7.10.08

Collegamento San Martino-Rolle: ecco due milioni di €

Primiero. Dalla giunta provinciale ai comuni per allargare la partecipazione in SIATI

Nel lungo elenco di cifre, spesso robuste, dei finanziamenti concessi ai comuni sul Fondo per lo sviluppo locale, nell'ultima seduta della giunta provinciale, una riguarda il Primiero: due milioni di euro che verranno erogati ai municipi della valle per aumentare le quote di partecipazione nella SIATI. È, in buona sostanza, un altro passo avanti finanziario per arrivare alla realizzazione dell'ormai famosissimo collegamento San Martino di Castrozza - passo Rolle. La ripartizione delle quote del finanziamento provinciale è direttamente proporzionale all'interesse che i comuni del Primiero hanno nel potenziamento delle aree sciabili. In buona sostanza la somma concessa dalla giunta provinciale cresce con la vicinanza geografica a San Martino di Castrozza. I comuni di Fiera di Primiero, Siror, Tonadico e Transacqua ricevono, per metterli in SIATI, 390 mila euro ciascuno; il comuni di Imer 220 mila; quello di Mezzano 200 mila euro; Sagron Mis 20 mila. Insomma, è un cerchio che si allarga e va dalle località più influenzate dall'economia dello sci a quelle meno «toccate». Nella delibera che apre la strada a questo corposo finanziamento si ricorda che il collegamento è stato approvato, il 10 settembre scorso, dalla Commissione tecnica per il turismo. Quindi, la giunta provinciale su questo progetto va avanti, come si dice, senza indugio alcuno. Il nuovo collegamento funiviario viene considerato dalla giunta Dellai descisivo. Testualmente nella delibera si afferma che è «di «fondamentale importanza la messa in rete delle aree sciabili di San Martino di Castrozza e di Passo Rolle per le quali si assiste ad una mobilità di interscambio esclusivamente stradale che limita fortemente il potenziale delle aree sciabili complessivamente considerate».

L'Adige, 07/10/2008

4.10.08

Trento – Manifestazione contro la costruzione della base militare

Sabato 4 ottobre manifestazione
ore 14.30 in Piazza Dante, davanti la stazione FS

A Mattarello, sobborgo sud di Trento, continuano giorno e notte i lavori di assestamento del terreno sul quale è prevista la realizzazione delle nuove caserme.
Un progetto contestato dalla popolazione del sobborgo e da molte persone che vedono la costruzione di un nuovo polo militare, sottoposto a segreto militare, come un avamposto della guerra globale.

In giugno, pochi giorni dopo l'allestimento da parte dei manifestanti di un presidio permanente con conseguente blocco dei primi lavori accessori, la Provincia di Trento ha voluto far capire, attraverso l’uso della polizia e lo sgombero forzato del presidio, che la base militare deve essere realizzata ad ogni costo e senza intoppi.
Risulterebbe difficile, di fronte all’opinione pubblica, giustificare il costo dell’opera interamente pagato dai cittadini e le decisioni calate dall’alto senza una reale partecipazione alle scelte del proprio territorio, come viene evidenziato nel contro-pieghevole distribuito in tutto il Trentino dal comitato contro la base.

L’appello del movimento contro la base militare è rivolto a tutti coloro che credono ancora in un futuro senza basi di guerra e vogliono difendere la propria terra dalla devastazione ambientale:

Se non vogliamo che la terra in cui viviamo diventi parte di un ingranaggio di guerra accettando passivamente la costruzione di un nuovo polo militare a Mattarello, capace di ospitare 1600 soldati di professione.
Se non vogliamo che il silenzio di oggi possa essere complice un domani del dolore, della morte e della devastazione provocati alle popolazioni colpite dagli eventi bellici.
Se non vogliamo che la Valle dell’Adige perda in questo modo altri 30 ettari di terreno fertile e venga ulteriormente cementificata.
Se non vogliamo che gli interessi politici e speculativi abbiano sempre il sopravvento sui reali bisogni della gente, sostituendo con basi militari le aree da sempre destinate all’agricoltura, provocando inquinamento e sperpero di denaro pubblico, con conseguenti tagli ai servizi sociali.

Siamo ancora in tempo, uniamoci e manifestiamo insieme!

2.10.08

Continua il dibattito sulla "cupola" nell'industria trentina dello sci

Nel dibattito sulla corruzione nel mondo trentino dello sci si inserisce anche Paolo Mayr, presidente della sezione trentina di Italia Nostra. Pubblichiamo di seguito il suo intervento:

L’industria dello sci: luci ed ombre

Riteniamo utile e necessario aggiungere alcune considerazioni al polemico dibattito, apparso nella stampa locale, sugli impianti sciistici, tra l’ambientalista Luigi Casanova (vicepresidente di CIPRA) ed il presidente della Sezione impianti a fune di Confindustria Trentina, Alberto Pedrolli.
Casanova accusava legami non chiari e situazioni di favoreggiamento tra l’industria dello sci e gli apparati tecnici, amministrativi e politici della Provincia: autorizzazioni più politiche che tecniche, basate su istruttorie parziali; contribuzioni molto più elevate di quelle consentite dalle normative europee; azioni di soccorso disperato di società in stato fallimentare, senza più sicurezza sugli esiti futuri; impianti e piste furbescamente definiti come soluzioni di trasporto pubblico; sostanziale delega della gestione delle montagne trentine alle società sciistiche.
Infine auspicava l’intervento della Corte dei Conti e della Magistratura per chiarire questa situazione.
Alberto Pedrolli rispondeva seccato alle accuse di Casanova, rivendicando il fatto che negli ultimi 28 anni si è attuata una contrazione degli impianti da 340 a 240; che i contributi sono stati in linea con i limiti fissati a livello europeo (dal 7,5 al 15%) e che semmai altri capitali elargiti erano per coprire le spese e gli aumenti di capitale, relativi alla quota azionaria della Trentino Sviluppo S.p.A.; che l’indotto del sistema degli impianti a fune è enorme (600%) e che infine i gestori delle aree sciabili sono i primi soggetti interessati alla tutela dell’ambiente.
Di fronte a questo accorato sfogo del dott. Pedrolli, riteniamo necessario precisare: nessuno nega, nemmeno le associazioni ambientaliste, la grande importanza economica e sociale legata all’industria sciistica e parimenti il grande indotto economico da questa generato, con le seguenti opportune precisazioni.
Prima di tutto la questione del numero degli impianti: non significa nulla il numero di questi, ma la loro portata oraria; in 28 anni siamo passati da obsolete sciovie, bidonvie, seggiovie monoposto, a seggiovie a 4 ÷ 6 posti e cabinovie ad agganciamento automatico, ad altissima portata, generalmente di 2400 persone all’ora.
Quindi le portate orarie dei sistemi di impianti sono notevolmente aumentate.
Ciò ha comportato la necessità di allargare in modo consistente le piste, per ottenere una densità accettabile di sciatori.
Poi c’è il caos dei finanziamenti, che seguono almeno tre canali, di difficile controllo complessivo.
Le associazioni ambientaliste trentine hanno faticosamente tentato di ricostruire lo scenario dei contributi pubblici nel caso degli impianti di Folgaria, inviando le risultanze alla Corte dei Conti per un doveroso ed auspicabile approfondimento.
In questo caso, la contribuzione, accettata dagli impiantisti e consentita dalle strutture provinciali, si è rivelata superiore ai limiti fissati dalla normativa vigente.
Quindi ci troviamo di fronte ad un sistema furbesco per capitalizzare il maggior importo possibile di denaro pubblico senza la dovuta trasparenza, raggiungendo il massimo della spudoratezza quando, per ottenere contributi più elevati, si definiscono sistemi di piste e impianti, sistemi di mobilità alternativa.
In riferimento poi alla patente di difensori dell’ambiente professata dal portavoce degli impiantisti, ci permettiamo di nutrire seri dubbi, in quanto ogni impianto, anche il più ben fatto, comporta un inevitabile impatto sul paesaggio, sulla fauna e sulla flora e l’allargamento e la livellazione delle piste implica la banalizzazione dell’ambiente.
Negativi risultano infine sia l’impatto acustico provocato dalla musica sparata dagli altoparlanti montati sui tralicci, sia la frequente presenza di “gazebo” ed altre strutture commerciali.

Per la Sezione Trentina di Italia Nostra
Il presidente Paolo Mayr

1.10.08

Ambiente e devastazione: la prima giornata di Costruire Autonomia

La prima giornata di "Costruire Autonomia" - l’iniziativa del Centro sociale Bruno che ha preso il via domenica 28 settembre e che proseguirà domenica 5 ottobre e domenica 19 ottobre - mette al centro la questione ambientale. La tavola rotonda della mattina affronta il tema dell’inceneritore e cerca di rispondere ad una domanda: e se tutto il Trentino differenziasse l’85%?
La risposta - data da tutti i partecipanti, affrontata con profondità e in modo molto diffuso - è stata comunque chiara: una raccolta spinta e prossima all’80% rende superfluo l’inceneritore nella nostra provincia.
Simonetta Gabrielli, di Nimby, dice subito che "non avere l’inceneritore a Trento significa avere ancora una risorsa", dimostrando che quest’opera è "inutile oltreché dannosa", spiegando che "la raccolta differenziata è una scelta amministrativa", e a riprova di questo riporta le parole del governatore Dellai che nell’incontro di qualche giorno fa con l’Assemblea degli artigiani ha affermato che "ci concede" un 60% di differenziata, il resto si brucia!
Giulia Marchi, del Comitato "beni comuni" di Schio, dove l’inceneritore è già stato costruito nel 1978, ricorda come l’amministrazione promuoveva il nuovo impianto descrivendolo come "una risorsa per il territorio". "Anche noi facciamo la raccolta differenziata - afferma Giulia Marchi - ma delle 192 tonnellate di rifiuti inceneriti a Schio, la metà arriva da zone extra territoriali, da realtà limitrofe che non fanno parte del consorzio di raccolta, del bacino per cui l’inceneritore è stato costruito". "Ora si vuole raddoppiare la linea di incenerimento - continua Giulia - aumentando del 16% l’incenerimento di rifiuti".
Lorenzo Lorenzoni - assessore all’ambiente a Lavis e medico di base - si sofferma invece sulla nocività di un impianto che produce inquinamento, spiegando che le rassicurazione della costruzione di nuovi impianti più sicuri sono del tutto false perché "si scontrano con la legge della conservazione che per la fisica è ancora attuale: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E l’inceneritore - avverte Lorenzoni- qualsiasi sia la tecnologia, trasforma i rifiuti in polveri e gas nocivi".
La discussione è proseguita con interventi dal pubblico e con l’impegno di continuare l’opposizione alla costruzione di un’opera che abbiamo capito essere "inutile oltreché dannosa".
  • Il primo intervento di Lorenzo Lorenzoni, assessore all’ambiente di Lavis. [audio] (8’:58")
  • Il primo intervento di Simonetta Gabrielli, Nimby Trentino. [audio] (7’:59")
  • Il primo intervento di Giulia Marchi, Comitato "beni comuni" di Schio. [audio] (8’:44")
  • Il secondo intervento di Lorenzo Lorenzoni. [audio] (13’:18")
  • Il secondo intervento di Simonetta Gabrielli. [audio] (8’:46")
  • Il secondo intervento di Giulia Marchi. [audio] (8’:16")
  • Un terzo commento da parte di Lorenzo Lorenzoni. [audio] (6’:39")
  • Un intervento dal pubblico sul tema dell’inceneritore a Schio. [audio] (13’:47")
  • Le conclusioni di Lorenzo Lorenzoni e di Giulia Marchi. [audio] (9’:30")

Approfondimenti:
  • Intervista a Lorenzo Lorenzoni, assessore all’ambiente di Lavis. [audio] (4’:09")
  • Intervista a Simonetta Gabrielli, Nimby Trentino. [audio] (8’:53")

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Il dibattito del pomeriggio si intitola "Da lunapark a laboratorio", è moderato da Walter Nicoletti e affronta il tema del sistema alpino e del suo sviluppo. Un dibattito che per il tema trattato, più degli altri, deve per forza affrontare la questione politica, le scelte amministrative che negli anni hanno determinato la realtà alpina che viviamo oggi.

Nicoletti introduce il dibattito partendo dal titolo dell’intera iniziativa promossa dal Centro sociale Bruno, "Costruire Autonomia", per spiegare il senso di una parola che oltre alla definizione burocratica della nostra provincia significa autogestione, autogoverno e partecipazione, ma ancora di più Nicoletti pone l’attenzione sul verbo "costruire" che in questo dibattito vuol dire immaginare un futuro diverso del sistema alpino, andando a descrivere le esperienze virtuose e sostenibili per farle diventare paradigma.
Salvatore Ferrari - esponente di Italia Nostra - parla delle Alpi e della difesa dell’identità culturale. "C’è il rischio - afferma Ferrari - di perdere l’originalità dei luoghi alpini, di trascurare le differenze che determinano le specificità". La riflessione si snoda, partendo da queste considerazioni, sull’aspetto dell’identità delle Alpi, "un’identità frutto a volte di una rappresentazione sbagliata dell’"essere montanari" che trova la risposta politica nella retorica dello sviluppo espansivo come intervento di civilizzazione".
Ma la montagna è ben altro, l’identità è un tema da approfondire per capire quale intervento e che tipo di sviluppo può essere messo in atto: dal prodotto tipico alla frequentazione estensiva e non ridotta al turismo intensivo invernale.
Francesca Manzini - di Officina Ambiente e animatrice dei comitati di Folgaria contro gli impianti sciistici - affronta il tema dell’identità della montagna parlandone in termini di scoperta. "Io imparo a conoscere l’identità del mio altopiano attraverso la battaglia che con altri sto conducendo contro la costruzione di impianti di risalita", sostiene Francesca, spiegando che attraverso l’impegno nei comitati ha incontrato un modo di vivere la montagna che non è quella imposta dalle scelte politico-amministrative. "Si scopre che l’Altopiano di Folgaria è altro rispetto ai pochi mesi sciabili - afferma l’attivista folgaretana - e che un nuovo sviluppo non significa affatto un arretramento economico o un ritorno al passato, ma un aumento della proposta e della qualità".
Per Luigi Casanova queste Alpi sono "un laboratorio di bio-diversità, culturale e sociale, un modello che propone una ricchezza importante che potenzialmente potrebbe essere un esempio per tutta l’Europa". Casanova lamenta l’inadeguatezza della politica istituzionale nell’affrontare le potenzialità di un sistema, quello alpino, che potrebbe essere gestito in modo totalmente diverso. "La provincia di Trento - sostiene Casanova - è indietro rispetto a tutte le altre realtà alpine, sia sul piano energetico che su quello della mobilità, sia a proposito della gestione dei rifiuti che sulla tutela delle risorse idriche e dell’agricoltura di montagna". Recuperare l’identità alpina - per Casanova - vuol dire recuperare la socialità e la cultura.
Dopo un primo giro di interventi degli ospiti, per mettere in atto un vero dibattito con il pubblico, il microfono è passato alla platea che ha integrato la discussione con molti spunti interessanti.
Adriano Rizzoli di Nimby Trentino ha accusato il sistema di potere Trentino, mettendo in dubbio la parola autonomia come esempio di democrazia, mentre Stefano Bleggi del Centro sociale Bruno ha cercato di spiegare come la parola autonomia debba essere "strappata da chi la usa come sistema di potere, per riempirla di contenuti come la partecipazione e la capacità di immaginario che riesca a proporre un’alternativa reale a questo sviluppo". Secondo Stefano, "la nostra autonomia deve mettere al centro il bene comune"
Nicoletti propone di "superare il dualismo tra società politica e società civile, cercando il destino di questa società in modo complessivo". Ricostruire il destino di un territorio, partendo dagli elementi culturali, significa costruire autonomia, e rispetto alla crisi della globalizzazione va sviluppata una nuova autonomia che sia fatta di comunità.

  • Il primo intervento di Salvatore Ferrari, Italia Nostra. [audio] (15’:25")
  • Il primo intervento di Francesca Manzini, Officina Ambiente. [audio] (14’:55")
  • Il primo intervento di Luigi Casanova, CIPRA. [audio] (17’:35")
  • Un intervento dal pubblico: Adriano Rizzoli. [audio] (3’:20")
  • L’intervento dal pubblico di Stefano Bleggi, Centro sociale Bruno. [audio] (5’:31")
  • Il secondo intervento di Salvatore Ferrari. [audio] (16’:20")
  • Le conclusioni di Luigi Casanova e Francesca Manzini. [audio] (13’:37")

Approfondimenti:

  • Intervista a Walter Nicoletti, giornalista, e a Luigi Casanova, CIPRA. [audio] (6’:14")

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Terzo appuntamento della giornata, moderato anche in questa occasione da Walter Nicoletti, la riflessione serale con Domenico Sartori, giornalista, Fabio Giacomoni, Storico, e Michele Dalla Palma, direttore della rivista Trekking. Il tema da sviscerare è quello del territorio, della sua comunità e della sua identità, degli strumenti che si mettono in atto per difenderlo e delle linee che ne tracciano l’immaginario futuro.
Dalla Palma, che si occupa di montagna da sempre, "nato e vissuto in montagna e portatore del DNA dei montanari"- come sottolinea, afferma che "la montagna è la struttura più autonoma che esiste da sempre, che naturalmente sviluppa un genius loci con confini definiti, un sistema che ha dovuto e che deve tuttora conoscersi per relazionarsi con l’esterno".
Secondo Dalla Palma "la montagna è l’unico legame che l’uomo ha con la natura, considerando ormai dimenticato il rapporto tra persona e dimensione rurale o il rapporto con il mare per le popolazioni marittime ormai da tempo perse e soppiantate da una industrializzazione che le ha cancellate culturalmente, resistendo solo nella caricatura turistica priva di anima". In montagna questo rapporto tra dimensione umana e natura non è del tutto perso.
Per questo - afferma Dalla Palma - la montagna, oggi, deve essere tutelata affinché questo enorme patrimonio non sia disperso e sia, un giorno, irrecuperabile. E per difenderla - continua - devono svilupparsi esperienze di autonomia che sappiano governare i propri territori, con la capacità di poter scegliere di imboccare strade diverse, dando la possibilità alle popolazioni montane di riappropriarsi del proprio futuro". "E per questo - continua Dalla Palma - le infinite autonomie dei territori montani dovrebbero sviluppare rete per contare e per confrontarsi".E rispetto alla globalizzazione, Dalla palma vede soltanto "nella costruzione di miriadi di autonomie la capacità di difendersi da essa".
Introducendo lo storico Giacomoni, Nicoletti parla della tradizione degli usi civici e delle carte di regola che hanno caratterizzato il Trentino nel corso dei secoli. Giacomoni, prima di iniziare, si dice "stupito che proprio in un centro sociale si parli di autonomia, considerato che spesso si crede che questo concetto sia di "destra" e comunque conservatore".
Lo storico si sofferma sul concetto di comunità, e soprattutto parla delle piccole comunità "che in modo marcato hanno integrano il concetto di autonomia e che, in Trentino fin dal 1300, erano più di trecento". Queste comunità, nella storia, si sono date delle regole, redigendo le famose Carte di regola che erano costruzioni di piccole autonomie che esercitavano l’autogoverno.
Giacomoni, partendo dalla descrizione degli usi civici e dall’autogoverno delle piccole comunità, arriva a descrivere la costituzione del sistema cooperativo trentino che ha caratterizzato un modo solidale della produzione e della distribuzione. "Il cooperativismo trentino - ci spiega Giacomoni - è dunque la trasformazione di quegli usi civici che hanno radici nella storia di alcuni secoli fa".
Domenico Sartori, che di professione è giornalista e si è occupato di cronaca dalle valli - entra nella descrizione dello stato di salute del Trentino. Afferma subito che "c’è in corso una grande trasformazione: il Trentino ha chiuso un ciclo economico e sociale e sta tentando di ripensarsi". Dall’industrializzazione forzata che doveva dare risposte ad un trentino povero, facendo scempio del territorio e costruendo una teoria di capannoni in ogni valle, si passa ad una erosione dell’economia che oggi entra addirittura in uno strato di crisi.
Domenico Sartori descrive poi il Trentino, il suo territorio e le devastazioni che lo caratterizzano, attraverso delle immagini: dalle torri erette sul passo di valico dello Stelvio, al Bren Center di Trento nord fino alle cave di porfido che erodono le montagne trentine. Anche Sartori affronta il tema degli usi civici, ricordando che arrivano fino a noi e che sono ancora presenti in Trentino, parlando di essi come di "una gestione collettiva e partecipata del territorio è moderna e attuale".
Lo spunto alla riflessione è raccolta da Federico del Centro sociale Bruno. "Lo stupore di cui parla Giacomoni a proposito del tema dell’autonomia trattato in un centro sociale di parlare di Autonomia è lo stesso stupore che colpisce noi sentendoci raccontare del nostro territorio" - afferma Federico, che poi si interroga sul perché "si sono fermate queste pratiche virtuose di autogestione e autogoverno che in Trentino erano un tempo buone pratiche". Federico pone l’accento sull’"autonomia come insieme di territorio, di comunità, di reti e di conflitto, teso a costruire un nuovo modo di praticare l’autonomia".
Domenico Sartori, nelle sue conclusioni, cerca di spiegare dove si è interrotto il filo virtuoso della storia trentina, ponendo l’attenzione sul modello sviluppista cominciato anni fa. Esprime poi la necessità di aprire un nuova fase, chiudere un ciclo per aprirne uno nuovo. Il lato positivo che lui scorge è quello di una nuova, crescente consapevolezza, della crisi del modello trentino e della necessità di cambiare. A questo si unisce un senso di rassegnazione di fronte all’assenza di forze - soprattutto all’interno del mondo giovanili - capaci di immaginare il rinnovamento attraverso percorsi virtuosi di partecipazione.
"Esiste da questo punto di vista una consapevolezza teorica - afferma Sartori - che si scontra con una difficoltà di mettere in pratica una costruzione di un nuovo progetto che parta dal coinvolgimento delle popolazioni".

  • Il primo intervento di Michele Dalla Palma, direttore della rivista Trekking. [audio] (17’:43")
  • Il primo intervento di Fabio Giacomoni, storico. [audio] (19’:40")
  • Il primo intervento di Domenico Sartori, giornalista. [audio] (21’:36")
  • Un intervento dal pubblico: Federico Zappini del Centro sociale Bruno. [audio] (3’:49")
  • Le conclusioni dei partecipanti alla riflessione serale. [audio] (32’:45")

Approfondimenti:
  • Intervista a Domenico Sartori, giornalista, realizzata da Stefano Ischia di Radio Onda d’Urto. [audio] (11’:36")

30.9.08

Vuoi una Melinda? No grazie!

NO, NON VOGLIAMO MELINDA E I SUOI PESTICIDI!
Sono apparsi dei cartelli in tutto il comune di Cesiomaggiore (BL), con impressa la strega di biancaneve, spacciatrice di mele avvelenate, e la scritta: VUOI UNA MELINDA? NO GRAZIE!
La firma è DOLOMITI TOXIC TOUR.

Ovviamente chi condivide il progetto DTT è d'accordo con gli autori dell'azione. Tutti, con i loro mezzi e saperi, devono esporsi per contrastare gli scempi e le devastazioni che stanno disegnando un triste e velenoso futuro per questi territori!
Proprio in questi giorni il Comitato della Val di Non ha diffuso i dati relativi ad analisi da loro svolte presso abitazioni, asili e parchi pubblici nella loro valle dove Melinda la fa da padrona: l’87% dei campioni è risultato contaminato da residui agrofarmaci e pesticidi.

Dinnanzi a tali preoccupanti dati non possiamo che pensare a una frase di un componente del comitato trentino: “Noi siamo molto preoccupati ed abbiamo paura per i nostri figli. TORNARE INDIETRO E' DIFFICILISSIMO, voi siete nella fortunata situazione di essere all'inizio e quindi si possono fermare le cose, vi diamo la nostra disponibilità a scendere ancora e parlare con i nostri nuovi dati se necessario"...

Vedi anche:
Dalla Val di Non alla Val Belluna: la globalizzazione del veleno

Discarica comprensoriale della "Maza" presto più grande

Non è ancora ben chiaro il futuro della discarica comprensoriale della «Maza». A dispetto degli accordi a suo tempo sottoscritti tra l'amministrazione comunale di Arco e il presidente della Provincia Dellai - in base ai quali (salvo proroghe, questa la postilla) - la discarica dovrebbe ospitare i rifiuti provenienti da Trento fino al 31 dicembre 2008, l'ampliamento della «Maza» (per circa altri 100 mila metri cubi) va avanti. E nel giro di tre-quattro mesi dovrebbe essere completato dalla Akron spa di Imola che si è aggiudicata i lavori per circa 4 milioni di euro. Nel frattempo - cronaca recente - c'è stato il ricorso al Tar di Verani e Hurth. Al quale la stessa giunta provinciale ha deciso di resistere. Vien da chiedersi cosa succederebbe se il Tar accogliesse il ricorso, ovvero una «sospensiva» dei lavori in stato di notevole avanzamento. In ogni caso la «vita» della discarica comprensoriale con questo intervento, completato dal nuovo centro raccolta materiali, è destinata - altrimenti non avrebbe senso il grosso investimento - a prolungarsi ben oltre le scadenze a suo tempo fissate. Insomma, una discarica più capiente, grazie anche alla raccolta differenziata che bene o male nel C9 comincia a funzionare, è sicuramente in grado di far fronte ai conferimenti anche da altri centri del Trentino. È ben vero - dicono in Comprensorio - che bisogna fare i conti con un piano provinciale dei rifiuti. Insomma, la «Maza» non è di proprietà di Arco anche se è collocata in quel Comune. E quindi, volenti o nolenti, in attesa del termovalorizzatore o comunque della chiusura del «caso» Ischia Podetti, occorre stare a regole e direttive provinciali. È altrettanto vero però - dice qualcuno - che in cambio erano stati promessi precisi interventi. Dall'avvio della bonifica dell'area esaurita alla Maza ai monitoraggi peraltro previsti nella stessa delibera che ha dato il via al progetto di ampliamento. Oltre al controllo delle acque di falda, in parte già attivo, e ad una campagna di misure sperimentali delle emissioni gassose in atmosfera. Infine era prevista anche la realizzazione dell'impianto di captazione e smaltimento del biogas. In Comprensorio dicono che tante di queste iniziative sono state avviate. Resta il fatto che presto la discarica sarà più grande. E a parte i ricorsi pendenti non si sa per quanti anni e per quali utenze sarà ancora a disposizione.

L'Adige, 30.09.2008

SCI e cupola in provincia di Trento

Continua il dibattito sull'industria trentina dello sci, scaturito dall'intervento di Luigi Casanova, cui è seguita la risposta di Alberto Pedrotti, presidente della sezione Impianti di Confindustria di Trento. Pubblichiamo di seguito una nuova replica del vicepresidente di CIPRA ad un intervento - quello di Pedrotti - assai poco convincente e pieno di imprecisioni e falsità.

Confindustria, consapevolmente, costruisce confusione. Anche usando falsità.

Alberto Pedrotti, a nome della sezione Impianti di Confindustria di Trento, ha preso posizione sulla stampa difendendo, come ovvio, la categoria imprenditoriale dello sci. La posizione è confusa ed ha un unico obietto: cancellare la credibilità che gli ambientalisti acquisiscono sul campo e nell’opinione pubblica.
Ricostruiamo quindi una cornice di verità con dati di fatto incontestabili.
L’ambientalismo non è contro l’industria dello sci, anzi ne riconosce specificità ed importanza strategica nel settore turistico. L’ambientalismo chiede un freno ed una revisione completa della strutturazione dell’industria sciistica nel Trentino.
L’ambientalismo non è contrario a sovvenzioni pubbliche leggere nel sostegno all’industria dello sci. Noi ambientalisti, come del resto tutti i cittadini seri, siamo invece scandalizzati dall'ipocrisia usata dalla Provincia Autonoma di Trento e dai comuni nel sostenere l’industria dello sci laddove è evidente l’impresa sia fallimentare: Folgaria, Polsa, Tremalzo, Broccon, Pinzolo-Campiglio, Folgarida–Marilleva, Passo Rolle-San Martino.
Ognuna di queste operazioni non è vero sia sostenuta da Trentino Sviluppo solo perché questa farsa al momento detiene irrisorie quote in alcune società. A Pinzolo, sul Rolle, nella Polsa in assenza di sovvenzione pubblica dell’80%, attraverso Trentino Sviluppo, ogni idea di ampliamento delle aree sciabili sarebbe impensabile, anche perché i relativi territori, quindi gli operatori turistici locali, non sono disposti a sovvenzionare ulteriormente imprese vicine al fallimento. Tutti saremmo capaci a fare gli imprenditore quando tanto lautamente sovvenzionati: a noi gli onori, al pubblico (cioè ai cittadini) gli oneri.
Non è poi vero quanto afferma il Pedrotti e cioè che solo lo 0,25% della superficie della provincia sia destinata allo sci. Chiunque frequenti le piste in periodo invernale si accorgerà che le aree interessate allo sci, quindi al disturbo del territorio e della fauna selvatica, irrompano i confini delle piste e moltiplichino le superfici sciabili almeno per tre se non oltre.
Ad oggi non esiste un solo caso nel quale gli impiantisti abbiano ricercato un confronto serio con la cultura ambientalista e naturalista. A conti fatti il dott. Pedrotti non risponde nel merito a nessuna delle osservazioni specifiche da me sollevate.
Rimane un dato di fatto. Gran parte della documentazione presentata agli uffici pubblici della provincia relativa alle nuove previste piste risulta essere una mistificazione della realtà. Sulla base di questa mistificazione, agli impianti letti come alternativa al traffico automobilistico privato e come strumento di mobilità, vengono erogati contributi pubblici che violano leggi nazionali e norme europee in tema di concorrenza. Altro dato di fatto: Trentino Sviluppo è una società privatizzata che si regge quasi totalmente sulla sovvenzione pubblica: attraverso Trentino Sviluppo passano ai comuni e alle società impiantistiche flussi di denaro pubblico in modo discutibile.
Ancora un passaggio. Molte, troppe varianti agli strumenti urbanistici dei nostri comuni vengono suggerite, sostenute, almeno indirizzate da società impiantistiche.
E’ su questi passaggi, che ledono ogni norma di trasparenza, di correttezza amministrativa, di lealtà verso i cittadini che ho chiesto e ribadisco la necessità di un intervento forte della magistratura trentina e della Corte dei Conti. Si tratta di un tentativo di debellare una seconda cupola presente e ben diffusa sul nostro territorio e di riportare, anche nell’industria dello sci, il rispetto di tutta la normativa italiana ed europea nel merito della libera concorrenza e della correttezza nell’erogazione dei dovuti e ripeto anche necessari contributi pubblici. Appunto, nelle percentuali indicate da Pedrotti e non in quelle reali.

Luigi Casanova