12.2.10

Venerdì 12 febbraio DA L’AUTRA BANDA DEL POMAR


Il Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non organizza:

venerdì 12 febbraio 2010, ore 20.30

Sala Comunale
presso le scuole elementari di Caldes

DA L’AUTRA BANDA DEL POMAR
La frutticoltura intensiva vista dal cittadino

* Saluto e introduzione del Comitato per il Diritto alla Salute.

* L’agricoltura intensiva, vista e vissuta da alcuni residenti in Val di Non.
A cura del Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non

* Ordinanze Comunali per la disciplina dell’uso di antiparassitari:
efficacia, rispetto,controllo; tutelano la nostra salute?!
A cura del Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non

* Dalla negazione del rischio al principio di precauzione.
A cura del dott. Giorgio Bianchini.

* Un’agricoltura più rispettosa della vita e dell’ambiente: un’alternativa possibile.
A cura di Luisa Mattedi.

A SEGUIRE AMPIO DIBATTITO
Modera il dott. Salvatore Ferrari


Resoconto dell'incontro da l'Adige del 14.02.2010

di Marta Battaini

CALDES - Ottima partecipazione di pubblico per la prima serata informativa in territorio solandro del comitato per il diritto alla salute in valle di Non.
Massiccia la presenza in sala di agricoltori che hanno dimostrato disponibilità al dialogo.
Due le questioni principali al centro del dibattito relativo all’utilizzo di prodotti fitosanitari in agricoltura pericolosi per la salute: l’assenza di una chiara informazione in merito agli effetti nocivi che i pesticidi possono produrre e la mancanza di una pianificazione generale urbanistica che imponga ai comuni di mantenere una fascia di rispetto di almeno 100 metri tra i centri abitati e le campagne (distanza minima, questa, per escludere con sicurezza gli effetti negativi della «deriva»).
Sul primo punto, a Caldes, è emerso un generalizzato sentimento di impotenza da parte degli agricoltori. Hanno lamentato l’impossibilità di scegliere liberamente come condurre la propria azienda agricola perché inseriti in un sistema che ha tolto loro qualsiasi potere decisionale.
Un giovane agricoltore intervenuto ha detto di non conoscere gli effetti che possono provocare i prodotti da lui utilizzati e che, al riguardo, l’Istituto Agrario di San Michele dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo di informatore. Salvatore Ferrari, di Italia Nostra, che ha moderato l’incontro, ha detto che «l’Istituto non ha gli strumenti per poter mantenere un ruolo scientifico di questo tipo, perché - a suo dire - risente troppo del peso delle case farmaceutiche».
L’accusa, pesante, di scarsa automonia sul versante della consulenza tecnica è stata rilanciata da un agricoltore di colture biologiche, Marco Osti di Spormaggiore.
È stato inoltre osservato dal medico Giorgio Bianchini di Cles, al tavolo dei relatori con Luisa Mattedi, Sergio Deromedis e Virgilio Rossi, che l’assenza di informazione non è certo fenomeno circoscritto al limitato territorio provinciale ma ha radici ben più estese. Basti pensare, ha aggiunto, che anche la Commissione Europea ha rilevato la scarsa informazione in relazione alla tossicità dei prodotti fitosanitari attualmente in commercio.
Riguardo alle fasce di rispetto, alcuni agricoltori hanno osservato che nel corso degli ultimi decenni i centri abitati si sono ampliati avvicinandosi sempre di più alle aree coltivate. Una voce dalla sala: «Come categoria, non ci sentiamo tutelati dalle amministrazioni locali che permettono indiscriminati sviluppi urbanistici». Sia Ferrari, sia Rossi che Bianchini hanno ribadito che è proprio tramite la modifica dei piani regolatori che si potrà perlomeno arginare il problema relativo alla salute ed alle proprietà agricole dei cittadini. Messaggio chiaro: solo quando si imporrà l’obbligo di prevedere nei Prg un anello di salvaguardia attorno al centro abitato di almeno 100 metri, si potranno allora ritenere gli strumenti normativi localmente adottati realmente in grado di tutelare i diritti oggi dibattuti ed a rischio.

Approfondimenti: tag "
pesticidi"

6.2.10

“ACQUARUBATA” Domenica 7 febbraio 2010 ore 21.30 Raitre

“PRESADIRETTA” di Riccardo Iacona, Francesca Barzini e Domenico Iannacone

Il parlamento tre mesi fa ha accelerato il processo di privatizzazione della gestione dell’acqua e ha imposto agli enti locali di mettere questo servizio a gara. Da quel momento metà Italia è in fibrillazione.

Regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige e centinaia di comuni e province oggi gestiscono direttamente il sevizio idrico e forniscono un ottimo servizio ai cittadini. Milioni di italiani rischiano di non poter godere più di un servizio efficiente ad un prezzo equo.

In alcune regioni e province, società private hanno già da anni mano libera per la gestione degli acquedotti e decine di comitati dei cittadini contestano dati alla mano la loro gestione. “Presadiretta” ha toccato alcuni punti dolenti:

ad Agrigento, con le tariffe più costose di Italia, l’acqua arriva a singhiozzo appena qualche ora ogni settimana;

ad Arezzo, le bollette sono molto salate (terze in Italia) e gli investimenti dell’azienda che distribuisce l’acqua sono sotto la media nazionale;

ad Aprilia il consiglio di stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell’acqua.

E mentre in Italia si spinge sulla privatizzazione, in Francia si sta andando nella direzione opposta:

con ACQUARUBATA siamo andati a vedere perché il comune di Parigi ha deciso, a 25 anni dalla privatizzazione, di riprendersi la gestione dell’acqua.

ACQUARUBATA affronta anche l’annosa questione delle “acque minerali”: un’acqua letteralmente “regalata”: le società che producono e imbottigliano acqua minerale pagano alle regioni canoni ridicoli per l’utilizzo delle sorgenti.

ACQUARUBATA è un viaggio nel mondo dell’ “acqua pubblica” e dell’ “acqua privata” e cerca di rispondere a questa domanda: è giusto e sensato che a decidere la gestione e l’utilizzo dell’acqua, un bene essenziale per la sopravvivenza, sia una società che ha l’obbligo di guadagnarci sopra?


ACQUARUBATA e' un racconto di Domenico Iannacone, Danilo Procaccianti, Vincenzo Guerrizio e Riccardo Iacona.

Fotografia: Rubatacchini, http://www.flickr.com/photos/12935388@N00/

OGM - Cosa ci sta dietro la sentenza del Consiglio di Stato?

Intervista a Roberto Pinton Assobio.

Per ascoltare gli audio: www.globalproject.info/it/in_movimento/OGM-Cosa-ci-sta-dietro-la-sentenza-del-Consiglio-di-Stato/3781

Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza a favore del ricorso presentato da Silvano Dalla Libera, un agricoltore di Pordenone, che aveva chiesto l'autorizzazione a coltivare una varieta' di mais Ogm.

Dalla Libera, in qualita' di vicepresidente di Futuragra ha gestito la sentenza come la possibilità concreta di avviare semine OGM.

In realtà la vicenda dal punto di vista formale è più complessa ma si inserisce nei continui tentativi di "insinuare" gli OGM nei nostri territori.

Immediate sono state le reazioni non solo all'interno del mondo agricolo ma anche da parte di associazioni, comitati, cittadini per ribadire l'assoluta contrarietà alla presenza OGM.

Per capire cosa sta succedendo abbiamo intervistato Roberto Pinton Assobio di Padova.

- Inquadriamo cosa sta succedendo con questa decisione del Consiglio di Stato?

Il Consiglio di Stato ha dato ragione ad un ricorso presentato da un agricoltore friuliano (che peraltro ha solo tre ettari ed in questo senso chiaramente è appoggiato da qualcuno in questa causa) perchè si era visto rifiutare dal Ministero l'autorizzazione alla semina degli OGM. Il Ministero aveva rifiutato la richiesta sostenendo che mancavano i piani di coesistenza regionali.

Il Consiglio di Stato ha affermato che il Ministero non può mascherarsi dietro la normativa della coesistenza ma deve entro tre mesi risolvere la questione.

- Un ricorso che va oltre sembra far rientrare dalla finestra quello che sta fuori dalla porte?

In realtà già gli anni scorsi si era assistito ad un tentativo del genere in Piemonte In quel caso il Procuratore Guariniello e la Regione, avendo rilevato la contaminazione OGM in campi di mais, ne avevano ordinato la distruzione. Alcune aziende agricole avevano acquistato sementi di mais, che nel mercato italiano devono essere assolutamente libere da OGM, e sostenevano che non era possibile tenere separate il materiale OGM da quello convenzionale affermando che questa contaminazione era inevitabile. Cosa falsa visto che con gli OGM si lavora a livello molecolare e dunque è assurdo dire che non si riesce a tenere separati i "grani di mais". Era un modo per iniziare in maniera strisciante la contaminazione, che volendo si può assolutamente evitare.

Visto che non era andata bene la contaminazione in questo modo, si sta usando questo personaggio, che si presenta come un povero contadino in lotta con tutti, per sostenere gli OGM dimenticando che la sua libertà di usare OGM cozza con la libertò di tutti gli altri che non li vogliono.

- Ma che interessi ci sono intorno agli OGM e come premono sull'Italia e l'Europa?

Imprese biotech e ricercatori sostengono che le superfici OGM stanno crescendo anche in Europa e dimenticano che in tutta Europa si sta parlando di una porzione di terra complessiva della misura della Provincia di Roma. Ben poco! Questo perchè c'è una resistenza reale. E' evidente che gli OGM non portano vantaggi economici, non risolvono la fame nel mondo, non riducono il consumo dei pesticidi, non fanno calare i prezzi. Gli OGM servono a guadagni specifici nella filiera alimentare.

- Le reazioni alla decisione del Consiglio di stato?

Al momento non si vedono motivi di reale preoccupazione.

Complessivamente c'è stata una reazione di rifiuto da parte di molti. Solo Confagricoltura ha visto con soddisfazione la scelta del Consiglio di Stato, mentre Coldiretti e Cia stanno fortemente criticando la decisione e sollecitando il Governo ad avere posizioni chiare. Inoltre anche dal punto di vista tecnico seminare mais alla fine di aprile, alla scadenza dei tre mesi, sarebbe fuori tempo. Sarebbe solo una scelta per far un po' di can can.

- Cosa è importante fare in questo momento?

Questo non toglie niente al fatto che è importante la presa di posizione di tutti nel difenderci dagli OGM.

Rassegna stampa

Ecquo

Messaggero Veneto

Blogsfera

31.1.10

Acciaeria: salute pubblica a rischio, il dossier e la conferenza stampa dell'ISDE

Proponiamo dal sito Ecceterra.org la relazione medico scientifica a cura dei Medici per l'ambiente e il video (da sito di TrentoAttiva) della conferenza stampa di presentazione, durante la quale i relatori, la dott.ssa Patrizia Gentilini, la dott.ssa Maria Elena Di Carlo e il dott. Marco Rigo, hanno illustrato i rischi sanitari sulla popolazione che l'acciaieria crea.

Rischi potenziali sulla salute correlati all’inquinamento industriale in Valsugana.
Il ruolo dell’acciaieria nel contesto generale

La presente relazione medico scientifica vuole evidenziare possibili rischi sanitari dovuti alla presenza di un impianto impattante come l’acciaieria di Borgo Valsugana che fonde rottame (rifiuto ferroso) contenente plastiche e vernici. Due sono i principali inquinanti sui quali si è soffermata l’attenzione: le diossine e il particolato o polveri sottili (PM10).
L’acciaieria di Borgo emette una grossa quantità di polveri, diossine, metalli pesanti, IPA. Le emissioni sono dell’ordine del milione di metri cubi ora.
Le polveri emesse contribuiscono sicuramente ad innalzare i livelli di PM10 (Borgo sfora i limiti annuali per quanto riguarda i giorni di supero, più di 35 gg/anno). Inoltre dalle analisi qualitative a Borgo si riscontra un tenore di metalli 10 volte superiore ad altre realtà dove è presente un’attività industriale. Il particolato fine e ultrafine è particolarmente pericoloso per la salute.Per legge i limiti della concentrazione di diossina emessa dai camini per le acciaierie è 5 volte superiore agli inceneritori (0,5 ng/m3 verso i 0,1 ng/m3).
Clicca qui per scaricare il dossier in pdf



Watch live streaming video from grillitrentini at livestream.com

Ringraziamo Marco Garavelli di TrentoAttiva per l'ottimo lavoro di informazione.

30.1.10

Discariche in Trentino



Trentino: nel dicembre 2008 scoppia lo scandalo sulla gestione illegale di alcune discariche. La vicenda, ignorata dai media nazionali, pone il problema delle responsabilita'. Soprattutto fa emergere una verita' inquietante.

29.1.10

Non nascondiamoci dietro i limiti di legge

Pubblichiamo su segnalazione di Virgilio Rossi del comitato diritto alla salute della Val di Non un'interessante lettera dei medici dell'ISDE del Trentino.

Virgilio aggiunge: "Vorrei cogliere l'occasione per spendere alcune parole sull' Associazione ISDE sezione italiana. E' formata da medici provenienti da tutte le specialità mediche che dedicano gratuitamente il loro tempo alle tematiche sulla salute ed ambientali. L'associazione vive con il sostegno dei cittadini che credono nelle prevenzione primaria (eliminare le cause che generano i problemi) e non continuare ad operare con la prevenzione secondaria (cura dei sintomi) in cui è importante l'applicazione del principio di precauzione indipendentemente che una sostanza sia sotto i cosiddetti limiti di legge, creati dall'industria alimentare e farmaceutica al fine di usare sistematicamente addittivi, conservanti, pesticidi,ecc.
Sostanze queste che interagiscono negativamente sia da sole che complementariamente sul metabolismo umano anche a dosi infinitesimali. E' perciò fondamentale sostenere questo tipo di associazioni perchè vanno a snidare e combattere le cause dei nostri problemi di salute e non convivono lucrosamente con esse. Se qualcuno vuole diventare socio ecco i loro recapiti: www.isde.it"

Scriviamo a proposito della risposta (o meglio «non risposta») dell'assessore all'agricoltura Tiziano Mellarini al «Comitato per il diritto alla salute» della Val di Non. Crediamo non sia fuori luogo affermare che la politica dovrebbe dare risposte piú pertinenti ai puntuali rilievi dei cittadini, a maggior ragione se ci sono le prove di una contaminazione con i pesticidi nei bambini.
Il vero problema è che l'assessore Mellarini (ma anche Alberto Pacher, Ugo Rossi e Lorenzo Dellai per quanto riguarda le vicende legate all'inquinamento in Valsugana) hanno mostrato di avere un atteggiamento riduzionista verso la tutela della salute pubblica. Essi si trincerano dietro il rispetto dei limiti di legge per sostanze pericolose quali pesticidi e diossine, non considerando che stiamo vivendo in una vera e propria epidemia di tumori e malattie cronico-degenerative (diabete, Alzheimer, Parkinson, allergie, asma etc) malattie che sono terribilmente in aumento anche nel nostro Trentino. Anzi, per quanto riguarda i tassi grezzi di tumori, il Trentino è ai vertici nella classifica nazionale.
Nel quadriennio 1999-2002 i tumori infantili sono raddoppiati rispetto al quadriennio 1995-1998 a riprova che qualcosa che non va nell'ambiente c'è, eccome. Occorre dunque un atteggiamento molto più prudente, applicando più frequentemente il principio di precauzione recepito dalla stessa Unione Europea.
La risposta di Mellarini dimostra invece come alcune elaborazioni statistiche delle analisi sulle mele siano usate per negare qualsiasi problema sanitario dei pesticidi. Invece, nonostante per Mellarini le analisi dei pesticidi sulle mele siano ampiamente entro i limiti di legge (a tal riguardo Legambiente non è affatto d'accordo), i pesticidi sono tati trovati nelle urine di soggetti innocenti quali i bambini attraverso il cosiddetto «effetto deriva», inteso quest'ultimo come la dispersione nell'ambiente dei prodotti utilizzati nelle irrorazioni.
In questo caso i trattamenti dovrebbero essere fatti a distanze adeguate dalle abitazioni e proprietá altrui. Al contrario, con delibera n.400 del 3 marzo 2006 prot. 4554 proposta dall'assessore Mellarini, le distanze dalle abitazioni sono state azzerate ammesso che venissero impiegati uggelli antideriva o altri dispositivi della cui reale efficacia non esiste alcuna prova concreta.
Questa delibera doveva rispondere ad una mozione del Consiglio provinciale (n.6/2004), che impegnava la Giunta ad emanare un protocollo di norme di comportamento sull'utilizzo dei fitofarmaci in prossimità dei centri abitati che tenesse conto sia dell'esigenza di tutelare la salute dei cittadini, sia delle necessità agro-colturali. Evidentemente quest'ultime sono state privilegiate rispetto alla salute dei cittadini e quello che sconcerta di piú è che queste scelte sono state premiate dagli stessi elettori alle ultime elezioni provinciali.
Vorremmo inoltre far notare che l'effetto di ogni sostanza, anche sotto i limiti di legge, si somma ad altre centinaia (forse migliaia) di sostanze cancerogene che assumiamo con la dieta (sottoforma di conservanti, coloranti, etc...) o che respiriamo.
Questo vale specialmente per i pesticidi in quanto con la dieta assumiamo in media 4 pesticidi a pasto (dati Appa). Ognuno di esse è sì entro i limiti, ma nessuno ha mai studiato l'effetto combinato di piú sostanze. È infatti probabile che vi sia un effetto cumulativo, se non addirittura un aumento della potenzialitá tossica. Infine, e questo è particolarmente vero per sostanze quali le diossine, non esistono concentrazioni al di sotto delle quali non si osservano effetti sulla salute, ma con l'aumentare della concentrazione si assiste statisticamente ad un aumento dei casi di malattia (le diossine sono correlate tutte le malattie degenerative e tumorali conosciute). È vero che i limiti di legge sono dei paletti oltre ai quali non è lecito andare, ma si presume che un politico accorto dovrebbe fare in modo di mirare, quanto piú possibile, al limite zero.
La politica non puó ignorare i possibili effetti sulla salute di una fonte quale l'acciaieria di Borgo Valsugana che non riesce nemmeno a rispettare i (pur ampi) limiti di emissione di diossine. Gli effetti negativi sulla salute ci saranno indipendentemente dall'incapacitá di trovare le diossine nei terreni. È pur vero che la nostra civiltá del benessere porta qualche minimo rischio che dobbiamo accettare. Ma quando i rischi sono evitabili, come nel caso dei pesticidi, con direttive piú restrittive per le distanze o, meglio ancora, passando al biologico, o quando interessi privati ed un centinaio di posti di lavoro (per i quali si potrebbe sicuramente trovare un'alternativa) non giustificano eccessivi rischi per la salute di una popolazione, come nel caso dell'acciaieria di Borgo, allora crediamo che sia giunto il momento di scelte coraggiose e responsabili da parte delle istituzioni.

Roberto Cappelletti, Maria Elena di Carlo, Marco Rigo
Medici per l'Ambiente (ISDE-Trentino)

24.1.10

Risposta a Merler di DE: l'Acqua è un Bene Comune


A TRENTO LA MULTIUTILITY DOLOMITI ENERGIA SCOPRE LE CARTE

Di seguito da parte del Comitato Trentino Acqua Bene Comune, il gruppo di associazioni e cittadini trentini autoconvocatosi all'indomani della tre giorni sull'acqua di dicembre scorso (organizzata da Yaku, Ya basta e Filorosso), la risposta ad una
lettera apparsa su L'Adige firmata da Marco Meler, amministratore delegato della multiutility Dolomiti Energia.

Acqua Bene Comune

Le idee sviluppate da Marco Meler, amministratore di Dolomiti Energia in un artico pubblicato alcuni giorni fa sull' Adige meritano una riflessione e mi pare che siano in linea con quelle utilizzate in altre parti d’Italia, ad esempio per giustificare il "sacco" delle risorse idriche esercitato da anni dalle multinazionali in Toscana.

Sappiamo che il processo industriale in corso di Dolomiti Energia trasformerà l’impresa in una multiutility che «diventerà una delle maggiori aziende elettriche del Paese», come hanno più volte annunciato con orgoglio i suoi dirigenti, con oltre 700 milioni di euro di fatturato e una quotazione in borsa dietro l'angolo. Ha come partner la conosciuta A2A, multiutily - nata dalla fusione delle società municipalizzate di Brescia e Milano, già quotata in borsa e di cui fanno parte alcuni soci privati. Per quanto riguarda la gestione dell’acqua il futuro è incerto: Dolomiti Energia, anche nel nuovo formato super industriale continuerà nei prossimi anni a gestire circa la metà delle risorse idriche della Provincia di Trento o i Comuni si riapproprieranno di tale servizio nell’interesse dei cittadini?

Le argomentazioni della amministratore delegato di Dolomiti Energia a difesa della gestione privata dell’acqua, oltre ad essere confutabili, lasciano trapelare, neanche troppo velatamente, il profondo interesse dell’impresa verso tale risorsa.

Intanto dire che privata "è solo la gestione" è già un'ammissione di colpa: l'acqua è privata.
Ideologico e fin troppo palesemente strumentale è sostenere che la proprietà dell'acqua rimane pubblica mentre la gestione può tranquillamente essere data in mano ai privati.

Come se i singoli cittadini potessero liberamente scegliere di usufruire del servizio di Dolomiti Energia o approvvigionarsi direttamente dagli acquedotti.

Poi c'è l'aspetto del monopolio naturale che non viene minimamente affrontato. Il cittadino non è libero di scegliere tra più di un gestore. E quindi, per quanto si possa essere d’accordo o meno con i paladini del libero mercato, non si tratta neanche della “liberalizzazione di un servizio” ma di lasciare a un singolo privato il “monopolio” in un settore, quello dell’acqua, di vitale importanza per la sopravvivenza dell’intero pianeta.

Per quanto riguarda l'idea che una struttura pubblica non possa garantire al pari o meglio di un'impresa privata la qualità di un servizio è puramente "ideologico" e non sostenuto dai fatti (ovviamente è il contrario, basta vedere i dati dal ‘94, quando è entrata in vigore la legge Galli: le tariffe sono aumentate e la qualità del servizio è proporzionalmente diminuito in un Paese in cui circa la metà delle imprese che gestiscono l'acqua sono private, miste pubblico private, o SPA).

L'obiettivo della politica è quello di far funzionare gli enti pubblici e dare al cittadino un servizio equo su cui nessuno deve fare profitti, per questo si pagano le tasse. Se i servizi pubblici vengono appaltati ai privati che paghiamo a fare i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e comunali?
E lo stesso non potrebbe dirsi per Istruzione e Sanità ad esempio.

Perché non privatizziamo scuole e università se i bassi costi di libri e d’iscrizione ci vengono “garantiti” da una qualsiasi multinazionale? Così per ospedali e altri servizi sociali. La gestione dei rifiuti è già stata privatizzata da un pezzo con risultati che sono davanti agli occhi di tutti.

Il processo in atto nel nostro Paese è questo: spogliare le comunità dei beni comuni. Adesso è l’acqua. Domani saranno svenduti altri spazi, altri patrimoni che caratterizzano il tessuto sociale e la cultura di ogni comunità.

Ecco perché in Trentino i cittadini si sono riuniti nel Comitato Acqua Bene Comune che come in tante altre parti d’Italia è nato per difendere l’acqua dalle privatizzazioni. Ecco perché sono in atto Campagne di raccolta firme per spingere i Comuni a modificare il loro statuto e considerare l’acqua e la sua gestione “di non rilevanza economica”. Ecco perché il 20 Marzo una manifestazione nazionale riunirà tutti i cittadini a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua. Ecco perché le forze sociali del nostro Paese si stanno preparando a raccogliere le firme per un Referendum abrogativo delle norme che in questi anni hanno progressivamente sgretolato il sistema pubblico della gestione dell’acqua. Ecco perché una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sostenuta da più di 400 mila firme (5 mila raccolte in Trentino) giace da due anni in Parlamento affossata dalle nebbie trasversali degli interessi partitocratici.

E’ una battaglia di civiltà e di democrazia, quella dei movimenti per l’acqua, che vuole andare verso una gestione della sfera pubblica efficiente e a bassi costi che tuteli l’interesse generale.

L'idea, ad esempio, che un ente pubblico consortile, in cui sia prevista la partecipazione della gente e il controllo sociale alla gestione dell'impresa, non possa raggiungere in TRENTINO standard di efficienza pari o superiori a quelli di qualsiasi impresa privata, è puramente ideologica e frutto di evidenti interessi imprenditoriali che vogliono mantenere il controllo su un bene che garantisce profitti sicuri.

Una gestione pubblica e sociale dell'acqua, libera dal clientelismo partitico, e frutto della riappropriazione politica dei cittadini, potrebbe garantire, oltre a un servizio equo salvo dagli obiettivi del profitto, anche che questo bene nel tempo sia tutelato per le future generazioni. La missione di un ente pubblico, o meglio, di una nuova istituzione sociale, la cui proprietà sia semplicemente collettiva, è l'interesse generale dei cittadini e non gli interessi e i dividendi di una singola impresa che per statuto ha come obiettivo la remunerazione dei singoli soci e non certamente la tutela di un bene che è di tutti e di nessuno.
Il Comitato Trentino Acqua Bene Comune si incontrerà martedì 26 gennaio alle ore 20,30 al centro sociale Bruno.

Comitato Trentino Acqua Bene Comune

per info:www.yaku.eu


Vedi anche:

TERZA RIUNIONE DEL COMITATO TRENTINO ACQUA BENE COMUNE