7.11.09

Pesanti sanzioni contro i 'ribelli del Bitto' che hanno sfidato la Dop

Un anno fa Ruralpini promuoveva una campagna a sostegno del Bitto 'storico' paventando la possibilità che esso potesse essere messo fuorilegge. E così è avvenuto

La burocrazia del gusto si affida alla repressione: pesanti sanzioni contro i 'ribelli del Bitto' che hanno sfidato la Dop

Può una Dop mettere fuorilegge la storia e la geografia? Può annullare i diritti collettivi e un patrimonio di una comunità di pratica radicata nella storia e nel territorio?

Il giorno 20 ottobre alcuni funzionari del MIPAAF si sono presentati al ‘Centro del Bitto’ per notificare alla società che opera la commercializzazione del Bitto ‘storico’ (la Bitto trading') due sanzioni per un massimo di 60.000 € motivate dal mancato assoggettamento ai controlli previsti per la produzione DOP e dalla usurpazione della denominazione protetta ‘Bitto’.

La prima considerazione da fare riguarda lo sfacciato tempismo dell’iniziativa (il 18 si era svolta a Morbegno la mostra del Bitto Dop, ‘ufficiale’ e si volevano evitare spiacevoli scandali), la seconda il carattere di vera e propria svolta che l’azione repressiva del Mipaaf imprime alla ‘guerra del Bitto’, il noto contenzioso, che si trascina da 15 anni, tra i produttori ‘storici’ - che operano nell’area di produzione tradizionale del formaggio Bitto - e il Consorzio di tutela (CTCB).

Il motivo è semplice: i produttori storici non accettano che il loro formaggio sia posto sullo stesso piano di una versione ‘semplificata’ che, per diversi aspetti, contraddice un procedimento di lavorazione costante nel tempo e che ha i suoi caposaldi nella qualità del latte di bovine alimentate con un sistema razionale di pascolo turnato (senza somministrazione di mangimi), nell' immediata lavorazione del latte a caldo, nell’aggiunta del latte di capra, nella lentezza e accuratezza della lavorazione (che richiede sino a 4 ore).


[ continua...]

6.11.09

Venerdì 6 novembre ore 20.30 - Inceneritore: l'alternativa c'è



INCENERITORE: L'ALTERNATIVA C'È

I Comuni di Lavis, Mezzocorona, Mezzolombardo e Zambana
promuovono una serata informativa
sui pericoli legati alla realizzazione dell’inceneritore.

Le alternative esistono ed è obbligo morale di ogni persona,
amministrazione ed organizzazione politica cercare la soluzione più sana per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Partecipano alla serata in qualità di relatori:

- Ernesto Burgio
Coordinatore scientifico di ISDE International Society of Doctors for Environment

- Massimo Cerani
Ingegnere, consulente per l’energia e l’ambiente per Comuni ed aziende private

- Giuseppe Miserotti Presidente Ordine dei Medici di Piacenza

- Carla Poli Amministratrice Centro Riciclo Vedelago (TV)

Conduce: Lucio Gardin

Pagina su Facebook al seguente link:
INCENERITORE: L'ALTERNATIVA C'È

27.10.09

Appello agli organizzatori, agli espositori e ai visitatori della Fiera "Fà la cosa giusta!"

FA’ LA COSA GIUSTA!
MANIFESTA CONTRO L'INCENERITORE!

Si può forse dire che l'inceneritore rispetti la ricerca di stili di vita sostenibili? O è proprio la raccolta differenziata a rispecchiare realmente questa possibilità?

Non è forse vero che con le emissioni di diossina i prodotti della nostra vallata verrebbero inevitabilmente inquinati?

Si può forse convincersi che l'inceneritore nasca da un progetto d'economia solidale? O è un imposizione dall'alto che se ne infischia dell'equilibrio ambientale della comunità per favorire l'interesse dei pochi?

Partecipare alla fiera crediamo significhi cercare una quotidianità che si integri con il territorio che viviamo. Ed è dunque ora di dimostrare che "la fucina delle buone pratiche" non deve essere solo una serie di incontri culturali o di importanti pratiche virtuose, ma che la prima buona pratica è quella di essere partecipi alle scelte riguardanti la propria terra.

Il comune di Trento, e successivamente la Provincia, hanno respinto la moratoria per il rinvio di uno o due anni dell'iter di costruzione dell'inceneritore. Hanno rifiutato l'idea di considerare l'aggiornamento di un piano rifiuti fermo a due anni fa, hanno rifiutato di accettare la raccolta differenziata come valida alternativa, hanno deciso di mettere a repentaglio le nostre vite senza uno straccio di documento sull'impatto ambientale. Hanno scelto di ignorare tutte le proposte di soluzione differenti, già sperimentate altrove, per seguire la linea segnata dalle lobbies dimenticando che un provincia come la nostra - per dimensioni, capacità, cultura e autonomia - può puntare a chiudere il proprio ciclo dei rifiuti in modo sostenibile ed ecologico, evitando il ricorso all'incenerimento.

Di fronte alla possibilità che venga realizzato l’inceneritore e vanificato il lavoro di chi parla il linguaggio dello stile di vita sostenibile non si può rimanere in silenzio. E come nessuno dei comuni a nord di Trento, limitrofi al sito di Ischia Podetti, ha accettato l'imposizione, così nessuno di noi può pensare che in pochi possano decidere sul futuro di tutti.

Dobbiamo rispondere a questa emergenza rifiuti con la consapevolezza di avere tra le mani una risorsa potenziale e non un problema. Facciamo la cosa giusta, scendiamo in piazza per fermare questa decisione!

SABATO 31 OTTOBRE 2009
ore 15.00
piazza Dante

MANIFESTAZIONE PROVINCIALE CONTRO L'INCENERITORE


Il Centro sociale Bruno aderisce alla mobilitazione


23.10.09

Sabato 31 ottobre ore 15.00 piazza Dante


MANIFESTAZIONE PROVINCIALE
CONTRO L'INCENERITORE


INFO: www.ecceterra.org

Non sono gradite adesioni di partiti
né bandiere di partito alla manifestazione

Il rio Bondai è patrimonio collettivo

fonte: l'Adige del 21.10.'09

San Lorenzo «Ci hanno tolto tutto, e il rio Bondai è patrimonio collettivo»
«Centrale, no giustificato»



SAN LORENZO IN BANALE - In attesa che il Comune di San Lorenzo porti in consiglio la questione, nel Banale continua il dibattito sul progetto del Ceis di sfruttare la sorgente stagionale dei Paroi e il torrente Bondai con una centralina idroelettrica. L'ingegner Matteo Tomasi , in una nota, afferma come non solo i pareri dei cittadini di San Lorenzo debbano essere ascoltati prima di prendere la decisione definitiva sul Bondai. «Desidero esprimere alcune mie considerazioni - scrive - in merito ai problemi connessi con l'ipotizzato utilizzo a fini idroelettrici di quel che resta del torrente Bondai, nel comune di San Lorenzo in Banale. Ritengo priva di fondamento l'osservazione, raccolta in paese, che il problema del ventilato depauperamento del rio Bondai, per la costruzione di una centrale, sia di pertinenza esclusivamente dei residenti e che pertanto le firme raccolte per la tutela del rio "provenienti da fuori" abbiano scarso peso. Credo che infatti l'ambiente sia patrimonio di tutti e mi chiedo se sia possibile che le Dolomiti vengano definite «patrimonio dell'umanità» e il territorio nel quale sono incastonate rimanga feudo solo di pochi locali. A conferma di ciò, evidenzio che il Bondai è inserito nell'elenco delle acque pubbliche, con vincoli di gestione e concessione all'uso che superano la giurisdizione dell'ente locale e fanno capo alla collettività, nella fattispecie rappresentata dalla Provincia. Invito quindi i residenti a firmare per la salvaguardia del Bondai e dell'ambiente, ma invito anche chi conosce San Lorenzo, chi è venuto per la Sagra della Ciuìga o in altre occasioni per visitare uno dei Borghi più belli d'Italia, a ritornare e a firmare perché questo paese conservi la sua qualifica. San Lorenzo infatti potrà mantenere la sua peculiarità, anche salvando un habitat unico che è ancora di estremo valore e fascino, pure avendo subito dei danni in questi ultimi anni. L'avversione alla centrale non è un fatto di egoismo, ma una giustificata opposizione, perché nel nostro "giardino idrografico" ci è stato tolto e rovinato quasi tutto: il torrente Ambiez spesso prosciugato, il lago di Nembia cancellato per anni e ripristinato artificiosamente, il lago di Molveno snaturato, il rio Bondai impoverito e tagliato da prese ed altre opere. Abbiamo dato quasi tutto, quel poco che resta ci sia lasciato». A. Z.

Vedi anche il gruppo nato su Facebook per la salvaguardia del Bondai
www.facebook.com/wall.php?id=103205100931

21.10.09

Sviluppo «verde» e possibile


LAVARONE - L'opuscolo è stato diffuso in tutto l'Altopiano, dalla fine di agosto a fine settembre: quaranta pagine fatte di analisi e di proposte che l'Associazione «Amici degli Altopiani» propone ai residenti ed ai turisti. «Riflessioni, idee e proposte per un futuro sostenibile» è il sottotitolo. E di carne al fuoco ce n'è veramente tanta.
L'Associazione è stata costituita nel 2007 ed è sorta per iniziativa di un gruppo di persone, residenti e turisti, legati da vincoli di affetto per gli Altipiani situati nel territorio dei comuni di Folgaria, Lavarone e Luserna. «Il progetto - dicono gli organizzatori - è maturato dalla constatazione che l'integrità del patrimonio ambientale e storico degli Altipiani è sempre più gravemente minacciata da un modello di sviluppo economico basato sull'abnorme espansione dell'impiantistica invernale e sulla conseguente speculazione edilizia.
L'Associazione intende agire, attraverso appropriate forme di collaborazione tra residenti e villeggianti, come stimolo nei confronti delle amministrazioni locali affinché maggiormente si impegnino nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio storico e naturale degli Altipiani».
Il volumetto è una tappa importante ed è stato inviato anche ai sindaci, a tutti i consiglieri comunali dei tre Comuni, all'Apt, agli operatori economici, nonché al presidente Dellai ed agli assessori provinciali: «Non si tratta di denunciare e basta, ma di offrire contributi. L'accoglienza, soprattutto a Lavarone, è stata ottima» dicono quelli dell'Associaizone.
La base di partenza è il riconoscimento che la cultura turistica basata solo sullo sci è «un suicidio». Due i punti, secondo l'Associazione: «Gli Altipiani devono rifuggire il turismo di massa, dove quel che conta è la spirale dei prezzi e dei prodotti "di massa". Il modello di sviluppo di impiantisti e immobiliaristi (vedi Malga Laghetto) non porta da nessuna parte. Occorre invece un'offerta turistica di qualità, più completa ed integrata».
Il libretto fa anche esempi concreti: in Alto Adige anche le località più piccole hanno saputo trovare mercato per attività alternative, dalle ciaspole alle piste per slitte d'inverno. E d'estate sono le piste ciclabili e i grandi «tour» per chi cammina nel verde a far la parte del leone, mentre sugli Altipiani arriviamo solo adesso a iniziare a pensarci. «Lo stesso slogan "Montagna con amore" - dicono gli Amici - non è idoneo e non crea identità. Molto meglio recuperare il logo "I Grandi Altipiani Trentini"».
Per l'Associazione va recuperata innanzitutto la vocazione ambientale degli Altipiani: biotopi, sentieri, giardini botanici, il recupero della Strada Imperiale... vanno a braccetto con la necessità di recuperare l'identità storica e culturale della zona. «Stiamo assistendo a una sorta di orgasmo da impianti di sci - è la conclusione - che consuma territorio e spinge la speculazione edilizia. Si può invertire la rotta, si può ottenere molto anche con risorse limitate. Puntando su attività economiche sostenibili (comne il progetto Homefood) e su un diverso approccio alla montagna».

Gigi Zoppello

Fonte: l'Adige del 20.10.2009

16.10.09

Meglio differenziati che inceneriti!

tratto da globalproject.info (cliccando qui è possibile vedere le foto e scaricare la locandina della manifestazione)

Verso la manifestazione provinciale del 31 ottobre

Ieri pomeriggio in occasione del Consiglio Comunale di Trento, che doveva decidere se sospendere o meno l'iter per il bando di gara per la realizzazione dell'inceneritore, il Centro sociale Bruno ha promosso un presidio con microfono aperto a tutti coloro che negli anni si sono battuti contro l’inceneritore.

In via Belenzani, di fronte all’entrata del Comune, ad aspettare i consiglieri, oltre agli attivisti, si trovava un cumulo di sacchi neri: rifiuti che per interessi economici possono essere semplicemente inceneriti provocando nocività e danni irreparabili all’ambiente, oppure meticolosamente differenziati – come peraltro già avviene in gran parte del Trentino (la Val di Fassa supera l’80%) – e successivamente trattati con metodi ecologici e alternativi all’incenerimento.

All’iniziativa, proseguita poi all’interno dell’aula consigliare, hanno aderito alcune associazioni ambientaliste, le Mamme Bionike, la Filcams Cgil, Trento Anomala.

Il Consiglio Comunale ha comunque deciso a favore dell’inceneritore e, ancora una volta, non è stato il buon senso a muovere le idee della politica, ma l’interesse di bottega e l’obbedienza agli ordini di scuderia. Al Partito Democratico, maggioritario nella città di Trento, gli attivisti hanno ironicamente chiesto se solo per la Binetti vale la libertà di coscienza.

Sicuramente nessuno si illudeva che una proposta strumentale e opportunista di moratoria di 12 mesi promossa dal centro destra e dalla Lega, che a Napoli ad esempio manganella le mobilitazioni dei comitati contro gli inceneritori, o che a livello nazionale propone come energia “pulita” quella nucleare, potesse essere la soluzione per bloccare l’iter di costruzione dell’inceneritore, e proprio per questo l’ampio cartello “NO INCENERITORE”, appoggiato dai comuni della Piana Rotaliana – zona conosciuta in tutta Italia per la produzione di ottimo vino – ha lanciato una manifestazione provinciale del 31 ottobre che attraverserà le vie di Trento, con partenza da Piazza Dante alle ore 15.

Questa manifestazione vorrà ribadire con determinazione che il bene comune, quello ambientale, con l’inceneritore di Ischia Podetti sarebbe seriamente a rischio e che una terra come la nostra – per dimensioni, capacità, cultura e autonomia - può puntare ad aumentare la raccolta differenziata fino a chiudere il ciclo dei rifiuti senza incenerirli.

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