà individuare la migliore tecnologia utilizzabile nel nuovo impianto in termini di resa energetica, flessibilità (capacità di lavorare anche a carico ridotto), facilità di gestione. Ghezzi dovrà definire le caratteristiche del camino e i sistemi di controllo da prevedere (ad esempio per la misura della radioattività all'ingresso dell'impianto), oltre a stimare i costi finali dell'inceneritore da imporre nella tariffa per i cittadini. Il compenso per il docente sarà di 25 mila euro. Marco Ragazzi. Il professore universitario trentino (insegna Ingegneria ambientale), 44 anni , dovrà approfondire le caratteristiche della «linea fumi», con i limiti di emissione da garantire e i relativi sistemi di controllo, dovrà definire le soglie di rischio e valutare la fattibilità di un impianto a discarica zero. La parcella sarà pari a 25 mila euro. Fabio Barbone. Il docente, 48 anni di Trieste, dovrà valutare l'incidenza ambientale dell'impianto e valutare le scelte compiute dagli altri consulenti. Percepirà 9 mila euro. Velia Maria Leone. L'avvocato, 49 anni di Roma, dovrà analizzare gli istituti della concessione dei lavori e del project financing, predisporre gli atti conseguenti e garantire il supporto giuridico-amministrativo nel procedimento per la scelta dell'impresa cui affidare la realizzazione dell'opera. La consulenza costerà 80 mila euro. Andrea Ventura. Il 35enne di Molina di Fiemme, per un compenso di 12 mila euro, sarà chiamato a valutare gli aspetti economico finanziari dell'operazione.

L'Adige, 16 settembre 2008

15.9.08

Il contro-pieghevole sul progetto delle nuove caserme di Mattarello

Questo pieghevole è il frutto di un lavoro collettivo di ricerca e di studio del comitato di Mattarello che propone delle argomentazioni contro la costruzione delle nuove caserme militari che graveranno sul territorio di Mattarello. Ventisette ettari di terreno lasceranno il posto a una "cittadella" dove verranno concentrate tutte le strutture militari di Trento. A servizio dei militari saranno realizzate anche residenze e infrastrutture ricreative. Tutto a carico della Provincia Autonoma di Trento. In cambio lo Stato ci darà le aree delle caserme in via di dismissione...

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UNA DECISIONE CONDIVISA?

Siamo in una provincia dove l’autonomia dovrebbe essere a tutela della Terra contro la speculazione dall’alto. Dovrebbe significare contatto con la gente da coinvolgere nelle problematiche che la toccano. Dovrebbe garantire la programmazione politica, la condivisione con la popolazione, l’ascolto delle diverse istanze.
La comunità di Mattarello, per non dire quella dell’intero comune di Trento, non sono state coinvolte in questa scelta. Il Consiglio Circoscrizionale del sobborgo non ha mai espresso un parere sul valore sociale e culturale del progetto. Il Consiglio, dal canto suo, con le scarse informazioni ricevute, non ha coinvolto la popolazione in maniera proporzionale alla portata dell’opera. Solo dopo forti pressioni della popolazione sono state presentate sommariamente le immagini del progetto all’assemblea del marzo 2008 e il Presidente della Provincia ha confezionato, per gli abitanti di Mattarello, un pieghevole illustrato di propaganda. Sempre più spesso la politica locale scambia la promozione per partecipazione.
Il diritto del cittadino di conoscere tutti i dettagli di un opera pubblica e di vigilare così i propri amministratori è negato. Quei cittadini che hanno richiesto informazioni più dettagliate sul progetto hanno ricevuto solo un pieghevole.

IMPATTO ECONOMICO

La Giunta Provinciale di Trento, alla fine di accordi preparatori iniziati nel 2000 [1], il 7 febbraio 2002 autorizza il presidente Dellai alla sottoscrizione dell’intesa Governo-Provincia [2]. La firma di Dellai è apposta a Roma, in data 8 febbraio 2002 [3]. In questo accordo, la Provincia Autonoma di Trento si impegna a realizzare, contro la cessione da parte dello Stato di beni quantificati in 106 milioni di euro, strutture per 111 milioni di euro. Fra queste, per un importo di 64,5 milioni di euro, “infrastrutture necessarie alla difesa logistiche alloggiative e funzionali[4]: le nuove caserme in località S. Vincenzo di Mattarello.
Nel 2007 l’importo generale dell’opera “nuove caserme” arriva a 194,230 milioni di euro [5]: il costo in 5 anni è aumentato del 300%. Contando le spese non ancora preventivate come la bonifica delle aree dismesse (le 5 caserme in città), i costi effettivi del progetto si possono stimare con un aumento del 600% rispetto a quanto previsto inizialmente.
Facciamo notare come il valore dei beni ceduti in scambio dallo Stato, quantificato nel 2001 [6] in 106 milioni di euro, sia passato nella stima del 2002 a 239 milioni di euro [7] più che raddoppiando il costo dell’operazione per noi.
Puntando l’attenzione sugli alloggi per i soldati, sempre l’Accordo di programma quadro prevede la costruzione di “N. 8 + 3 palazzine alloggi collettivi[8] all’interno della cittadella militare. Inoltre, “qualora si rendesse necessario mettere a disposizione del Ministero della Difesa ulteriori unità abitative, fino alla concorrenza di 200 alloggi, la Provincia si impegna altresì ad individuare, sulla base di specifica convenzione con il Ministero della Difesa, nell’ambito del patrimonio pubblico esistente, idonee strutture[9].
Per questo nel 2004 sono state acquistate a Mattarello, dalla ditta Edilbeton, due intere palazzine, di 36 appartamenti, per un importo complessivo di 11.433.800 euro (costo medio del singolo alloggio 317.600 euro); 12 alloggi sono stati ceduti l’anno stesso alla Difesa [10] e, nel 2006, gli altri 24.[11]
Tutto questo elenco di cifre - si badi bene soldi pubblici, provinciali, nostri - vorremmo facesse riflettere sull’effettiva convenienza dell’operazione. In cambio cosa abbiamo ricevuto? Che ne sarà dei terreni liberati dalle caserme cittadine?
La ricaduta economica locale in termini di lavoro sarà limitatissima in quanto poche sono le nostre aziende in possesso dell’apposita certificazione per poter partecipare alle gare d’appalto bandite dal Ministero della Difesa.

Note:
1_ Verbale Consiglio Comunale di Trento: adunanza del 26.02.2008
2_ “Intesa istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica italiana e la Provincia autonoma di Trento approvazione dell’Accordo di programma quadro n. 1 – Interventi per la razionalizzazione delle sedi e delle strutture statali e provinciali nella città di Trento” Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
3_ Delibera della Giunta Provinciale n.453 del 13.03.2006
4_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001 nella quale le cifre sono espresse in lire
5_ Delibera della Giunta Provinciale n. 674 del 30.03.2007
6_ Delibera della Giunta Provinciale n.41 del 12.01.2001
7_ “238.801.743 euro” in “Intesa…” art. 4 comma 2, in Delibera della Giunta Provinciale n. 133 del 07.02.2002
8_ Bando di gara per pubblico incanto, Ministero della Difesa, Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, pubblicato il 11.08.2004
9_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006
10_ Delibera della Giunta Provinciale n. 1901 del 20.08.2004
11_ Delibera della Giunta Provinciale n. 453 del 13.03.2006

IMPATTO SULLA COMUNITA'

Il progetto di una “cittadella militare” comporterà l’inserimento nel tessuto urbano di un corpo separato, una sorta di “ghetto”. Questa nuova comunità finirà per vivere a sé, come nelle basi USA, dove la gente trascorre anni in un paese senza nemmeno conoscerlo.
Nemmeno la scelta di realizzare all’interno dell’area militare impianti sportivi e spazi culturali può trasformare un luogo militare in uno civile. Inoltre, anche se usufruibili dalla cittadinanza, questi impianti sportivi-culturali rappresentano un ingente investimento di risorse ad uso privilegiato di una categoria che già gode di altre corsie preferenziali come alloggi e accesso a determinate carriere. Infine queste nuove strutture possono essere la premessa alla chiusura di quelle esistenti come ad esempio la piscina Fogazzaro .[12]
L’intervento porterà un aumento pari al 28% della popolazione di Mattarello senza che sia stata fatta la benché minima previsione di un congruo aumento delle infrastrutture sociali. Sono state spese molte parole sui luoghi ricreativi ma nemmeno una su scuole, asili e servizi sociali. Certo non è pensabile che tutto gravi sull’attuale dotazione della popolazione di Mattarello, che a malapena soddisfa le esigenze del sobborgo. Anche a fronte delle richieste di potenziamento dei servizi scolastici presentate dalla Circoscrizione [13], il Comune non ha previsto per questi ulteriori stanziamenti.
Il personale militare di stanza a Trento che ritornerà da missioni che avvengono in territori di guerra sarà, come frequentemente accade, portatore di veri e propri traumi emotivi, spesso causa di disagi psicologici e comportamentali, un carico sociale che verrà a concentrarsi su tutta Trento Sud.
Mattarello e Trento Sud diventeranno, in caso di conflitto, “obiettivo bellico” grazie alla creazione di un nodo militare ben definito, sicuramente individuabile e di rilevanza strategica, data la concentrazione di risorse militari in termini di uomini, mezzi e strumenti.
Il rischio di un conflitto non ci sembra così remoto ma se volessimo pur considerarlo inesistente allora a che scopo potenziare la dotazione militare di stanza a Trento?

Note:
12_ Cfr. Franco Gottardi, Destino segnato per la piscina Fogazzaro, in L’Adige del 26.08.2007, p. 21
13_ Circoscrizione 08 Mattarello, delibere n. 22 del 27/07/2004 e n. 31 del 29/07/2005

IMPATTO AMBIENTALE

Durante i lavori (quindi per almeno i 5 anni programmati) continuerà il consistente sollevamento di polveri, risultanti dal sostanzioso movimento di terra e dallo spostamento degli inerti con mezzi di trasporto pesanti, l’inquinamento atmosferico e quello acustico generato dai mezzi stessi.
Ancora più impattanti dal punto di vista ambientale ci sembrano le problematiche a lavori conclusi. La nuova regimazione delle acque sarà totalmente modificata per poter mettere in sicurezza una zona di naturale esondazione dell’Adige. Data la natura delicata degli edifici, si è ecceduto in prudenza volendo rendere la zona a prova di alluvione tramite l’innalzamento, con materiale di riporto, del livello del terreno. Ciò comporterà però che le zone immediatamente a Nord e a Sud della cittadella militare, diventeranno di fatto più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Se l’Adige non si potrà sfogare in campagna lo farà sull’abitato.
Dobbiamo pure considerare che il Trentino ha solo l’1% di territorio pianeggiante e l’utilizzo di 27 ettari di terreno agricolo primario per le nuove caserme ci sembra uno sperpero. La preoccupazione per la sottrazione di territorio utile per l’agricoltura è condivisa dall’Unione contadini [14] e dalla Coldiretti [15] provinciale.
Non dimentichiamo poi che i 43 ettari di terreni che verranno dismessi dai militari non sono soggetti a verifiche delle agenzie protezione ambiente, come un qualsiasi terreno civile, e che quindi non sappiamo quanto e cosa comporterà la loro bonifica. Certo è che sarà a intero carico della collettività.

Note:
14_ Cfr. Silvia Ceschini, Agricoltura minacciata dalla città, in L’Adige del 19.01.2003, p. 24
15_ Cfr. Trento, questa città che spreca la sua terra, in Trentino del 04.03.2005, p. 9

TRENTINO TERRITORIO DI PACE?

Ogni grande progetto richiede una valutazione che va al di là dell’impatto economico e ambientale, tanto più se si tratta di un’opera non civile ma militare a carico della nostra provincia.
Ci troviamo ad essere una delle poche province ad avere nel proprio bilancio un capitolo dedicato alle spese militari. La domanda che ci poniamo è quale sia la finalità ultima della destinazione di ingenti risorse finanziarie e di territorio.
Questa nuova struttura non può essere paragonata alle vecchie caserme perché sono cambiate le finalità del “sistema difesa” in Italia e il contesto internazionale in cui esso è inserito. Il nuovo modello di difesa, che si sta delineando dagli anni ’90, afferma esplicitamente l’obiettivo di difendere gli interessi nazionali ovunque siano minacciati. In questo quadro si inserisce la professionalizzazione dell’esercito e l’investimento in costosi sistemi d’attacco. Le missioni internazionali, a cui anche l’Italia partecipa, sono spesso finalizzate al controllo di risorse e aree strategiche per l’economia dominante. Ammettendo che lo scopo sia la pacificazione di queste aree, dobbiamo interrogarci, di fronte a tanti esempi tragici noti, dall’Iraq all’Afghanistan, sulla loro efficacia.
La professionalizzazione dell’“arte bellica” ha fatto diminuire le vittime militari nei conflitti degli ultimi 100 anni, ma ha fatto aumentare le vittime civili.
Anche il personale militare di stanza a Trento è in parte impiegato in queste operazioni internazionali.
Il Trentino è impegnato nella promozione della cultura di pace anche attraverso iniziative istituzionali ed educative. Diamo merito a questo impegno, ma dove è la coerenza se allo stesso tempo sceglie di costruire opere che si inseriscono in un meccanismo di guerra?

Siamo ancora in tempo per il futuro della nostra Terra e contro la guerra.
Richiedi informazioni, pretendi la trasparenza, fai sentire la tua voce!
Solo se diventiamo protagonisti del nostro futuro possiamo impedire decisioni prese ignorando il bene comune.
Non è mai troppo tardi!