12.6.09

Pesticidi nel piatto 2009: la situazione non è buona

Segnalato dal Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non

A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge.

Il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, Pesticidi nel piatto, mostra un paese che ha allentato i ritmi dei controlli. E a fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Non c’è quindi da stare molto tranquilli dal momento che solo un frutto su due è risultato privo di pesticidi e che aumentano i campioni di verdura e derivati con tracce di uno o più residui. Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra quindi essersi arrestato. Il rapporto Pesticidi nel piatto 2009 è stato presentato stamani da Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura dell’associazione, Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del cittadino e Francesco Panella, presidente UNAApi (associazione nazionale apicoltori). «Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato Rossella Muroni - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop».

Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 25,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui. Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno). La frutta si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.

Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) ci sono vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui, che spesso si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato, con i casi record di un campione di uva analizzato in Sicilia che presentava ben 9 diverse sostanze chimiche; e uno analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui.

Casi analoghi in campioni di mele analizzata in Campania e di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. E non mancano casi di multiresidui anche nelle verdure, tra cui spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche. «Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato Francesco Ferrante -. Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti.

Pur avendo infatti decisamente migliorato la normativa sui pesticidi con le nuove direttive del 2008 tese ad armonizzare valori e limiti nei diversi paesi, manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa». Nella cesta della frutta, sono le mele il prodotto più frequentemente contaminato: su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici, ma non sono migliori i risultati delle mele trentine, di Bolzano della Campania o della Sardegna. Preoccupante anche il dato sugli agrumi: in Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui. «Siamo preoccupati per l´inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati – ha dichiarato Antonio Longo -. Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell´attenzione da parte delle aziende agricole sull´uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell´utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull´acquisto di prodotti biologici». Ma non è “solo” un problema di salute quello che dovrebbe far riflettere sull’uso di sostanze chimiche in agricoltura. La presenza di pesticidi in agricoltura determina un grave problema sulle api, come le morie dello scorso anno hanno visibilmente testimoniato e come confermato dal ritorno delle api nel Nord Italia, zona principalmente vocata alla coltivazione del mais, grazie alla sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del mais, decisa dal Ministero della Salute nello scorso settembre. Il provvedimento quindi ha funzionato, confermando lo stretto legame esistente tra neonicotinoidi e la moria degli insetti e suggerendo che la sospensione temporanea di questi pesticidi dovrebbe divenire definitiva, vietandone l’uso. «I nuovi insetticidi neurotossici – ha dichiarato Francesco Panella - sono utilizzati oggi in modo crescente, pervasivo e imprudente. Una diversa attenzione sull’uso dei pesticidi, indipendente dalle multinazionali della chimica, è indispensabile per preservare il ciclo della vita e della fertilità.

10.6.09

San Martino – Rolle...una vicenda Alitalia in salsa trentina

di Luigi Casanova
vicepresidente di CIPRA Italia

Cavalese, 7 giugno 2009.

Nei prossimi giorni il Consiglio Provinciale è chiamato a discutere una mozione presentata dal consigliere dei Verdi Roberto Bombarda riguardo il progetto di collegamento di San Martino di Castrozza all’area sciabile del passo Rolle. Il consigliere chiede una sospensiva del progetto e l’apertura di una fase di confronto (che gli ambientalisti stanno chiedendo da dieci anni e sempre negata dalla giunta Dellai) che individui soluzioni diverse, ambientalmente compatibili e specialmente sostenibili dal punto di vista economico.
La vicenda di questo collegamento nasconde ai cittadini troppa ipocrisia. Siamo in presenza di un progetto, che in quanto tale non è sostenibile ed è privo di logica.
Il collegamento avrà un senso solo se sarà attrezzato di una nuova pista, una pista che inevitabilmente sconvolgerà ogni assetto paesaggistico e storico dell’area di Colbricon. Il collegamento, come proposto, è anche un non senso in termini di mobilità alternativa. Ma è la parte finanziaria che deve preoccupare i cittadini trentini.
Stiamo rischiando di avventurarci in una vertenza Alitalia di valle.
Dei 25 milioni di euro del costo, ben venti saranno attinti dalle casse della Provincia. Agli operatori turistici del Primiero era stato chiesto di versare quanto rimaneva, cinque milioni di euro. Questi operatori hanno dimostrato di non credere alla operazione proposta, nonostante le pressioni subite, e così hanno evitato di versare le quote.
Quanto manca dei versamenti privati si è deciso di reperirlo presso enti pubblici, la società idroelettrica locale, dalla Azienda di promozione turistica, attraverso ulteriori versamenti dei comuni, e con il discutibile, dal punto di vista etico, intervento della locale cassa Rurale. Chi sostiene il progetto omette di chiarire come tutte e tre le società sciistiche locali rischino la procedura fallimentare, abbiano dimostrato nell’arco di dieci anni totale incapacità nel rendere sostenibile la locale industria dello sci.
L’indebitamento complessivo sfiora ormai i venti milioni di euro, quanto proposto è un passaggio da irresponsabili. Si omette di informare che non appena costruito il collegamento sarà necessario pensare alla nuova pista (altri dieci milioni di euro) e in tempi brevi si dovrà mettere mano alla riqualificazione strutturale di tutto il sistema, dalla Tognola agli impianti di Ces.
La spesa prevista in cinque anni è di ulteriori 30 milioni di euro. Sono cifre da capogiro e tale situazione deficitaria, tale assenza di informazione corretta verso noi utenti che paghiamo le tasse, è inaccettabile.

Per questo motivo è necessario che i consiglieri provinciali, tutti, riflettano. In Primiero gli operatori turistici seri ammettono l’inutilità del collegamento proposto, sanno che il nodo del problema risiede nella incapacità imprenditoriale degli amministratori delle tre società, sa che il turismo, specie estivo, ha bisogno di ben altre proposte e specialmente vive di paesaggio e di natura, di investimenti culturali nel parco.
Tanti operatori turistici del Primiero sanno che l’operazione sarà solo un primo salasso di soldi pubblici e che in tempi molto brevi sarà necessario ricorrere ad ulteriori aumenti di capitali. Proprio la delicatezza della situazione, sia economica che ambientale, impone una riflessione più seria e completa sulla intera operazione.
Sono questi i motivi che portano noi ambientalisti a sostenere con forza la proposta di sospensiva avanzata dal consigliere Bombarda, una proposta che nasce dal buon senso e dalla necessità di un coinvolgimento più trasparente di tutti i soggetti interessati alla gestione corretta di un territorio tanto delicato e affascinante.

DIFFUSO DAL COMITATO PRIMIERO VIVA

Vedi anche:
collegamento San Martino-Rolle

4.6.09

Giornata in difesa dell’acqua: Due appuntamenti di approfondimento tra locale e globale

Giovedì 4 Giugno 2009

- ore 17:30
Sala degli affreschi, Biblioteca Comunale - Via Roma n. 55

Acqua Pubblica o Privata?
...dal Forum di Istanbul all’esperienza trentina.

Il report dal Forum Internazionale sull’acqua che si è svolto a Istanbul in marzo, la legge di iniziativa popolare proposta dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e infine il caso Trentino con Dolomiti Energia Spa.

Interverranno:

Tommaso Fattori - Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Rosario Lembo - Comitato Italiano del Contratto sull’Acqua

Matteo Frisinghelli - Resp. servizio idrico di Dolomiti Energia SpA

Modera Guido Zolezzi - ISF Trento e Ricercatore presso la Facoltà di Ingegneria

Organizza:
Ingegneria Senza Frontiere Trento


- ore 20.30
nella Sala Rosa del Palazzo della Regione, piazza Dante

Pueblos
Gli indigeni Nahuatl del Morelos messicano in difesa dell’Aria, dell’Acqua e della Terra

Testimonianza della lotta delle comunità indigene del Morelos in difesa della gestione ancestrale dei loro territori

con la partecipazione di:

Saul Roque, Taita - Capo Spirituale Nauhati di Xoxocotla, paese natale di Zapata

Fernanda Robinson - Fotografa brasiliana, studiosa di culture indigene mesoamericane, produttore esecutiva del film

Francesco Taboada Tabone - Regista messicano del film documentario "13 puebos en defensa del agua, el aire y la tierra"

Proiezione del pluripremiato film-documentario:
"13 puebos en defensa del agua, el aire y la tierra"

Dalla cittadina natale dello storico rivoluzionario arriverà Saul Roque, capo spirituale della stessa Xoxocotla.
Il film - documentario che li ha resi famosi nel mondo, il pluripremiato “13 Pueblos in difesa dell’acqua, dell’aria e della terra”, per la prima volta in versione italiana, verrà commentato dallo stesso regista, il messicano Francesco Tabone, e dalla produttrice, la brasiliana Fernanda Robinson.
Eredi dei Tlahuicas, Xochimilcas e di altre popolazioni millenarie. Eredi delle lotte di resistenza contro la Colonia e della Rivoluzione Messicana. Discendenti di Emiliano Zapata e Ruben Jaramillo le popolazioni indigene del Morelos stanno continuando le loro "altre" rivoluzioni.

Organizza:
Associazione Yaku

Aderiscono alla giornata: Associazione Ya Basta, Associazione Yaku, Filo Rosso, ISF Trento, Officina Ambiente , Patapunfete, TrentoAttiva


28.5.09

Da Marco secco «no» alla Tav

La circoscrizione unanime contro l’ipotesi di un’uscita della galleria: «A noi non porta niente, e i rischi sono altissimi»

Un paese contro la ferrovia ad alta capacità che potrebbe uscire proprio alla Mira per raggiungere la stazione di Mori e poi proseguire verso sud a fianco dell'attuale tracciato. Marco non ci sta e, dopo che è stato reso pubblico il progetto per il trasporto delle merci, è partita la mobilitazione che porterà ad una mozione urgente in Consiglio comunale per chiedere che il civico consesso esprima un parere negativo sul progetto presentato un paio di settimane fa dal vicepresidente della Giunta provinciale Alberto Pacher. «Chiederemo al presidente del Consiglio comunale Fabrizio Rasera di mettere all'ordine del giorno con urgenza - commenta un preoccupatissimo presidente Guido Modena - la nostra mozione. Saremo presenti per vedere cosa voteranno: su un progetto di questo impatto non si possono assumere decisioni a cuor leggero». La Circoscrizione, che ha incontrato anche i rappresentanti di Ala per fare fronte comune contro un'opera che «avrà conseguenze pesantissime per il paese di Marco, visto che potrebbe comprometterne per sempre la vivibilità senza sottovalutare gli effetti negativi che una cantierizzazione di 20-30 anni potrebbe avere per la popolazione di Marco e sualla viabilità. Restano aperti molti interrogativi che il progetto presentato non chiarisce: dove verrà sistemato il materiale di scavo? Dicono solo nei luoghi più degradati ma quali sono? La cava Marsilli e la cava Lastiella; ma sono stati valutati con la dovuta attenzione tutti i risvolti idro-geologici?». Dopo aver illustrato le tre soluzioni ancora in ballo per l'uscita della ferrovia dalla galleria "Zugna" (tra Serravalle all'Adige e S. Margherita, tra Serravalle e Marco, e sopra Marco), Modena ha ricordato come sia proprio la soluzione C quella che viene considerata meno costosa e meno impattante. «Noi dobbiamo dire che siamo contrari al progetto, senza indicare una delle tre soluzioni proposte - così il consigliere Luca Modena -, non è nostro compito fornire indicazioni tecniche ma di difendere la comunità, perché qui non respireremo più per vent'anni e il traffico su gomma aumenterebbe anziché diminuire». Renato Setti non vede grandi vantaggi per il territorio: «ci sarebbe un aumento dei costi ambientali, inquinamento acustico, vibrazioni, a fronte di benefici economici limitati, per questo diciamo no». Non si capisce perché - è stato detto - un tracciato che corre quasi interamente in galleria debba uscire in superficie proprio qui: «il traffico dello scalo merci di Mori stazione, anche dopo lo spostamento da Rovereto centro, non giustificherebbe una tale necessità, visto che comunque non sarà un vero e proprio scalo - ha ricordato ancora Modena - e che la scelta compiuta negli anni Ottanta di trasferire la maggior parte del traffico merci dalla rotaia alla gomma appare irreversibile».

L'Adige, 27/05/2009

18.5.09

Lavis, no compatto alla TAV

Il consiglio comunale insorge: "Piana dei Sorni da tutelare"

No compatto del consiglio comunale al progetto dell'alta velocità, che prevede l'uscita del treno nella piana dei Sorni. Progetto arrivato il 26 marzo in municipio, con termine perentorio il 17 maggio per le osservazioni.
Giuseppe Consoli (Pd) è critico anche verso Pacher: «avrebbe potuto fare di più, spostando questo termine». Lunedì, però, a Roma si firma una prima intesa sul tunnel del Brennero, si comprende quindi la tattica provinciale di lasciare poca voce ai territori. «A Roma sappiano - afferma il sindaco Graziano Pellegrini - che Lavis non è d'accordo».
Il più «No Tav» è però Antonio Moser: «il rendering è stato mascherato ad arte. A Sorni vivono 350 persone e farebbero la fine di Zambana Vecchia. In Alto Adige sono molto più prudenti, noi non ci stiamo a farci prendere in giro». Dopo il no vengono le osservazioni scritte dal sindaco: dal paesaggio, alle acque, ai rivi, fino ai sottopassi. Un cantiere di 5 ettari. Sandra Franceschini (Pd) propone di interrare la linea, il collega Paolo Facheris chiede di mettere a disposizione un'aula a Lavis per spiegare il progetto ai cittadini.
«È un'autonomia sgangherata quella trentina» secondo Bruno Franch , mentre il sindaco lancia la proposta surreale di una fungaia dentro al tunnel. «L'ambiente di Sorni è da proteggere - sottolinea Pellegrini - ed il Pup individua quell'area come agricola di pregio». Il consiglio lavisano comunque si riserva nei prossimi mesi di produrre ulteriori osservazioni, quando i consiglieri saranno in grado di aprire i tre voluminosi dvd del progetto con i loro pc.
A proposito: nel 2009, era digitale, la Provincia non potrebbe spedire le informazioni via mail (gratuita) ai consiglieri comunali, invece che ragionare ancora come se ci fosse il messaggero a cavallo che oltrepassa l'Avisio suonando la tromba?

L'Adige, 16/05/2009

17.5.09

Mele e turismo, binomio difficile

FONDO - Che l'aria tersa e i paesaggi incontaminati siano anche una moneta spendibile sul piano economico e turistico lo hanno già capito in molti. Un'ulteriore dimostrazione si è avuta all'incontro tenuto a Fondo a cura dell'associazione «Mario Pasi», relatore il dottor Giorgio Bianchini e moderatore il sindaco di Fondo, Bruno Bertol , sul tema: «Turismo e agricoltura: conflittualità o collaborazione».
Il numeroso pubblico, che gremiva la sala della Cassa rurale, ha dato vita a un interessante dibattito. Bianchini ha esordito spiegando come negli ultimi anni il terreno adibito alla melicoltura sia raddoppiato, mentre non lo è affatto il fatturato. Ciò significa che, anche adibendo nuove aree alla coltivazione del melo, per gli agricoltori non verrebbe moltiplicato il guadagno, ma specialmente la fatica e le spese, senza contare il problema cruciale del danno alla salute ad opera dei fitofarmaci. Il tema è diventato di particolare urgenza, da quando qualche amministrazione dell'Alta val di Non ha ritenuto «normale» destinare parte degli splendidi Pradiei alla melicoltura, alterando un ambiente forse unico nell'arco alpino, di certo peculiarità della valle. Per difenderlo si è mosso un comitato, che ha già raccolto quasi 3.000 firme, anche di non residenti, nella consapevolezza che le scelte di oggi ricadranno pesantemente anche sulle future generazioni.
Il sindaco di Fondo ha dichiarato di avere sempre strenuamente difeso i Pradiei ritenendoli «sacri», come i bisonti per gli indiani d'America. Nessuno ha demonizzato l'agricoltura - la categoria era scarsamente rappresentata - ma si è messa in luce l'importanza, anche ai fini turistici, della zootecnia, non di tipo industriale, della filiera breve, delle coltivazioni alternative, almeno nelle vicinanze dei centri abitati. A questo proposito, il sindaco di Tassullo, nonché vicepresidente del Comprensorio, Rolando Valentini , in rappresentanza dei numerosi amministratori presenti, ha detto che è in fase di approvazione un regolamento riguardo le irrigazioni: saranno poi i singoli consigli comunali ad approvarlo. Caustico nei confronti degli agricoltori è stato, invece, un esponente della categoria albergatori, Giorgio Asson di Don, che ha denunciato la carente capacità di accoglienza da parte di chi, oltre tutto, è favorito sul piano fiscale.
Unica voce a difesa della categoria, quella di Enrico Dalpiaz di Mezzocorona, che ha auspicato una maggiore collaborazione fra gli operatori dei vari settori, sperando che in agricoltura vengano ridotti i pesticidi a favore dei dissuasori sessuali.

Fonte: l'Adige del 17 maggio '09

14.5.09

Progettisti e No Tav lite su acqua, roccia e polveri

Lo scontro tra promotori della Tav e comitati che si battono contro il progetto dell'alta velocità ferroviaria in Trentino l'altra sera non c'è stato.
L'incontro promosso dal Comprensorio è servito per informare i sindaci e gli amministratori sul progetto, consegnato loro pochi giorni fa con un'enorme mole di materiale da studiare. Di qui la proroga proposta e accettata dalla Provincia che permetterà ai Comuni di esprimere il loro parere anche oltre la data fissata del 17 maggio. In aula lunedì sera c'erano anche componenti del gruppo "No-Tav" trentino. Volantini, striscioni, cartelli, ma nessuna contestazione rumorosa.
Il confronto diretto tra accusatori e difensori del progetto rimane, per ora, solo sulla carta. Quella dei volantini distribuiti dai comitati e quella delle illustrazioni progettuali.
I punti sui quali gli uni e gli altri si dividono diametralmente sono quelli consueti, tutti estremamente concreti: impatto sulle falde acquifere, effetti collaterali dello scavo, vibrazioni, smaltimento delle materie di scavo, durata del cantiere, costi finali, utilità sociale ed economica del maxi-progetto.
Falde acquifere
Il tema è stato toccato più volte l'altra sera. I "No-Tav" ripetono che «nessuna grande galleria può essere progettata in modo da garantire rispetto agli effetti anche gravissimi sulle acque superficiali e sotterranee. Gli impatti reali si verificano solo in fase di scavo, con il prosciugamento delle fonti». I tecnici della Provincia l'altra sera sul tema sono stati prudenti: «È vero, non ci sono sicurezze. Per questo viene realizzata il "preforo", una galleria di tre metri di diametro che anticipa il percorso reale del tunnel per verificare la presenza di sorgenti, falde, bacini in roccia. Se li si incontra ci si ferma, si tappa la falla e si aggira l'acqua. Ma la sua presenza sarà accertata solo con lo scavo».
Il materiale estratto
Secondo i tecnici il piano di recupero dei materiali ridurrebbe al minimo gli effetti sulla valle. L'85% del totale verrà riutilizzato direttamente nel calcestruzzo di rinforzo alla galleria oppure sarà venduto alle cave per la normale attività estrattiva. Solo il 15% sarà smaltito in cava, che in Vallagarina significa a Pilcante e Santa Cecilia.
Secondo i "No-Tav" i numeri sono molto diversi: «In totale nel tratto regionale verranno estratti 108 milioni di semrino, la quantità in volume estratta nel solo tratto trentino potrebbe sfiorare i 10 milioni di metri cubi, tre volte il Campanile Basso del Brenta. Quanto allo smarino quello realmente riutilizzabile non va oltre il 25%, il resto in discarica».
Trasporto e smaltimento
«Per trasportare quell'enorme massa di roccia - dicono i "No-Tav" potrebbero essere necessari in regione fino a 3 milioni e 330 mila viaggi di camion. Alla faccia della diminuzione del traffico. Le nuove strade frammenterebbero i fondi agricoli per consentire il collegamento tra i cantieri, l'intenso traffico di camion causerebbe un elevato inquinamento da polveri sottili, con una coltre di polvere anche sulle colture, come nei fiumi e nei torrenti».
La Provincia ribatte che lo scavo sarà all'avanguardia: con nastri trasportatori che porteranno la roccia fino ai vagoni ferroviari al fine di ridurre al massimo l'utilizzo dei camion. E che il 77% del materiale estratto sarà subito riutilizzato nei calcestruzzi.
Tempi e costi di cantiere
Nelle intenzioni dei progettisti la Tav potrebbe essere pronta per il 2020 o il 2022, cioè tra gli 11 e i 13 anni di lavori. Secondo i "No-Tav" ne serviranno tra 20 e 30 con una lievitazione dei costi previsti fino a sei volte. Necessità della nuova linea Chi la promuove sostiene che serva anche alla nostra terra per essere al passo con i tempi, per ridurre il traffico su gomma, per modernizzare il Trentino e collegarlo con l'Europa.
I detrattori sostengono che la nuova linea non verrebbe utilizzata dai passeggeri trentini e che per ridurre il traffico su gomma basterebbero provvedimenti sulle tariffe A22 e sull'accessibilità del Brennero ai mezzi pesanti».

di Davide Pivetti

Fonte l'Adige del 13 maggio '09