23.3.09

Biodigestore, niente gita ad Amburgo

VALLE DEI LAGHI - «Grazie a Pacher per l'invito, ma noi ad Amburgo non andremo». I comitati cittadini di Lasino e Calavino, che si oppongono alla realizzazione di un biodigestore a Predera, non andranno in Germania con la delegazione dei sindaci della Valle dei Laghi. «Per noi la visita all'impianto realizzato nella città tedesca è inutile», fanno sapere i portavoce dei due gruppi di protesta Oreste Pisoni e Michele Gianordoli . «Inutile - dicono - perché, da mesi abbiamo dati e contatti diretti con la Germania». «I membri dei comitati, dove militano anche medici e tecnici, conoscono quel genere di stabilimento per la produzione di biogas».
I comitati non sono soddisfatti dall'esito dell'incontro tenutosi fra l'assessore all'ambiente Alberto Pacher , il sindaco di Lasino Mario Zambarda e i primi cittadini degli altri comuni della valle: un incontro nel quale il sindaco di Calavino Mariano Bosetti ha ribadito la netta contrarietà della sua amministrazione alla localizzazione dell'impianto (18.000 tonnellate/anno di rifiuti) a Predera, «a ridosso di case e coltivazioni». Dopo i segnali di apertura dati da Pacher, che aveva parlato di «necessaria condivisione» con le amministrazioni locali e con la gente (l'80% degli abitanti di Calavino ha aderito al documento di protesta), ai comitati la visita ad Amburgo suona come un «andiamo avanti con il progetto, nonostante l'opposizione degli abitanti».
In valle c'è tensione. «Nessuno grida al lupo! al lupo! C'è un problema reale». Vengono quindi annunciate nuove azioni di protesta, come a Campiello, dove i convogli-lumaca hanno bloccato la Statale della Valsugana. «In ballo - dice Oreste Pisoni - ci sono la difesa della salute della popolazione, il rispetto dell'ambiente, il rispetto della qualità della vita in valle e la questione della tutela paesaggistica». Michele Gianordoli spiega che i cittadini sono stati offesi: «Ci dicono che non conosciamo i dati? Siamo molto documentati. Chiediamo incontri a Comune e Provincia, ma non riceviamo risposta. Il problema vero è che a Lasino non c'è partecipazione: è da tre mesi che il sindaco non convoca il Consiglio comunale. È il Consiglio che dovrebbe decidere su questioni di questo tipo, non il sindaco da solo. Dov'è la condivisione di cui si parla tanto?». I
comitati fanno notare che gli impianti tedeschi non possono essere «fotocopiati» e portati in realtà montane, «vocate all'agriturismo». Hanno raccolto documenti e articoli su recenti fatti di cronaca: esplosioni, con danni a cose e persone, verificatisi in Germania. «Come si fa a mettere sullo stesso piano Amburgo e la Valle dei Laghi? Amburgo - dice Pisoni - è una metropoli, Calavino no. Amburgo è in pianura, Calavino no. Noi abbiamo l'Ora del Garda, che soffia sulla montagna, gli amburghesi no. Non ci sentiamo garantiti. Abbiamo raccolto il sostegno di pezzi importanti della società civile e della politica. Ci aspettiamo che Comuni e Provincia non ci ignorino. Ci era stato promesso che nessun progetto sarebbe stato imposto e che ci sarebbe stato dialogo. Di questa iniziativa della gita, ad esempio, abbiamo saputo dai giornali».

Fonte: l'Adige del 22 marzo '09

Vedi anche: Lasino: biodigestore indigesto

22.3.09

Dibattito sull'agricoltura e cena a sostegno della salute in Val di Non

Domenica 22 marzo ore 16.00
Centro sociale Bruno, via Dogana n.1 – Trento


Dibattito
Pericolo agroindustria:
le alternative dell’Altra Agricoltura al tempo della crisi


Interverranno:

Coordina Walter Nicoletti, giornalista ed esperto di agricoltura
- Virgilio Rossi, comitato diritto alla salute della Val di Non
- Roberto Cappelletti, Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai
- Alvaro Armanini, C.I.G.E. (Comitato Iniziative Giudicarie Esteriori)
- Orfeo Petri, Officina Ambiente

Sono invitati a intervenire vari comitati locali

Una riflessione comune nei giorni della crisi globale che il sistema neoliberista sta attraversando. Una crisi nuova, ampiamente annunciata, ma che per caratteristiche proprie è al tempo stesso imprevedibile e che pone delle necessità di cambiamento e di trasformazione sociale in tutti i campi.
Una crisi che non risparmia l’agricoltura e il suo vecchio modo di essere concepita: un’agroindustria nociva al territorio, disattenta alla qualità del cibo, maggiormente attenta alla quantità che alla qualità e alla diversità; l’opposto di quella che in questo dibattito vogliamo raccontare e promuovere.
L’Altra Agricoltura trentina, quella sana, quella pulita, quella che porta la ricchezza dei suoi prodotti genuini e sani in città, quella che lascia sicure e felici le nostre valli.
Quell’Altra Agricoltura che non distrugge il territorio, che non vive di marchi sul quale fare solamente marketing.
Quell’Altra Agricoltura che crede ancora che il luogo in cui viviamo, il Trentino, la Terra stessa, deve essere conservato e protetto, e che non lascerà che sia rovinato per gli interessi di pochi agricoltori che si nascondono dietro un logo, sia esso Melinda, Trentino S.p.a, S.Orsola, piuttosto che Federazione delle Cooperative.
Un momento, inoltre, per condividere assieme le nuove lotte che i contadini di tutto il mondo stanno portando avanti al tempo della crisi della globalizzazione, una crisi che si traduce anche in crisi alimentare. Un momento per lanciare le iniziative contro il G8 Agricolo che si terranno dal 17 al 20 aprile a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso.

Per quello che il futuro ci riserverà, non possiamo permetterci di farci trovare impreparati.

Ore 19.30
Cena biologica, a cura di Officina Ambiente

Sostieni il diritto alla salute in Val di Non.
Il ricavato sarà destinato al comitato della Val di Non per finanziare le ricerche sulla nocività dei pesticidi.

Per prenotarsi: 3289173733 // officinambientetn@gmail.com

Info:
Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai
Comitato per il diritto alla salute Val di Non
C.I.G.E.

17.3.09

Zootecnia trentina distrutta da una politica assurda

Un vecchio adagio ben conosciuto nel mondo della zootecnia ci ricorda come «è inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati».
Nell'intervista pubblicata dall'Adige il 12 marzo, pagina dell'economia, il consigliere Michele Dallapiccola lancia un j'accuse verso la gestione del Polo Bianco (latte Trento - Caseificio di Fiavé) e dell'intero comparto zootecnico del Trentino.
Noi della Libera Associazione Pastori e Malghesi del Lagorai che abbiamo sollevato da anni la questione esprimendo più o meno gli stessi concetti, vogliamo sperare che queste considerazioni non siano troppo tardive e che si imbocchi finalmente con decisione la strada giusta.
Ci rendiamo conto che di fatto piangere sul latte versato (tanto per restare in tema) è inutile né è pensabile che riaprano le stalle chiuse. Sono passati vent'anni e questo tempo non è stata solo una interminabile e vergognosa agonia di un settore portante della storia e dell'economia del Trentino, ma un percorso lastricato di vittime più o meno illustri: dalla tante diffuse piccole stalle dimesse all'ostracismo di quanti hanno sollevato dubbi e perplessità in merito alle scelte operate.
Un «non disturbare il manovratore» che ha azzerato i cori di protesta e soffocato l'aiuto delle tante realtà messe volutamente in ginocchio a inseguire il mito della zootecnia padana (il grana trentino).
Non c'era bisogno di grandi menti per comprendere come fosse improponibile simile modello eppure quante consulenze, quanti studi e ricerche sono state spese. Quanti ne hanno beneficiato e fatto carriera. Fu solo scarsa lungimiranza?
Oggi non è più accettabile che a giorni alterni politici e amministratori, funzionari e manager diano lezione di Trentino "bel suol d'amore" dopo averne fatto scempio favorendo la chiusura di caseifici con produzioni specifiche e apprezzate come quello di Folgaria e promettendo guadagni migliori con la produzione di scala.
Oggi riflettere sui danni nel settore zootecnico non è fare del facile populismo, ma la triste realtà quotidiana, che l'ennesimo ri-finanziamento - senza un cambio netto di politica - non potrà frenare.
Giuseppe Pallante, Roberto Cappelletti

Info: Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai

16.3.09

Lasino: biodigestore indigesto

Il comitato "Bene Comune" di Lasino nasce nel mese di dicembre quando la popolazione del paese viene a conoscenza, in una accesa assemblea pubblica, che il comune ha intenzione di localizzare, in località Predera, un impianto di smaltimento rifiuti organici - detto biodigestore - con lo scopo di servire tutto il Trentino sud occidentale.
Il comitato fin da subito si pone in modo critico rispetto un progetto per molti versi dannoso. I motivi sono sintetizzati in questi punti:
- la valle dove si trova l'abitato di Lasino dal punto di vista dello smaltimento rifiuti organici
potrebbe benissimo essere autonoma, basterebbe rinforzare il compostaggio domestico;
- l'area che è stata proposta dal comune per la costruzione dell'impianto è solamente a 600 metri in linea d'aria dalle case del comune di Calavino, una posizione che va in contrasto con una norma provinciale che impone una distanza di 1000 metri minima dall'abitato;
- la grandezza dell'impianto richiedeva una gestione del progetto di tipo sovracomunale, vista anche l'imminente nascita della "Comunità di Valle";
- l'iter attraverso il quale questo progetto è stata portato avanti dal consiglio comunale di Lasino è piuttosto discutibile sia in termini di coinvolgimento di alcuni membri della maggioranza stessa, sia dal punto di vista della relazione e della partecipazione con la popolazione del paese e della Valle.

Per queste ragioni il Comitato "Bene Comune" ha chiesto pubblicamente all'amministrazione comunale di sospendere immediatamente l'iter per la realizzazione del biodigestore.
Assieme a Jacopo Zannini del Comitato abbiamo ripercorso i primi mesi di vita del movimento, le iniziative messe in atto e le prossime mobilitazioni
Ascolta l'intervista [ audio ]

15.3.09

Rifiuti e biodigestore: "Zambarda fermati"

L'assessore Pacher scrive al sindaco.
Ci sono altri posti. «Ascoltiamo i cittadini»

VALLE DEI LAGHI - Zambarda fermati. Lo dicono da mesi i comitati cittadini che contestano la localizzazione a Predera di un biodigestore, un impianto per il trattamento dei rifiuti organici di tutto il Trentino Sudoccidentale (18.000 tonnellate/anno), destinato alla produzione di biogas.
Lo stabilimento sorgerebbe nel territorio amministrativo di Lasino, ma si affaccerebbe sulle case di Calavino.
I comitati Bene Comune di Calavino e Lasino che hanno promosso una protesta senza precedenti sembrano determinati. Finora però non c'è stato alcun passo indietro da parte del sindaco di Lasino Mario Zambarda.
È la sua amministrazione che ha proposto la localizzazione a Predera. Ma il luogo scelto - dicono i residenti - è troppo vicino alle abitazioni (600 metri) e alle campagne coltivate a vite e melo. Più di un dubbio sorge anche agli amministratori pubblici.
Alberto Pacher , assessore all'ambiente e vicepresidente della Provincia, si è attivato. Il «numero due» della Giunta Dellai ha scritto al sindaco di Lasino. In un tono cortese, ringraziando il primo cittadino per il lavoro fatto finora, Pacher gli ha parlato della necessità di affrontare la questione in modo condiviso.
«Si impone un metodo diverso», dice, in sintesi, il documento, che è stato inviato a Zambarda la scorsa settimana. Chiaro il riferimento alle critiche emerse fra gli abitanti della «Val del vènt». L'amministrazione comunale di Lasino - dice chi si oppone al progetto - non ha coinvolto i cittadini. Il clima infuocato delle assemblee pubbliche di dicembre e gennaio, dove la gente è uscita più convinta di prima della non-opportunità di fare il biodigestore, ne è in qualche modo la dimostrazione. Pacher, in un territorio dove dovrebbe nascere la Comunità di Valle, non vuole imporre progetti.
Lo ha detto anche negli incontri pubblici. Da mesi nei vari paesi la «questione biodigestore» è all'ordine del giorno. C'è tensione. A maggior ragione in questo caso - fanno notare i comitati cittadini Bene Comune, che in pochi giorni hanno raccolto 1.300 firme di protesta e che ora si preparano a nuove iniziative - visto che l'iniziativa viene da un Comune, che vuole localizzare quello stabilimento in un luogo che si affaccia sulle abitazioni e sulle campagne del Comune vicino.
«Preoccupa l'Ora del Garda, che contribuisce ad un microclima unico nel suo genere: un vento - spiegano - che, a digestore costruito, porterebbe odori ed esalazioni addosso alle case. Preoccupa l'impatto paesaggistico-ambientale, in un territorio a vocazione agrituristica, dove sono stati fatti molti investimenti per tutelare viticoltura e frutticoltura. Non è un caso che in zona ci siano due biotopi, aree protette, non edificabili».
L'assessore Pacher, nella sua lettera al sindaco Zambarda, parla di necessario «confronto con gli altri sindaci e con i consigli comunali». Del biodigestore si parlerà anche domani nel consiglio comunale di Calavino.
L'amministrazione, guidata dal sindaco Mariano Bosetti , ha preso posizione contro l'impianto. Quindi, saranno soprattutto gli amministratori pubblici di Calavino a fare sentire la propria voce. Ma contestazioni ci sono state pure a Lasino, da parte della minoranza e della maggioranza (l'assessore ai lavori pubblici Sergio Pisoni ha chiesto alla giunta di prendere atto dell'opinione della gente, fermamente contraria) e dubbi sono sorti a Cavedine e Vezzano. «Non si può ignorare l'opinione dei cittadini», ribadiscono i referenti dei due comitati gemelli. Che Pacher stesse valutando l'opportunità di «bloccare tutto», per analizzare meglio la situazione e individuare luoghi a minore impatto socio-ambientale, lo si era capito già nelle scorse settimane, quando il vicepresidente rispose a due interrogazioni dei consiglieri Giorgio Lunelli (Upt) e Nerio Giovanazzi . «Luoghi alternativi esistono».
Un segnale di apertura, il suo, apprezzato dai comitati. Nei giorni in cui veniva recapitata la sua lettera al primo cittadino di Lasino, si sono mossi anche i vertici della Cantina di Toblino e della Cooperativa Valli del Sarca, che hanno preso posizione contro la localizzazione a Predera.

Fonte: l'Adige del 15 marzo 2009

14.3.09

Comitato Bene Comune di Lasino: sulla questione “biodigestore”

Come ben sapete, il Comitato “Bene comune” è nato per capire cosa sta succedendo attorno alla questione “biodigestore” ed esige da parte della nostra amministrazione chiarezza e trasparenza.
Nei giorni scorsi è stato depositato ufficialmente in Comune a Lasino l’atto costitutivo del Comitato “Bene comune”, assieme alle 413 firme raccolte a sostegno dello stesso: ben il 40% degli aventi diritto di voto (1014 iscritti alle liste elettorali di Lasino nelle elezioni del novembre 2008) ci hanno concesso la loro fiducia per attivarci nel fermare temporaneamente la “corsa” al biodigestore, in attesa di capire meglio.

Valle dei Laghi preoccupata
Sono state numerose le prese di posizione da parte di autorevoli personaggi del mondo produttivo, economico, politico (sia locale che provinciale) ed anche religioso che hanno ribadito l’importanza di fermarsi per capire bene cosa si ha intenzione di fare.
Seguono la vicenda con attenzione ed apprensione anche gli abitanti e gli imprenditori di Pietramurata, Sarche e Castel Toblino così come si è mobilitata la popolazione di Calavino con la nascita di un comitato locale che ha voluto chiamarsi con il nostro stesso nome “Bene comune”, anche a testimoniare concretamente nel nome che la questione non interessa solo Lasino; sono due, inoltre, le interrogazioni presentate al Consiglio Provinciale sul “biodigestore” di Lasino.
A breve sarà presentato a chi di competenza un documento, con il quale le principali organizzazioni che a diverso fine operano in Valle dei Laghi chiederanno ufficialmente alle istituzioni di fermarsi.

Consiglio Comunale diviso
Guardando in casa nostra, il Consiglio Comunale di Lasino è decisamente diviso: l’opposizione ha presentato una mozione per fermare i lavori del biodigestore ed anche la maggioranza è divisa al proprio interno. Come è noto, tre consiglieri della maggioranza, tra cui l’assessore comunale ai lavori pubblici Pisoni Sergio, il capogruppo di maggioranza Danielli Massimo e il consigliere Luca Bolognani, hanno richiesto nel dicembre scorso un consiglio comunale straordinario per capire cosa stava succedendo, essendo rimasti all’oscuro delle scelte e delle decisioni intraprese dal Sindaco relativamente al “biodigestore”.

Incontro con la Giunta
La scorsa settimana vi è stato il primo incontro ufficiale tra i rappresentanti del nostro comitato e la Giunta comunale dove Sindaco e Vicesindaco sono sembrati più che intenzionati a procedere nel più breve tempo possibile a deliberare la localizzazione alla località Predera; gli assessori Fronza Maddalena e Chistè Piero appoggiano le scelte del Sindaco.

Interrogativi senza risposta
Se, come dice il Sindaco Zambarda, dopo la delibera ci si può anche fermare e fare tutti gli studi che servono, perché tutta questa fretta?
Perché non si possono fare prima gli studi e poi deliberare con cognizione di causa?
Quali sono le reali motivazioni per le quali è necessario che si avvii tutto il prima possibile, senza prendere in minima considerazione le richieste e gli appelli provenienti in continuazione dalla società civile e ignorando completamente le tante persone di Lasino che hanno firmato a sostegno del comitato?
Perché Sindaco e Vicesindaco sembrano irremovibili nei loro propositi, pur avendo non solo l’opposizione consiliare, ma anche alcuni componenti della maggioranza e della giunta comunale schierati nettamente contro il proseguimento dei lavori?
Se anche venisse deciso di procedere, quali sono le garanzie che vengono fornite sulla pericolosità, gestione e controllo del futuro impianto?
Perché non viene illustrato alla popolazione un piano economico reale con l’indicazione dei costi e dei guadagni del futuro impianto dove siano ben evidenziati anche gli eventuali ritorni per la popolazione locale?

Quali garanzie per la popolazione
E’ vero che i rifiuti da qualche parte vanno smaltiti, ma è altrettanto vero che la popolazione deve venire tutelata ed adeguatamente garantita così come deve venire tutelato e garantito l’ambiente ed il nostro territorio che, come dice giustamente Don Grosselli, è già stato abbondantemente sacrificato in passato.
Le vicende del biodigestore di Campitello di Levico, della discarica Sativa di Sardagna, della ex cava Monte Zaccon di Marter Valsugana, della discarica della Maza di Arco, solo per citarne alcune, ci insegnano che, pur in presenza di assicurazioni e garanzie da parte dell’ente pubblico, l’ambiente e soprattutto noi cittadini e la nostra salute non sono tutelati!
Ricordiamoci che l’impianto proposto dovrebbe accogliere i rifiuti organici umidi di un quarto di Trentino e che tale impianto è previsto modulare, ovvero già pensato per poter essere facilmente ampliato…
Una volta realizzato sarà praticamente impossibile chiudere l’impianto di biocompostaggio o ridurne la capacità produttiva… in poche parole “il biodigestore è per sempre…” ed una volta imboccata questa strada – ne siamo coscienti - non si tornerà più indietro.

Appello agli amministratori comunali
Confidiamo nell’intelligenza, nel buon senso e nello spirito di responsabilità dei singoli amministratori comunali di Lasino affinché prendano coscienza della voce che sempre più forte si sta levando dall’intera valle e si fermino a riflettere anche perché sono stati eletti da noi per rappresentarci e sono tenuti ad operare con onestà e correttezza nell’esclusivo interesse della comunità e del bene comune!

Il Comitato “Bene Comune”
Angeli Andrea, Chemotti Ezio, Chesani Giocondo, Chistè Ivo, Ceschini Olga, Daves Simone, Gianordoli Michele, Marchetti Stefano, Mariz Massimiliano, Sartori Natale, Zannini Jacopo

10.3.09

Presentazione del Gruppo d'Acquisto Popolare

Quello all'interno del Centro Sociale Bruno di Trento più che un Gruppo d'Acquisto Solidale (G.A.S.) è un Gruppo d'Acquisto Popolare (in sigla G.A.P.).
Questo, non per togliere il valore che dà la solidarietà, ma soprattutto per caratterizzare il gruppo inserendolo nel contesto della città in cui regnano la frenesia e la sbornia da supermercato. Il tentativo è quello di nutrirsi a prezzi popolari di prodotti sani che provengono dallo scambio lavoro-raccolto con la nostra terra di montagna.

Trovando triste il cambiamento che l'agricoltura trentina ha subito negli ultimi 50 anni, noi cerchiamo di sostenere chi ha resistito e di incentivare coloro che hanno il coraggio di cambiare anche se questo significa perdere la sicurezza economica che può dare un consorzio non sensibile alle tematiche ambientali.
I principi che guidano l'esperienza , in continuo mutamento, sono:
- rispetto ambientale: un agroecosistema che si avvicini a quello naturale, prodotti di stagione, con imballaggi contenuti e riciclabili;
- territorialità: filiere corte con attenzione anche agli spostamenti per le lavorazione e gli imballaggi, riscoperta del territorio, della natura e dei contadini/produttori;
- dignità del lavoro, inammissibili le forme di caporalato o di sfruttamento in generale. Il contadino deve avere esperienza e non seguire ciecamente un disciplinare con norme talvolta incomprensibili;
- sostanza e non marchi: non ci interessa l'immagine o il logo del prodotto, diamo importanza alle caratteristiche organolettiche e alla genuinità;

Questi principi possono venire raccolti nel concetto di indipendenza alimentare, cioè un'alimentazione slegata dall'industria e dalle energie non naturali come il petrolio.

Per ulteriori informazioni e avere la lista con i prodotti disponibili potete contattare il referente del GAS/GAP Milo Tamanini: milotamanini@gmail.com