27.9.08

Brocon, un altro anno per l'albergo

Slitta al 2009 anche la terza seggiovia. Pronto il progetto del bacino artificiale.

CASTELLO TESINO - Niente albergo e nessuna nuova seggiovia al passo Brocon. Almeno per ora. «I tempi previsti si sono allungati ma le due strutture - conferma Adriano Paternolli , presidente delle Funivie Lagorai - saranno pronte per la stagione 2009-2010». Un anno di ritardo, ma in questi mesi al passo si è lavorato. La conferma arriva dalle ruspe che anche in questi giorni sono in azione. Ma andiamo con ordine. Da tempo si parla del nuovo bacino per l'innevamento articiale. Una struttura di 50 mila metri cubi da realizzare a malga Valfontane. A che punto siamo? «La Provincia ha quasi ultimato la fase di screening del progetto. Ancora alcuni mesi e avremo tutte le autorizzazioni. Pensiamo di iniziare i lavori con la primavera del 2009». In questi mesi sono stati investiti 1,5 milioni di euro: «Abbiamo quasi ultimato l'allargamento della pista Matusa: lunga un chilometro e mezzo, è stata raddoppiata mentre sono in fase avanzata i lavori di asfaltatura del parcheggio in prossimità dello Chalet Heidi». La stagione invernale si sta avvicinando. E prima dell'inizio saranno ultimati anche i lavori per la realizzazione del nuovo parcheggio. In arrivo altri 5-600 posti auto in località Marande. «Abbiamo avuto il via libera dal Servizio gestione strade e in questo modo - ricorda Paternolli - doteremo la stazione di spazi adeguati, evitando così che si ripetano i problemi alla viabilità sulla provinciale riscontrati nelle ultime stagioni». Tutto rimandato per il nuovo bacino artificiale, così come per la terza seggiovia: «In questi giorni stiamo aspettando le ultime autorizzazioni del comune. L'impianto è già stato ordinato e verrà installato entro la prossima estate. Appena conclusa la prossima stagione invernale, decollerà anche il progetto del nuovo albergo». Un investimento di 4,5 milioni di euro per 78 stanze e 200 posti letto, con un ampliamento dell'esistente Chalet Heidi: previsto per l'inverno del 2008, sarà ultimato entro il 2009. Il prossimo 24 ottobre verrà presentata la nuova stagione invernale. «E dopo la Piloni, anche la pista Bosco verrà tutta illuminata e messa a disposizione dei vari sci club presenti al passo per gli allenamenti, oltre che per le gare agonistiche». Adriano Paternolli è sereno: «I nostri programmi vanno avanti, anche se con qualche ritardo, con proposte che mirano anche a valorizzare le strutture già esistenti. Potenzieremo, ampliandolo, lo snowpark e realizzeremo anche un nuovo sentiero per le ciaspole che dalle Marande porta alla Casa Saronnese ed allo Chalet Paradiso». Oggi al passo lavorano 4 persone fisse tutto l'anno: durante la stagione invernale sono fino a 40, tra impiantisti e addetti alla ristorazione. Le Funivie Lagorai credono nel rilancio della stazione. Non solo durante la stagione invernale, ma anche per tutto l'anno. E i progetti davvero non mancano.

Si chiama Bike Park. È il nuovo progetto su cui stanno lavorando le Funivie Lagorai. Percorsi attrezzati, con difficoltà varie, per gli amanti delle discese spericolate in bicicletta lungo i pendii del Brocon. In estate e autunno - in quota si arriverà utilizzando le seggiovie - lungo le piste per un'iniziativa unica nel suo genere in Trentino. In arrivo anche un sentiero didattico. Sei chilometri dalle Marande verso Prà Pezze alla scoperta dei «mille volti del bosco». Un'iniziativa che coinvolge anche il Comune, l'Associazione Tesino Bosco Ambiente Legno, i cacciatori, l'Università della Tuscia, il Soccorso Alpino, l'Istituto comprensivo Strigno e Tesino e l'Associazione Progresso Ciechi. Tra gli obiettivi vi è anche la valorizzazione delle esistenti trincee in quota sul monte Agaro.

L'Adige, 27/09/2008

25.9.08

Linfano: comitati e operatori economici vogliono un collegamento alternativo

«Il tunnel lungo sbocchi al Cretaccio»

Di un collegamento scorrevole tra Basso Sarca e Mori c'è bisogno ma il tracciato delineato dalla Provincia proprio non piace. Presentata ufficialmente ieri alla Cantina Madonna delle Vittorie di Linfano l'ipotesi dei comitati Viabilità e vivibilità di Nago Torbole e di Linfano. Il tracciato alternativo a quello pensato a Trento è stato studiato e disegnato dall'ingegner Bruno Gobbi Frattini, un guru della viabilità, che presta gratuitamente la sua opera al comitato. «La nostra idea di percorso - ha iniziato Erminio Ressegotti, vicecoordinatore del comitato di Nago Torbole - presenta un consistente salto di qualità rispetto al tracciato che propone la Provincia che vorrebbe far sboccare entrambe le gallerie a Linfano, sia quella doppia da Loppio sia quella da Malcesine». Il «salto di qualità» di Ressegotti verte sulla qualità ambientale: l'ipotesi-comitato (i due tunnel dovrebbero uscire al Cretaccio al bicigrill El Chiringuito) non devasterebbe ulteriormente le campagne di Linfano già abbondantemente saccheggiate dalla speculazione edilizia negli anni recenti, sarebbe poi più funzionale e avrebbe una buona sostenibilità economica. Il tracciato della Provincia che dovrebbe approdare a Linfano comporterebbe, secondo Gobbi Frattini, una notevole occupazione di territorio con due gallerie, una per senso di marcia, provenienti da Loppio e una da Conca d'oro, a sud di Torbole. L'ingegnere ha chiarito che anche da punto di vista idrogeologico l'opera ipotizzata da Trento sia alquanto complessa perché le gallerie dovrebbero passare sotto il fiume Sarca e riaffiorare in superficie a Linfano. «Si tratterebbe di un muro di cemento profondo 15 o 20 metri e lungo 600 che costituirebbe una sorta di diga». Ressegotti, albergatore ma anche ingegnere, e soprattutto torbolano ha ricordato che durante le piene del Sarca le cantine delle case di via Strada Grande a Torbole si allaghino, effetto della falda che si alza per il principio dei vasi comunicanti. Il Sarca in buona sostanza non è un canale ma è permeabile; se arrivano le piene non c'è solo il corso d'acqua visibile ma anche la massa sotterranea. «Ricordo che nella piena del 2000 si arrivò a un passo dall'esondazione. Immaginatevi - ha detto - se ci aggiungiamo una barriera sotto terra, e subacquea, lunga 600 metri e profonda 15-20 metri: ci sarà un effetto diga». Meglio dunque un tratto in galleria più lungo ma che crei meno problemi e, soprattutto, che non cementifichi ulteriormente le campagne di Linfano. Anche sul fronte dei costi l'ipotesi del comitato sarebbe quasi sui livelli di quello della Provincia, 224,1 milioni a fronte dei 195,28 di Trento. Il presidente del comitato Vivibilità di Linfano, Giorgio Briosi ha sottolineato quanto le «scelte di oggi siano importanti per il futuro dei nostri figli» e quanto occorra usare il buon senso e salvaguardare il territorio. Presenti tra gli altri all'illustrazione oltre a Ressegotti e Briosi, anche Claudio Nodari e Francesco Pedrotti per i comitati; Renato Veronesi, sindaco di Arco; Stefano Bresciani, assessore di Arco; Eraldo Tonelli vicesindaco di Nago Torbole; Adalberto Mosaner, vicesindaco di Riva; Gabierle Calliari, presidente Coldiretti, Roberdo De Laurentis, presidente Artigiani, Ilos Parisi, presidente imprenditori; Natale Rigotti e Anna Perugini per l'Associazione albergatori; Bruno Lunelli, presidente Unione commercio; Enio Meneghelli, presidente di InGarda. Gli operatori economici hanno condiviso l'idea dei comitati e a breve faranno sentire la loro voce anche a Trento. Anche gli amministratori di Arco, Nago Torbole e Riva hanno mostrato un certo favore per la soluzione proposta da Gobbi Frattini.

L'Adige, 25/09/2008

Commissione faunistica in Provincia, gli ambientalisti lasciano il tavolo

La protesta: «Non ci tengono in considerazione»

I quattro rappresentanti della associazioni ambientaliste ieri hanno lasciato il tavolo del Comitato faunistico in segno di protesta. «Dopo che il gruppo aveva approvato il piano di prelievo della pernice bianca, del fagiano di monte e della coturnici senza tener conto in alcun modo delle nostre rimostranze - spiega Sergio Merz, della Lipu - abbiamo lasciato il tavolo quando è stato autorizzato anche il roccolo, un impianto di cattura per gli uccelli da richiamo che verrà realizzato nella campagne di San Michele all'Adige». «È assurdo, la pernice bianca e le coturnici sono specie a rischio estinzione, perché ammazzarle con la caccia per divertimento?» si chiede Merz. «Tanto più che da sette anni ormai i capi sono in calo e i cacciatori, sparando prevalentemente agli esemplari adulti, non permettono il ricambio». Meditano sul da farsi gli ambientalisti, perché dopo aver lasciato il tavolo in Provincia sono intenzionati a manifestare tutto il loro disappunto. «Da quando siamo entrati a far parte della commissione, all'inizio degli anni Novanta, non ci hanno mai ascoltato. E questa volta non hanno nemmeno tenuto in considerazione il parere contrario dell'Infs sul progetto del roccolo», aggiunge Merz. «L'obiettivo della legge sulla fauna, la numero 24 del 1991, era quella di tutelare la fauna e permettere l'esercizio della caccia. In realtà, ormai, pare che stia accadendo il contrario».

L'Adige, 25/09/2008

24.9.08

Piccoli impianti, salvataggio pubblico

Piano provincializzazione – Deciderà la nuova giunta

L'operazione varata con Pejo Funivie, che tecnicamente è un patto di riacquisto, in pratica una garanzia di Trentino Sviluppo sul finanziamento bancario per la costruzione della nuova seggiovia Doss dei Gembri, è definita eccezionale. Ma sul tavolo della giunta provinciale che uscirà dalle elezioni del 26 ottobre arriverà un piano di salvataggio delle piccole società funiviarie che prevede un salto di qualità dell'intervento pubblico: un processo di pubblicizzazione completa degli impianti, secondo il modello friulano, o la costituzione di una società provinciale proprietaria delle infrastrutture che dà in appalto la gestione ai privati, ipotesi preferita dall'assessore uscente all'industria Marco Benedetti. L'ambito di intervento comprenderà le piccole stazioni come Bondone, Panarotta, Alta Val di Non, Brocon, Polsa. Aree, oltretutto, che saranno in futuro le prime ad aver bisogno di riconversione quando il cambiamento climatico cancellerà le piste da sci collocate più in basso. Gli uffici di Piazza Dante stanno già lavorando al progetto, anche se si sottolinea che si tratta di ipotesi tecniche e che le decisioni politiche potranno essere prese solo dal nuovo governo provinciale. Lo scenario delineato vede i grandi caroselli, leader nel comparto, capaci di procedere da soli, a volte miniere di profitti, altre volte, come Folgarida Marilleva, sostenibili se si libereranno di operazioni fallimentari come Aeroterminal Venezia. Gli impianti intermedi, come la Paganella, sono nel complesso solidi, anche se non hanno una grande dotazione finanziaria e possono aver bisogno di sostegno. Il problema sono i piccoli, sistematicamente in rosso, che in genere rispondono più ad obiettivi di interesse pubblico, come volano degli investimenti turistici o promozione del territorio, che a criteri di redditività. Oggi l'intervento pubblico nelle funivie è in mano alla holding provinciale Trentino Sviluppo, che ha due strumenti di intervento: la realizzazione di investimenti infrastrutturali, come bacini di innevamento e opere di adduzione, e la partecipazione al capitale delle società. Le quote di Trentino Sviluppo sono spesso rappresentate da azioni privilegiate e quindi il controllo dell'impresa funiviaria resta formalmente ai privati, ma di fatto, spesso, la maggioranza del capitale è già pubblica. Trentino Sviluppo, insomma, è al limite degli interventi possibili senza snaturare le Spa partecipate. Ora sul tappeto c'è l'ipotesi di pubblicizzazione, che risponderebbe anche alle esigenze di riconversione territoriale a seguito dei cambiamenti climatici.

L’Adige, 24/09/2008

22.9.08

Appello alla Corte dei Conti: «Cupola anche negli impianti da sci»

Pubblichiamo di seguito un interessante intervento di Luigi Casanova, Consigliere Comunale a Cavalese e vicepresidente di CIPRA Italia, che fa un parallelo fra lo scandalo scoppiato in Provincia sul rapporto fra politica e imprenditoria ed il settore trentino dell'industria dello sci, rivolgendo un appello alla Corte dei Conti affinché cominci ad indagare anche in tal senso.

La “Cupola Trentina” è complessa e va sconfitta

Quanto avvenuto in questi giorni, le gravi imputazioni rivolte ad imprenditori e politici trentini, è un passaggio che ci deve portare a riflettere sull’insieme della politica e della democrazia in Trentino. Non è sufficiente guardare al settore viabilistico: una cupola ben strutturata deve aver messo radici profonde nella società civile, nelle istituzioni di base (i municipi) ed in altre articolazioni dell’economia. Una cupola non può essere sconfitta dall'azione giudiziaria, questa è solo un utile innesco.
Spostiamo invece l’ attenzione, non casualmente, a quanto avviene nel settore dell’industria dello sci. Quello dello sci è un settore che, per come è gestito, trova assonanze preoccupanti con quanto accaduto nel sistema viabilità.
Ogni qualvolta comitati di cittadini o associazioni hanno criticato le volontà imprenditoriali, dai politici trentini, dai politici comunali (vedi il sindaco di Folgaria, Olivi) sono stati trattati con il metodo ben descritto dalle telefonate intercettate a Grisenti.
Ognuna di queste opere viola ambienti di alto pregio naturalistico e paesaggistico (cioè beni pubblici), dopo aver passato Valutazioni di Impatto Ambientale basate su istruttorie dei vari servizi discutibili, quando non sommarie. Si è arrivati a ridicolizzare istituzioni pubbliche quali sono i parchi naturali, facendo perdere loro ogni credibilità. In alcune situazioni troviamo come attori economici gli stessi personaggi coinvolti nella recente inchiesta.
Da Val Jumela in poi la Provincia Autonoma elargisce generosamente e annualmente decine di milioni di euro a imprese sciiststiche arrivate sull’orlo del fallimento o che vogliono investire in potenziamenti e ristrutturazioni, sempre più invasive, delle aree sciabili. Tenere l’elenco è difficile: Passo del Broccon, San Martino di Castrozza, Folgaria e Altipiani, Brentonico, Tremalzo, Folgarida-Marilleva, Pinzolo–Campiglio, Val della Mite, valle di Fassa, Bondone. Nel breve volgere di pochi anni sono stati distribuiti e si stanno distribuendo decine di milioni di euro, si sono messe le stampelle ad aziende giunte sul baratro.
Anche in questi casi si presentano progetti monchi, depurati degli aspetti ambientali più aggressivi, si lavora con il metodo "spezzatino" sia nel progetto che sul contributo. In seguito arrivano le varianti, le piste si allargano, si potenzia l’innevamento artificiale, si costruiscono nuovi bacini di raccolta-acqua per l’innevamento. Nel concreto la gestione della montagna trentina è stata appaltata alle società sciistiche.
Tutto avviene con il superamento e l’umiliazione della legislazione dell’Unione Europea ed italiana in materia di finanziamento pubblico ad imprese private e con l’umiliazione dei cittadini specie quando ipocritamente si fanno passare certi progetti come soluzioni a problemi di trasporto pubblico (Val Jumela, Pinzolo, Folgaria, San Martino, Valle della Mite).
Quali verifiche sono state compiute in tal senso sull’efficacia economica e della mobilità alternativa della realizzazione del collegamento in Val Jumela? Nessuna, si sapeva fin dall’inizio che si costruiva una farsa e così è stato.
Da Val Jumela per passare a San Martino, fino al Bondone, Tremalzo, Folgaria, La Polsa si è costruito un canale artificioso, discutibile sul piano etico e morale, di finanziamento a società altrimenti destinate al fallimento. Come avvenuto per Alitalia si rilevano, con denaro pubblico, debiti accumulati da privati e si lasciano onori e ulteriori profitti alle locali imprenditorie private. Un sistema efficace nel costruire e diffondere clientelismo, un sistema efficace nel legare l’imprenditoria ad un sistema politico ormai perverso, un sistema efficace nel sostenere un'economia che oggi, ovunque sulle Alpi, viene ridimensionata.
Il sistema copre l’intero territorio provinciale, è un terminale importante della cupola di potere che è stata costruita in quest’ultimo decennio, è una cupola difesa, sostenuta, alimentata sia dal centro sinistra che dalle forze politiche che vorrebbero a breve incoronare principe del Trentino Sergio Divina.
E’ auspicabile che anche questa cupola venga abbattuta. I comitati dei cittadini e l’associazionismo ambientalista sono stati aggirati, resi impotenti dalle istituzioni comunali e provinciali che hanno assunto come metodo di comportamento quello dell’imposizione. Comuni e Provincia ascoltano e rispondono politicamente ad una sola parte sociale: i grandi imprenditori. Hanno cancellato dal loro vocabolario il valore dell’ambiente, del paesaggio, la qualità dello sviluppo delle nostre popolazioni, la trasparenza amministrativa. Per abbattere questa cupola è necessario, è dovuto oggi più che mai l’intervento urgente della Corte dei Conti, è dovuta una capillare attenzione della magistratura.
E’ importante avvenga questo passaggio: permetterebbe ai tanti cittadini onesti, a pur presenti politici puliti, a chi si ostina a combattere la definizione del “Tutti Uguali”, a chi ha a cuore un futuro di qualità della nostra società, di rinnovare l’autonomia, di innovare i territori, di diversificare l’economia, di riportare dignità alla politica e fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Luigi Casanova - Consigliere comunale di Cavalese

21.9.08

Pinzolo: dure accuse nella giornata nazionale di Italia Nostra in val Brenta

"Sull'ambiente siete come il resto d'Italia"

Nella giornata nazionale di Italia Nostra, dedicata ai paesaggi sensibili, le associazioni ambientaliste del Trentino si sono ritrovate in Val Brenta (Malga Brenta Bassa), al cospetto del famoso gruppo dolomitico, per un meeting-appello ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. Il richiamo più forte al valore ambientale è giunto dalle parole di Gianluigi Ceruti, esperto in diritto ambientale e “padre” della legge nazionale sui parchi. «A mio parere – ha detto l’avvocato e ambientalista – il Trentino rispecchia, nei confronti dell’ambiente, la situazione che esiste a livello italiano. La tradizione asburgica del governo della cosa pubblica è stata dimenticata e a subirne maggiormente le conseguenze negative è stato l’ambiente. Occorre ricostruire un sistema di riferimento etico - morale che non esiste più, come stanno ad indicare le recenti vicende». Ma qual è la «ricetta» dell’avvocato Ceruti? «Ripartire dall’insegnamento della Costituzione ai giovani e, contemporaneamente, azzerare la classe dirigente di tutti i comuni del Trentino». Una critica l’esperto l’ha indirizzata anche al Parco Naturale Adamello Brenta, in quanto «un Parco mai dovrebbe avallare un impianto sciistico». L’appello generale ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente e del paesaggio è stato accompagnato da riferimenti a casi specifici come, appunto, il collegamento impiantistico Pinzolo-Campiglio. «Ci riferiamo – ha evidenziato il presidente di Italia Nostra Paolo Mayr– non solo alla necessità di salvaguardare l’ambiente naturale, ma anche il paesaggio inteso come bene collettivo vitale per la qualità della vita. L’impianto Pinzolo-Campiglio va ad incidere in una zona di grande valore paesaggistico, ma anche tradizionale, per la presenza di case da mont, oltre ad essere all’imbocco di una valle importantissima, uno dei paesaggi maggiormente sensibili di tutto il Trentino».
La critica alla gestione dell’Autonomia trentina che potrebbe essere un modello per iniziative virtuose di salvaguardia ambientale, ma non lo è, è stato il leitmotiv dell’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, oltre a Gianluigi Ceruti e Paolo Mayr, Zefferino Castellani (presidente della Comunità delle Regole di Spinale e Manez), Franco de Battaglia (giornalista e scrittore), Luigi Casanova (vicepresidente di Cipra Italia) e Luca Bronzini (dottore in scienze forestali).
Accanto alle associazioni ambientaliste di riferimento, come Italia Nostra, Wwf e Fai, c’erano anche gruppi di cittadini-attivi come Nimby e i comitati di Tremalzo e Folgaria che si battono contro l’eccessivo sviluppo degli impianti a fune, poi il consigliere provinciale dei Verdi, Roberto Bombarda e l’alpinista Ermanno Salvaterra.

L'Adige, 21 settembre 2008

18.9.08

Trento - Costruire Autonomia, 2^ giornata

Nuove pratiche di partecipazione

Territorio / Autogestione / Comunità / Autogoverno


Domenica 5 ottobre 2008
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1

Ore 11.00

Tavola Rotonda
I MARGINI DEL TERRITORIO
Tra intervento istituzionale e intervento sociale

  • Lino Zanon – Provincia autonoma di Trento
  • Nicola Pedergnana - Comune di Trento
  • Federico Zappini - Officina sociale
  • Stefano De Toni – Volontario di Strada

Ore 15.00

Dibattito
VOLONTARIATO E NUOVE PRATICHE DI PARTECIPAZIONE SOCIALE

  • Suor Paola Biondi – Caritas Ambrosiana, Milano
  • Luca Bertolino – Razzismo Stop, Padova
  • Francesco Cucchi - Comunità di Capodarco

Invitati al dibattito:
Diego Giacometti – CNCA Trentino, Roberto Calzà - Presidente Caritas Diocesana, Piergiorgio Bortolotti – Direttore Punto d’Incontro, Dario Fortin – Direttore Villa S.Ignazio

Ore 21.00

Riflessione
LA PROTESTA E LA PROPOSTA
I sinti di Rovereto e la battaglia per le microaree

con la partecipazione di:

  • Gianluca Magagni – Ass. italiana Zingari Oggi
  • Simone Cari e Mirko Mayer – Comunità Sinta Rovereto

Pranzo e cena a buffet a cura di "Osteria sociale da Bruno"
Coffee break a cura della "caffetteria Ya Basta"


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